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giovedì 30 gennaio 2014

A Fahrenheit interviste sulla Carta di Lampedusa. Progetto e prassi non sono scindibili.Una questione di democrazia, per tutti



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Da anni il dibattito pubblico sulle riforme legislative, o sulle nuove politiche europee in materia di immigrazione ha occultato un progressivo inasprimento delle prassi amministrative che spesso hanno preceduto le modifiche legislative, o che hanno resistito agli interventi di controllo della giurisprudenza, finendo poi per essere ancora ribadite ancora una volta dal legislatore. E’ successo in Italia, ai tempi del disegno di legge Amato-Ferrero, poi fatto naufragare, quando negli stessi mesi nei quali l’attenzione generale era concentrata sulle proposte di legge discusse in Parlamento, nel dicembre del 200, da parte del ministero dell’interno, si negoziavano i protocolli operativi con la Libia che, recepiti successivamente nel Trattato di amicizia siglato da Berlusconi e Gheddafi nel 2008. Protocolli operativi che spianarono la strada ai respingimenti collettivi verso Tripoli e costituirono una sperimentazione delle pratiche di esternalizzazione dei controlli di frontiera, poi sanzionate dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo con la condanna dell’Italia ( caso Hirsi) nel 2012.
Anche in altri paesi europei, come in Italia, le procedure amministrative di respingimento negli aeroporti e nei porti, la detenzione amministrativa informale e il restringimento delle possibilità di ingresso legale e di successiva regolarizzazione, o di mantenimento della condizione di regolarità, per non parlare del ricongiungimento familiare e dei regimi di protezione sociale per le vittime di tratta, hanno risentito di scelte discrezionali delle autorità di polizia e dei vertici dei ministeri dell’interno che hanno reso carta straccia la legge scritta, e persino il dettato delle carte costituzionali e delle scelte legislative dell’Unione Europea.
Per questa ragione il processo verso la Carta di Lampedusa, nella complessità e nelle articolazioni che sono fin qui emerse, non si può ridurre ad una sterile contrapposizione tra chi suggerisce un elenco di soluzioni tecniche, che potrebbero essere oggetto di interventi legislativi, e chi invece esprime un progetto che potrebbe sembrare a qualcuno “utopico”, tendente a rimettere in discussione il modo stesso di considerare le migrazioni e di inserirle nelle politiche sociali, estere ed interne dei diversi paesi. La libertà di circolazione ed il rispetto dei diritti fondamentali di tutti i migranti, quale che sia la loro condizione di ingresso o di soggiorno non sono valori negoziabili, come troppo spesso si è fatto in passato in nome della sicurezza e del controllo delle frontiere.
La rapidità delle modifiche legislative che si prospetta sul piano interno, la mutevolezza ed i ritardi delle scelte dell’Unione Europea, fortemente condizionate dalla prossima scadenza elettorale, e l’avvitamento delle prassi amministrative e di polizia, con la esternalizzazione dei controlli di frontiera attraverso un rilancio dell’agenzia Frontex , persino l’utilizzazione di missioni militari ed umanitarie a livello regionale, come l’operazione Mare Nostrum ed il ricorso sempre più diffuso alla detenzione amministrativa per i potenziali richiedenti asilo, impongono di individuare obiettivi concreti.
Obiettivi che siano allo stesso tempo progetto di svolta sul piano culturale e della comunicazione pubblica, ipotesi praticabili di modifiche legislative, ma anche terreno sul quale costringere le autorità amministrative ad un controllo e ad una negoziazione delle prassi applicate che restituiscano ruolo alle associazioni antirazziste e centralità alle decisioni delle autonomie locali e degli altri organismi democraticamente eletti.  Un ruolo ed una centralità che non saranno certo oggetto di facili concessioni ma che andranno rivendicate con forza, coesione e determinazione.
Fulvio Vassallo Paleologo



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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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