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venerdì 10 gennaio 2014

Trasbordi in mare, identificazioni a bordo delle navi, il calvario continua dopo il salvataggio. Nuove prassi,nessuna informazione, nessun diritto.

 Arrivati ad Augusta  (Siracusa), a bordo del pattugliatore Sirio, i migranti salvati il giorno precedente dalla nave Zeffiro. Le navi della missione Mare Nostrum funzionano ormai come uffici di polizia ed i naufraghi sono costretti a continui trasbordi da una nave all'altra per effettuare le operazioni di identificazione prima dell'arrivo a terra. Una volta nel manuale operativo del progetto Praesidum ( convenzione stipulata tra il Ministero dell'interno, ACNUR, OIM, Save The Children e Croce Rossa) era scritto che gli interventi di prima assistenza, di informazione legale e, soprattutto, la individuazione dei soggetti vulnerabili, o delle donne vittime di violenza, dovevano precedere le attività di identificazione da parte della polizia." È inoltre essenziale che, fin dal primo momento dello sbarco, tutti gli attori coinvolti partecipino all’individuazione delle persone vulnerabili. Nell’ambito del Progetto Praesidium, questo compito è svolto con il supporto delle Organizzazioni umanitarie, che segnalano prontamente i casi individuati alle autorità competenti.Più in generale è sempre auspicabile che durante le operazioni di sbarco siano presenti realtà della società civile qualificate, soprattutto con riferimento alle attività di informazione e monitoraggio degli standard di prima accoglienza" (p.13).
Oggi tutto questo non vale più.  Certo, nel porto di Augusta sono presenti le organizzazioni convenzionate con il ministero dell'interno, almeno negli ultimi mesi, ma quando le persone sbarcano dalle navi militari, sono state già per molte ore " a disposizione" delle forze di polizia, che hanno condotto interrogatori informali ed identificazioni avvalendosi dei propri interpreti. E poi qualcuno continua a sorprendersi se i migranti, appena possono, fuggono.
 
http://www.siracusanews.it/node/44203

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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