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lunedì 17 febbraio 2014

Mille migranti raccolti dalle navi militari di Mare Nostrum e tenuti a bordo fino a quattro giorni per interrogatori ed identificazioni


Si allunga il tempo di permanenza a bordo delle navi militari della missione Mare Nostrum. Ormai le navi assolvono impropriamente la funzione di un centro di prima accoglienza e soccorso, ma soprattutto di centro di identificazione e selezione. Si rimane richiusi nelle stive delle navi anche 48-72  ore, il tempo massimo nel quale si dovrebbe restare in un CPSA. Ma quando si arriva a terra le procedure di riconoscimento riprendono e per qualcuno arriva anche, se tunisino o egiziano, il decreto di respingimento, il trattenimento amministrativo ed il rimpatrio forzato. In questo modo non si garantisce a tutti la possibilità di chiedere asilo, di ricevere informazioni indipendenti e di conoscere la propria esatta posizione giuridica. Il lungo tempo di trattenimento a bordo inoltre, senza alcuna possibilità di comunicare con l'esterno, alimenta nei parenti la paura che i propri congiunti siano scomparsi. Una serie di trattamenti disumani o degradanti camuffati dietro le missioni di salvataggio. Attendiamo di conoscere il responso del relatore Chope che, qualche giorno fa,  per il Consiglio d'Europa, ha visitato ad Augusta le navi della missione Mare Nostrum. Denuncia o ancora altre complicità ?

Rimane del tutto incerto il sistema dei trasferimenti verso centri di accoglienza, ancora in mano alle Prefetture ed alle procedure di emergenza previste dalla legge Puglia del 1995. Una legge che ha fatto davvero il suo tempo. Ma che i Prefetti continuano ad applicare scambiandosi pacchi di migranti come se fossero cose e non esseri umani, senza dare ascolto ai drammi che si portano dentro, drammi che scompaiono dietro i numerini che vengono appiccicati sul petto a ciascuno di loro.

palermo.repubblica.it/cronaca/2014/02/17/news

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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