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mercoledì 5 febbraio 2014

Oltre mille migranti raccolti dalle navi della missione Mare Nostrum a sud di Lampedusa. Ancora preidentificazioni a bordo e respingimenti differiti ?


Le prime notizie sono frammentarie, non si sa se porteranno una parte dei naufraghi nel centro di primo soccorso ed accoglienza di Contrada Imbriacola a Lampedusa. Probabilmente lo snodo di Augusta, utilizzato di recente per byapassare Lampedusa non è ancora abbastanza attrezzato per "smaltire" un numero così elevato di persone.
Il sistema della prima accoglienza gestito dai prefetti in base alla legge Puglia del 1995 sta andando in tilt e la durata del trattenimento che doveva durare solo qualche giorno si allunga ormai a mesi e mesi, senza procedimenti certi. Alcune prefetture siciliane sono state già allertate per ricevere mediamente 100-200 persone. E la Questura di Siracusa sta adottando misure di respingimento differito nei confronti di alcune nazionalità, come i Gambiani, una parte dei quali sono finiti nel CIE di Milo, ed hanno avuto pure respinta la richiesta di asilo. Queste persone come gli Egiziani, una parte già vittima di respingimenti collettivi immediati verso il Cairo, sono esposte al rischio di respingimento prima di potere esercitare effettivamente i diritti di difesa e fare valere le loro ragioni contro decisioni di diniego che appaiono indifendibili, considerando i report delle agenzie umanitarie internazionali che riferiscono della situazione in Gambia ed in Egitto.
Di certo le "preidentificazioni" a bordo delle navi della missione Mare Nostrum, sulle quali sono imbarcati funzionari del ministero dell'interno, consentono selezioni arbitrarie tra persone che provengono magari dalle stesse situazioni, che hanno attraversato gli stessi orrori in Libia, ma tra le quali si distingue a seconda della nazionalità e magari anche della "situazione personale", come sarebbe richiesto per il riconoscimento del diritto di asilo, ma non per la protezione sussidiaria e per la protezione umanitaria. Ma per questo decidono le Commissioni territoriali non i questori ed i funzionari del ministero dell'interno. Che informazioni e quali garanzie sono fornite a naufraghi appena soccorsi e sottoposti ad estenuanti interrogatori ?
Gli avvocati sono avvertiti, dovranno fare il massimo sforzo possibile, anche quelli nominati d'ufficio, per garantire l'esercizio effettivo dei diritti di difesa, ed i ricorsi contro i dinieghi adottati dalle commissioni territoriali. Se si limiteranno ad apporre qualche firma ed a incassare il loro compenso, saranno corresponsabili anche loro di un sistema di accoglienza/respingimento che va messo sotto accusa davanti ai giudici internazionali, sempre che sia possibile raccogliere le procure e presentare i ricorsi prima che le persone siano allontanate dal territorio nazionale, o costrette a fuggire nella clandestinità.
In questa fase di rinnovata emergenza sarebbe essenziale il ruolo degli operatori del progetto Praesidium ( OIM, UNHCR, Save The Children, Croce Rossa). Se ci sono, dove dovrebbero essere, agli sbarchi, nei centri di prima accoglienza, ma anche nei CIE, che battano un colpo.

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sicilia/2014/02/05/Immigrazione-6-imbarcazioni-soccorse_10019030.html

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Speriamo che Repubblica sia incorsa in una svista. Non li devono portare certo nei Centri di identificazione ed espulsione (CIE) che ormai sono quasi del tutto chiusi ( 8 su 12 ) e stracolmi...
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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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