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sabato 26 aprile 2014

Ennesimo respingimento illegittimo da Bari verso la Grecia. Erano siriani.Dovevano avere la possibilità di chiedere asilo e sono stati rigettati all'inferno. La polizia le chiama riammissioni.


 Ecco come la polizia italiana respinge collettivamente i migranti trovati all'interno dei TIR trasportati dai traghetti che dalla Grecia fanno rotta verso l'Italia. Non occorre neppure applicare il regolamento Dublino, che peraltro nei confronti della Grecia è sospeso, anche per effetto di sentenze del Tribunale amministrativo della Puglia. Tanto non si riconosce neppure la possibilità dichiedere asilo, di avere accesso alla procedura, e questo anche se il decreto legislativo n.25 del 2008 ha tolto alla polizia di frontiera il potere che derivava dalla legge Martelli del 1990 che permetteva alle guardie di giudicare una domanda di asilo come manifestamente infondata. Adesso la polizia ha ( anzi avrebbe) il dovere di formalizzare tutte le domande di asilo in frontiera, e poi a decidere può essere soltanto la Commissione territoriale, mentre la persona ha diritto a restare in territorio italiano, preferibilmente in un centro di accoglienza (CPSA o CARA o CPA, oggi CAS centri di accoglienza straordinaria).
Per la polizia di frontiera che opera nei porti dell'adriatico quella legge è carta straccia. E la Corte Europea dei diritti dell'Uomo non decide ancora sul caso Sharifi contro Grecia ed Italia. Certezza di impunità per gli agenti di frontiera che eseguono respingimenti collettivi che non lasciano traccia, li chiamano "riammissioni con affido al comandante" del traghetto. Certezza di carcere, torture e rischio i rimpatrio per le vittime di queste prassi amministrative del tutto illegittime. Ma sarebbe meglio dire illegali.

bari.repubblica.it/cronaca

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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