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venerdì 10 ottobre 2014

Il Consiglio dell'Unione Europea (gruppo giustizia e affari interni) smantella Mare Nostrum e rilancia Frontex e la esternalizzazione dei controlli di frontiera. A vuoto gli appelli dell'UNHCR. Identificazioni forzate. Nei centri di accoglienza e nelle zone di transito si torna a picchiare.


Il Consiglio dell'Unione Europea ( gruppo giustizia e affari interni), riunito a Lussemburgo il 10 ottobre, smantella Mare Nostrum e rilancia la esternalizzazione dei controlli di frontiera. Un brano del documento ribadisce la collaborazione nelle politiche di respingimento e di riammissione con la Turchia, e il pensiero e la nostra rabbia vanno alla giovane sposa siriana, malata di cancro, bloccata al momento dell'arivo a Fiumicino aeroporto, dopo essere arrivata dalla Turchia, separata a forza da suo marito, con documenti regolari, e deportata in Turchia, dopo due giorni di detenzione "in incommunicado", perchè trovata in possesso di documenti falsi. Il marito, adesso libero, dopo essere stato arrestato è ancora a Roma, e con l'aiuto di numerosi volontari, si sta battendo per il ricongiungimento con la moglie.

Malgrado tutte le smentite europee, che proclamano la non fungibilità tra Mare Nostrum e Frontex Plus, Alfano insiste, sostenendo che l'operazione congiunta TRITON sotituirà la missione militare umanitaria Mare Nostrum. E promette di "stringere i bulloni" sulle identificazioni. A forza di botte.

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/semestre_italiano/2014/10/09/immigrazione-alfano-triton-pone-fine-a-mare-nostrum_df668953-4d18-4dea-a39c-1df03038c081.html

Apprendiamo anche che nel centro di accoglienza di Crotone sarebbe in corso un pestaggio contro alcuni siriani in sciopero della fame, probabilmente perchè non vogliono rilasciare le impronte digitali.  Si dovrebbe trattare di queste persone appena arrivate.

 Isola Capo Rizzuto
10/10/14
h 21:48
''Se non rilascerete le impronte useremo la forza''...
I rifugiati Siriani sbarcati questo pomeriggio, hanno cominciato lo sciopero della fame come segno di protesta contro l'espressa volonta' delle forze dell'ordine di prendere le impronte usando la forza contro tutti.


(ANSA) - ISOLA CAPO RIZZUTO (CROTONE), 10 OTT - Centoventotto migranti di nazionalità siriana sono stati salvati dalla Guardia costiera dopo che l'imbarcazione sulla quale viaggiavano - una barca a vela di una ventina di metri battente bandiera statunitense - si è arenata sugli scogli ad una ventina di metri dalla riva i localita Capo Cimiti, a Isola Capo Riz...zuto. E' stato uno dei migranti, da bordo, a telefonare al 1530 della Guardia costiera dando l'allarme. L'operazione di soccorso, coordinata dalla Guardia costiera, è stata condotta con una motovedetta ed un gommone del Corpo ed una unità della Guardia di finanza. I migranti, tra i quali 32 donne e 21 minori accompagnati, sono stati accolti dal dispositivo delle forze di sicurezza coordinato dalla Prefettura di Crotone e dai volontari di Misericordia e Protezione civile; allestita anche una unità sanitaria del 118 dell'Asp di Crotone. Tra le persone sbarcate c'era anche un non vedente ed alcune donne in stato di gravidanza. Cinque le persone portate in ospedale per accertamenti, tra le quali un disabile.

Art. 337 Codice Penale
Chiunque usa violenza o minaccia (1) per opporsi a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto di ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito ...con la reclusione da sei mesi a cinque anni [339] (2).
Note
(1) La locuzione violenza o minaccia costituisce un elemento essenziale della fattispecie in quanto si tratta di strumenti idonei a coartare la volontà del soggetto pubblico in grado di conferire il necessario quid di disvalore all'ipotesi delittuosa. A differenza però del delitto di violenza a pubblico ufficiale di cui all'art. 336, nella figura in esame la violenza o minaccia accompagna il compimento dell'atto da parte del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio, non quindi lo precede. Si deve poi trattare di violenza o minaccia idonea a impedire concretamente al funzionario il compimento dell'atto, di qui la impossibilità di configurare il reato in esame nei casi di resistenza passiva, così come nel caso di condotte di fuga, destrezza o raggiro, che non presentino tale requisito.
(2) L'art. 4 del d.lgs. Lgt. 14 settembre 1944, n. 288 prevede una causa di giustificazione speciale secondo la quale la norma in esame risulta inapplicaile qualora il p.u. o l'i.p.s. abbia dato causa al fato preveduto, eccedendo con atti arbitrari i limi delle sue attribuzioni

Già prima dell'avvio dell'operazione congiunta di polizia Mos Maiorum, si moltiplicano le notizie di pestaggi su migranti che rifiutano di rilasciare le impronte digitali nella speranza di potere raggiungere altri paesi europei.

http://www.frontexit.org/en/news

 Non viene neppure fornita alcuna informazione sulle possibilità di ricongiungimento familiare garantito in senso più ampio ( fino al terzo grado di parentela) dal nuovo Regolamento Dublino III. Chi rifiuta di rilasciare le impronte digitali viene picchiato, e denunciato per inosservanza dell'ordine dell'autorità ( art. 650 c.p.) o addirittura per resistenza. In questo caso ci può essere anche l'arresto facoltativo. Queste pratiche di polizia stanno producendo una clandestinizzazione che rende ancora più deboli persone provate da viaggi impossibili, che alle spalle si sono lasciate solo morte e macerie, più deboli anche rispetto alle organizzazioni criminali o ai "singoli trafficanti di terra" che stanno incrementando i loro guadagni.

 Intanto l'Europa decide di alzare ancora i suoi muri, all'interno e all'esterno dei confini Schengen,  e con l'operazione Mos Maiorum dichiara guerra a tutti i migranti irregolari, anche se si tratta di persone che sono titolari del diritto alla protezione o vittime del traffico che si vorrebbe colpire.
Per i ministri dell'interno europei è meglio se sfollati e profughi non arrivano neppure e per questo si promuove la collaborazione con i paesi di transito, dove dovrebbe essere a tutti noto quali e quanti abusi subiscano i migranti in transito, da parte delle organizzazioni criminali e di agenti di polizia collusi.

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/fr/jha/145054.pdf

Nel documento del Consiglio dell'Unione Europea neanche una parola sul rispetto dei diritti umani nei paesi di transito ai quali si vuole trasferire il compito di fermare i migranti prima che partano verso l'Europa.

 "Action en coopération avec les pays tiers
L'action menée dans les pays tiers devrait porter en priorité sur les principaux pays cités ci-après,
qui sont actuellement au coeur des mouvements migratoires: Afrique de l'Ouest (Niger, Mali,
Tchad, Gambie, Ghana, Mauritanie, Sénégal, Nigeria), Afrique de l'Est (Soudan, Éthiopie,
Érythrée, Somalie), Afrique du Nord (Libye, Égypte, Algérie, Maroc, Tunisie), ainsi que la
région qui borde la Syrie (Jordanie, Liban, Turquie, Iraq) car ces pays sont submergés par
l'afflux de réfugiés en provenance de Syrie et sont soumis à une pression extrême. En
Libye, tout devrait être mis en oeuvre pour contribuer à créer les conditions propices au démarrage
éventuel d'un dialogue politique global portant aussi sur les questions de migration. À court terme,
il faudrait soutenir les activités des organisations internationales présentes sur place. Il convient
aussi d'être attentif aux pays de la route de la soie, en particulier l'Afghanistan, le Pakistan et le
Bangladesh.
Il y a lieu en particulier de prendre sans retard les initiatives mentionnées ci-après, notamment
pour prévenir les dangereux voyages en mer:
a) définir, avec les autorités tunisiennes, égyptiennes et libyennes, des moyens de réduire le
nombre de navires en provenance de Tunisie et d'Égypte, tout en aidant ces pays à gérer
les flux migratoires;

b) faire un meilleur usage des réseaux d'officiers de liaison qui, dans les pays tiers, sont
chargés de la lutte contre le trafic de migrants, afin de favoriser des échanges
d'informations plus efficaces;
c) étudier la possibilité de lancer, selon les besoins, des initiatives en matière d'application
des lois, comprenant des équipes communes d'enquête, avec les pays tiers concernés
afin de prévenir la traite d'êtres humains et le trafic de migrants et d'en poursuivre les
auteurs;
d) faire en sorte qu'Europol soit avisé rapidement de toutes les informations recueillies aux
frontières de l'UE par les services de surveillance des États membres et Frontex et qui
sont utiles pour lutter contre les passeurs. Il faudrait à cet effet multiplier en Europe les
initiatives de coopération policière dirigées contre le trafic de migrants, sous la
coordination d'Europol. Dans ce contexte, Frontex et Europol devraient sans tarder
finaliser leur accord sur le traitement des données à caractère personnel;
e) renforcer les capacités des pays tiers concernés en matière de gestion des frontières et
des migrations, notamment en Éthiopie et au Niger, ainsi qu'en Libye, en Égypte et en
Tunisie, y compris en apportant une assistance technique;
f) poursuivre le dialogue et la coopération avec les autorités turques, afin de démanteler les
réseaux de passeurs, d'échanger rapidement des informations, de renforcer les activités
conjointes avec les États membres de l'UE et d'assurer la mise en oeuvre intégrale de
l'accord de réadmission;

g) prendre des mesures pour entamer un dialogue sur les migrations, la mobilité et la
sécurité avec l'Égypte et le Liban;

h) mettre au point de nouveaux programmes régionaux de développement et de protection,
dont les dispositions soient renforcées, en Afrique du Nord et dans la Corne de l'Afrique et
mettre pleinement en oeuvre le programme régional de développement et de protection
qui existe au Proche-Orient;
i) mettre en oeuvre la stratégie de l'UE pour le Sahel, dans le but de contribuer à la sécurité,
à la stabilité et à la gouvernance dans la région;
j) proposer un nombre crédible de lieux de réinstallation, sur une base volontaire, afin d'offrir
une voie d'entrée légale et de contribuer à la stabilisation des communautés de réfugiés
en partenariat avec le HCR. Tout en tenant compte de l'action menée par les États
membres touchés par les flux migratoires, tous les États membres devraient apporter leur
contribution à cet objectif d'une manière équitable et équilibrée, notamment avec l'appui
du Fonds "Asile, migration et intégration";
3/5
k) conformément aux conclusions du Conseil de juin, aider les pays tiers à renforcer leurs
capacités d'assistance aux rapatriés;
l) accroître le recours aux actions communes de l'UE en matière de retour, notamment sous
la coordination de Frontex, par exemple par une participation volontaire des États
membres au projet pilote sur le retour qui est en cours, et renforcer les programmes
d'assistance au retour volontaire menés par des organisations internationales et des
ONG;
m) mettre en oeuvre les campagnes d'information prévues, et en envisager de nouvelles, sur
les risques que présente la migration irrégulière et sur les possibilités d'accès légal à
l'Europe;
n) persuader les autorités des pays d'Afrique du Nord de participer au réseau méditerranéen
Seahorse.


Il documento integrale
https://lampedusauneile.files.wordpress.com/2014/10/conseil-europc3a9en-10-10-2014.pdf

Segue qui sotto il punto di vista dell'UNHCR e preziosi riferimenti telefonici. Operatori sempre validi, ma senza la collaborazione dei governi degli stati europei e dei paesi di transito, fornire aiuti concreti ai migranti bisognosi di protezione nei paesi di transito diventa sempre più difficile. In queste ore la giovane sposa siriana respinta arbitrariamente dalla frontiera di Fiumicino aeroporto due giorni fa si trova ancora in Turchia ed è in attesa che le autorità le forniscano un visto di ingresso per l'Italia e per la Svezia. Seguiremo gli sviluppi di questa gravissima vicenda.
Dopo l'arrivo di molti giovani di Gaza, adesso potrebbero arrivare in Europa anche migranti in fuga dal Kurdistan iracheno e da Kobane. Tutte persone che arrivano dall'inferno.

" L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) rinnova il suo appello all’Europa affinché investa maggiori risorse per garantire il soccorso in mare nel Mediterraneo e intensifichi gli sforzi per fornire alternative legali a questi pericolosi viaggi"

http://www.unhcr.it/news/alla-vigilia-dellanniversario-del-disastro-di-lampedusa-lunhcr-richiama-lattenzione-sullaumento-di-vittime-delle-traversate-irregolari-nel-mediterraneo

 Molti di coloro che compiono la traversata in mare non dispongono di alternative legali e sicure per raggiungere l’Europa ed e’ necessario trovare con urgenza tali soluzioni per proteggere le persone dal rischio di doversi affidare ai trafficanti. Queste potrebbero comprendere un aumento delle quote di reinsediamento e l’accesso ai visti per ragioni umanitarie per le persone in fuga da guerre e persecuzioni, ma anche politiche comuni di gestione delle frontiere tra l’UE e i paesi del Nord Africa che non guardino soltanto la sicurezza delle frontiere, ma anche al rispetto dei diritti umani e dei rifugiati. L’UNHCR esorta i governi europei affinché facciano di più per facilitare il ricongiungimento familiare.

UNHCR
Briefing bisettimanale alla stampa - 10 ottobre 2014
- 1. Kobane: un numero crescente di sfollati in cerca di sicurezza nel nord dell’Iraq e in Siria orientale
Come conseguenza della fuga di oltre 172.000 curdi siriani in Turchia a causa dei combattimenti intorno a Kobane, sempre più persone scelgono di proseguire la loro fuga, sia verso la regione del Kurdistan iracheno, sia attraversando il confine per ritornare in Siria a diverse centinaia di chilometri a est.
Negli ultimi quindici giorni, nella regione del Kurdistan iracheno, più di 1.600 persone hanno cercato rifugio presso il campo rifugiati di Gawilan, situato in un’area remota a circa 145 chilometri da Dohuk. Questa settimana sono arrivati circa 150-200 siriani al giorno e si prevede che questi flussi continueranno anche nei prossimi giorni.
La maggior parte di loro riferisce di aver trascorso da 10 a 14 giorni in Turchia, nella zona attorno a Sanliurfa, prima di decidere di proseguire verso est. Le condizioni nell’area sono difficili: le persone devono adattarsi a vivere in moschee sovraffollate o, in alcuni casi, per strada senza cibo o denaro. All’arrivo in Turchia, molti di loro sono stati costretti a lasciare l’auto o il bestiame alla frontiera ed hanno così deciso di dirigersi nell’Iraq del nord, da parenti o amici.
I rifugiati al campo di Gawilan hanno riferito all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) dei pericoli affrontati nella parte iniziale del viaggio dalla Siria alla Turchia, e molte sono state le testimonianze su persone uccise o mutilate dalle mine terrestri. Alcuni di loro, per entrare nella regione del Kurdistan iracheno, hanno dovuto attraversare fiumi profondi 1,5 metri. Altri ancora hanno pagato ai trafficanti una somma di 250 USD per attraversare il valico di frontiera illegale a Silopi, nei pressi di Zakho.
Le stesse persone hanno inoltre riferito di esecuzioni e altre atrocità da parte dei combattenti dell’ISIS. Un uomo ha affermato di essere fuggito dal suo villaggio perché gli abitanti, una volta fatti prigionieri, venivano poi decapitati. Un altro ha riportato di essere stato tenuto prigioniero dopo essere stato condannato a morte da un tribunale improvvisato istituito in una scuola nella città di Manbij (a circa 66 km a sud-ovest di Kobane). Ha inoltre riferito che nella scuola erano detenuti circa 400 prigionieri, 100 per ogni classe, picchiati con cinghie di cuoio cinque volte al giorno. Ha assistito alla decapitazione di sette uomini che erano stati condannati il suo stesso giorno. Insieme ad altri è riuscito a fuggire prima della data dell’esecuzione, prevista per il 28 settembre, quando la scuola è stata bombardata, e tutti sono rimasti inorriditi alla vista pubblica di teste umane infilzate sulla recinzione del principale parco cittadino. L’uomo teme ancora per la sicurezza della moglie e dei figli, di cui ha perso le tracce.
I siriani che arrivano nel nord dell’Iraq vengono portati dalle forze di sicurezza curde nel campo di Gawilan, allestito un anno fa per accogliere precedenti ondate di rifugiati siriani provenienti principalmente da Aleppo e Qamishli. Il campo è gestito dal governo regionale del Kurdistan e prima dell’ultimo flusso di rifugiati ospitava circa 2.500 persone. I nuovi arrivati ricevono riparo, cibo e generi di prima necessità. Una volta registrati, molti lasciano il campo per raggiungere i propri parenti a Erbil o per cercare lavoro mentre chi non ha legami familiari rimane lì. La grande maggioranza dei nuovi arrivati sono donne e bambini, per il fatto che molti uomini sono rimasti a proteggere le loro proprietà e a difendere la loro terra. L’UNHCR sta potenziando i suoi programmi a favore delle donne con l’intento di offrire maggiore supporto psico-sociale, attualmente fornito una sola volta alla settimana.
Le altre persone fuggite da Kobane e dintorni sono in alcuni casi ritornate nel nord-est della Siria, vicino alla città di Al Qamishli. Circa 1.750 persone sono ora ospitate da parenti e amici in diverse città della zona, nella provincia di Al Hassekah. L’UNHCR sta lavorando con gruppi di operatori umanitari volontari per identificare le persone sfollate appena arrivate e fornire loro assistenza. Circa 40-50 persone hanno cercato rifugio al campo di Newroz, originariamente allestito per aiutare i siriani costretti a fuggire in precedenza, e che al momento ospita anche 3.800 yazidi iracheni fuggiti da Sinjar e dintorni nel mese di agosto.
In Turchia, stando a quanto riferito dai funzionari governativi, oltre 172.500 siriani fuggiti da Kobane e dalle aree circostanti sono entrati nel paese nelle ultime settimane. La grande maggioranza di queste persone è arrivata nei primi giorni della fuga; Dal valico di frontiera a Yumurtalik permane tuttavia un flusso costante di circa 570 arrivi giornalieri.
Molti dei rifugiati risiedono presso le comunità locali e il governo e le agenzie umanitarie stanno lavorando con i Mukhtar - i capi villaggio - per distribuire aiuti sia ai rifugiati sia alle famiglie ospitanti. Altri sono invece stati accolti in rifugi collettivi gestiti dalle autorità turche, come scuole, mercati, centri sportivi, sale per matrimoni, moschee e vari altri ripari temporanei.

Per ulteriori informazioni, prego contattare:
• Ad Ankara, Selin Unal on mobile +90 530 282 7862
• A Erbil, Liene Veide on mobile +964 771 842 2682
• AErbil, Natalia Prokopchuk on mobile +964 780 921 7341
• A Ginevra, Adrian Edwards on mobile +41 79 557 9120
• A Ginevra, Ariane Rummery on mobile +41 79 200 7617

2. Libia: oltre 100.000 persone sfollate nelle ultime tre settimane
A causa dell’inasprirsi del conflitto tra gruppi armati rivali in molte aree della Libia, un numero sempre maggiore di persone è costretto alla fuga – si stima che al momento siano 287.000 in 29 città e paesi su tutto il territorio nazionale. L’assistenza sanitaria, il cibo e altri generi di prima necessità – oltre a una sistemazione in vista dell’inverno – sono diventate esigenze fondamentali. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e i suoi partner si stanno adoperando per soddisfare alcune di queste esigenze, ma ci sono considerevoli restrizioni nei finanziamenti destinati agli sfollati, e le condizioni di instabilità degli ultimi mesi hanno reso difficile raggiungere chi si trova in situazione di bisogno.
La principale area interessata dai recenti flussi migratori è situata nei dintorni di Warshefana, alla periferia di Tripoli, dove i combattimenti hanno spinto circa 100.000 persone a fuggire nelle ultime tre settimane. Tra le zone più colpite c’è anche l’area di Benina, alla periferia di Bengasi dove si stima che gli sfollati siano circa 15.000.
La maggior parte delle persone sfollate vive presso famiglie del luogo che in alcuni casi hanno aperto le loro case a più famiglie contemporaneamente per cercare di far fronte alle crescenti necessità di riparo. Le persone che non riescono a stare con parenti o famiglie ospitanti dormono in scuole, parchi o edifici non residenziali convertiti in rifugi di emergenza.
Il crescente numero di sfollati sta superando la capacità di accoglienza delle comunità locali, che hanno riferito all’UNHCR di temere di non riuscire più ad essere in grado di affrontare la situazione.
La cittadina di Ajaylat, a circa 80 chilometri a ovest di Tripoli è un chiaro esempio di come i bisogni della popolazione continuino ad aumentare mentre le possibilità di intervento umanitario sono sempre più limitate. Ajaylat, che conta quasi 100.000 abitanti, ospita attualmente circa 16.000 sfollati, cioè oltre il 10 % della popolazione locale, con pesanti conseguenze sulle strutture sanitarie. L’ospedale principale segnala un aumento del 30 % dei casi e l’assenza di scorte di medicinali e di farmaci per malattie croniche come l’ipertensione e il diabete. Altre città della Libia occidentale e Bengasi hanno difficoltà simili.
Gli sforzi per dare assistenza agli sfollati sono ostacolati da un accesso limitato per gli operatori umanitari alle città colpite dagli scontri tra gruppi armati rivali. Quando le condizioni lo consentono, i convogli transfrontalieri sono l’unico mezzo per portare aiuti alle persone in difficoltà, poiché l’accesso ai magazzini all’interno del paese è spesso impossibile.
Nel mese di agosto l’UNHCR e l’International Medical Corps (IMC) suo partner hanno spedito il primo convoglio carico di generi di soccorso destinati a 12.000 sfollati nella Libia occidentale. In collaborazione con il Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) che ha fornito prodotti alimentari, l’UNHCR e l’IMC hanno anche distribuito aiuti non alimentari a 6.700 persone nelle ultime settimane. Ma sono necessari altri aiuti e per questi un maggior accesso deve essere reso possibile. La Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha chiesto un immediato cessate-il-fuoco e l’accesso per effettuare ulteriori missioni di valutazione e distribuzione degli aiuti umanitari.
L’ONU ha lanciato un appello umanitario a favore della Libia chiedendo ulteriori finanziamenti per continuare ad aiutare centinaia di migliaia di persone colpite dalla crisi in corso nel paese.
I conflitti hanno conseguenze tanto sulla popolazione locale, come sui rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti in Libia, molti dei quali provengono da paesi del Medio Oriente e dall’Africa sub-sahariana. L’illegalità e un recente raddoppiamento dei prezzi dei prodotti alimentari ha costretto molte persone disperate a fuggire. La politica della Libia di detenzione di rifugiati e migranti ha spinto molti a mettere la propria vita nelle mani dei trafficanti per cercare di arrivare in Europa, andandosi ad aggiungere alle decine di migliaia di persone che in questi mesi sono transitate in Libia e hanno intrapreso la pericolosa traversata del Mediterraneo. Degli oltre 165.000 rifugiati arrivati sulle coste europee finora nel corso dell’anno, la maggioranza è partita dalla Libia e di questi il 48% sono siriani ed eritrei.
Molti di loro, dopo aver lasciato le coste libiche, non sono sopravvissuti alla pericolosa traversata. L’ultima delle tante tragedie al largo della costa di Zuwara, vicino a Tripoli – avvenuta il 2 ottobre, con più di 100 persone, per lo più cittadini siriani, morte o disperse – riporta all’attenzione la necessità di garantire alternative legali e più sicure per rifugiati e richiedenti asilo.
Per ulteriori informazioni, prego contattare:

• A Ginevra, Adrian Edwards on mobile +41 79 557 9120
• A Ginevra, Francis Markus on mobile +41 79 301 1966
• A Tunisi (Libya ops), Dunnapar Fern Tilakamonkul on mobile +216 58 335 123


Anche la GUE/NGL Sinistra europea, con una lettera al gruppo GAI del Consiglio Europeo, protesta contro l'operazione congiunta di polizia Mos Maiorum e chiede una riunione speciale del Comitato LIBE per fare chiarezza sulla nuova operazione TRITON di Frontex.

GUE/NGL Proposal for a LIBE Hearing:

Title: Mare Nostrum +: Towards a collective European effort towards search and rescue in the Mediterranean

With the announcement by the Italian authorities of the end of the Operation Mare Nostrum (OMN) on 1st of November 2014 and in the current absence of safe and legal routes for refugees to the EU, it is crucial to have urgently a debate at the level of the LIBE Committee on European responsibility to ensure effective search and rescue operations at sea and discuss possible solutions. Statements from both the European Commission as well as FRONTEX have made it clear that the Joint Operation Triton will not be replacing Mare Nostrum as given FRONTEX mandate, it will be a border surveillance operation in Italian territorial waters. Statements by the Italian government insist in feign the contrary: Mare Nostrum will close, thanks to the launch of Triton. With the current instability in the Middle East as well as the deterioration of the situation in Lybia where migrants fundamental rights are abused every day, women, men and children will keep their attempts to reach a place of safety in Europe.





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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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