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domenica 13 luglio 2014

Il fallimento dell'esternalizzazione del diritto d'asilo. I profughi senza futuro del campo di Choucha in Tunisia.


Molti dei profughi di Choucha, campo profughi allestito nel 2011 in Tunisia vicino al confine con la Libia, sono stati costretti a passare di nuovo in Libia, da dove erano fuggiti, ed a pagare i trafficanti per arrivare in Italia.

http://amisnet.org/agenzia/2014/07/08/shousha-accoglienza-mezzo-deserto/

Quando qualcuno avanza proposte sulla costruzione di campi in Libia dove "selezionare" le persone che appaiono meritevoli del diritto di asilo, e respingere tutti gli altri, si deve ricordare l'esperienza fallimentare del campo di Coucha in Tunisia, dove anche chi ha ottenuto il riconoscimento dello status non ha avuto garantito nè uno status legale in Tunisia, nè un diritto al "displacement", in italiano, al trasferimento, verso altri paesi firmatari della Convenzione di Ginevra, nei quali trovare una accoglienza dignitosa in linea con gli standard previsti dalle convenzioni internazionali e dalle direttive dell'Unione Europea.
A Choucha è finito davvero il diritto d'asilo europeo, e l'Unione Europea ha dimostrato proprio a partire da quell'esperienza, la sua incapacità a fare fronte alle situazioni di crisi umanitaria.

Per chi volesse approfondire, basterebbe andare a guardare il numero irrisorio dei riconoscimenti di status di rifugiato in Marocco, Algeria, Tunisia, ed Egitto, in questi ultimi anni, dopo le cd. primavere arabe, per comprendere bene come gli stati di transito del Nordafrica, anche se firmatari della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, si sono tenuti ben lontani da un adempimento effettivo degli obblighi di protezione derivanti da questa Convenzione. Ed anche per questa ragione molti profughi sono stati ridotti nei centri di detenzione e poi costretti ad affidarsi ai trafficanti per fuggire verso l'Europa.

http://frlan.tumblr.com/post/90488096622/dont-even-talk-to-them-tunisias-forgotten-refugees

http://www.refugeelegalaidinformation.org/fahamu-refugee-legal-aid-newsletter

Il ministro Alfano, incontrando i giornalisti con il Commissario Ue agli Affari Interni Cecilia Malmström, ha affermato che l'operazione Mare nostrum è una missione a tempo e che obiettivo dell'Italia è di sostituirla con Frontex: «Noi lavoriamo per un subentro con una operazione Frontex all'operazione Mare Nostrum. Spero che sia raggiunto questo obiettivo il più presto possibile. Le navi italiane devono essere sostituite dall'operazione Frontex, ci sono tutte le condizioni».

«Su Frontex ci vuole un impegno più forte degli Stati membri - ha ribadito - Frontex ha forza e può presidiare le frontiere del Mediterraneo se è sostenuto da tutti» e la strategia da seguire prevede una maggiore «cooperazione con gli Stati dell'Africa per impedire le partenze, un'azione nel Mediterraneo e capacità di accoglienza in Europa».

http://www.interno.gov.it

Un articolo di Gabriele Del Grande nel 2009 sulla esternalizzazione del diritto d'asilo, se ne parlava già allora...

http://www.meltingpot.org/Libia-Esternalizzare-le-frontiere-per-esternalizzare-l.html#.U8G61EaKBsc

Come le politiche di esternalizzazione del diritto d'asilo possono tradursi nel ritorno alle pratiche di polizia di respingimento collettivo dei profughi, lo scrivevo nel 2009...

http://www.terrelibere.org/3817-esternalizzazione-la-fortezza-europa-un-problema-africano/

A livello europeo sono dieci anni che si parla di esternalizzazione dei controlli di frontiera e di esternalizzazione del diritto d'asilo, attraverso il coinvolgimento diretto dei paesi di transito, ma dopo dieci anni sembra che non si sia concluso molto...

http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2004_2009




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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