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sabato 12 luglio 2014

Il governo di Tripoli rilancia il ricatto all'Europa per bloccare le partenze ed aprire nuovi centri di detenzione.Ed i cadaveri affiorano davanti alle coste libiche.





  "Libya wants EU partnership to fight illegal migration" e i corpi dei migranti continuano a galleggiare davanti alle coste libiche. L'ultima strage non dichiarata, un barcone partito il 27 giugno scorso, del quale non si è saputo più nulla.
I naufragi in quei giorni furono due, in acque di competenza della Guardia costiera libica.

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/immigrazione-naufragio-gommone-altri-70-1916793/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29

Adesso si cominciano a ritrovare alcuni corpi... Ma anche se non garantisce la vita umana, nè in mare, nè in terra, la Libia rimane un potenziale partner per molti governi europei e per le istituzioni dell'Unione Europea. In nome della "lotta contro l'immigrazione illegale" e per la "difesa delle frontiere dell'Unione Europea". Assassini.

Read more: http://www.libyaherald.com/2014/07/11/libya-wants-eu-partnership-to-fight-illegal-migration/#ixzz37FUQSKCz

 "Looking at specific needs, Thinni asked for EU cooperation especially in training, technology and the construction of new detention centres. He requested that three new centres be built in Libya to house migrants awaiting repatriation" .

Read more: http://www.libyaherald.com/2014/07/11/libya-wants-eu-partnership-to-fight-illegal-migration/#ixzz37Fgfd2XB

Dopo il Trattato di Amicizia firmato il 30 agosto del 2008 a Tripoli da Gheddafi e Berlusconi, che dette operatività ai Protocolli firmati nel dicembre del 2007 ( governo Prodi) sulla cooperazione di polizia, qualcuno in Libia torna a battere cassa, questa volta rivolgendosi all'Unione Europea per ottenere finanziamenti, teconologie militari e legittimazione politica. La posta in gioco sono migliaia di vite umane, persone che dovrebbero essere arrestate dai libici, donne e minori compresi, perchè immigrati "illegali" in quel paese. La collaborazione con paesi come la Libia in nome della Convenzione di Palermo contro il crimine transnazionale e dei due protocolli allegati contro la tratta ed il traffico di persone risulta lesiva dei diritti fondamentali delle vittime, se si traduce in accordi di polizia per fermare le persone e detenerle nei centri lager, e non giova al contrasto dell'immigrazione cd. "illegale", perchè la Libia non fornisce alcun aiuto alle autorità inquirenti, che non sono mai riuscite ad arrestare in Libia un solo organizzatore dei viaggi. Ogni tanto arrestano qualche pesce piccolo, come gli scafisti fermati a bordo delle navi di Mare nostrum, o subito dopo lo sbarco, ma le organizzazioni criminali dei trafficanti operano impunemente ed aumentano sempre di più i loro profitti.

La Libia continua intanto a non garantire il diritto di asilo, non avendo sottoscritto la Convenzione di Ginevra del 1951, a non garantire i diritti dei lavoratori stranieri, mancano ancora notizie dei due tecnici italiani ancora nelle mani dei loro rapitori (si spera), a garantire i diritti delle donne, delle minoranze, e degli attivisti per i diritti umani. Eppure con la Libia sono in tanti che stanno facendo affari, ed a Bruxelles sono già pronte altre iniziative, come EUBAM Libia, per trasferire risorse e competenze alla polizia di frontiera libica, in modo da arrestare i migranti ed impedire la loro partenza verso l'Europa. Anche a costo di farli annegare a poche miglia dalla costa libica, come sta succedendo sempre più frequentemente in questo ultimo periodo.

L'appello dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati è rimasto praticamente inascoltato, a Roma come a Bruxelles.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/07/02/news/immigrazione_naufragio_gommone_circa_70_dispersi-90520831/?rss

Rimane da capire se i capovolgimenti e gli affondamenti delle imbarcazioni cariche di migranti avvengono prima o durante gli interventi delle motovedette libiche, le stesse donate dall'Italia al 2009 in poi. Nessuna notizia certa su queste tragedie, solo qualche comunicato con la conta delle vittime, mentre i superstiti scompaiono, inghiottiti di nuovo dai centri di detenzione che la Libia continua a mantenere in condizioni indegne, centri nei quali lo stupro e le torture sono vita quotidiana. Centri di detezione che ora si vorrebbero aumentare con il contributo economico dell'Unione Europea.

http://www.libyaherald.com/2014/07/11/libya-wants-eu-partnership-to-fight-illegal-migration/#axzz37FUDlOEa

I maltesi hanno già una proposta, aprire un ufficio in Libia per esaminare le domande di asilo, questa è la esternalizzazione del diritto di asilo, per legittimare il blocco e l'arresto di tutte le persone che non ottengono il riconoscimento dello status, che in Libia in ogni caso non potrebbe andare oltre quello previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951, ammesso che la Libia decida di sottoscriverla. Con il sicuro respingimento delle domande di chi in Europa otterrebbe la protezione sussidiaria o la protezione umanitaria, e dunque con il possibile arresto e respingimento nei paesi di origine di persone che, se raggiungessero l'Europa, avrebbero diritto ad uno status legale. Veramente bravi i maltesi, questi non sono corridoi umanitari, ma ghetti nei quali le persone potranno essere rinchiuse per anni per essere poi respinte o abbandonate nella clandestinità allo sfruttamento dei trafficanti.

http://www.libyaherald.com/2014/02/28/malta-proposes-eu-office-in-libya-to-consider-asylum-applications/#axzz37FW2uPrP


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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