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venerdì 17 gennaio 2014

Ancora nessuna notizia sulla comparazione del DNA e sul riconoscimento delle vittime delle stragi di ottobre.


I parenti che erano arrivati in Sicilia  sono rientrati nei paesi europei dove hanno trovato asilo senza potere riconoscere le vittime delle stragi di ottobre, le autorità non hanno ancora autorizzato la comparazione del DNA e centinaia di bare sono state disseminate nei cimiteri siciliani con un numero apposto su un foglio. Speriamo che non si ricorra ancora a sepolture collettive, sei o sette persone in una sola tomba, in modo da rendere ancora più difficile l'individuazione delle persone eventualmente riconosciute attraverso la prova del DNA, di cui non parla più nessuno. Forse costa troppo anche la pietà. Eppure da mesi le associazioni chiedono che queste prove comparative vengano effettuate.
Nessuna verità intanto sulla dinamica della strage tra Malta e Lampedusa dell' 11 ottobre 2013, quando una imbarcazione carica di migranti si rovesciò sotto gli occhi dei primi soccorritori, dopo ore di conflitti di attribuzione sulle competenze degli interventi nella zona SAR ( ricerca e salvataggio) maltese. Ed una nave italiana incrociava a poche miglia dallìimbarcazione in procinto di affondare.
Nessuna verità anche per i migranti tunisini dispersi in mare nella primavera del 2011. Intanto le famiglie che hanno perduto in mare i loro figli, a partire da quel periodo, continuano a reclamare una risposta, dagli stati, italiano e tunisino, sulla loro sorte. Ma tracciati di navigazione ed ordini dei comandi superiori sono scomparsi o non sono accessibili, coperti dal segreto militare. Anche quando le imbarcazioni sono state avvistate, e poi abbandonate al loro destino, nessuno paga il conto o fornisce informazioni, meno che mai la NATO presente in forza e coordinatrice della campagna navale del 2011 contro la Libia. La magistratura non ha ancora fatto chiarezza.  Non uccide solo il mare.

 asca.it
espresso.repubblica.it

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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