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domenica 26 gennaio 2014

La chiusura del CPSA di Pozzallo (Ragusa) arriva dopo lo sciopero della fame dei migranti ed un caso sospetto di tbc


Il centro era da mesi luogo di abusi, come il trattenimento informale, e di discriminazioni, in quanto ad alcuni era consentito uscire per qualche ora al giorno, tanto per allentare le tensioni, ad altri era preculsa del tutto la libertà personale, a seconda dei periodi e  delle nazionalità. Oggi la notizia della prossima chiusura del Centro di prima accoglienza e soccorso di Pozzallo, pieno oltre il doppio della sua capienza. Ma c'erano anche i migranti in sciopero della fame da giorni, una prova di forza ed autodeterminazione che potrebbe avere inciso sulla decisione di chiudere la struttura.

pozzallo.ragusanews

I sindacati di polizia avevano comunque smentito gli abusi, quindi evidentemente i problemi nel CPSA di Pozzallo erano altri, adesso comunque si chiude, e dei tanti che sono passati questa estate si sono perse le tracce... forse non del tutto.

ilgiornalediragusa.it

Ma forse nel CPSA di Pozzallo c'era anche qualche problema recente, di natura sanitaria...

radiortm.it

Comunque "  Una strategia non legata al caso sospetto, quanto finalizzata a sgomberare in tempi brevi i locali pozzallesi in vista di lavori manutentivi previsti e richiesti dalla Prefettura da tempo per rifare la pavimentazione sconnessa e risistemare le due zone notte, con la realizzazione di nuovi letti a castello".

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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