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martedì 16 settembre 2014

Amnesty International critica le politiche ed il silenzio dell'Unione Europea sulle stragi in Mediterraneo, ed Alfano ordina respingimenti collettivi verso l'Egitto, trofeo di guerra da sbandierare in Europa. La Commissione Europea scarica tutte le responsabilità sui trafficanti. L'Egitto si adegua.


L'Europa sprofonda nella vergogna, Amnesty International critica il silenzio e le scelte europee in materia di immigrazione all'indomani di una serie di stragi che hanno comportato la perdita di almeno ottocento vite nelle acque del Mediterraneo sulle rotte dall'Egitto e dalla Libia.
Sprofonda anche la libertà di informazione, le critiche di Amnesty alle politiche europee si trovano sulla stampa libica, ma sono emarginate dalla macchina dell'informazione nei paesi di arrivo. Non vorremmo che ci fosse più libertà di informazione in Libia, piuttosto che in Italia, dove il comunicato di Amnesty è stato ignorato.

"According to Amnesty International Europe and Central Asia Director John Dalhuisen, the increasing death toll in the Mediterranean Sea points to the ineffectiveness of the current asylum and migration policies and practices under the EU.
“The response of EU member states to the refugee crises in the Middle East and North Africa has been shameful,” Dalhuisen said.
European leaders want to prevent people from reaching Europe at any cost, he explained. The result is that desperate people are forced to take more dangerous routes.
The resettlement options within the EU offered by European countries are very few in proportion to the number of refugees fleeing conflicts, such as the situation in Syria, he said. In Dalhuisen’s opinion, if the EU were to offer more places for resettlement, fewer refugees would be driven to risk crossing the Mediterranean illegally".

http://www.libyaherald.com/2014/09/15/eu-response-to-migrant-crisis-shameful-amnesty-international/#ixzz3DTrEwpAi

http://www.libyaherald.com/2014/09/15/eu-response-to-migrant-crisis-shameful-amnesty-international/#axzz3DTqdbkVU

La Commissione Europea, dopo il fallimentare esito dei Consigli europei e della Task Force su Frontex, nominata a seguito della strage del 3 ottobre 2013 a Lampedusa,  plaude alle indagini contro scafisti e trafficanti e promette ancora una volta di rinforzare le misure contro l'immigrazione "clandestina", a partire dagli accordi bilaterali di cooperazione di polizia con i paesi di transito. La scelta peggiore, la ricerca del capro espiatorio, un copione già letto e riletto tante volte, che ha causato migliaia di vittime in mare e nei deserti. I veri responsabili di queste stragi, le persone che con le loro decisioni costringono alla fuga attraverso il ricorso ai trafficanti, coloro che negano l'apertura di canali umanitari e di possibilità di ingresso legale protetto in Europa, stanno a Bruxelles e nelle capitali europee.                                                                              

http://m.20minutes.fr/monde/1444703-naufrage-bateau-migrants-faut-abord-accuser-politique-fermeture-frontieres                                      

 A proposito, dove è finito il nuovo Commissario Europeo all'immigrazione ?

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/2014/notizia/immigrazione-ue-indagare-sugli-ultimi-morti-in-mare-sono-omicidi-_2068064.shtml

http://www.hrw.org/news/2014/09/16/dispatches-heinous-act-more-deaths-high-seas 

Sprofonda anche il rispetto dei diritti umani e delle Convenzioni internazionali in Italia. Vergogna davvero. Non vogliamo vedere ancora i responsabili di queste politiche venire il 3 ottobre a Lampedusa a piangere lacrime di coccodrillo. Che pensino ad aprire canali umanitari e a inviare missioni di salvataggio. Che la smettano di ordinare alla polizia rimpatri collettivi. E che non si facciano vedere prima in commemorazioni che non gli appartengono.

" Con un volo diretto Comiso-Il Cairo dell’Egyptair sono stati rimpatriati 45 migranti egiziani che erano sbarcati a Pozzallo venerdì sera e che non possedevano i requisiti per soggiornare nel territorio italiano".

 http://www.radiortm.it/2014/09/16/pozzallo-impatriati-45-migranti-egiziani-volo-charter/

Alfano potra' sbandierare in Europa il suo trofeo di guerra. Rimpatri collettivi illegali ma i giudici pensano ad altro. I diritti di difesa non esistono più e sull'accesso alla procedura di asilo decide solo la polizia. Lo vieta il decreto legislativo n.25 del 2008, che non sembra ancora abrogato, ma gli ordini del Viminale non si discutono.

Anche in Egitto, comunque, gli unici colpevoli delle stragi dei migranti sono i trafficanti, non certo i governi come quello egiziano che incarcerano famiglie di siriani e palestinesi in fuga da orrori indicibili.

http://www.capitalfm.co.ke/news/2014/09/egypt-blames-organised-crime-after-migrant-shipwreck-deaths/ 

Già lo scorso anno, e prima ancora nel 2012, i rimpatri collettivi verso l'Egitto erano stati criticati dall'OIM, dall'UNHCR e dalle altre organizzazioni coinvolte nel progetto Praesidium, in convenzione con lo stesso ministero dell'interno.

"Dall’inizio dell’anno (2013) sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le Organizzazioni umanitarie, che svolgono un’importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Una problematica sollevata anche da Francois Crepeau, Special Rapporteur per i diritti delle persone migranti presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al termine della sua missione in Italia dello scorso ottobre 2012".

http://www.italy.iom.int/index.php?option=com_content&task=view&id=234&Itemid=44

Le autorità italiane sostengono che questi rimpatri collettivi sono previsti dagli accordi bilaterali con l'Egitto, che da anni prevedono forme sommarie di riconoscimento, di fatto senza attribuzione certa dell'età e dell'identità, ma solo sulla base della attribuzione della nazionalità, confermata da agenti consolari egiziani al momento dell'imbarco sul volo di rimpatrio. Comunque di diritti umani in Egitto non se ne deve parlare, del resto i rimpatri sommari fanno comodo ai governi europei.

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2014/09/17/egitto-diritti-umani-il-cairo-convoca-ambasciatori-ue_f9aed063-ea22-48db-8c81-7c629ddec7ed.html

Ma già la Corte Europea dei diriitti dell'Uomo nel 2012, con la sentenza sul caso Hirsi Janaa ed altri contro Italia e Grecia aveva chiarito che gli accordi bilaterali non possono prevalere sul rispetto delle convenzioni internazionali che vietano i rimpatri collettivi, senza identificazione individuale delle persone. Vietano le espulsioni ed i respingimenti collettivi l'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, il Regolamento frontiere Schengen n.562 del 2006 e l'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, norme che non possono essere derogate da accordi bilaterali o da intese operative di polizia. Chi viola queste disposizione che hanno efficacia cogente anche in Italia si rende colpevole di violazioni gravi che andrebbero perseguite dalla magistratura, ma naturalmente le vittime non si possono difendere nè prima del rimpatrio, perchè non vengono messe nella possibilità di contattare un avvocato ed un interprete di fiducia, e neppure dopo, perchè una volta eseguito il rimpatrio in Egitto scompaiono nelle galere e nelle stazioni di polizia dalle quali non è possibile fare uscire alcun ricorso.

 Questi rimpatri sono ancora più odiosi se si considerano le centinaia di morti che ci sono stati in questi giorni, proprio tra persone che provenivano all'Egitto, ed anche in considerazione della coincidenza tra un naufragio davanti le coste di Alessandria d'Egitto e l'arresto, da parte della polizia egiziana, di oltre settanta profughi siriani e palestinesi che cercavano di raggiungere l'Italia. Come non mettere in relazione le due notizie, quella degli arresti e quella del naufragio di profughi che fuggivano verso l'Europa ?

http://hosted.ap.org

 (ANSA) - TEL AVIV, 14 SET - Quindici migranti di Gaza sono morti nel rovesciamento di un battello di fronte alla spiaggia di Al-Ajami nei pressi di Alessandria di Egitto. Lo riporta l'agenzia Maan, citando fonti dell'esercito egiziano. Altre 72 persone sono state tratte in salvo dal battello rovesciatosi dopo aver urtato uno scoglio. Le stesse fonti hanno precisato che i migranti erano fuggiti da Gaza passando sotto i tunnel con l'Egitto ed erano diretti in Italia.

 http://notizie.tiscali.it/cronaca/feeds/14/09/14/t_01_2014-09-14_1141170008.html?cronaca

Ci sono anche molti egiziani che avrebbero titolo di avere riconosciuto in Europa uno status di protezione, se solo la polizia italiana accettasse e formalizzasse le loro richieste di asilo, piuttosto che impedire ogni contatto ed ogni informazione, per eseguire poi respingimenti ed espulsioni collettive vietate dalle leggi internazionali, adducendo magari la scusa che nessuno ha presentato una domanda di asilo. In questo caso evidentemente, in soli tre giorni, la polizia, su istruzioni del ministero dell'interno, ha deciso di eseguire i respingimenti collettivi, senza dare alcuna possibilità di presentare una formale richiesta di asilo.

http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004863

http://terredeshommes.it/comunicati/sbarchi-in-sicilia-terre-des-hommes-allarme-espulsione-minori-chiediamo-alle-istituzioni-di-garantire-che-le-regole-dellaccoglienza-vengano-rispettate/

Tutti dovrebbero sapere che fine fanno gli oppositori del regime militare di Al Sisi in Egitto, torture, carcere a tempo indeterminato senza processo e per alcuni anche la pena di morte, situazioni che imporrebbero all'Italia una moratoria delle operazioni di rimpatrio verso Il Cairo, ma il governo italiano adesso ha bisogno di dimostrare all'Europa un "pugno  di ferro" verso quella che continuano a definire come immigrazione illegale, e dunque non importa se ad andarci di mezzo ci sono alcune decine di poveracci, probabilmente scelti al caso, "sparando" si potrebbe dire nel mucchio. Questa volta i soldi e gli uomini per questi rimpatri disumani li hanno trovati ed i portavoce delle questure possono gioire. 

        Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.

                                         Articolo 19
                    Protezione in caso di allontanamento, di espulsione e di estradizione
1. Le espulsioni collettive sono vietate.
2. Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio
serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti.




Decreto legislativo n.25 del 2008 sulle procedure di asilo

Capo II
Principi fondamentali e garanzie
Art. 6.
Accesso alla procedura
1. La domanda di protezione internazionale e' presentata personalmente dal richiedente presso l'ufficio di polizia di frontiera all'atto dell'ingresso nel territorio nazionale o presso l'ufficio della questura competente in base al luogo di dimora del richiedente.
2. La domanda presentata da un genitore si intende estesa anche ai figli minori non coniugati presenti sul territorio nazionale con il genitore all'atto della presentazione della stessa. 3. La domanda può essere presentata direttamente dal minore non accompagnato ai sensi dell'articolo 19.
Art. 7.
Diritto di rimanere nel territorio dello Stato durante l'esame della domanda
1. Il richiedente e' autorizzato a rimanere nel territorio dello Stato, ai fini esclusivi della procedura, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 11 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, fino alla decisione della Commissione territoriale in ordine alla domanda, a norma dell'articolo 32.
2. La previsione di cui al comma 1 non si applica a coloro che debbano essere:
    a) estradati verso un altro Stato in virtù degli obblighi previsti da un mandato di arresto europeo;
    b) consegnati ad una Corte o ad un Tribunale penale internazionale;
    c) avviati verso un altro Stato dell'Unione competente per l'esame dell'istanza di protezione internazionale.
Art. 8.
Criteri applicabili all'esame delle domande
1. Le domande di protezione internazionale non possono essere respinte, ne' escluse dall'esame per il solo fatto di non essere state presentate tempestivamente.
2. La decisione su ogni singola domanda deve essere assunta in modo individuale, obiettivo ed imparziale e sulla base di un congruo esame della domanda effettuato ai sensi del decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251.
3. Ciascuna domanda e' esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall'ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, o comunque acquisite dalla Commissione stessa. La Commissione nazionale assicura che tali informazioni, costantemente aggiornate, siano messe a disposizione delle Commissioni territoriali, secondo le modalità indicate dal regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 38 e siano altresì fornite agli organi giurisdizionali chiamati a pronunciarsi su impugnazioni di decisioni negative.
Art. 9.
Criteri applicabili alle decisioni dell'autorità accertante
1. Le decisioni sulle domande di protezione internazionale sono comunicate per iscritto.
2. La decisione con cui viene respinta una domanda e' corredata da motivazione di fatto e di diritto e deve recare le indicazioni sui mezzi di impugnazione ammissibili.
Art. 10.
Garanzie per i richiedenti asilo
1. All'atto della presentazione della domanda 1'ufficio di polizia competente a riceverla informa il richiedente della procedura da seguire, dei suoi diritti e doveri durante il procedimento e dei tempi e mezzi a sua disposizione per corredare la domanda degli elementi utili all'esame; a tale fine consegna al richiedente l'opuscolo informativo di cui al comma 2.
2. La Commissione nazionale redige, secondo le modalità definite nel regolamento da adottare ai sensi dell'articolo 38 un opuscolo informativo che illustra:
    a) le fasi della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale;
    b) i principali diritti e doveri del richiedente durante la sua permanenza in Italia;
    c) le prestazioni sanitarie e di accoglienza e le modalità per riceverle;
    d) l'indirizzo ed il recapito telefonico dell'ACNUR e delle principali organizzazioni di tutela dei richiedenti protezione internazionale.
3. Al richiedente e' garantita, in ogni fase della procedura, la possibilità di contattare 1'ACNUR o altra organizzazione di sua fiducia competente in materia di asilo.
4. Il richiedente e' tempestivamente informato della decisione. Tutte le comunicazioni concernenti il procedimento per il riconoscimento della protezione interna-zionale sono rese al richiedente nella prima lingua da lui indicata, o, se ciò non e' possibile, in lingua inglese, francese, spagnola o araba, secondo la preferenza indicata dall'interessato. In tutte le fasi del procedimento connesse alla presentazione ed all'esame della domanda, al richiedente e' garantita, se necessario, l'assistenza di un interprete della sua lingua o di altra lingua a lui comprensibile.
5. In caso di impugnazione della decisione in sede giurisdizionale, allo straniero, durante lo svolgimento del relativo giudizio, sono assicurate le stesse garanzie di cui al presente articolo.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro