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martedì 20 maggio 2014

L'altra verità sulla strage del 12 maggio. Occorre riprendere le ricerche dei dispersi nella zona delle piattaforme di Bouri Field


Occorre anche riportare più a sud, dove sono state per tutto l'inverno, le navi militari della missione Mare Nostrum e coinvolgere maggiormente il corpo della guardia costiera che fa base a Lampedusa, utilizzando i gommoni semirigidi che garantiscono salvataggi più rapidi e sicuri di quelli che abbiamo visto ieri a sud di Capo Passero  con l'uso delle scialuppe in dotazione alle navi da guerra.
Occorre fare chiarezza sull'esatta dinamica di questa strage, prima che nello stesso luogo se ne verifichino altre, e magari i giornalisti potrebbero ricordare di non riportare nomi e di sfumare i volti dei potenziali richiedenti asilo.
I servizi segreti eritrei sono attivissimi in Italia ed avranno già preso nota delle generalità di questi due superstiti. Se hanno altri parenti ancora in Eritrea, soprattutto fratelli e sorelle, potrebbero ricevere danno per la pubblicità data ai loro volti ed ai loro nomi. E' già successo che qualche richiedente asilo eritreo dovesse rinunciare alla sua richiesta di protezione per ritornare in patria dopo minacce e violenze rivolte ai suoi familiari dalla polizia eritrea.Il governo italiano dovrebbe smettere di legittimare un governo che costringe i suoi giovani a fuggire ed a rischiare la vita per non subire trattamenti inumani o degradanti, come quelli che caratterizzano il servizio militare a tempo indeterminato, al quale sono costretti nel loro paese.

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/superstite-dell-ultima-strage-di-migranti-in-300-sul-barcone-senza-salvagente/166547/165035


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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