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giovedì 25 settembre 2014

Chi è il nuovo Commissario UE all'immigrazione, l'ex ministro della difesa greco Avramopoulos. Per lui i profughi sono migranti illegali da respingere.




ΔΗΜΟΣΙΟΓΡΑΦΟΣ: It is clear that, along with Italy, Greece and Bulgaria have become the major guardians of EU borders. I refer to a problem that Greece faces for several years now, while Bulgaria discovered it in a dramatic way the past two years: illegal immigration. Did you exchange views and experiences on this matter in the light of Bulgaria’s intention to build a fence to its borders with Turkey, something that Greece has done already?
D. AVRAMOPOULOS: It is true that we discussed this issue. It is also true that during the past years in Greece we have faced a big problem due to the vast flow of illegal immigrants.
The way this issue has emerged is well-known. In fact recently, due to the developments in Syria, the situation has worsened. We had to take measures. A part of these measures has already yielded fruits. The wall at the northern part of Evros has yielded fruits. The entry of illegal immigrants in Greece by this side has almost been eliminated. Yet the problem has not been resolved since, as you know, Greece has sea borders which also are Europe’s borders.
This is why Frontex has been developed.
Despite all these measures, the problem still exists because it is not possible to control the entire width of our maritime borderline. We decided to cooperate with the Minister, on the basis of the experience we have acquired and, without any intention to interfere to Bulgaria’s internal affairs of course, I believe that the measures taken by Bulgaria are towards the right direction.
At this point, I would like to stress out three points.
The first one has to do with the protection of European borders. We have already developed initiatives and, in the framework of the Greek presidency of the European Union from January 1st, we will discuss with our European partners this issue as well, and we will cooperate with Bulgaria on it.
The second has to do with the consolidation of an environment of social stability within our countries; mostly as far as the part of illegal immigration, that caused problems such as the ones I earlier described, are concerned.
The third has to do with a more practical and efficient policy to withhold this flow. Allow me to say that neighbouring countries, through which these flows pass, should be more cooperative with us.
We understand both the human and the social side of this problem, yet we have to protect our societies and borders. This is not a task for the Ministry of National Defence, we cooperate with the apposite Ministries, but this issue has preoccupied us because one of its extensions relates to our national security.
Behind all these flows, there might be hiding and developing nests that reproduce violence and, I do not hesitate to say, sometimes also terrorism.
Α. NAYDENOV: You are right saying that the problem of immigrants and the measures taken by the two countries are among the issues we discussed and I underlined it in my introduction.
However, let me clarify that Bulgaria did not recognize this problem now. It is now that we face the repercussions of the increase of the immigrant flow towards Bulgaria. Each day, 100 to 200 immigrants enter the country. Last month, 3,500 have entered.
We realise the merely humanitarian issues related to the immigration problem, and this is something we agreed upon with Mr. Avramopoulos. We understand our responsibilities as parties of various international agreements and as countries–members to organisations, with the responsibility to give refuge and the appropriate circumstances for settlement to reception facilities for people who were forced to leave their countries.
At the same time, we comprehend our responsibility towards our citizens, as well as our country’s security in general. The latest measures we adopted, as part of a plan with 7 goals and 33 initiatives, are towards this direction.
The key notion of this plan is to reduce the flow of illegal immigrants into the country. We are not content by the fact that we have to build a fence to our borders so as to constrain entrance. In this case I have to say that we are not delighted with the idea of assigning this to the Bulgarian army. However, they are installations that will withhold illegal immigration and direct it towards official border crossing points.
Moreover, parallel to the efforts of the Bulgarian authorities for speeding up the procedures of documentation processing and installation of immigrants, we adopt measures for the return of those citizens who do not fulfil the clauses for the concession of H&C grounds status, and immigrant status, and this is a part of our responsibilities: on one hand Greece, as part of the Schengen agreement, on whose territory the Frontex force is deployed, and on the other hand Bulgaria, which is not part of the Schengen agreement, even though it fulfils all criteria and makes all efforts to comport as a country that realises its responsibilities.


http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219



 Da "Cronache di ordinario razzismo"
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/



UE: Avramopoulos Commissario europeo su Immigrazione e Affari interni. Le perplessità delle associazioni

Dimitris Avramopoulos è il nuovo Commissario europeo con delega a Immigrazione e Affari Interni. Scelto dal neopresidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, la sua nomina desta molti dubbi tra ong, associazioni e commentatori.
Diplomatico greco ed esponente del partito conservatore Nea Demokratia, Avramopoulos è stato per otto anni sindaco di Atene, oltre a ricoprire il ruolo di ministro della Difesa nel governo conservatore di Samara. Nei precedenti esecutivi è stato titolare di Esteri, Turismo, Salute.
Molti ricordano la fotografia che lo immortala, a fine 2013, nella regione del fiume Evros, al confine con la Turchia, in posa mentre punta un mitra verso l’orizzonte. Un gesto decisamente contestabile, ancora di più per il territorio in cui ebbe luogo: la zona è una delle frontiere più delicate d’Europa, sia per via delle relazioni con la Turchia, sia per il passaggio di molti migranti. Proprio per ostacolare questi ultimi, l’allora governo Papandreou fece costruire una barriera di filo spinato: una “vergogna” secondo le associazioni per i diritti umani. La ex commissaria agli affari interni Cecilia Malmstrom si rifiutò di concedere i finanziamenti UE per la sua costruzione; il suo successore Avramopoulos invece elogiò l’iniziativa del governo greco, sottolineando la necessità di “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”.
Il concetto di “protezione dei confini e della cultura” deve essere particolarmente caro a Avramopoulos: “Tu di dove sei? Macedone? E allora perché non parli greco?” aveva risposto, pochi mesi prima della visita nella zona di confine, a un giornalista che gli chiedeva di esprimere la propria posizione sulla disputa relativa al nome della Repubblica balcanica (così la Grecia definisce la Macedonia, non riconoscendole il nome, con cui il paese ellenico designa una sua regione nel nord del Paese). Non esattamente una risposta dialogante.
Forse sempre il concetto di “protezione dei confini” è alla base dei chilometri di ringhiere che Avramopoulos fece costruire ad Atene durante il suo primo mandato, dal 1994 al 1998.
La scelta di un ex ministro della Difesa – e di Avramopoulos in particolare – per governare affari interni e questione migratoria, sembra una dichiarazione di intenti circa la posizione assunta dalla nuova presidenza della Commissione europea in merito all’immigrazione. Nella lettera di incarico inviata da Junker a Avramopoulos, non viene fatto alcun riferimento all’opportunità di applicare la Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), prevedendo la possibilità di offrire una tutela immediata alle persone sfollate quando vi è il rischio che il sistema di asilo non possa far fronte in maniera soddisfacente all’intensificarsi degli arrivi. Una misura quanto mai necessaria visto lo scenario internazionale, che tuttavia non viene mai menzionato nella lettera di inizio mandato. Così come non viene ipotizzata alcuna riforma del regolamento Dublino III, e nemmeno l’apertura, in collaborazione con le Nazioni Unite, di canali di ingresso per le persone bisognose di protezione internazionale. Dal presidente della Commissione nessun accenno alle stragi, numerose e terribili, che continuano a verificarsi nel Mar Mediterraneo. Del resto, stando alle parole di Junker il compito del Commissario sarebbe quello di “aiutare l’Europa a far fronte alle carenze di competenze e attrarre i talenti di cui ha bisogno“. Gli obiettivi strategici che Junker affida a Avramopoulos sono il contrasto dell’immigrazione irregolare, il controllo delle frontiere esterne tramite il rafforzamento di Frontex e delle guardie costiere, e il consolidamento della cooperazione con i paesi terzi, incentrata sulla lotta al terrorismo e sugli accordi di riammissione: nessun accenno alla necessità di interrompere la collaborazione con i paesi che non garantiscono la tutela dei diritti umani.
Proprio la Grecia è stata condannata più volte dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per il trattamento riservato ai migranti, in aperta violazione di alcuni articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo; inoltre, diverse associazioni e ong hanno denunciato le pratiche discriminatorie e profondamente lesive messe in atto dal paese ellenico nei confronti dei migranti e dei richiedenti protezione internazionale.
L’Unione Europea si trincera sempre di più: se c’era bisogno di un ulteriore segnale, è arrivato.




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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