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giovedì 18 settembre 2014

Dopo le stragi nessuna informazione per i parenti delle vittime e dei dispersi. Dalle istituzioni solo silenzio.Centinaia di famiglie in angoscia.


 Mancano pure le liste con le fotografie dei migranti sepolti più recentemente nei cimiteri siciliani. O non sono consultabili.                        

 http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/468307/Appello-da-Gaza-Oltre-90-dispersi-nel-naufragio-diteci-se-sono-vivi-o-morti                        

 Procede a rilento la procedura per la comparazione del DNA delle vittime della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e quello dei parenti che da mesi chiedono la possibilità di riconoscere i loro congiunti. I parenti hanno diritto a riconoscere i loro cari vittime delle tragedie dell'immigrazione.

https://www.opendemocracy.net/stefanie-grant/lampedusa-deaths-identification-and-families%E2%80%99-right-to-know

Per non dimenticare

http://livesicilia.it/2013/10/09/lampedusa-289corpi

 Nessuna possibilità di avere notizie sulla identità di migranti annegati nelle ultime settimane in acque libiche. Uccisi due volte, non dagli scafisti, ma dalle politiche dell'Unione Europea e dalla burocrazia. Oltre che dalle guerre, da Gaza al Mali.

http://www.unhcr.org/53fc58969.html

Sembra che l'OIM di Roma abbia notizie di alcuni superstiti, dopo la strage di sette giorni fa ad ovest di Creta, si troverebbero a Malta, in Grecia  ed in Italia, e tramite loro si potrebbe risalire ad altri dispersi. Il numero è 0644231428- Ufficio dell'OIM di Roma

 Dal sito www.ctzen.it 

Migranti, silenzio sul barcone affondato
I volontari: «Cosa diciamo alle famiglie?»

"Con una nota, la procura di Catania informa sugli sviluppi del caso dell’imbarcazione con a bordo oltre 400 migranti colata a picco al largo di Malta. Ma l’ufficio fa appello alla riservatezza sull’identità dei superstiti, così come delle vittime certe. «In questi giorni ci stanno contattando decine di persone da Gaza per avere informazioni sui propri familiari, ma nessuno vuole dirci niente», raccontano dalla rete antirazzista catanese

Centinaia di famiglie in questi giorni si chiedono cosa ne è stato dei loro figli, fratelli e sorelle. Ma dalle istituzioni siciliane ottengono solo silenzio. È la situazione vissuta dallo scorso fine settimana dai familiari degli almeno 400 migranti, per lo più palestinesi, a bordo dell’imbarcazione affondata a 300 miglia a sud-est di Malta. Mentre non si conosce l’identità delle vittime certe e dei pochi superstiti, la procura della repubblica di Catania comunica le prime conferme all’indagine partita qualche giorno dopo la tragedia: «Plurime fonti indicano che l’affondamento sia stato volontariamente causato dallo speronamento da parte di altra, più grande imbarcazione - scrive in una nota la procura - Tale condotta sarebbe stata determinata dal rifiuto dei migranti (e dello stesso equipaggio della nave poi affondata) di trasbordare su di un natante inadeguato a reggere il numero dei passeggeri».
L’indagine procede insieme alle autorità e alla polizia di diversi Stati, tra cui l’Egitto – da dove è partito il barcone -, la Grecia – dove si trovano altri sopravvissuti – e Malta. «I migranti che stanno rendendo dichiarazioni sono attualmente tutelati e si prega di astenersi da contatti al fine di garantire la genuinità della loro collaborazione per gli sviluppi del procedimento», continua la procura. Che conclude: «Comprendiamo l’esigenza di informare l’opinione pubblica in maniera completa. Riteniamo però necessario mantenere ancora la riservatezza, necessaria per completare investigazioni». Due passaggi che rendono ancora più difficile il tentativo delle famiglie di rintracciare i propri parenti partiti via mare il 6 settembre.
«In questi giorni ci stanno contattando decine di persone da Gaza per avere informazioni», spiegano dalla rete antirazzista catanese. Valeria, una delle volontarie, non dorme da giorni. «Ho chiamato procure, centri d’accoglienza, polizia, uffici – spiega – ma nessuno sa dirmi niente. Nemmeno il numero esatto dei superstiti». Forse otto, dieci o 26 secondo le diverse ricostruzioni. E non tutti in Sicilia. «Se dagli uffici non rilasciano le generalità dei sopravvissuti, non so come aiutare queste persone», continua Valeria. Persone che, intanto, fanno appello tramite i social network a chi vive in Sicilia e cercano disperatamente di ottenere informazioni.
In attesa di notizie che non arrivano, a Gaza hanno preparato una lista parziale dei dispersi con nomi, cognomi e foto. Ma senza poter avere alcun riscontro. Allo stesso modo, non sono state diffuse le foto dei corpi seppelliti velocemente a Pozzallo, così come nulla si sa dei loro effetti personali. Una procedura che non permette alcun riconoscimento, specie per chi viaggiava da solo. E intanto le famiglie aspettano, indecise se investire i pochi soldi rimasti dopo gli ultimi raid a Gaza che hanno distrutto attività e fattorie, per non sapere neanche dove andare".
[Foto d'archivio]

http://ctzen.it/2014/09/18/migranti-silenzio-sul-barcone-affondato-i-volontari-cosa-diciamo-alle-famiglie/

Non hanno fatto neppure ricerche approfondite sulle vittime del naufragio di Lampione nel settembre del 2012, in Tunisia molti parenti delle vittime attendono ancora notizie. "Massimo impegno"...nel rimuovere dalla memoria collettiva queste stragi perchè disturbano le politiche di sbarramento delle frontiere.


http://www.stranieriinitalia.it/attualita-cancellieri_massimo_impegnoper_il_recupero_dei_migranti_dispersi

PROTEGGERE LE PERSONE NON I CONFINI

http://www.articolo21.org/2014/09/proteggere-le-persone-non-i-confini/

Continua ad essere ignorata la dura denuncia del segretariato di Londra di Amnesty International contro le vergognose politiche dell'Unione Europea.

http://www.amnesty.it/Nuovi-naufragi-di-migranti-nel-Mediterraneo-evidenziano-la-necessita-di-azione-Unione-europea

"La risposta degli stati membri dell'Unione europea alla crisi dei rifugiati nel Medio Oriente e nell'Africa del Nord è stata vergognosa" - ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International. "Il crescente numero di morti nel mar Mediterraneo testimonia l'inefficacia delle attuali politiche e prassi europee in tema di asilo e immigrazione".

"I leader europei vogliono impedire alle persone di giungere in Europa ad ogni costo, costringendo gente disperata a intraprendere viaggi sempre più pericolosi" - ha aggiunto Dalhuisen.

"I paesi europei hanno messo a disposizione un numero misero di posti per il reinsediamento di rifugiati in fuga da conflitti come quello siriano. Un deciso aumento di tale disponibilità potrebbe offrire una speranza di vita ai rifugiati e ridurre il numero di coloro che sono costretti a intraprendere traversate rischiose" - ha sottolineato Dalhuisen.

"I leader europei non intendono istituire vie sicure e legali per consentire ai migranti e ai rifugiati di raggiungere l'Europa. Fino a quando manterranno questa posizione, vite umane continueranno a venir perse in mare" - ha concluso Dalhuisen.

La marina militare libica ha dichiarato di aver soccorso 36 persone dopo che la scorsa notte un'imbarcazione con a bordo 250 rifugiati e migranti è affondata nei pressi di Tajoura, a est di Tripoli.

Altre due imbarcazioni risultano essere affondate negli ultimi giorni nel Mediterraneo centrale, con diverse centinaia di persone annegate.
L'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ha dichiarato che nel corso del 2014 oltre 2500 persone sono annegate o scomparse nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

Il peggioramento delle condizioni di sicurezza e gli scontri tra le milizie in Libia, il principale punto di partenza per l'Europa, hanno comportato l'aumento del numero di migranti e rifugiati in cerca di una via d'uscita dal paese.

Amnesty International chiede ai leader dell'Unione europea di garantire vie sicure e legali d'accesso all'Europa per i rifugiati che cercano di raggiungere i suoi confini, attraverso il reinsediamento, i programmi di ammissione umanitaria e la semplificazione dei ricongiungimenti familiari.

Nel corso di settembre, Amnesty International renderà pubblico un nuovo rapporto sulle pericolose traversate dalla Libia verso l'Italia. "

Troppo comodo l'alibi dei cattivi scafisti , capro espiatorio per nascondere responsabilità politiche e complicità istituzionali. Qualcuno conta ancora sull'effetto pedagogico delle stragi, ma i migranti continuano a partire, e continueranno, con o senza Mare nostrum.

http://www.lecourrierdelatlas.com/787617092014500-migrants-morts-en-Mediterranee-les-passeurs-ces-coupables-ideaux.html

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro