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martedì 18 febbraio 2014

Due morti a bordo di un barcone alla deriva per giorni nel Canale di Sicilia


Forse stavano in mare da troppi giorni. Che ci sarebbero stati altri morti era nell'aria. Vanno ricostruite tutte le circostanze di questa tragedia. Ci vorrebbe una indagine indipendente, ma non sarà facile raccogliere le testimonianze. Una cosa è certa.Le navi militari o fanno salvataggio o fanno da centri di raccolta ed identificazione. Non possono fare entrambe le cose. Non possono e non devono.  Se dopo i salvataggi gli sbarchi avvengono tempestivamente aumentano le chances di sopravvivenza di chi è rimasto per mare, perchè le navi possono tornare prima nella loro posizione operativa, e riprendere ad effettuare interventi SAR ( ricerca e soccorso) a ridosso delle acque libiche. Questa volta, se hanno affidato il soccorso ad una nave mercantile, vuol dire che in zona non c'erano proprio navi militari o mezzi della Guardia Costiera. Occorre restituire la missione Mare Nostrum ad un compito esclusivo di salvataggio e sbarco immediato. Immediato e non dopo quattro giorni. Perchè di notte ad Augusta non si sbarca, per ordine del prefetto. E le navi , dopo giorni di navigazione in mare aperto per fare eseguire le identificazioni, rimangono in porto, come grandi prigioni galleggianti.

La Repubblica Palermo - Due morti a bordo di un barcone

ansa.it 

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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