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venerdì 14 febbraio 2014

Sul diritto dei parenti alla identificazione delle vittime della strage del 3 ottobre a Lampedusa



GRIS SICILIA Gruppo regionale immigrazione e salute                                                                                                      

 Dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre scorso e la sepoltura dei cadaveri  in diversi cimiteri siciliani senza una compiuta identificazione, numerosi parenti delle vittime, provenienti da diversi paesi europei nei quali sono regolarmente soggiornanti, hanno chiesto di potere riconoscere attraverso la prova del DNA i loro congiunti deceduti in quella occasione.
Al momento della richiesta avanzata da alcuni parenti non erano ancora disponibili i campioni di DNA ricavati dai reperti biologici delle vittime.
E’ noto che la Croce Rossa internazionale, nei giorni immediatamente successivi alla strage del 3 ottobre, ha attivato un numero verde ed un indirizzo internet per offrire ai parenti delle persone disperse la possibilità di conoscere se i loro congiunti fossero vivi, dove si trovassero, oppure se risultavano tra i dispersi.
Molti, di coloro che non hanno potuto procedere alla identificazione attraverso le foto e l’abbigliamento delle vittime, sono stati costretti a rientrare nei paesi di attuale residenza senza potere effettuare la prova comparativa del DNA  e dunque senza avere nessuna notizia della sorte dei propri cari.
In alcuni casi, grazie alla disponibilità dello staff medico dell'Ambulatorio di Medicina delle Migrazioni  del Policlinico di Palermo e di alcuni mediatori culturali, i parenti hanno lasciato campioni del proprio DNA, prelevati secondo i protocolli correnti, presso il Policlinico “Giaccone” di Palermo.
Le famiglie delle vittime sono in attesa ormai da diversi  mesi di potere effettuare la prova comparativa del DNA per potere almeno riconoscere i cadaveri dei loro congiunti e conoscere il luogo nel quale sono stati sepolti, anche al fine di un eventuale trasferimento della salma.
Trattandosi in molti casi di titolari di asilo o di altra forma di protezione internazionale, i loro dati e quelli dei loro congiunti periti in mare NON devono essere forniti all’ambasciata del paese di origine, per non correre il rischio che i familiari rimasti in patria possano subire atti ritorsivi, come si è già verificato in passato, alla luce della situazione di grave oppressione che caratterizza l’Eritrea, come è documentato nei report delle principali agenzie umanitarie,

Il GRIS Sicilia  ( Gruppo regionale immigrazione e salute )   chiede  dunque di conoscere:
1.   presso quale Ufficio in atto vengono conservati i campioni biologici prelevati dai cadaveri delle vittime della strage di Lampedusa;
2.   quando e dove sarà effettuata l’estrazione del DNA dai campioni biologici prelevati sui cadaveri;
3.   dove saranno raccolti i dati relativi al dna delle vittime, al fine di consentire ai loro parenti di eseguire la comparazione del DNA con quello dei cadaveri.
Allo scopo di rendere note le informazioni di cui sopra, si chiede che venga istituito un servizio di comunicazione dei dati da affidare ad organizzazioni transazionali (ad esempio l’UNHCR o la Croce Rossa Internazionale), nei rispetto delle norme sulla riservatezza, nonché delle regole stabilite dal Trattato di Prüm, per consentire ai parenti che si trovano in altri paesi europei o extraeuropei, di accedere direttamente, senza alcun tramite di ambasciate, al servizio di comparazione dei campioni  di DNA, onde evitare viaggi costosi e faticosi ai parenti delle vittime.

                           
dott. ssa Giuseppina Cassarà
Referente Gris Sicilia

Molto importante questo documento, in inglese, che contiene numerosi link di approfondimento su una materia assai controversa.

http://frlan.tumblr.com/post/65677334112/lampedusa-deaths-identification-and-the-families

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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