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mercoledì 4 giugno 2014

Ancora un salvataggio in circostanze misteriose nella zona S.A.R. (Search and Rescue) di Malta. Bene per i 400 profughi ma la verità va a picco. Altri salvataggi in corso.


Ancora un salvataggio in circostanze misteriose, da parte di una unità della marina italiana nell'ambito dell'operazione Mare Nostrum, in acque che ricadono nella zona SAR ( ricerca e salvataggio) di Malta. La rotta ormai seguita dai siriani salta la Libia, dove le strade sono sempre più insicure per gli innumerevoli conflitti a fuoco tra le milizie. E la guardia costiera libica, in mano alle varie bande che si contendono il paese, ha ripreso a fermare i barconi che si muovono troppo vicino alla costa, rigettando nei centri di detenzione centinaia di persone, ancora esposte a stupri ed a violenze di ogni genere. Così il prezzo del ricatto per lasciarli fuggire diventa sempre più alto. Ma chi ancora può scegliere preferisce evitare la Libia. Si parte direttamente da Alessandria d'Egitto, o da altri porti vicino al confine. E si segue una rotta da alto mare, su fondali profondi e pericolosi, quattro- sei giorni di navigazione almeno, con poca acqua e, spesso, niente cibo. Una rotta che sfiora Malta. Dove è sempre possibile che scattino conflitti di competenza sulle unità militari SAR ( italiane o maltesi?) chiamate ad intervenire e sul luogo di sbarco finale dei profughi. Altri possibili ritardi.

Prima era successo, pochi giorni fa, che un mercantile maltese era intervenuto, probabilmente su intesa delle autorità italiane e maltesi, per condurre in Sicilia i profughi recuperati nella zona SAR maltese, sulla rotta tra Alessandria d'Egitto e Siracusa. Si fugge da Alessandria d'Egitto perchè la polizia egiziana sta intensificando i rastrellamenti per rinchudere nei centri di detenzione le famiglie siriane, come altri migranti in fuga da guerre e dittature, come hanno fatto con i profughi rinchiusi per settimane nel commissariato di Al Rashid, adesso, in parte, arrivati in Sicilia. Anche questi, sembra oltre 440, aranno sbarcati ad Augusta ( Siracusa) domani giovedì, dopo otto giorni trascorsi in mare.

Tre giorni fa poi, mentre infuriava la burrasca con il mare agitato, si era saputo di un grosso peschereccio, non certo una "nave madre" come qualcuno continua ancora ad ipotizzare, che aveva lanciato una richiesta di soccorso mentre si trovava nelle acque maltesi. Oggi si apprende che quel peschereccio sarebbe stato soccorso da una nave militare italiana, appartenente all'operazione Mare Nostrum. Nave che sarebbe in navigazione verso Siracusa con oltre 440 profughi.

Tutto bene, si potrebbe dire, quello che finisce bene, e di certo la sorte dei profughi in Italia sarà migliore rispetto a quello che avrebbero potuto subire se fossero stati soccorsi dai maltesi e trasferiti a Malta, dove i profughi vengono innanzitutto considerati come "migranti illegali", anche se sono famiglie con donne e bambini. Una condizione che può significare anche mesi di detenzione.

Colpisce tuttavia, rispetto ad un numero così elevato di naufraghi salvati dopo una traversata che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia, il silenzio della stampa maltese e di quella italiana, con la sola eccezione di Rainews, un silenzio che accresce i dubbi sulla dinamica del salvataggio, soprattutto sul ruolo di copertura che avrebbero avuto unità della guardia costiera maltese, che già avevano "ombreggiato" un barcone carico di migranti soccorsi da un mercantile maltese, che pochi giorni fa aveva effettuato un intervento di salvataggio proprio nella stessa zona.

Che Malta non abbia alcuna intenzione di fare entrare profughi nel suo territorio non è una novità, sarebbe però necessario capire come nai sono passate 72 ore tra il primo allarme ed il momento del salvataggio, per quali ragioni si è atteso un lasso di tempo così lungo, considerando che le condizioni meteo erano assai avverse, al punto che le strade di Malta sono state ricoperte di sabbia, come riporta con rilievo maggiore della notizia del salvataggio, la stampa maltese. Adesso che le persone sono a bordo di un mezzo militare italiano, occorre accertare le modalità del salvataggio, magari evitando, per una volta, che le notizie si riducano soltanto al consueto arresto degli scafisti di turno.

Tutte queste persone, soccorse in una zona assai pericolosa del Mediterraneo, la stessa nella quale maturò la tragedia, ancora senza colpevoli, dell' 11 ottobre 2013, sembra a seguito di difetti di coordinamento tra italiani e maltesi nelle azioni di salvataggio, interrogano sulle modalità di coordinamento tra le autorità italiane e quelle maltesi e sui tempi di intervento dopo le  prime chiamate di soccorso. Occorre considerare anche che gli scafisti, a fronte delle azioni di contrasto dell'immigrazione "illegale" poste in essere dopo gli sbarchi in Sicilia, adottano tecniche di oscuramento e di condizionamento dei profughi sempre più violente. Condotte elusive che potrebbero essere anche causa di ulteriori stragi, come quella del 3 ottobre del 2013, davanti alle coste di Lampedusa, quando, dopo essere stati privati dei telefonini, o della possibilità di utilizzarli, per dare l'allarme, per farsi vedere, per essere soccorsi, i migranti furono costretti ad incendiare una coperta sul ponte del peschereccio, che poi affondò a poche centinaia di metri dalla costa di Lampedusa, portando con sè 366 persone.

La chiarezza dei rapporti tra gli stati ed i comandi militari coinvolti nelle operazioni SAR e la tempestività negli interventi di salvataggio servono soprattutto ad evitare che queste stragi si ripetano ancora. Durante l'inverno molti salvataggi sono stati condotti dai mezzi di Mare Nostrum con grande tempestività anche in condizioni di mare assai critiche. A partire dal mese di aprile qualcosa sembra davvero cambiato, soprattutto da quando le imbarcazioni cariche di siriani arrivano dall'Egitto e non più soltanto dalla Libia. Magari, per una volta, la voce dei testimoni potesse raccontare liberamente le circostanze del loro salvataggio e non soltanto chi stava al timone dell'imbarcazione. Intanto  ANSA e AGI, come la grande stampa da Repubblica al Fatto, dal Corriere della Sera alla Stampa, continuano a tacere. Riferiscono ancora dei presunti scafisti arrestati nei giorni scorsi. Ormai questi salvataggi in acque internazionali non devono fare più clamore.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Sbarchi-400-migranti-soccorsi-nel-canale-di-Sicilia-e3df3621-5b55-4478-8953-3cfd4039085e.html

http://www.sarmalta.gov.mt/sar_in_Malta.htm

 Nave Bergamini in porto ad Augusta con i 443 migranti salvati ieri, altre operazioi di salvataggio in corso, anche sulla rotta dalla Libia, Alfano annuncia che Mare Nostrum non durerà in eterno e si rivolge ancora una volta all'Europa.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-arrivati-ad-Augusta-443-migranti-soccorsi-dalla-Marina-Militare-Tra-loro-124-bambini-085d703e-e358-42cd-a483-213c5b02df47.html

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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