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martedì 21 gennaio 2014

A Trapani chiude il CIE di Milo: trasferimenti forzati verso Milano e Bari e propositi di riapertura dopo i lavori


Mi domando adesso che possibilità di difesa verranno riconosciute ai richiedenti asilo che erano trattenuti nel centro e che avevano la procedura in corso presso la Commissione territoriale di Trapani. Sono Gambiani ai quali, a differenza di molti loro connazionali, è stato notificato subito dopo lo sbarco ad Augusta un provvedimento di respingimento differito il 9 gennaio scorso.
Dovranno ripartire da capo con una nuova procedura e per quanto tempo saranno trattenuti in un CIE mentre tutti i loro connazionali sono alloggiati in centri di accoglienza dai quali possono uscire ed andarsene quando vogliono? Dovrebbero essere trasferiti anche loro in un centro di accoglienza in provincia di Trapani e proseguire con la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale.
Comunque i migranti trattenuti nel CIE di Milo attualmente non sono proprio mille, come afferma l'articolo, al massimo saranno 160, con l'arrivo degli ultimi gambianiprovenienti da Siracusa  otto giorni fa... e poi il centro di Milano, via Corelli, non funzionava solo con una sezione aperta, e Bari non dovrebbe essere pure in fase di chiusura per ordine del magistrato dopo la class action procedimentale ?
Misteri del ministero dell'interno.

 gds.it


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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