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sabato 3 maggio 2014

Salvati ed espulsi dopo essere stati sbarcati a Pozzallo (Ragusa). Le mafie ringraziano.


Questa volta lo hanno fatto con i nigeriani, in passato era successo e continua a succedere con gli egiziani, e ci avevano provato anche con migranti provenienti dal Gambia, che nei mesi scorsi avevano potuto presentare la richiesta di asilo nel CIE di Milo dopo avere ricevuto un provvedimento di respingimento differito dal questore di Siracusa. Una violazione plateale del decreto legislativo 25 del 2008 e delle direttive dell'Unione Europea in materia di protezione internazionale. La polizia di frontiera non può impedire a nessuno la presentazione immediata della domanda di asilo, peggio ancora sulla base della presunta nazionalità. Lo dicono anche i tribunali e le corti internazionali, ma chi viene espulso o respinto immediatamente non può fare valere alcuna pretesa contro questi abusi di polizia, abusi che possono anche costare la vita, considerando quello che succede di questi tempi in Nigeria ed in Egitto. Alla fine ci guadagnano solo i trafficanti che si troveranno altra merce umana tra le mani, anche considerando il campo libero che  hanno le organizzazioni criminali che gestiscono l'immigrazione irregolare, sia in Egitto che in Nigeria.

http://www.terrelibere.org/7716-salvati-e-poi-espulsi-la-storia-kafkiana-dei-nigeriani-di-pozzallo/

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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