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mercoledì 5 febbraio 2014

Il governo verso una riduzione dei termini di trattenimento ma i CIE saranno "ristrutturati" e si intensifichera' la collaborazione con i paesi di transito


Il governo annuncia misure nella direzione della cd. "umanizzazione" dei Centri di identificazione ed espulsione. Come avviene puntualmente dal 2000, dalla strage del Vulpitta di Trapani, da quando l'allora governo di centro-sinistra annunciò ristrutturazione dei centri e umanizzazione delle pratiche detentive. Dopo 14 anni si vedono i risultati, un enorme quantità di denaro pubblico sprecato, livelli di assistenza infimi, interventi sempre più frequenti dei pattuglioni anti-sommossa per mantenere l'ordine, rivolte e gesti di autolesionismo sempre più gravi. Cambiare è possibile, i CIE vanno chiusi, la disciplina delle espulsioni e dei respingimenti, ma anche quella degli ingressi per lavoro va radicalmente riformulata. Abbreviare i tempi del trattenimento amministrativo, imbiancare qualche parete ed alzare le recinzioni NON BASTA PIU'.  E che non ci vengano a parlare di collaborazione con paesi con la Libia e l'Egitto, che non garantiscono i diritti fondamentali della persona migrante. Basta con i respingimenti collettivi verso l'Egitto, ancora eseguiti pochi giorni fa, e basta con la collaborazione e la formazione congiunta con le forze di polizia della Libia, paese che non ha neppure riconosciuto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati.

Roma, 4 feb. (TMNews) - L'Italia inoltre "è in prima fila anche nella realizzazione dei progetti europei di cooperazione internazionale per il contrasto dell'immigrazione illegale", ha sottolineato Bubbico, ricordando il progetto Sahara-Med (in collaborazione con l'OIM, il CIR e la Grecia) per la prevenzione dell'immigrazione irregolare dal Sahara al Mediterraneo e il progetto Sea Horse per la creazione di una rete protetta di comunicazione satellitare tra Stati membri e Paesi terzi interessati ai flussi (Libia, Tunisia Algeria ed Egitto) per lo scambio di informazioni volte al contrasto dell'immigrazione irregolare via mare.
L'Italia ha anche posto in essere una serie di accordi volti al contrasto dell'immigrazione illegale con Paesi dell'Unione Europea, in particolare con la Francia, con la Germania, la Grecia, Malta, Spagna e Regno Unito. Accordi che prevedono, tra l'altro, azioni operative per la lotta all'immigrazione illegale che si collegano con le operazioni Aeneas ed Hermes in ambito Frontex. Ma - ha concluso il viceminisstro dell'Interno - "sul piano della lotta all'immigrazione illegale, un significativo miglioramento nell'azione di controllo delle frontiere e di contrasto dell'immigrazione illegale potrà derivare da un maggiore coordinamento tra Frontex ed Europol, come riconosciuto dalla stessa Commissione Europea in occasione del Gai dello scorso 5 dicembre".

 Dicono di bloccare le partenze dei clandestini, di proteggere le frontiere dello stato,  consegnano ai loro carnefici uomini, donne, minori in fuga, che avrebbero diritto  ad un ingresso legale e ad una accoglienza dignitosa in un qualunque stato europeo. Ma per il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea la priorità sarà data alla "lotta contro la tratta".
 Forse sarebbe stato meglio spendere una parola in più per le vittime e consentire corridoi umanitari e protezione dallo sfruttamento consentendo forme di emersione e di ingresso nella legalità.

rainews.it

si24.it

notizie.yahoo.com

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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