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domenica 23 febbraio 2014

Ancora al collasso la tendopoli acquitrinio dietro al PalaNebiolo di Messina. Default sistematico dell'intero sistema di accoglienza in Sicilia


Ormai la tendopoli di Messina, allestita all'interno di un campo sportivo ben recintato, funziona come "centro di transito" per i migranti che le navi della missione Mare Nostrum scaricano ad Augusta (Siracusa). Alle prime piogge diventa un acqutrinio, ed anche secondo le ASP competenti è un luogo che mette a rischio la salute. Ma la Prefettura di Messina ed il ministero dell'interno insistono, mentre non si vede attraverso quali canali comunicherà il sistema dei centri di prima accoglienza, ex legge Puglia ( una legge del 1995 !) gestito dai prefetti, con il sistema dei centri SPRAR gestiti dai comuni, la maggior parte dei quali peraltro, a differenza dei primi, si trova in regioni diverse dalla Sicilia.

E chi fa domanda di asilo in Sicilia, in un CPA ( centro di prima accoglienza) o in un Cara, quanto tempo dovrà attendere ancora prima che la propria domanda venga esaminata ? Di fatto nei centri di prima accoglienza si può restare anche per oltre sei mesi, e le procedure di asilo non durano meno di un anno. Per non parlare del megacentro di Mineo, dove si sarebbe arrivati a 4.800 "ospiti". E le nuove commissioni competenti sono ancora nella fase di "formazione". Del resto, a farne parte hanno selezionato dei giovani talenti, improvvisati esperti di diritto di asilo, con poco più di vent'anni. Uno scandalo nello scandalo, gli avvocati sapranno ( si spera) impugnare le loro decisioni.

http://www.tempostretto.it/news/nuovi-arrivi-oltre-200-migranti-tendopoli-nonostante-parere-negativo-numerose-relazioni-asp.html

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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