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domenica 27 aprile 2014

Verso la trasformazione del mega CARA di Mineo in un gigantesco centro di prima accoglienza.


In attesa dell'arrivo di un numero ancora più elevato di migranti si pensa di creare a Mineo un grande centro di prima accoglienza, dopo lo svuotamento dell'attuale CARA, centro di accoglienza per richiedenti asilo, con il trasferimento dei 4000 attuali "ospiti" nei centri più piccoli gestiti dalla rete SPRAR Servizio per la protezione dei richidenti asilo e rifugiati. Un operazione complessa e dagli esiti del tutto incerti, si andrebbe alla creazione di un centro di smistamento, una sorta di "hub" che andrebbe fuori qualsiasi possibilità di controllo. Come sono fuori controllo le presenze attuali ed i comportamenti delle persone confinate nel Residence degli Aranci. Quel centro va chiuso, senza ipotesi alternative. vanno create semmai strutture di accoglienza con un massimo di 70 posti nei comuni limitrofi a Mineo. Non si possono costringere le persone ad un anno e mezzo di confinamento per avere risposte sulla propria istanza di protezione internazionale.
Insisto sul fatto che vanno velocizzati i trasferimenti, fuori dalla Sicilia, e se richiesto, fuori dall'Italia. Vanno abbreviate, anche per decreto, le procedure per il riconoscimento di uno status legale di protezione, facilitando i movimenti verso altri paesi europei, rimettendo in discussione la Convenzione, oggi Regolamento Dublino III.
Ripetere l'errore di grandi strutture, destinate alla prima accoglienza sarebbe perseverare in un grave errore che già ha fatto vedere costi altissimi ed effetti disastrosi,proteste continue e tentativi di suicidio, ed anche un suicidio riuscito, lo scorso anno, di un giovane eritreo di cui nessuno vuole più parlare. Occorre andare al di là della propaganda diffusa dagli enti gestori. Una propaganda che passa attraverso le visite guidate di parlamentari, come quella in programma a Mineo oggi.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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