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martedì 19 agosto 2014

Frontex non sostituirà Mare Nostrum. Renzi ed Alfano ancora smentiti in Europa. Gli stati dell'Unione Europea potranno dare un contributo ? Intanto l'Italia conceda subito permessi di soggiorno per protezione temporanea ex art.20 T.U. 286/98.


Lo avevamo scritto da mesi, era del tutto da escludere cle le operazioni dell'agenzia europea Frontex, che ha un budget annuo inferiore a 90 milioni di euro, per tutta l'Unione, frontiere terrestri e rimpatri congiunti inclusi, potessero sostituire le navi militari della missione italiana Mare Nostrum, che costano oltre 9 milioni di euro all'anno, dunque in un anno oltre 100 milioni di euro,  più del budget messo a disposizione dalle istituzioni europee per Frontex. Sono mesi che Renzi ed Alfano raccontano frottole, anticipando scelte a livello europeo che poi vengono putualmente smentite, come è successo quando Alfano è andato al Consiglio Europeo del 27 giugno a Bruxelles per chiedere il riconoscimento reciproco in tutta l'Unione Europea delle decisioni riguardanti la concessione dello status di protezione internazionale, ed è ritornato a Roma con un no secco da parte di tutti gli altri governi europei. Lo stesso "balletto degli equivoci" si è verificato con il tema sbandierato da mesi dal governo, della fine dell'operazione Mare Nostrum nel Mediterraneo centrale e della sua sostituzione con le missioni congiunte dell'agenzia europea Frontex. Probabilmente, nè Alfano, nè i suoi consulenti, hanno mai letto uno dei numerosi rapporti di attività che questa agenzia pubblica periodicamente nel suo sito. Oppure li conoscevano ed hanno preferito prendere in giro gli italiani, annunciando, anche in campagna elettorale, soluzioni che erano evidentemente impraticabili. Gli italiani hanno ormai dimostrato di essere capaci di inghiottire tutto senza ribellarsi.

Un dibattito che poteva risultare così superficiale solo in Italia, dove sembra che i soldi per salvare le vite umane in mare siano troppi, mentre nessuno dice che il mega centro di accoglienza di Mineo costa da solo, sempre in un anno, oltre 40 milioni di euro, se la capienza effettiva viene portata a oltre seimila persone. Ed altre decine di milioni di euro se ne vanno in fumo nelle mani di gestori che non garantiscono i servizi minimi o le informazioni legali necessarie agli "ospiti", come è confermato dalle continue proteste e dal clima assai deteriorato che si respira nei centri. In sostanza il problema non è di quanti soldi si spendono, ma di come si spendono, e nelle mani di chi finiscono le risorse che l'Europa elargisce all'Italia. Si è alimentato un sistema di accoglienza clientelare, come se i soldi arrivassero agli immigrati, mentre finiscono nelle tasche dei gestori e degli operatori italiani, e delle loro clientele, e poi si vogliono limitare le risorse per andare a salvare vite umane in mare.

L'adempimento dei doveri di salvataggio non è un obbligo negoziabile sulla base dei finanziamenti che si ricevono. L'Italia sarebbe certo più credibile se, piuttosto che sbandierare le funzioni repressive e di contrasto dell'operazione Mare Nostrum, come il numero dei presunti scafisti arrestati, portasse avanti con determinazione la richiesta di un corridoio umanitario dalla Libia e di possibilità di ingresso legale protetto per tutti i migranti in fuga da guerre e  dittature. Una richiesta che, a livello europeo, dovrebbe significare fare valere i meccanismi decisionali stabiliti dalla direttiva 2001/55/CE, che richiede una decisione del Consiglio dell'Unione Europea. Oppure, se l'Europa non risponde, bisogna adottare un decreto in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, con il riconoscimento della protezione temporanea e dei documenti di viaggio validi per tutta l'Europa, ai migranti che sbarcano dalle navi della missione Mare Nostrum, o che sono soccorsi in mare dalle navi commerciali, provenienti dall'Egitto e dalla Libia. Sarebbe l'unico modo per dare autonomia e libertà di movimento a persone che non vogliono restare nel nostro paese, evitando che finiscano ancora una volta preda degli scafisti di terra. Sarebbe finalmente una occasione per alleggerire il lavoro delle Commissioni territoriali che non dovrebbero esaminare casi con esito favorevole scontato, come per i siriani, i somali, gli eritrei, ed inoltre consentirebbe un sostanziale svuotamento del sistema di accoglienza, che risulta ingolfato e lo sarà sempre di più, non per il numero dei migranti che arrivano ( e che rimangono) in Italia, ma per la lunghezza delle procedure di protezione e per i ritardi burocratici delle questure e delle prefetture.

http://www.asca.it/news-Immigrati__Frontex__non_abbiamo_mezzi_per_assumerci_onere_Mare_Nostrum-

http://frontex.europa.eu/assets/About_Frontex/Governance_documents/Annual_report/2013/General_Report_EN.pdf

http://www.camera.it/leg17/465?area=10&tema=65&Immigrazione

http://www.camera.it/leg17/1079?idLegislatura=17&tipologia=indag&sottotipologia=c30_flussi&anno=2014&mese=06&giorno=17&idCommissione=30&numero=0005&file=indice_stenografico

http://frontex.europa.eu/assets/Publications/General/Frontex_Code_of_Conduct.pdf

http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=36959

http://firstlinepress.org/controllo-delle-migrazioni-europee-in-mano-alle-lobby/

http://www.cestim.it/argomenti/15politiche/italia/13_05_costidisumani_lunaria_controllo_frontiere.pdf

http://www.ilsettemezzomagazine.it/dossier-carissimo-cara-costi-umani-ed-economici-del-mega-centro-di-accoglienza-di-mineo/

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/10/16/news/clandestini_il_grande_business_da_lampedusa_a_roma-68743833/

http://www.sudpress.it/il-cara-mineo-ed-un-fiume-di-milioni-di-euro/

http://www.meltingpot.org/L-eterno-e-immobile-limbo-del-Cara-di-Mineo.html#.U_OCMkYcRsc

nella rete dei gestori  del Cara di Mineo casca anche Cecile Kyenge, neo parlamentare europea. 

http://www.paesietneioggi.it/articolo.php?aid=3793

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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