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sabato 24 maggio 2014

Arrivati a Pozzallo i profughi soccorsi da Mare Nostrum in acque internazionali. Primi trasferimenti nei centri di accoglienza e manette in vista per gli scafisti. Che fine ha fatto il progetto Praesidium ?


Anche oggi uno sbarco a Pozzallo dalle navi di Mare Nostrum. Centinaia di migranti salvati in acque internazionali nella zona SAR che sarebbe di competenza di Malta, dopo ore di chiamate di soccorso, un salvataggio perfettamente riuscito. Tra gli altri ci sarebbero,sembra, anche alcuni dei profughi siriani già arrestati dalla polizia egiziana ad Alessandria d'Egitto, donne e bambini rimessi in libertà, mentre gli uomini sono ancora trattenuti in carcere o sono stati espulsi in Turchia. I profughi sono stati trasferiti nel centro di primo soccorso ed accoglienza (CPSA) di Pozzallo ed in un centro di accoglienza straordinaria (CAS) ubicato in aperta campagna vicino Comiso. Due strutture del tutto inadeguate ad accogliere persone reduci da un calvario terribile.

Adesso anche a Pozzallo ci saranno gli arresti degli immancabili scafisti.
Per avere percorso una rotta tanto lunga e difficile, da Alessandria d'Egitto, oltre quattro giorni di navigazione con il mare che peggiorava sempre più, saranno stati anche veri marinai, sono momenti nei quali è sempre più difficile dimenticare che si tratta di traghettatori che hanno commesso un reato, ma che hanno anche contribuito a portare in salvo centinaia di persone, mentre nessuno muove un dito per l'apertura di corridoi umanitari che potrebbe evitare tragedie annunciate con morti e dispersi, e sottrarre magari alle organizzazioni dei trafficanti la merce umana sulla quale si arricchiscono.

Di certo con un mezzo capace di navigare per centinaia di miglia, un grosso peschereccio pontato, difficile pensare che abbiano affidato in quelle condizioni il timone ad un migrante.
Andrebbero anche chiarite le diverse responsbilità, sul piano penale, dei comandanti di queste imbarcazioni e degli equipaggi, spesso altri disgraziati comunque costretti ad obbedire ad ordini o migranti che si pagano con la loro collaborazione il passaggio verso la salvezza in Europa.

Alla fine un'altra tragedia evitata per un soffio.
Per gli egiziani si profilano altri rimpatri lampo. Espulsioni collettive vetate dal quarto protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, sulle quali ha protestato anche Praesidium ( OIM, UNHCR, Save The Children, Coroce Rossa) ma che continuano implacabili anche ai danni di minori. Se ne è parlato anche a gennaio in Parlamento, ma il governo Renzi ha difeso gli accordi bilaterali stipulati con Egitto e Tunisia. Quelli firmati da Maroni, per intenderci.
Ed i rimpatri collettivi in Egitto e in Tunisia continuano, camuffati da decine di provvedimenti di respingimento fotocopia, senza che nessuno possa fare valere una richiesta di protezione internazionale, legami familiari o semplicemente la minore età, che in Egitto arriva fino ai 21 anni. Per non parlare della mancata tutela delle vittime di tratta, della sommarietà delle procedure per l'attribuzione dell'età e dell'assenza di contatti con avvocati indipendenti ed organizzazioni umanitarie.

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2014/05/06/alessandria-degitto-impedire-i-rimpatri/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-in-arrivo-a-Pozzallo-435-persone-soccorse-dalla-Marina-Militare-c0dc27fd-49a6-4a77-b177-dbed311a6317.html

http://ragusa.blogsicilia.it/scafista-tradito-da-bimbo-che-piange-e-minori-mandati-in-italia-a-lavorare/256390/

http://www.nuovosud.it/cronaca-ragusa/pozzallo-arrivati-al-porto-435-migranti-264-sono-bambini-11900

http://www.radiortm.it/2014/05/23/pozzallo-arrestato-uno-scafista-tunisino-che-per-riposare-durante-la-traversata-ordinava-ad-alcuni-migranti-di-prendere-il-timone-e-seguire-la-rotta-sul-navigatore/

Gli arresti dei presunti scafisti

http://youtu.be/WoRG50Ox4Yg

Che fine hanno fatto gli operatori della missione Praesidium che dovevano prestare assistenza agli sbarchi ? Il governo ignora la convenzione firmata dal ministero dell'interno con OIM, Save The Children ed UNHCR. E lo dimostra in Parlamento.

 Senato della Repubblica – 590 – XVII Legislatura
16 GENNAIO 2014
RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI FASCICOLO 27

DELLA VEDOVA. - Ai Ministri dell'interno e degli affari este-ri. - Premesso che:
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e Save the Children - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'interno - hanno dichiarato che dall'inizio dell'anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpa-triati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le organizza-zioni umanitarie, che svolgono un'importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione, tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Secondo le convenzioni che tali organismi hanno stipu-lato con il Ministero dell'interno, essi hanno il compito di assistere i migran-ti che sbarcano sulle coste italiane per garantire il rispetto dei loro diritti e delle procedure di accoglienza;
l'impossibilità, per la maggior parte delle associazioni e delle or-ganizzazioni non governative, di accedere alle aree portuali e aeroportuali in cui i migranti potrebbero essere presenti nonché ai centri di identificazione e di espulsione è stata criticata anche da François Crépeau, Special Rappor-teur delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, al termine della sua missione in Italia, nell'ottobre 2012, e sembrerebbe riguardare esclusiva-mente i cittadini di nazionalità tunisina ed egiziana, per i quali risulta che vi siano degli specifici accordi di riammissione che, tuttavia, non sono pubbli-ci;
in data 7 maggio 2012, sono arrivati a Cariati (provincia di Co-senza) 70 migranti egiziani e, come già accaduto più volte, agli esponenti delle organizzazioni è stato consentito di parlare soltanto con i minori iden-tificati come tali dalle forze dell'ordine, e solo dopo l'intervento del Garante
regionale per i diritti dei minori, mentre gli altri migranti sono stati rimpa-triati senza poter incontrare alcuno dei rappresentanti; il 30 aprile 2013, per diverse ore, alle organizzazioni è stata negata la possibilità di entrare in con-tatto con i 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non ac-compagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell'Interno, avevano chiesto di incontrare i migranti a con-clusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell'ordine e prima che fossero adottati provvedimenti lesivi nei loro confronti, come eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano: solo dopo l'ingresso delle organizzazioni sul luogo di sbarco, 5 cittadini egiziani cristiani copti hanno potuto presentare richiesta di asilo;in questi mesi, l'UNHCR, l'OIM e Save the Children hanno più volte ribadito che - pur comprendendo la necessità che lo Stato eserciti il le-gittimo controllo delle frontiere nell'ambito di flussi migratori misti ed effet-tui i dovuti accertamenti - il rispetto delle esigenze di ordine pubblico non può compromettere la tutela effettiva dei diritti di tutti i migranti, a prescin-dere dal loro Paese di origine,
si chiede di sapere:
per quale motivo sia impedito alle organizzazioni di cui in pre-messa di entrare in contatto con i migranti e come mai le esigenze di effet-tuare indagini vengano sollevate soltanto quando gli sbarchi riguardano cit-tadini di nazionalità egiziana e tunisina e non, ad esempio, eritrea, somala e nigeriana;
quale sia il contenuto degli accordi di riammissione stipulati con il Governo tunisino ed egiziano e quali siano le procedure poste in essere per l'identificazione della nazionalità dei migranti;
quali misure di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire all'UNHCR, all'OIM e a Save the Children di svolgere pienamente, ed in linea con il proprio mandato e le rispettive convenzioni stipulate con il Ministero dell'interno, le attività di tutela nei confronti di tutti i migranti che sbarcano sulle coste italiane, indipendentemente dalla loro nazionalità e prima che nei loro confronti vengano adottati provvedimenti lesivi come il rimpatrio forzato.
(4-00316)
(5 giugno 2013)
RISPOSTA. - Il primo sbarco menzionato risale al 29 aprile 2013, quando a largo delle coste siracusane è stato intercettato un peschereccio con a bordo 78 cittadini egiziani. Sono state immediatamente prestate le prime cure mediche e poi, alle operazioni di soccorso, sono seguite quelle di identificazione giudiziaria, oltre ai colloqui con rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e dell’organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).
L’attività info-investigativa ha consentito di identificare 49 uomini adulti e 29 minori. Nei confronti di questi ultimi, prima di procedere all’affidamento ai competenti enti locali, sono stati effettuati gli esami an-tropometrici necessari a dissipare ogni incertezza sulla loro minore età. In relazione ai maggiorenni, 5 sono stati condotti presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), 32 sono stati rimpatriati, 3 scafisti sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e 9 testi-moni sono stati messi a disposizione della Procura di Siracusa.
Il secondo sbarco citato è avvenuto nella tarda serata del 6 maggio 2013, quando a largo delle coste di Cariati (Cosenza) è stato intercettato un peschereccio con a bordo 70 cittadini stranieri. Anche in questo caso, nell’immediatezza dell’evento sono state prestate le prime cure mediche e, alle operazioni di soccorso, sono seguite le procedure dl identificazione.
In particolare, sono stati identificati 51 maggiorenni e 19 minori. Questi ultimi sono stati affidati al sindaco di Cariati e, il giorno successivo, hanno incontrato i rappresentanti dell’OIM e di "Save the children". Tra i maggiorenni, 5 hanno chiesto la protezione internazionale e, pertanto, sono stati condotti in un Cara: 2 di loro erano di cittadinanza egiziana, uno siria-na, uno mauritana e uno yemenita; inoltre, un cittadino egiziano è stato ricoverato perché bisognoso di cure mediche, mentre gli altri 45, sempre di nazionalità egiziana, sono stati rimpatriati.
In entrambe le circostanze hanno trovato applicazione le intese operative stipulate dall’Italia con l’Egitto, secondo cui il primo riscontro i-dentificativo viene effettuato sul luogo di sbarco o di rintraccio, attraverso l’intervento di interpreti e mediatori culturali particolarmente qualificati, che prestano ausilio al personale della polizia italiana, in conformità alla norma-tiva vigente. Nei casi in questione, il Questore competente per territorio ha emesso un motivato provvedimento di respingimento dall’Italia nei confron-ti di ciascun cittadino egiziano, ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del no-vellato decreto legislativo n. 286 del 1998. Infatti, i suddetti cittadini egizia-ni erano tutti privi di passaporto, si erano resi responsabili del reato di in-gresso illegale sul territorio nazionale, e nessuno di loro aveva presentato domanda di asilo, né aveva espresso la volontà di accedere a qualsiasi altra forma di protezione internazionale.
Più in generale, le intese in materia di riammissione dei cittadini rintracciati in posizione irregolare, stipulate nell’ambito delle relazioni bila-terali con i Paesi di origine dei migranti che giungono in Italia, sono finalizzate alla cooperazione nella gestione dei flussi migratori. In particolare, l’accordo di riammissione con l’Egitto, in vigore dal 25 aprile 2008, prevede che i due Paesi non possano arrecare pregiudizio ai diritti, agli obblighi e alle responsabilità derivanti dal diritto internazionale.
Con la Tunisia, invece, si applicano le misure operative concorda-te dai rispettivi ministri dell’interno nel processo verbale del 5 aprile 2011, che prevedono procedure semplificate di identificazione dei cittadini tunisini sbarcati illegalmente sulle coste nazionali e programmi di rimpatrio set-timanale. I rimpatri si svolgono per gruppi di 30 persone (identificate come cittadini tunisini direttamente dalle autorità italiane, presso le località di sbarco) tramite due voli charter a settimana. Nel giorno programmato per il rimpatrio, un funzionario consolare tunisino ratifica l’identificazione e, con-testualmente, emette il necessario lasciapassare. Tali circostanze non con-sentono di trattenere i tunisini sbarcati nei centri di identificazione ed espulsione, in quanto la normativa nazionale, conforme alla direttiva 2008/115/CE, prevede il ricorso a tale misura solo laddove si renda necessario superare eventuali ostacoli all’esecuzione immediata dell’allontanamento.
Tutto ciò premesso, si ribadisce che l’attività identificativa svolta nell’immediatezza degli sbarchi avviene sempre in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti e della dignità degli stranieri che entrano nel nostro Paese; peraltro, tale attività è svolta con l’ausilio di interpreti e di mediatori culturali qualificati, che comunicano prontamente al personale della Questu-ra eventuali esigenze di protezione rappresentate dagli immigrati stessi. Pertanto, nessuno straniero viene allontanato dall’Italia qualora paventi il timore di essere perseguitato in caso di rimpatrio; inoltre, gli accertamenti di polizia giudiziaria consentono di identificare le vittime di tratta, i minori e le persone vulnerabili, che secondo la legge italiana sono inespellibili. Al termine delle attività info-investigative, dunque, i minori non accompagnati sono avviati ai percorsi di assistenza previsti dalla normativa vigente.
Infine, le attività svolte dalle competenti Questure sono finalizzate a contrastare le organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e, nel contempo, a salvaguardare i diritti degli stranieri, soprattutto se richiedenti asilo o appartenenti a categorie vulnerabili. Tali attività sono sempre improntate al rispetto della normativa vigente, che prevede che l’attività in-formativa in favore dei richiedenti asilo, come quella svolta tramite il progetto "Praesidium", sia prestata dopo che lo straniero abbia richiesto di essere protetto.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno
MANZIONE
(14 gennaio 2014)

 Il sottosegretario non sa neppure di cosa parla. Nella Convenzione di Praesidium con il Ministero dell'interno è chiaramente scritto che le attività degli operatori vengono svolti ai valichi di frontiera e dunque agli sbarchi in favore di tutti i migranti, anche dal momento che la polizia per formalizzare una richiesta di asilo decide  quando e come, anche dopo tre mesi, ed impedisce sistematicamente a una parte di migranti, come tunisini ed egiziani, la stessa presentazione della domanda in violazione del decreto legislativo 25 del 2008 e della Direttiva dell'Unione Europea sulle procedure, che impongono alla polizia di formalizzare qualunque richiesta di asilo, comunque manifestata, anche a gesti, e di dare accesso a tutti i migranti alle organizzazioni convenzionate come quelle del progetto Praesidium.

http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/28_2014/2014_04_07_scheda_progettuale_PRAESIDIUM_IX_2014.pdf




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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