Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

sabato 5 luglio 2014

La Libia riprende a minacciare l'Italia con milioni di possibili partenze e Renzi apre subito sulla collaborazione e su Frontex. Altre stragi di migranti in vista.


Come nel 2007, quando l'Italia con il governo Prodi negoziava con la Libia i "Protocolli operativi di cooperazione di polizia", che furono integralmente ripresi dal Trattato di amicizia siglato da Berlusconi e Gheddafi nell'agosto del 2008. Ancora una volta sono in vista intese di polizia per fermare i migranti e si parla di un coinvolgimento dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che dovrebbe svolgere funzioni di filtro dei richiedenti asilo intrappolati in Libia, quando questo stato non aderisce neppure alla Convenzione di Ginevra del 1951 e permette alle bande criminali colluse con le milizie paramilitari di massacrare i migranti e di abusare sistematicamente donne e minori.

Dall'inchiesta pubblicata oggi dall'Espresso.
 "Pur essendo in prima linea nel soccorso in mare, l’Italia non ha però rinunciato al progetto di addestrare e armare la Guardia costiera libica sostenuto dall’Unione europea attraverso la missione «Eubam», il piano di sicurezza e difesa comune per la sorveglianza dei confini. Lo rivela l’ambasciatore e inviato speciale dell’Italia in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, in una intervista al quotidiano “Libya Herald”: «Ci sono dieci motovedette in via di consegna alla Libia, sette finanziate dall’Italia e tre dall’Ue», spiega l’ambasciatore a Tripoli: «Capiamo che le condizioni all’interno della Libia possono non essere le migliori in questo periodo. Ma noi chiediamo fermamente alla Libia di intraprendere più azioni. Meno del 10 per cento dei migranti che partono per l’Italia, sono fermati dalle autorità libiche». 

L' ambasciatore italiano a Tripoli non è a conoscenza degli abusi e delle violenze che subiscono i migranti arrestati dalle milizie libiche ? Non sa che chi difende i diritti umani in Libia può essere ucciso o torturato ? Che ne pensa il nostro ministro degli esteri ed il premier Renzi?

http://www.hrw.org/middle-eastn-africa/libya

http://www.gadlerner.it/2014/06/27/salwa-bugaighis

Arrivano gli esperti svizzeri per rinforzare la missione EUBAM e contrastare le partenze accrescendo i controlli di frontiera.

http://www.swissinfo.ch/eng/swiss-to-provide-border-assistance-in-libya/40487602

E poi per le missioni in Libia non mancano gli incidenti di percorso...

http://www.middleeasteye.net/news/forces-loyal-libyas-haftar-claim-arrest-foreign-spies-1727936687 

 Un pessimo inizio per il semestre di presidenza europeo, una politica quella di Renzi che con la ipocrisia, dunque oltre la pratica dei respingimenti collettivi di Maroni, ma con gli accordi con i paesi di transito tende a ridurre le partenze, anche quando è noto a tutti che si tratta di persone che, oltre che nel loro paese, sono oggetto di persecuzioni sistematiche anche in Libia.                                                                                                http://www.asca.it/mobile/index.php?v=articolo&id=1401401     
Come la Libia tenta di ricattare l'Italia, il governo italiano usa la stessa materia per ricattare l'Unione Europea, con risultati fallimentari, come si è visto dall'esito dell'ultimo Consiglio Europea di Bruxelles del 26 e 27 giugno. In Europa prevale il sentimento dell'egoismo e le politiche dello sbarramento delle frontiere  anche di fronte ai potenziali richiedenti asilo. Il Regolamento Dublino III fa comodo a tanti, perchè scarica sui paesi più ad oriente, e soprattutto nel Mediterraneo, tutto il peso, gli "oneri", dei migranti che varcano le frontiere esterne dell'area Schengen.

Quello che Renzi propone oggi non sono i corridoi umanitari ed i canali di ingresso protetto, ma filtri per lasciare poi le persone in Libia con uno status giuridico incerto e senza nessun diritto ad entrare in Europa. Con "Frontex Plus" dotata di più mezzi per arrestare, per detenere e per respingere. Perchè questa è la missione di Frontex, a partire dal Regolamento 2007/2004/CE in poi. Come è stato in Marocco ed in Grecia, con centinaia di morti in mare, così si vorrebbe fare adesso nel Mediterraneo centrale per bloccare il "corridoio libico"

Le ultime elezioni ed il processo di "pacificazione" affidato in Libia alle milizie dell'operazione "Dignity", con la coda di rapimenti, torture ed uccisioni che i media occidentali tacciono sistematicamente, rischiano di costituire un ulteriore tassello per la esternalizzazione in Libia dei controlli di frontiera e delle procedure di asilo, in modo da giustificare poi interventi di stampo repressivo da affidare alle operazioni di Frontex. Un disegno ipocrita e criminale, che si ammanta di richiami ai diritti umani ed al diritto di asilo, che mira solo a garantire la "sicurezza" e la "difesa" dei confini europei, a scapito dei diritti umani e della stessa vita dei migranti in transito in Libia. Che non sono tre milioni come minaccia il ministro del lavoro libico, ma alcune centinaia di migliaia di persone ridotte praticamente in schiavitù. Una schiavitù che fa comodo da anni ai governanti libici per mandare avanti l'economia traballante del loro paese e per minacciare periodicamente l'Europa.

Quando non tessono strane alleanze... come nel 2009

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=106330&typeb=0&Il-segreto-da-nascondere-l-omicidio-di-Gheddafi

Il Trattato di amicizia sottoscritto con Berlusconi, che nessuno ancora ha espressamente revocato, ha insegnato ai libici che sulla esternalizzazione dei controlli di frontiera si può guadagnare una montagna di soldi ed una solida reputazione internazionale, anche quando si violano quotidianamente i diritti fondamentali delle persone, persone ridotte sempre più spesso in una condizione di schiavitù.
Una schiavitù alla quale ormai sono abituati i governi europei, anche quando celebrano le giornate dei diritti umani. Una schiavitù che conviene ancora a troppi. Uomini, donne bambini, ridotti a merce di scambio, per trafficanti e governi, anche con il petrolio, come emerge dai negoziati tra Libia e Malta, quando in mano alle bande non diventano direttamente carne da macello.

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2014/07/04/immigrazione-barroso-grazie-italia-salvate-migliaia-vite_b5b7f327-27b4-4ecf-bda6-776550cf97ad.html

http://www.libyaherald.com/2014/07/04/libya-and-malta-discuss-fuel-smuggling-and-security/#axzz36aCbnj86

http://www.libyaherald.com/2014/07/04/img-pair-freed-after-15-day-spy-arrest-in-beida/#axzz36aCbnj86

Tre milioni di "libici" pronti a partire verso le coste italiane. Riprende la campagna della paura.

http://www.americaoggi.info/2014/07/04/40945-immigrazione-tre-milioni-di-libici-pronti-partire-litalia

Anche se le notizie, lette per intero, vanno in una direzione parzialmente diversa...

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2014/07/03/news/migranti-l-europa-lascia-sola-l-italia-mentre-l-esodo-e-senza-fine-1.172074

Intanto, mentre l'Italia mantiene normali relazioni diplomatiche con paesi in mano a dittature, come l'Eritrea, il Sudan, tradizionale porta di ingresso degli eritrei in fuga verso la Libia, arresta giovani profughi e li restituisce ai loro aguzzini. Ma l'Europa e l'Italia, anche di questo, non ne sanno nulla.

 http://www.news24.com/Africa/News/Sudan-forces-Eritrean-refugees-to-return-home-20140704

0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro