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lunedì 11 agosto 2014

La Tunisia rifiuta la possibilità di aprire centri di accoglienza umanitaria e rimpatria gli egiziani fuggiti dalla Libia


Rimane a questo punto da comprendere cosa pensa l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e se si può ritenere ancora la Tunisia, che ha aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, un paese "sicuro" per i richiedenti asilo. I rimpatri collettivi verso l'Egitto corrispondono evidentemente ad una forte preoccupazione interna che si possano accogliere migranti egiziani appartenenti alla Fratellanza musulmana, che però sono oggetto di una vera persecuzione nell'Egitto di Al Sisi, che ha trovato in Renzi e nell'Italia una importante sponda politica ed economica.
Del resto i rimpatri collettivi di egiziani sono una prassi abituale anche per la polizia di frontiera italiana, sulla base di precise indicazioni del ministero dell'interno. A nessuno o quasi, degli egiziani sbarcati in Italia, dopo essere stati soccorsi in mare, viene concessa la possibilità di accedere alla  procedura di asilo, e in qualche giorno vengono deportati verso Il Cairo. Poco importa quale sarà il loro destino dopo il rimpatrio.

Le procedure di rimpatrio tra i diversi paesi del Mediterraneo sono sempre più sommarie e non garantiscono nè identificazione individuale nè la possibilità di chiedere asilo. E andrà sempre peggio in futuro se le grandi organizzazioni internazionali rimangono inerti di fronte agli abusi dei governi, come sta avvenendo in queste settimane. E non si sa ancora nulla dei migranti "salvati" in mare davanti alla costa di Zarzis e di fatto arrestati dopo lo sbarco a terra, o confinati alle porte dell'ufficio dell'UNHCR di Zarzis per una procedura che per molti di loro resterà solo un miraggio. L'esperienza  del campo profughi di Coucha, dal 2011 in poi,  è stato un precedente che non dimentichiamo neppure noi , come non lo dimentica il nuovo governo tunisino.

" Il n’y aura pas de camps  de réfugiés sur le territoire tunisien
Ce faisant, la cellule de crise s’est réunie ce samedi 02 août, sous la présidence du chef du gouvernement,  Mehdi Jomaâ, et a planché sur la situation sur les frontières tuniso-libyennes, l’activation des mesures organisationnelles ascendantes décidées pour sécuriser les frontières, les mesures sanitaires et humanitaires d’une part, et les précautions sécuritaires visant à se prémunir des menaces et dangers terroristes, de l’autre.

Le chef du gouvernement a décidé de ne pas permettre, dans tous les cas de figure, d’installer des camps de réfugiés sur le territoire national, tout en coordonnant avec les organisations internationales et la partie libyenne en vue de rassembler les personnes côté libyen, en assurant le soutien sanitaire et logistique nécessaires".


http://www.pressetunisie.net/akhbar.php

Ogni tanto qualche buona notizia, i pescatori tunisini, malgrado i rischi, continuano a salvare migranti in difficoltà...

http://abcnews.go.com/International/wireStory/tunisias-fishermen-save-rising-tide-migrants-24917979#.U-hpqXstbBs.twitter

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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