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domenica 24 agosto 2014

Nuova strage a sud di Lampedusa. Decine di cadaveri recuperati in mare. Senza canali di ingresso protetto e legale in Europa continueranno a morire migliaia di persone.




Queste le immagini dei corpi ritrovati sulla costa libica dopo la strage di venerdì scorso.

http://www.liberation.fr/monde/2014/08/25/libye-170-corps-de-migrants-africains-retrouves_1086938

Durante un intervento di salvataggio operato sabato 23 agosto dalla nave Sirio della missione Mare Nostrum, a sud di Lampedusa, sono stati soccorsi 73 migranti a bordo di un gommone alla deriva sul quale si trovavano 18 cadaveri. I corpi delle vittime sono stati sbarcati nel porto di Pozzallo, dove però il sindaco ha comunicato che non ci sono loculi liberi al cimitero e dunque finiranno provvisoriamente in celle frigorifere, in attesa che la magistratura decida la loro destinazione. Non si sa come e quando saranno svolte le operazioni di identificazione nè se i parenti potranno essere avvertiti.

http://livesicilia.it/2014/08/24/lampedusa-ancora-una-tragedia-recuperati-diciotto-cadaveri_530683/

http://www.radiortm.it/2014/08/24/pozzallo-i-corpi-18-migranti-deceduti-nel-mediterraneo/

 http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/08/24/migranti-lampedusa.html

  https://news.yahoo.com/bodies-18-migrants-found-dinghy-near-italian-island-075327302.html

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/08/24

http://www.marina.difesa.it/uominimezzi/navi/Pagine/Sirio.aspx

Una seconda strage, dunque, in soli due giorni, dopo il naufragio, venerdì 22 scorso, di una imbarcazione in legno settanta chilometri ad est di Tripoli, poco dopo la partenza, nel quale sono morte oltre venti persone ed altre 170 risulterebbero disperse. Tragiche le immagini dei migranti annegati, cadaveri galleggianti, pure di persone che indossavano giubbetti salvagente, che evidentemente non sono serviti, anche perchè i soccorsi non saranno stati immediati. La Guardia costiera libica non possiede mezzi adeguati per sorvegliare le coste garantendo la sicurezza dei migranti che tentano la traversata verso la Sicilia e, soprattutto in questi giorni di guerriglia diffusa, altri mezzi, che battono bandiera di paesi diversi, si tengono alla larga dalle acque territoriali libiche.

http://www.liberation.fr/monde/2014/08/25/libye-170-corps-de-migrants-africains-retrouves_1086938

 La Libia è ormai nel caos, politico, militare, amministrativo, sociale. Ed i governi dei paesi occidentali pensano solo al contrasto dell'immigrazione "illegale" ed al rischio terrorismo, senza adottare nessuna iniziativa concreta che dia sicurezza ai migranti e riporti ad un confronto civile lo scontro tra fazioni attualmente in corso in quel paese. Senza soluzioni politiche, qualunque intervento militare sarà foriero di altri disastri, di altre migrazioni forzate, di altra morte.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/24/libia-nel-caos-le-aziende-italiane-hanno-crediti-per-1-miliardo-rischiano-di-perderlo/1084776/

Per la Guardia costiera libica il barcone di legno si sarebbe rovesciato dopo l'avviciamento da parte di una motovedetta e l'avvenuto salvataggio dei primi migranti che si era riusciti a soccorrere. Come in altri casi le versioni fornite dalle autorità libiche lasciano perplessi, se non risultano contraddittorie, è sempre più forte il dubbio che i libici sparino sulle imbarcazioni che intercettano nelle loro acque. Naturalmente si tratta di fatti che non saranno mai confermati dai migranti "salvati" e riportati in Libia dove sono generalmente internati nei centri di detenzione, o venduti da una banda all'altra.

Tragedia in mare per profughi da Libia, affiorano primi corpi

Agenzia Habeshia, 2000 scomparsi in mare da inizio anno

23 agosto, 19:39

(ANSAmed) - ROMA - Affiorano i primi corpi della nuova tragedia del mare avvenuta ieri davanti alle coste di Tripoli in Libia. Le autorità locali riferiscono che sono almeno 20 i corpi recuperati, mentre 170 i dispersi dell'affondamento di un barcone carico di migranti sub-sahariani diretto verso le coste europee. 
La guardia costiera libica aveva già precisato ieri di avere salvato 16 persone, che si erano imbarcate verso le tre del mattino da Guarakouzi, ma subito dopo la loro imbarcazione si era rovesciata in mare. Tra i migranti a bordo, somali ed eritrei.
La tragedia è solo l'ultima di una lunga serie proseguita in questi ultimi mesi estivi, con la morte e la scomparsa in mare di numeri imprecisati di persone. A favorire le partenze dalla Libia il caos che regna nel Paese, dove è ormai guerra civile tra le milizie islamiste che fanno capo al "califfato" islamico di Bengasi e all'Operazione Alba a Tripoli, e quelle che le combattono insieme all'ex generale Khalifa Haftar. In questo quadro, i trafficanti di uomini hanno gioco facile nel portare avanti i loro lucrosi affari, imbarcando ogni volta centinaia di disperati dal sub-Sahara e dal Corno d'Africa. Spesso intercettati e salvati dalle forze navali italiane dell'operazione Mare Nostrum, ma altre volte destinati a morire senza che nessuno si accorga di loro. Altri sono stati di recente soccorsi anche da pescatori o dalla guardia costiera tunisina, come i 75 migranti partiti dalla Libia e salvati l'altro ieri dopo cinque giorni alla deriva senza scorte.
Dall'inizio dell'anno potrebbero essere scomparse in mare almeno 2.000 persone. A calcolarlo è don Mussie Zerai, sacerdote di origine eritrea che presiede in Italia l'agenzia Habeshia, che raccoglie e diffonde segnalazioni sulla sorte di migliaia di profughi e migranti finiti nella rete dei trafficanti di esseri umani. Un calcolo, il suo, che si basa proprio sulle segnalazioni  di persone che hanno preso il mare e non si trovano più: né nei centri di accoglienza in Italia o in Tunisia, né in quelli di detenzione in Libia.
"Sono somali, eritrei, sudanesi, etiopi - racconta - profughi che fuggono dalle guerre e che in Libia si trovano in mezzo ad un'altra guerra". Dove restano vittime degli scontri oppure sono reclutati dalle milizie come schiavi-portatori di armi, come già accaduto ad oltre 200 sequestrati a Misurata, il cui caso è già stato denunciato dal sacerdote nei giorni scorsi.
Ora anche i miliziani si sono messi nel 'business', segnala don Zerai: un affare che può rendere da 3.000 dollari a persona a cifre ancora più alte, per quelli che, passando via terra dal Sudan alla Libia, vengono "rivenduti" - tra trafficanti, polizia e miliziani - anche fino a cinque volte. Per questi profughi "in trappola" l'agenzia Habeshia ha chiesto più volte alla comunità internazionale un piano di evacuazione, analogo a quelli per gli stranieri bloccati dalla rivolta nel 2011. (ANSAmed).

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/08/23

http://www.huffingtonpost.it/2014/08/23/libia-naufraga-barcone_n_5702502.html?utm_hp_ref=italy

I bombardamenti su Gaza o gli uomini giustiziati da Isis sono più visibili. Questi esseri umani che periscono in mare, soprattutto nella traversata dalla Libia verso Lampedusa, non li vede nessuno davvero, al massimo rimangono numeri che si aggiungono ad altri numeri. Le parole, come gli appelli all'Europa non bastano più. Gli arresti degli scafisti non sono più un deterrente, non lo sono mai.

http://www.radiortm.it/2014/08/24/arrestato-scafista-tunisino-responsabile-sbarco-354-avvenuto-ieri-porto-pozzallo/

 L'opinione pubblica è totalmente assuefatta a questa conta di cadaveri, nessuna pietà per corpi di persone che si lasciano dietro affetti, storie, tragedie che nessuno vuole conoscere. Occorre dare voce ai sopravvissuti, non appena sono liberi di parlare senza essere coinvolti in procedimenti penali di cui spesso non compredono nulla. Chiunque possa raccontare deve parlare. Non si potrà restituire la vita a chi muore, ma occorre dare voce a chi non potrà più farsi sentire. Sono considerati come "clandestini", come "illegali" anche in Italia, da troppe persone, chiunque entri in contatto con i sopravvissuti li aiuti a rendersi autonomi prima possibile ed a fare vivere, attraverso il loro racconto, la tragedia che hanno attraversato, la tragedia nella quale si sono spente tante vite. E' l'unico modo che esiste per onorare i morti, e restituire loro un minimo di dignità, quella dignità che da vivi nessuno gli ha riconosciuto. E' anche l'unico modo per rendere più forte la richiesta di aprire con urgenza canali umanitari, che non significa aiutiamoli nei paesi di transito a chiedere asilo, operando una selezione tra chi merita e chi non merita il riconoscimento di uno status di protezione.

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/regioni/sicilia/2014/07/21/immigrazioneappello-avvocatifar-fronte-a-emergenza-sbarchi_44e74f8a-0362-4de6-8ae9-40fe205278a6.html

Di fatto in paesi come l'Egitto, la Tunisia, l'Algeria, il Marocco, che pure hanno firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, il diritto di asilo non viene riconosciuto se non a qualche centinaio di persone l'anno. E spesso senza neppure la garanzia di una qualsiasi accoglienza o di un diritto di soggiorno legale. In Libia ormai è guerra tra bande, le componenti tribali si stanno pericolosomente saldando con gli estremisti jahdisti e la sorte dei migranti si decide ad ogni chek point. Morire o essere stuprati per strada è un evento ormai quotidiano, può dipendere non solo dalla religione o dal colore della pelle, ma anche dallo scambio di migranti tra le bande criminali dei trafficanti e i gruppi della guerriglia che sta incendiando tutta la Libia. In Libia si può morire anche nei centri di detenzione, come denuncia Don Mussie Zerai dell'agenzia Habesha. A Tripoli 350 profughi, stanno morendo di fame, 17 bambini, 7 donne sono incinte, non ricevono cibo da 6 giorni, sono stati rinchiusi in un campo di detenzione dai militari.
 Tutti i migranti in transito in Libia vanno evacuati con la massima urgenza, come si è fatto con migliaia di persone di altri paesi che hanno mandato navi ed aerei a prelevare i propri concittadini.

Per il Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione per i diritti umani,  occorre istituire:



http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2014-08-24/presidi-globali-i-migranti-081342.shtml?uuid=ABjErumB&fromSearch

 La proposta di istituire "canali umanitari" significa riconoscere un visto di ingresso e la possibilità di un trasferimento immediato in Europa per tutte le persone che in Libia, in questo momento, sono a rischio della vita, della libertà, del proprio corpo, le donne ed i minori non accompagnati soprattutto. Canali umanitari significa navi civili con personale civile a bordo, che, con la scorta di mezzi militari, trasferiscano i migranti intrappolati in Libia verso Malta e Lampedusa e quindi, dagli aeroporti di queste isole, con un ponte aereo, in tutta Europa. Il governo italiano non si può trincerare ancora dietro la richiesta di sostituire con le operazioni Frontex la missione militare umanitaria Mare Nostrum, l'Unione Europea ha già detto chiaramente che non vuole e non può rimpiazzare con i mezzi di Frontex  le navi e gli aerei della Marina Militare. Non si deve andare a Bruxelles con il cappello in mano, occorre mettersi in regola con il rispetto delle Direttive e dei Regolamenti in materia di accoglienza degli sfollati e dei richiedenti asilo, cosa che l'Italia non ha ancora fatto.

L'Italia deve giocare una partita diplomatica che ancora non ha neppure aperto, trovare un fronte comune con Malta e con Cipro, come con la Grecia e la Spagna, per il superamento del Regolamento Dublino III, per il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di asilo e protezione umanitaria, per l'adozione a livello europeo di misure straordinarie di trasferimento e di ingresso protetto in Europa per i migranti intrappolati in Libia. Da subito vanno riconosciuti a tutti coloro che fuggono dalla Libia in questo periodo un permesso di soggiorno per motivi di protezione temporanea e documenti di viaggio validi per il trasferimento immediato in altri paesi europei. La missione Mare Nostrum va rinforzata con mezzi ( traghetti) e personale civile, il suo costo non può rientrare nella politica della "spending review", costituisce oggi un impegno economico che non può essere tagliato, sono in gioco vite umane oltre che il rispetto del dovere di salvataggio in mare sancito dalle Convenzioni internazionali. Cento milioni di euro l'anno, anche se diventassero il doppio, sono un decimo di quello che l'Italia spende per le misure di accoglienza, sono una cifra infinitesimale nel bilancio dello stato, a livello europeo sarebbero una vera inezia, solo gli avvoltoi della Lega possono specularci sopra. Solo per il mega Cara di Mineo, una struttura che andrebbe chiusa immediatamente, il governo italiano trasferisce ai privati circa trenta milioni di euro l'anno. Somme che si potrebbero risparmiare con procedure più veloci e con una consegna più rapida dei documenti di soggiorno e di viaggio ai migranti che oggi devono attendere oltre un anno e mezzo per avere riconosciuto il loro diritto alla protezione internazionale. Ed altri anni in caso di diniego e di successivo ricorso al giudice. Se si modificassero le procedure di prima accoglienza e di asilo, e quindi le prassi di polizia, trasferendo competenze a personale civile, si risparmierebbero molti più soldi di quanto costa l'operazione Mare Nostrum.

Ogni giorno che passa senza che queste richieste siano state accolte, altre vite saranno spezzate, in mare ed a terra.

http://notizie.tiscali.it/feeds/14/08/24/t_01_04_2014-08-24_1241095355.html?ultimora

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/08/24/nuova-tragedia-dei-migranti-18-cadaveri-a-lampedusa_4112af3d-18ad-4a4e-a01b-504776135c08.html

I trafficanti hanno ucciso un migrante al momento dell'imbarco dalla Libia. I trattamenti ai quali sono esposte le persone che partono dalle coste libiche, da luoghi sempre diversi, adesso non più da Tripoli e Zuwara, ed arrivano poi ad essere salvate dalle navi di Mare Nostrum diventano sempre più brutali.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/08/24/a-reggio-1.373-immigrati-uno-ucciso_c193bc8f-ebba-48e3-a136-85019a8fdcd5.html




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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