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venerdì 9 maggio 2014

Allora, il ragazzo eritreo è morto per le bastonate ricevute dai libici, prima dell'imbarco e non è stato ucciso dagli scafisti, di diversa nazionalità


Dal racconto di questo amico di Mostafa' emerge chiaramente che il ragazzo eritreo è morto per le bastonate ricevute, prima dell'imbarco, dai trafficanti libici. Non si vede dunque come sia possibile contestare il reato di omicidio agli scafisti,uno della Sierra Leone e uno del Ghana, anche perchè le prime imputazioni contestate non fanno riferimento a reati associativi ma solo al reato di agevolazione dell'immigrazione clandestina previsto dall'art.12 del Testo Unico sull'immigrazione. Che poi il giovane eritreo sia morto calpestato durante l'imbarco è da escludere, a meno che non abbiano caricato sul barcone un cadavere, mentre che sia morto calpestato sul gommone sembra altrettanto improbabile, e del resto nessuno dei profughi che erano con lui sul gommone o sedevano vicino a lui sono stati accusati di omicidio, nè potrebbero comunque essere incriminati per questo o altri reati commessi su Mostafà. Quanto alle persone che sedevano sul cadavere di questo ragazzo è davvero giornalismo di bassa Lega...o sono le solite veline. Nessuno scrive quanto tempo è durata la traversata, ed il momento esatto nel quale Mostafa ha smesso di vivere, attendiamo i risultati dell'autopsia ed il processo. Speriamo che non seppelliscano ancora una volta la verità.

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/05/09/immigrazione-amico-mostafa-morto-per-bastonate-di-libici_e9e2da45-7fe8-45d4-a0fb-42c7745d0995.html

http://ragusa.blogsicilia.it/dai-capannoni-lager-al-gommone-quando-la-speranza-diventa-morte/253290/

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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