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sabato 14 giugno 2014

Una imbarcazione carica di migranti siriani a rischio nel canale di Sicilia. Possibile un intervento della guardia costiera libica.


Ricevo da Nawal Siryahorra e diffondo:

"La vita di 650 persone e' in pericolo.
Lo scafista li ha lasciati e loro hanno chiamato me.. Ho chiamato la guardia costiera e in una chiamata del '' terrore'' mi hanno detto che piu' di 350 sono senza salvagente e che ci sono persone entrate in coma o stato di non coscienza.. Sono in navigazione da 12 giorni e sono tutti siriani e siropalestinesi.
La guardia ...costiera li ha localizzati e mi ha detto che l' Italia non puo' intervenire e che sarebbe di competenza Libica.
La libia e' stata allertata... Ma.... Lasciam stare...
Adesso ho pubblicato un post in arabo in cui ho chiesto il contatto di qualcuno che sappia un minimo come muoversi in mare.
Dal comando generale della guardia costiera di Roma mi hanno comunicato che se l' imbarcazione continua a camminare forse si potra' fare qualcosa, ma per il momento non e' possibile fare nulla.
da nawal"


Commento:
Insomma finchè i migranti sono in acque che ricadono nella zona SAR ( Search and Rescue) libica possono affogare,o se li possono riprendere i libici che sapranno bene come farne ancora carne da macello,  poi se riescono ad avvicinarsi a Lampedusa, forse si interviene. 
In questi casi basta un'ora per condannare a morte centinaia di persone. Come è successo l'11 ottobre del 2013, proprio nella stessa zona. 
La Libia non è un paese terzo sicuro per richiedenti asilo, sta dimostrando all'Europa che ha ripristinato l'autorità centrale e che può riscuotere altro danaro per fermare le partenze dei migranti, una speculazione indegna, ed in Italia qualcuno non cerca altro. 
Gravi inadempimenti ai doveri di salvataggio sanciti dalle convenzioni internazionali. La chiamata di soccorso deve avere sempre seguito, coinvolgendo se occorre le navi commerciali più vicine al luogo dove si trova l'imbarcazione in difficoltà. E' questa la regola, non la ripartizione del mare in tante zone SAR diverse, magari da affidare a stati che non rispettano i diritti umani. 
Da ottobre 2013 ad aprile 2014 MARE NOSTRUM ha costantemente operato in zona SAR libica, salvando più di 26.000 persone, oggi non più. Questa vicenda ne è la riprova.

La Libia non è un paese terzo sicuro per richidenti asilo, non è un paese sicuro per nessun migrante in transito.

http://www.reuters.com/article/2014/06/05/us-libya-emigrants-idUSKBN0EG2O120140605 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/libia-rimpatri-che-significherebbero-la-morte.aspx 

Anche la Somalia al lavoro per evitare l'immigrazione "illegale". Tutte le dittature africane, dall'Eritrea alla Somalia, si stanno dando da fare per bloccare le partenze dei propri giovani. Da rispedire nelle galere, se non ai lavori forzati, a farsi ammazzare in guerra o nei luoghi di tortura.

http://www.tvcnews.tv/?q=article/italy-shipwreck-somalia-working-avoid-illegal-immigration 



 

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro