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martedì 26 agosto 2014

In arrivo nei porti italiani migliaia di migranti. Obblighi di protezione in mare e doveri di accoglienza a terra. Dal vertice europeo di Bruxelles devono arrivare impegni precisi di salvataggio. No ai respingimenti chiamati "dirottamenti".


1900 MIGRANTI MORTI NEL 2014, 1600 A PARTIRE DAL MESE DI GIUGNO. 
STA CAMBIANDO TUTTO, MA A BRUXELLES ED A ROMA NON SI VUOLE PRENDERE ATTO DELLA SITUAZIONE E DEI DOVERI DI SALVATAGGIO E DI ACCOGLIENZA. LA GUARDIA COSTIERA LIBICA NON E' IN GRADO DI ASSICURARE IL RISPETTO DEI PIU' ELEMENTARI PRINCIPI IN MATERIA DI SALVATAGGIO DELLA VITA UMANA IN MARE.

http://www.lastampa.it/2014/08/26/multimedia/italia/migranti-i-corpi-recuperati-sulla-spiaggia-di-tripoli-ih0t4Ab8qenVAQbAqqVNqN/pagina.html 

IERI I RESPINGIMENTI COLLETTIVI, CONDANNATI DALLA CORTE EUROPEA, OGGI I "DIROTTAMENTI", L'UNIONE EUROPEA SU FRONTEX E MARE NOSTRUM VERSO UN COMPROMESSO CHE AUMENTERA' IL NUMERO DELLE VITTIME IN MARE ED IN TERRA. DOMANI A BRUXELLES INCONTRO MALMSTROM-ALFANO.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-26/immigrazione-oggi-tavolo-tecnico-viminale-commissione-ue-rafforzamento-impegno-europeo-094139.shtml?uuid=AB8SqSnB

(huffingtonpost.it) " Oggi a Roma si vedranno i tecnici del Viminale e quelli di Frontex (l’agenzia europea che si occupa delle frontiere europee e che ha sede a Varsavia), una riunione di sherpa preparativa per il tavolo vero, quello di domani tra Alfano e Malmstrom. Le riunioni in questi anni sono state tante, i risultati pochi. Il punto è cosa c’è sul tavolo che possa segnare una qualche differenza.
Michele Cercone, portavoce del commissario Malmstrom, lascia intendere che “potrebbero essere affidati a Frontex più uomini e più mezzi” (diventerebbe così Frontex plus) ma questo non significa in alcun modo, come invece ha chiesto Alfano, “sostituire Mare nostrum (il pattugliamento nel Mediterraneo tra Italia e Africa da parte della navi della Marina iniziato nell’ottobre 2013 dopo i 340 morti e che costa all’Italia 300 mila al giorno, 9 milioni al mese, ndr) con Frontex”. E’ semplicemente impossibile visto che il budget dell’agenzia è di 80 milioni l’anno di cui 20 se ne vanno per le spese di gestione dell’agenzia".

 " Ma la vera novità è un’altra. La svela la fonte di Bruxelles: “Dobbiamo lavorare per rinegoziare gli accordi di riammissione in paesi come Tunisia, Egitto e Marocco”. La esplicita la fonte del Viminale: “Dirottare le persone raccolte in mare in Tunisia e Egitto, non farle più arrivare in Italia a meno che non abbiano già avviato le procedure per lo status di rifugiati e quindi si siano già fatti identificare prima di imbarcarsi”. Anche l’Europa, come il Dipartimento della pubblica sicurezza, crede che “Mare nostrum sia una sorta di linea di traghetti informale tra Libia e Italia”. Di opinione contraria, la Marina militare che ha salvato e salva migliaia di vite ma ci costa 300 mila euro al giorno"

 http://www.huffingtonpost.it/2014/08/26/immigrati-dirottare_n_5713377.html?1409034779&utm_hp_ref=italy

 L’art. 12, par. 5, del Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006 istituisce un codice comunitario relativo al regime di attraversamento delle frontiere da parte delle persone (codice frontiere Schengen), ed autorizza la Commissione ad adottare modalità di sorveglianza supplementari secondo la procedura di comitato con diritto di “controllo” del Parlamento europeo. Come chiarisce la relazione allegata alla proposta del Consiglio, le nuove linee guida si applicano alla sorveglianza delle frontiere marittime nel contesto delle operazioni di Frontex, il cui mandato comprende l’agevolazione della cooperazione operativa tra gli Stati membri nell’attuazione del codice frontiere Schengen. Si tratta di operazioni rientranti nell’ambito di applicazione del codice frontiere, coordinate da un’agenzia comunitaria e finanziate dal bilancio comunitario. L’adozione di modalità di sorveglianza supplementari secondo la procedura di comitato è espressamente contemplata dall’art. 12 del codice. Quando la sorveglianza riguarda le frontiere marittime è evidente che devono essere rispettati il diritto internazionale del mare e il diritto internazionale marittimo. Analogamente, tali operazioni non possono essere condotte in violazione dei diritti umani, compresi i diritti dei rifugiati, come già disposto dal codice

Intanto  "E' salito da 6 a 24 il bilancio delle vittime del naufragio dell'altra sera nel canale di Sicilia, dove un peschereccio carico di migranti si è rovesciato. I corpi sono stati recuperati dalle navi della Marina impegnate per tutta la giornata di ieri nelle ricerche dei dispersi. I superstiti sono 364 e saranno portati a Augusta".(ANSA). Questi non arriveranno di certo in Italia.

 http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/08/25/immigrazione-naufragio-nel-canale-di-sicilia-6-morti_32909ba1-679d-49ca-9765-dddade24c9e9.html

http://www.lapresse.it/cronaca/sbarchi-quasi-4mila-migranti-soccorsi-in-48-ore-25-morti-si-cercano-dispersi-1.566075

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Esclusiva-dal-centro-accoglienza-di-Pozzallo-la-tragedia-del-viaggio-negli-occhi-dei-superstiti-e5925f16-8a1f-42ad-b6dd-e899542dce33.html

OCCORRE APRIRE AL PIU' PRESTO CORRIDOI UMANITARI, CHE SIGNIFICA POSSIBILITA' DI INGRESSO PROTETTO IN EUROPA, CON VISTO, ED ESAME IN EUROPA, DELLE RICHIESTE DI PROTEZIONE INTERNAZIONALE SULLA BASE DELLE DIRETTIVE UE E NON SOLTANTO DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA.

http://www.huffingtonpost.it/luigi-manconi/immigrazione-anticipare-intervento-evitare-cimitero-marino_b_5708523.html?utm_hp_ref=italy

LE RISORSE PER FINANZIARE I SALVATAGGI IN MARE POSSONO VENIRE ANCHE DA UNA RAZIONALIZZAZIONE E DA UN MAGGIOR CONTROLLO DELLA SPESA PER L'ACCOGLIENZA.

Nelle ultime settimane si è discusso molto della cifra che percepirebbero i migranti accolti in Italia nelle strutture di accoglienza, e quindi della spesa necessaria per mantenere i vari sistemi di accoglienza ( CAS, Sprar, CARA), e dei costi della missione umanitaria-militare Mare Nostrum. In realtà la spesa annua di Mare Nostrum ( circa cento milioni di euro) che il ministro Alfano ritiene insostenibile per l'Italia, sarà solo una minima frazione della somma che l'Italia spenderà per l'accoglienza  ai migranti in fuga dalla Libia, ed in parte minore dall'Egitto, che si aggira su diverse centinaia di milioni di euro all'anno. Se si risolvessero convenzioni particolarmente lucrose per i gestori privati come quella che costa da sola, per un anno, trenta milioni di euro per il mega Centro di Accoglienza di Mineo ( Catania), e se si adottassero procedure più rapide per il riconoscimento dello staus di protezione internazionale, si potrebbero finanziare anche il doppio delle missioni attualmente svolte dalle navi e dagli aerei di Mare Nostrum. 

 Non si comprende perchè un richiedente asilo deve attendere un anno e mezzo, in una situazione di confinamento, la prima risposta sulla sua domanda di asilo, ed altri anni, a seguito del ricorso, in caso di decisioe negativa. Una procedura che sembra fatta a posta per aumentare i profitti dei gestori privati, che sta conducendo all'ingolfamento dei centri di accoglienza e che sta dilapidando buona parte delle risorse finanziare trasferite per il capitolo immigrazione dall'Unione Europea all'Italia. Adesso si sta persino ricorrendo alle caserme per moltiplicare i posti in accoglienza, mentre si ritardano sempre di più le procedure per riconoscere ai migranti uno status legale e documenti di viaggio per spostarsi in tutta Europa. Una spesa folle. Condizioni di accoglienza ancora al di sotto degli standard minimi previste dalle Direttive dell'Unione Europea, come a Messina dove funziona dallo scorso anno una tendopoli, e dove in poche settimane stanno ripristinando una caserma malandata per destinarla a centro di prima accoglienza. Poco importa se i servizi igienici non funzionano, o se manca il personale per le attività di informazione legale, di mediazione linguistica e di assistenza psicologica.

http://www.gazzettadelsud.it/news/105609/L_ex_caserma_Gasparro_diventa_centro_d_accoglienza.html

UNA MOSSA TARDIVA CHE DOVREBBE VELOCIZZARE L'ITER DELLE PROCEDURE PER IL RICONSCIMENTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO E FINANZIARE L'ACCOGLIENZA DEI MINORI NON ACCOMPAGNATI. ALTRI DIECI MILIONI DI EURO. SE LI SPENDERANNO DAVVERO...

http://renatodisa.com/2014/08/26/decreto-legge-22-agosto-2014-n-119-disposizioni-urgenti-in-materia-di-contrasto-a-fenomeni-di-illegalita-e-violenza-in-occasione-di-manifestazioni-sportive-di-riconoscimento-della-protezione-inte/

Si è diffusa una grande disinformazione, come quando si è sostenuto che in tasca ai migranti accolti nei centri di accoglienza sarebbero finiti 30-40 euro al giorno, che sono le somme versate agli enti gestori e distribuiti generalmente agli italiani che lavorano all'interno delle strutture ( quando non sono volontari, o peggio "in nero"). Anche il governo ha contribuito a diffondere disinformazione, quando ha sostenuto che i costi dell'operazione Mare Nostrum ( circa nove milioni di euro al mese) sarebbero stati un onere insopportabile per le casse dello stato. Oppure quando si è minacciato che, se l'Unione Europea non avesse provveduto a erogare finanziamenti tali da compensare la spesa dell'Italia per questa missione, oppure qualora non si fosse deciso il subentro dei mezzi coordinati dall'Agenzia Frontex alle navi ed agli aerei italiani impegnati nella missione Mare Nostrum, il governo italiano avrebbe adottato in piena autonomia decisioni drastiche, come quella di ritirare fino al limite delle acque territoriali italiane i mezzi destinati alle missioni di controllo e di salvataggio, sospendendo l'operazione mare Nostrum, anche per fare venire meno quello che dagli "esperti"viene definito come "fattore di spinta", la presenza di mezzi italiani nelle acque internazionali limitrofe alle acque territoriali libiche, ad esempio nei pressi del campo petrolifero costituito dalle piattaforme offshore di Bouri Field, settanta miglia a nord di Zuwara e cento miglia a sud di Lampedusa.

 "Roma, 25 ago. (TMNews) - Per far fronte all'emergenza immigrati, non è possibile sostituire "tout-cort" l'operazione italiana Mare Nostrum con Frontex, che però deve essere "ampliata con nuovi e diversi compiti". Lo ha sottolineato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervistata dal Tg1.

"Da tempo chiediamo un sostegno dell'Unione Europea in una missione che vede l'Italia in prima linea: è vero, Frontex non può tout-court sostituire Mare Nostrum, perchè Frontex è nata come una missione di controllo dei confini", ha sottolineato il ministro della Difesa, intervenuta in diretta in collegamento, "Mare Nostrum nasce invece nel momento in cui esiste una situazione umanitaria terribile, con migliaia di persone che fuggono da situazioni di guerra e di violenza. Su questo i numeri sono noti: 113mila sono stati i migranti soccorsi dalla nostra Marina, che ha svolto un'azione meritevole e quotidiana".

http://m.tiscali.it

Le decisioni che si profilano a livello europeo, nel vertice tra "esperti" italiani e dell'Unione Europea, in corso di svolgimento oggi a Roma, sembrano andare verso un compromesso che dovrebbe prevedere l'ennesimo impegno di un rafforzamento di Frontex nel Mediterraneo centrale, quasi una sorta di Frontex Plus, ed un arretramento delle unità militari italiane, con un ridimensionamento di Mare Nostrum, in modo da dissuadere i trafficanti dal fare partire imbarcazioni che non troverebbero mezzi di salvataggio tanto vicino alla costa libica da garantire un passaggio più sicuro verso l'Europa. Ma  ai trafficanti non interessa se le persone che vengono imbarcate  su mezzi sempre più fatiscenti muoiono o riescono a raggiungere la fortezza Europa. A loro interessa che paghino, e che partano, non che arrivino. E poi la polizia libica non raccoglie neppure i cadaveri che affiorano in acqua e si arenano sulle spiagge. Ecco le immagini.

http://www.liberation.fr/monde/2014/08/25/libye-170-corps-de-migrants-africains-retrouves_1086938

I progetti di "deviazione" o di "dirottamento" verso altri paesi di transito come la Tunisia, perchè non hanno il coraggio di parlare di respingimenti, o di esame delle domande di asilo nei paesi di transito, come l'Egitto, e domani forse anche la Libia, se saranno realizzati, comporteranno un aumento immediato delle vittime in mare, perchè l'aumento delle partenze dalla Libia e dall'Egitto,  è dovuto al grave deterioramento della situazione dei migranti nei paesi dai quali provengono, e non certo per la presenza di navi di soccorso in acque internazionali. Come prova l'esperienza degli ultimi anni, lo svolgimento di attività di soccorso in mare o il loro diradamento, non ha inciso significativamente sul numero delle partenze dai paesi di transito, semmai ha inciso sul numero delle vittime di naufragi. A chi fugge dall'Eritrea o dalla Siria poco interessa sapere quando si imbarca verso l'Europa se le unità navali italiane stazionano a 50 o a 100 miglia dalla costa. Si parte perchè si è costretti a partire, costi quello che costi, anche la vita, propria e quella dei figli.

L'unico periodo nel quale si riscontrò una diminuizione delle partenze dalla Libia verso l'Italia fu il 2009-2010, anni nei quali l'Italia mise in atto la pratica dei respingimenti collettivi in mare, frutto delle intese operative firmate nel dicembre del 2007 dal governo Prodi, poi finanziate con il Tratttao di amicizia tra Italia e Libia firmato da Gheddafi e Berlusconi il 30 agosto del 2008. In quegli anni le unità navali della Guardia di finanza riportarono in Libia centinaia di migranti soccorsi nelle acque internazionali, o li riconsegnarono alle motovedette italo-libiche con equipaggi misti, che Maroni aveva donato a ministro dell'interno libico del tempo.

Queste operazioni di respingimento collettivo durarono oltre un anno, dal 6 maggio del 2009 all'autunno del 2010, e comportarono la "rendition" alla polizia libica di migliaia di migranti che avrebbero avuto diritto ad ottenere, in Italia come in qualsiasi altro paese europeo, il riconoscimento di uno status di protezione. E' noto che a causa di queste operazioni di deportazione collettiva l'Italia è stata condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo con la sentenza del 23 febbraio 2012 sul caso Hirsi Jamaa ed altri, dopo che numerosi report di organizzazioni non governative ed agenzie umanitarie avevano documentato gli abusi ai quali erano stati sottoposti i migranti, soprattutto le donne ed i minori, dopo la loro riconsegna da parte delle autorità italiane alle guardie di frontiera libiche.

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-109231

http://www.meltingpot.org/Italia-condannata-dalla-Corte-europea-dei-diritti-dell-uomo.html#.U_yNP0YcRsc

Oggi nessuno parla esplicitamente di respingimenti in mare, ma anche il "dirottamento" verso altri paesi di transito, affidato magari ad unità di Frontex, o il mancato assolvimento degli obblighi di salvataggio in acque internazionali, non solo nelle zone SAR di competenza dei singoli stati, anche a causa delle resistenze di Malta, o ancora rinnovati tentativi di raccordo con unità militari di paesi che non rispettano i diritti umani e non applicano la Convenzione di Ginevra, potrebbero fare scaturire gravi responsabilità a carico delle autorità italiane che non rispondessero alle chiamate di soccorso, in caso di morte a seguito di naufragio o di trattamenti inumani o degradanti inflitti alle persone recuperate dalle autorità navali dei paesi di transito e ricondotte nei centri di detenzione, essendo considerati tutti indiscriminatamente come "migranti illegali".

Con le decisioni che si stanno per assumere a livello europeo, si rischia oggi di ritornare indetro nel tempo, facendo prevalere ancora una volta la logica degli accordi bilaterali di cooperazione pratica tra le forze di polizia, in ipotesi anche con quelle dei paesi di transito, nel segno del contrasto dell'immigrazione definita come "illegale" e da ultimo, della lotta al terrorismo, sugli obblighi di salvataggio e di accoglienza sanciti dalle Convenzioni internazionali e dalle Direttive o dai Regolamenti vincolanti dell'Unione Europea, come recepiti dal nostro legislatore interno, e dunque obblighi che tutte le autorità statali devono rispettare a pena di incorrere in gravi responsabilità penali, civili ed amministrative.

http://www.baobab.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-dbf6f6bb-816d-42fe-a5af-9c662edbfb03.html#

Non si vede come sarà possibile riconvertire Frontex ad attività di salvataggio della vita umana in mare quando le regole operative di questa agenzia rimangono del tutto incerte dopo il brutto compromesso raggiunto nel mese di marzo di quest'anno e dopo che la Task Force  nominata dalla Commissione Europea dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che troppi hanno dimenticato in fretta, non ha concluso nulla che fosse concretamente realizzabile con forza vincolante per tutti i paesi dell'Unione Europea.

http://ecre.org/component/content/article/70-weekly-bulletin-articles/606-european-parliament-libe-committee-backs-search-and-rescue-rules-for-frontex-sea-operations.html

E non si vede neppure come l'Italia potrà onorare i suoi obblighi di salvataggio in mare, stabiliti anche dalle Convenzioni internazionali di Montego Bay  (UNCLOS) del 1982 (art.98), e dalla Convenzione SAR ( Ricerca e salvataggio) di Amburgo del 1979, se il ministro Alfano deciderà unilateralmente di ritirare le navi della missione Mare Nostrum, limitandosi a disporre il controllo del limite delle acque territoriali italiane ( ventiquattro miglia dalla costa), come sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni di alcuni esponenti governativi. In questo momento, tra l'altro, non sono neppure chiarite le linee operative delle missioni Frontex.

http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2009_2014/documents/libe/dv/2013_0016_cod_pe_cons_/2013_0016_cod_pe_cons_en.pdf

La Convenzione di Montego Bay del 10 dicembre 1982 (UNCLOS) costituisce la fonte primaria del diritto internazionale del mare. L’art. 311 dispone, infatti, che sono salvi soltanto gli altri accordi internazionali compatibili con la Convenzione stessa. Due o più Stati – continua l’art. 311 della Convenzione sul diritto del mare – possono concludere accordi che modifichino o sospendano l’applicazione delle disposizioni della Convenzione e che si applichino unicamente alle loro reciproche relazioni, solo a condizione che questi accordi non rechino pregiudizio ad una delle disposizioni della Convenzione, la cui mancata osservanza sarebbe incompatibile con la realizzazione del suo oggetto e del suo scopo e, parimenti, a condizione che questi accordi non pregiudichino l’applicazione dei principi fondamentali della Convenzione e non pregiudichino anche il godimento dei diritti o l’adempimento degli obblighi degli altri Stati derivanti dalla Convenzione stessa. Questo principio di compatibilità non entra in discussione qualora la medesima Convenzione di Montego Bay richiami e confermi espressamente accordi internazionali in vigore o ne auspichi la stipulazione con riferimento a specifici settori.

  Tra le norme che non possono essere oggetto di deroga da parte degli Stati anche mediante accordi con altri Stati va richiamato anzitutto l’art. 98 dello UNCLOS, perché esso costituisce l’applicazione del principio fondamentale ed elementare della solidarietà. Ogni Stato – si legge nel citato art. 98 – impone che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nei limiti del possibile e senza che la nave, l’equipaggio e i passeggeri corrano gravi rischi: a) presti assistenza a chiunque si trovi in pericolo in mare; b) vada il più presto possibile in soccorso delle persone in difficoltà se viene informato che persone in difficoltà hanno bisogno d’assistenza, nei limiti della ragionevolezza dell’intervento; c) presti soccorso, in caso di collisione, all’altra nave, al suo equipaggio e ai passeggeri e, nella misura del possibile, indichi all’altra nave il nome ed il porto di iscrizione e il primo porto del suo approdo. Il secondo comma prevede che gli Stati costieri creino e curino il funzionamento di un servizio permanente di ricerca e di salvataggio adeguato ed efficace per garantire la sicurezza marittima e aerea e, se del caso, collaborino a questo fine con gli Stati vicini nel quadro di accordi regionali.
  
L’art. 10 della Convenzione del 1989 sul soccorso in mare così dispone: Ogni comandante è obbligato, nella misura in cui ciò non crei pericolo grave per la sua nave e le persone a bordo, di soccorrere ogni persona che sia in pericolo di scomparsa in mare. Gli Stati adotteranno tutte le misure necessarie per far osservare tale obbligo. 
La Convenzione Internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974 (Convenzione SOLAS) impone al comandante di una nave “che si trovi nella posizione di essere in grado di prestare assistenza avendo ricevuto informazione da qualsiasi fonte circa la presenza di persone in pericolo in mare, a procedere con tutta rapidità alla loro assistenza, se possibile informando gli interessati o il servizio di ricerca e soccorso del fatto che la nave sta effettuando tale operazione”.
La terza Convenzione internazionale che viene in considerazione, con riferimento ai migranti che vengono scoperti in acque internazionali, riguarda anche essa la ricerca ed il salvataggio marittimo. La Convenzione SAR (Search and Rescue) di Amburgo del 1979 si fonda sul principio della cooperazione internazionale. Le zone di ricerca e salvataggio sono ripartite d’intesa con gli altri Stati interessati. Tali zone non corrispondono necessariamente con le frontiere marittime esistenti. Esiste l’obbligo di approntare piani operativi che prevedono le varie tipologie d’emergenza e le competenze dei centri preposti. La Convenzione SAR impone un preciso obbligo di soccorso e assistenza delle persone in mare “regardlerss of the nationality or status of such a person or the circumstances in which that person is found”, senza distinguere a seconda della nazionalità o dello stato giuridico, stabilendo altresì, oltre l’obbligo della prima assistenza anche il dovere di sbarcare i naufraghi in un “luogo sicuro”. I poteri-doveri d’intervento e coordinamento da parte degli apparati di un singolo Stato nell’area di competenza non escludono, sulla base di tutte le norme più sopra elencate, che unità navali di diversa bandiera possano iniziare il soccorso quando l’imminenza del pericolo per le vite umane lo richieda. Occorre però garantire che dopo l’espletamento delle operazioni di salvataggio i migranti siano ricondotti in un porto sicuro.  

Su questi punti la normativa nazionale italiana è molto lacunosa e lascia ampio spazio alla discrezionalità del ministero dell'interno.

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/public/d.m.19.giugno.2003.pdf

Se il brutto compromesso tra Italia ed Unione Europea, che gli esperti stanno negoziando oggi a Roma in vista dei prossimi vertici europei, andrà in porto, nei termini che si stanno profilando, si presenta dunque il rischio di gravi violazioni del diritto internazionale, recepito a livello europeo ed interno, e di ulteriori condanne dell'Italia da parte dei tribunali internazionali. Ma soprattutto, se sarà interrotta, o ridimensionata, con il dispiegamento a ridosso delle acque territoriali italiane, l'attività di salvataggio, condotta finora con grande abilità dalle unità navali della missione Mare Nostrum nelle acque internazionali, si rischia di assistere ancora a tante altre stragi, con migliaia di morti e dispersi. Questa volta, anche se non ne risponderanno davanti ad un Tribunale, i responsabili saranno facilmente individuabili.

Alla fine l'UNHCR batte ancora un colpo...

http://unhcr.it/news/mediterraneo-tre-tragedie-in-mare-in-cinque-giorni-si-temono-numerosi-morti






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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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