Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

domenica 3 agosto 2014

Riprendono le prassi illegali di respingimento collettivo verso l'Egitto. Nel giorno in cui Renzie stringe la mano ad Al Sisi. Anche i minori a rischio deportazione, contro la legge e le norme internazionali.



 SI INTENSIFICANO I RESPINGIMENTI COLLETTIVI VERSO L'EGITTO, ANCHE DI MINORI NON ACCOMPAGNATI.

Le operazioni di riammissione di migranti irregolari tra Italia ed Egitto, con voli diretti da Catania e da Roma al Cairo, erano rese possibili dall’accordo di collaborazione firmato il 9 gennaio del 2007 dal governo italiano, in persona del sottosegretario agli esteri Intini e alla presenza del viceministro all’interno Lucidi, accordo che, in cambio di qualche migliaio di posti riservati ai lavoratori egiziani nelle quote ammesse annualmente con i decreti flussi, consentiva forme di attribuzione della nazionalità, se non della identità personale e dell’età, assai celeri, grazie anche alla collaborazione di funzionari e interpreti egiziani presenti in Italia.

Per queste persone nessuna possibilità effettiva di accedere alla procedura di protezione internazionale, o di ottenere una verifica dell'età, anche considerando la giurisprudenza italiana che in diverse occasioni ha ritenuto minori e dunque non espellibili, cittadini egiziani che avessero meno di 21 anni, età nella quale in quel paese si consegue la maggiore età. 

http://www.statewatch.org/news/2010/oct/09italy-egypt-migrants.htm 

http://www.stranieriinitalia.it/ansa-immigrazione_potenziato_accordo_riammissione_con_egitto_220.html 

http://www.tesseramento.it/immigrazione/pagine52298/newsattach661_accordo%20Italia-Egitto.pdf 

http://legale.savethechildren.it/Article/Details/67e2d58b-3df5-4a95-adba-373df861d577?container=leggi-materiali-giurisprudenza-it 

http://www.cir-onlus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=832:sbarchi-rimpatriati-dieci-egiziani-cir-respingimento-illegittimo&catid=13&Itemid=143&lang=it 

http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004863#.U94X1kYcRsc 

Già nel 2005, peraltro, tra il governo italiano e quello egiziano esisteva un "Accordo di cooperazione in materia di flussi migratori bilaterali per motivi di lavoro", siglato al Cairo il 28 novembre 2005 dall’ allora ministro del lavoro Roberto Maroni. Nel testo dell’accordo si prevedeva anche che i due governi, al fine di "gestire in modo efficiente i flussi migratori e prevenire la migrazione illegale", si impegnano a facilitare l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoratori migranti da e per l’Egitto. Il governo italiano, dal canto suo, si impegnava a valutare l’attribuzione di una speciale quota annuale per lavoratori migranti egiziani. Nel protocollo esecutivo si legge che il ministero del Lavoro e delle politiche sociali italiano comunicheranno all’omologo egiziano i criteri, ai sensi della normativa italiana, per redigere una lista di lavoratori egiziani disponibili a svolgere un’attività lavorativa subordinata anche stagionale in Italia. La lista dovrà essere pubblicata sul sito web del ministero del Lavoro italiano”. Non risulta che in base a questi accordi abbiano fatto ingresso legale in Italia un numero rilevante di lavoratori egiziani. 

http://www.mei.edu/content/migration-agreements-between-italy-and-north-africa-domestic-imperatives-versus 

Gli accordi di riammissione hanno invece funzionato, e continuano a funzionare anche in questi giorni. Probabilmente il governo italiano, incalzato dalla destra populista e xenofoba guidata dalla Lega e da Salvini, vuole "bilanciare" le azioni di salvataggio dell'operazione Mare Nostrum, da mesi al centro di un fuoco di fila da parte delle destre, con un comportamento più duro nei confronti dei migranti egiziani e tunisini, ma anche ponendosi al fuori dalle previsioni di legge, di direttive UE e di trattati internazionali, con la prassi dei respingimenti collettivi, nell'immediatezza dello sbarco, o appena qualche giorno dopo, di tutti quei migranti, come gli egiziani, ai quali, per scelta della polizia, imposta sicuramente dai vertici del Viminale, viene di fatto impedita la presentazione di una domanda di asilo e l'accesso alla procedura.

Nel mese di gennaio di quest'anno, il governo italiano rispondendo ad una interrogazione presentata in Senato giustificava i respingimenti collettivi eseguiti verso l'Egitto e la Tunisia sulla base degli accordi bilaterali di riammissione che prevederebbero procedure particolarmente veloci per l'attribuzione della nazionalità e per la prima identificazione. 



SENATO DELLA REPUBBLICA- XVII LEGISLATURA
16 GENNAIO 2014 , n. 27 - RISPOSTE SCRITTE AD INTERROGAZIONI



DELLA VEDOVA: sullo svolgimento delle attività di tutela nei confronti di migranti da parte delle organizzazioni UNHCR, OIM e Save the Children (4-00316) (risp. MANZIONE, sottosegretario di Stato per l'interno)


DELLA VEDOVA. - Ai Ministri dell'interno e degli affari este-ri. - Premesso che:
l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e Save the Children - che dal 2006 operano come partner nell'ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell'interno  hanno dichiarato che dall'inizio dell'anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le organizzazioni umanitarie, che svolgono un'importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione, tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Secondo le convenzioni che tali organismi hanno stipulato con il Ministero dell'interno, essi hanno il compito di assistere i migranti che sbarcano sulle coste italiane per garantire il rispetto dei loro diritti e delle procedure di accoglienza;
l'impossibilità, per la maggior parte delle associazioni e delle organizzazioni non governative, di accedere alle aree portuali e aeroportuali in cui i migranti potrebbero essere presenti nonché ai centri di identificazione e di espulsione è stata criticata anche da François Crépeau, Special Rappor-teur delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, al termine della sua missione in Italia, nell'ottobre 2012, e sembrerebbe riguardare esclusivamente i cittadini di nazionalità tunisina ed egiziana, per i quali risulta che vi siano degli specifici accordi di riammissione che, tuttavia, non sono pubblici;
in data 7 maggio 2013, sono arrivati a Cariati (provincia di Cosenza) 70 migranti egiziani e, come già accaduto più volte, agli esponenti delle organizzazioni è stato consentito di parlare soltanto con i minori identificati come tali dalle forze dell'ordine, e solo dopo l'intervento del Garante regionale per i diritti dei minori, mentre gli altri migranti sono stati rimpatriati senza poter incontrare alcuno dei rappresentanti; il 30 aprile 2013, per diverse ore, alle organizzazioni è stata negata la possibilità di entrare in contatto con i 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non ac-compagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell'Interno, avevano chiesto di incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell'ordine e prima che fossero adottati provvedimenti lesivi nei loro confronti, come eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano: solo dopo l'ingresso delle organizzazioni sul luogo di sbarco, 5 cittadini egiziani cristiani copti hanno potuto presentare richiesta di asilo;
in questi mesi, l'UNHCR, l'OIM e Save the Children hanno più volte ribadito che - pur comprendendo la necessità che lo Stato eserciti il legittimo controllo delle frontiere nell'ambito di flussi migratori misti ed effettui i dovuti accertamenti - il rispetto delle esigenze di ordine pubblico non può compromettere la tutela effettiva dei diritti di tutti i migranti, a prescindere dal loro Paese di origine,

si chiede di sapere:
per quale motivo sia impedito alle organizzazioni di cui in premessa di entrare in contatto con i migranti e come mai le esigenze di effettuare indagini vengano sollevate soltanto quando gli sbarchi riguardano cittadini di nazionalità egiziana e tunisina e non, ad esempio, eritrea, somala e nigeriana;
quale sia il contenuto degli accordi di riammissione stipulati con il Governo tunisino ed egiziano e quali siano le procedure poste in essere per l'identificazione della nazionalità dei migranti;
quali misure di competenza il Governo intenda adottare al fine di garantire all'UNHCR, all'OIM e a Save the Children di svolgere pienamente, ed in linea con il proprio mandato e le rispettive convenzioni stipulate con il Ministero dell'interno, le attività di tutela nei confronti di tutti i migranti che sbarcano sulle coste italiane, indipendentemente dalla loro nazionalità e prima che nei loro confronti vengano adottati provvedimenti lesivi come il rimpatrio forzato.
(4-00316)
(5 giugno 2013)

RISPOSTA. - Il primo sbarco menzionato risale al 29 aprile 2013, quando a largo delle coste siracusane è stato intercettato un peschereccio con a bordo 78 cittadini egiziani. Sono state immediatamente prestate le prime cure mediche e poi, alle operazioni di soccorso, sono seguite quelle di identificazione giudiziaria, oltre ai colloqui con rappresentanti dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) e dell’organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).
L’attività info-investigativa ha consentito di identificare 49 uomini adulti e 29 minori. Nei confronti di questi ultimi, prima di procedere all’affidamento ai competenti enti locali, sono stati effettuati gli esami antropometrici necessari a dissipare ogni incertezza sulla loro minore età. In relazione ai maggiorenni, 5 sono stati condotti presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), 32 sono stati rimpatriati, 3 scafisti sono stati arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e 9 testimoni sono stati messi a disposizione della Procura di Siracusa.
Il secondo sbarco citato è avvenuto nella tarda serata del 6 maggio 2013, quando a largo delle coste di Cariati (Cosenza) è stato intercettato un peschereccio con a bordo 70 cittadini stranieri. Anche in questo caso, nell’immediatezza dell’evento sono state prestate le prime cure mediche e, alle operazioni di soccorso, sono seguite le procedure dl identificazione.
In particolare, sono stati identificati 51 maggiorenni e 19 minori. Questi ultimi sono stati affidati al sindaco di Cariati e, il giorno successivo, hanno incontrato i rappresentanti dell’OIM e di "Save the children". Tra i maggiorenni, 5 hanno chiesto la protezione internazionale e, pertanto, sono stati condotti in un Cara: 2 di loro erano di cittadinanza egiziana, uno siriana, uno mauritana e uno yemenita; inoltre, un cittadino egiziano è stato ricoverato perché bisognoso di cure mediche, mentre gli altri 45, sempre di nazionalità egiziana, sono stati rimpatriati.
In entrambe le circostanze hanno trovato applicazione le intese operative stipulate dall’Italia con l’Egitto, secondo cui il primo riscontro identificativo viene effettuato sul luogo di sbarco o di rintraccio, attraverso l’intervento di interpreti e mediatori culturali particolarmente qualificati, che prestano ausilio al personale della polizia italiana, in conformità alla normativa vigente. Nei casi in questione, il Questore competente per territorio ha emesso un motivato provvedimento di respingimento dall’Italia nei confronti di ciascun cittadino egiziano, ai sensi dell’articolo 10, comma 2, del no-vellato decreto legislativo n. 286 del 1998. Infatti, i suddetti cittadini egiziani erano tutti privi di passaporto, si erano resi responsabili del reato di ingresso illegale sul territorio nazionale, e nessuno di loro aveva presentato domanda di asilo, né aveva espresso la volontà di accedere a qualsiasi altra forma di protezione internazionale.
Più in generale, le intese in materia di riammissione dei cittadini rintracciati in posizione irregolare, stipulate nell’ambito delle relazioni bilaterali con i Paesi di origine dei migranti che giungono in Italia, sono finalizzate alla cooperazione nella gestione dei flussi migratori. In particolare, l’accordo di riammissione con l’Egitto, in vigore dal 25 aprile 2008, prevede che i due Paesi non possano arrecare pregiudizio ai diritti, agli obblighi e alle responsabilità derivanti dal diritto internazionale.
Con la Tunisia, invece, si applicano le misure operative concordate dai rispettivi ministri dell’interno nel processo verbale del 5 aprile 2011, che prevedono procedure semplificate di identificazione dei cittadini tunisini sbarcati illegalmente sulle coste nazionali e programmi di rimpatrio settimanale. I rimpatri si svolgono per gruppi di 30 persone (identificate come cittadini tunisini direttamente dalle autorità italiane, presso le località di sbarco) tramite due voli charter a settimana. Nel giorno programmato per il rimpatrio, un funzionario consolare tunisino ratifica l’identificazione e, contestualmente, emette il necessario lasciapassare. Tali circostanze non con-sentono di trattenere i tunisini sbarcati nei centri di identificazione ed espulsione, in quanto la normativa nazionale, conforme alla direttiva 2008/115/CE, prevede il ricorso a tale misura solo laddove si renda necessario superare eventuali ostacoli all’esecuzione immediata dell’allontanamento.
Tutto ciò premesso, si ribadisce che l’attività identificativa svolta nell’immediatezza degli sbarchi avviene sempre in modo da garantire il pieno rispetto dei diritti e della dignità degli stranieri che entrano nel nostro Paese; peraltro, tale attività è svolta con l’ausilio di interpreti e di mediatori culturali qualificati, che comunicano prontamente al personale della Questura eventuali esigenze di protezione rappresentate dagli immigrati stessi. Pertanto, nessuno straniero viene allontanato dall’Italia qualora paventi il timore di essere perseguitato in caso di rimpatrio; inoltre, gli accertamenti di polizia giudiziaria consentono di identificare le vittime di tratta, i minori e le persone vulnerabili, che secondo la legge italiana sono inespellibili.  Al termine delle attività info-investigative, dunque, i minori non accompagnati sono avviati ai percorsi di assistenza previsti dalla normativa vigente.
Infine, le attività svolte dalle competenti Questure sono finalizzate a contrastare le organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani e, nel contempo, a salvaguardare i diritti degli stranieri, soprattutto se richiedenti asilo o appartenenti a categorie vulnerabili. Tali attività sono sempre improntate al rispetto della normativa vigente, che prevede che l’attività informativa in favore dei richiedenti asilo, come quella svolta tramite il progetto "Praesidium", sia prestata dopo che lo straniero abbia richiesto di essere protetto.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno
MANZIONE
(14 gennaio 2014)

 -------------------------------------

Dopo la condanna subita dall'Italia nel 2012 per i respingimenti collettivi in acque internazionali verso la Libia,

http://ijrl.oxfordjournals.org/content/24/4/692.abstract

 erano proseguiti i respingimenti collettivi dagli aeroporti siciliani verso l'Egitto, senza identificazione e procedura individuale, senza possibilità di accesso alla procedura di asilo, senza garanzie nelle fasi delicatissime del primo accertamento dell'età dei migranti.

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Dopo-la-segregazione-altri.html#.U94TlEYcRsc

Ci sono voluti tre anni per dimostrare l'illegalità dei respingimenti collettivi praticati dall'Italia nel 2009 verso la Libia.Ma il governo italiano continua a difendere i respingimenti collettivi verso l'Egitto e ritiene che un accordo bilaterale di riammissione valga più della Convenzione di Ginevra e delle Direttive europee in materia di protezione internazionale. Ma anche più dell'art. 10 della Costituzione italiana secondo cui

"L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

La Corte Costituzionale italiana ha sancito in più occasioni l’esigenza che qualunque procedimento di allontanamento forzato fosse soggetto alla riserva di giurisdizione affermata dall’art. 13 della Costituzione, trattandosi di misure comunque incidenti sulla libertà personale.

“La sentenza n. 105 del 2001 non investì l’accompagnamento alla frontiera in sé, ma lo considerò quale logico presupposto del trattenimento. Tuttavia, quanto in essa affermato già preannunciava la soluzione di una eventuale questione di legittimità costituzionale che avesse avuto ad oggetto l’accompagnamento alla frontiera quale autonoma misura non legata al trattenimento presso i centri di permanenza temporanei. L’esigenza di colmare un vuoto di tutela ha indotto il legislatore ad intervenire con il d.l. n. 51 del 2002, il cui art. 2 prevedeva l’obbligo del questore di comunicare il provvedimento con il quale è disposto l’accompagnamento alla frontiera immediatamente e, comunque, entro quarantotto ore dalla sua adozione all’ufficio del Procuratore della Repubblica presso il tribunale territorialmente competente. A sua volta, il Procuratore della Repubblica, verificata la sussistenza dei requisiti, doveva procedere alla convalida del provvedimento entro le quarantotto ore successive alla comunicazione. La norma si chiudeva disponendo che: "Il provvedimento è immediatamente esecutivo". Le modifiche apportate in sede di conversione, con la legge n. 106 del 2002, hanno riguardato anzitutto l’autorità giudiziaria preposta alla convalida – non più il Procuratore della Repubblica bensì il tribunale, in composizione monocratica, territorialmente competente – e, poi, la previsione della immediata esecutività del provvedimento con il quale è disposto l’accompagnamento alla frontiera, la quale è ora inserita, come autonomo inciso, subito dopo la prevista comunicazione del provvedimento al giudice e prima della disciplina della convalida.
Il procedimento regolato dall’art. 13, comma 5-bis, contravviene ai principî affermati da questa Corte nella sentenza sopra ricordata: il provvedimento di accompagnamento alla frontiera è eseguito prima della convalida da parte dell’autorità giudiziaria. Lo straniero viene allontanato coattivamente dal territorio nazionale senza che il giudice abbia potuto pronunciarsi sul provvedimento restrittivo della sua libertà personale. È, quindi, vanificata la garanzia contenuta nel terzo comma dell’art. 13 Cost., e cioè la perdita di effetti del provvedimento nel caso di diniego o di mancata convalida ad opera dell’autorità giudiziaria nelle successive quarantotto ore. E insieme alla libertà personale è violato il diritto di difesa dello straniero nel suo nucleo incomprimibile. La disposizione censurata non prevede, infatti, che questi debba essere ascoltato dal giudice, con l’assistenza di un difensore. Non è certo in discussione la discrezionalità del legislatore nel configurare uno schema procedimentale caratterizzato da celerità e articolato sulla sequenza provvedimento di polizia-convalida del giudice. Vengono qui, d’altronde, in considerazione la sicurezza e l’ordine pubblico suscettibili di esser compromessi da flussi migratori incontrollati. Tuttavia, quale che sia lo schema prescelto, in esso devono realizzarsi i principî della tutela giurisdizionale; non può, quindi, essere eliminato l’effettivo controllo sul provvedimento de libertate, né può essere privato l’interessato di ogni garanzia difensiva. Le censure svolte dai remittenti non possono infine essere superate facendo ricorso alla tesi del c.d. "doppio binario" di tutela per lo straniero: convalida soltanto "cartolare" del provvedimento di accompagnamento alla frontiera e successivo ricorso sul decreto di espulsione con adeguate garanzie difensive. Sarebbe infatti elusa la portata prescrittiva dell’art. 13 Cost., giacché il ricorso sul decreto di espulsione (art. 13, comma 8) non garantisce immediatamente e direttamente il bene della libertà personale su cui incide l’accompagnamento alla frontiera
.

A partire dalla fine dello scorso anno l'aumento esponenziale degli arrivi e  le condanne a morte pronunciate contro militanti dei Fratelli Musulmani dai tribunali di Al Sisi, avevano comportato un certo rallentamento di questi respingimenti collettivi. Adesso, dopo il viaggio di Renzie al Cairo, si salda di nuovo il fronte italo-egiziano, come possibile nucleo per un intervento in Libia e nel ripristino delle procedure di respingimento collettivo. Come si è fatto fino a pochi mesi fa, non solo dalla Sicilia, ma anche dalla Puglia.

 I migranti egiziani e tunisini vengono solitamente separati dagli altri migranti e collocati prevalentemente in Centri di Primo soccorso e accoglienza (CPSA), adibiti a strutture di detenzione pur non essendo dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), oppure in altri centri chiusi, prima di essere rimpatriati. Il trattenimento dei migranti in tali strutture viene effettuato senza alcuna procedura di convalida giurisdizionale e in questi centri i migranti tunisini ed egiziani sono identificati dalle rispettive autorità consolari e rinviati generalmente entro 48 ore dopo il loro ingresso in Italia.  Questa prassi è molto grave e non tutela assolutamente il diritto individuale di chiedere protezione internazionale. Non ci sono stati di provenienza da cui è possibile o meno chiedere asilo, il diritto alla protezione è un diritto individuale che deve sempre essere rispettato. Che possiamo saperne che tra gli egiziani non ci siano ad esempio dei cristiani copti che rischiano persecuzioni individuali? E quali sono le condizioni di sicurezza generale in questo momento in Egitto? Questa prassi si basa sugli accordi bilaterali di polizia e di riammissione dei migranti irregolari spesso assumono la forma di intese a carattere tecnico, sottratte ad ogni controllo parlamentare, e non sempre pubbliche, con un’evidente mancanza di trasparenza


http://www.canale7.tv/news/egiziani-irregolari-al-porto-di-monopoli-respinti-dalla-polizia.html#.U91pKEYcRsc

 A sua volta anche l'Egitto pratica respingimenti collettivi illegali. Dall'avvento al potere di Al Sisi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/15/legitto-cambia-corso-respinti-siriani-in-fuga-dal-conflitto/655690/

Respingimenti vietati dall'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e dal Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo. Respingimenti che il governo italiano ritiene  adesso di potere eseguire di nuovo, violando la legalità internazionale sulla base degli accordi stipulati nel 2001 tra l'Egitto di Moubarak e il ministro dell'interno Maroni.

http://www.radiortm.it/2014/08/02/polizia-arresta-7-scafisti-egiziani-degli-scafisti-durante-fasi-approdo-tentato-fuggire-gli-traditi-dal-pianto-dei-bambini/

Riesplode intanto  la tensione nei CIE e nei CARA, come a Pian del Lago, a Caltanissetta, o nei centri di primo soccorso ed accoglienza, CPSA, com quello di Pozzallo, che dopo mesi ha ripreso a funzionare come un centro a porte chiuse. In questi centri i migranti vengono inviati dopo essere stati "selezionati" dalla polizia, a seconda della nazionalità di appartenenza, sulla base delle probabilità di rimpatrio forzato derivanti dagli accordi di riammissione stipulati dall'Italia con i paesi di origine. Una "selezione" etnica, senza nessuna concreta possibilità di chiedere asilo o altre forme di protezione. Anche in questo caso contro lo statuto giuridico dei CPSA, contro la legge.

 http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca

http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/caltanissetta/dettaglio/articolo/gdsid/365066/

Le linee del governo in materia di immigrazione sono sempre più chiare. Ricerca spasmodica di Alfano di un consenso in Europa per sostituire le missioni di Mare Nostrum con le operazioni mortali di Frontex, legittimazione delle peggiori dittature, rilancio degli accordi bilaterali di riammissione, finta semplificazione delle procedure di asilo.Si è costretti a salvare migliaia di vite, quando si arriva in tempo, si tenta di "bilanciare" questo minimo di umanità con la faccia dura delle autorità preposte alla sorveglianza dei centri, e delle prassi rivolte a quei migranti che non hanno neppure la possibilità di chiedere asilo, ai quali si riserva invece la pratica illegale dei respingimenti collettivi.

http://www.internazionale.it/news/renzi-dal-cairo/2014/08/02/egitto-cruciale-per-gaza-e-libia/

 http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2014/08/01/gaza-renzi-vola-da-sisi-lunico-mediatore-possibile_821df3b2-c3a8-4602-884d-a12150e127d1.html

 Chiusura di qualunque possibilità di ingresso legale. Nessun canale umanitario. Si cerca un accordo con l'Egitto per bloccare il passaggio dei migranti in Libia e le partenze verso l'Italia. Le prime vittime saranno i siro-palestinesi intrappolati e spesso incarcerati in Egitto. Alfano dunque sulle stesse orme di Maroni. Con Renzie al suo fianco.




0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro