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sabato 25 ottobre 2014

Il Ministero dell'interno non risponde sulla circolare che autorizza l'uso della forza per il prelievo delle impronte digitali, anche nei confronti dei minori.


Questo il volantino distribuito nei centri di accoglienza italiani sulla base di una circolare del Ministero dell'interno del 26 settembre 2014, dunque ben prima che iniziasse l'operazione congiunta di polizia "Mos Maiorum".Adesso il ministero non risponde, già partite le prime interrogazioni parlamentari e presto riprendono le ispezioni nei CIE, come nei CARA e nei CPA.



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Garante per l’infanzia e l’adolescenza
Regione Calabria

OGGETTO: procedure di identificazione migranti giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14. Riferite violenze, possibile violazione diritti minorili. Richiesta informazioni.
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Il Garante
Reggio Calabria - palazzo del Consiglio Regionale via Cardinale Portanova
Tel 0965.880761 - Fax 0965.1812019 - 3806454659 - 3347852151
garanteinfanziaeadolescenza@consrc.it, on.marilinaintrieri@gmail.com

Prot. 666 Reggio Calabria 17.10.2014

Prefetto di Crotone
Questore di Crotone
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone
Presidente del Tribunale di Crotone
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Catanzaro
Presidente del Tribunale dei minorenni di Catanzaro
Direttore Generale Azienda Sanitaria provinciale di Crotone
e p.c On. Ministro dell’Interno On. Presidente Commissione diritti umani Senato Repubblica
On. Presidente Commissione Bicamerale infanzia
Autorità Garante nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza
Commissario alla sanità Regione Calabria
Onn. Deputati e Senatori – Circoscrizione Calabria
Presidente della Regione Calabria
Segretario Generale del Consiglio regionale della Calabria
OGGETTO: procedure di identificazione migranti giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14. Riferite violenze, possibile violazione diritti minorili. Richiesta informazioni.
In seguito a diverse segnalazioni -peraltro corredate da documentazione fotografica e registrazioni audio che, ritraendo anche minori, si trasmettono, per loro tutela, alle sole Autorità giudiziarie per quanto di loro eventuale competenza (doc. 1-18 di cui 3 costituiti da files audio)- è stato riferito a questa Authority che le procedure di identificazione di alcuni migranti (giunti in Italia con lo sbarco del 10.10.14 a Crotone) sarebbero state svolte in violazione di diritti umani in danno anche di minori.
Segnatamente, le comunicazioni ricevute riferiscono la seguente ricostruzione della vicenda:
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I migranti, tra cui 32 donne - alcune in stato di gravidanza - e 21 minori, trasferiti presso il C.A.R.A. Sant’Anna di Crotone hanno ricevuto un volantino (in allegato doc. 18) nel quale si evidenziava che in caso di rifiuto dei migranti di sottoporsi a foto segnalazione si sarebbe proceduto con l’uso della forza.
La mattina del giorno successivo un gruppo di migranti (circa trenta persone fra cui donne e minori) sarebbe stato accompagnato presso la Questura di Crotone per effettuare le foto segnalazioni.
Al rifiuto dei migranti di effettuare le suddette operazioni identificative questi sarebbero stati spintonati, insultati ed avrebbero ricevuto percosse (alcune delle immagini inviate a questa Authority mostrano migranti che in un edificio apparentemente di grandi dimensioni -rispetto al quale non si riesce a comprenderne la natura pubblica o privata, di centro accoglienza o altro luogo- nel quale appaiono anche agenti delle forze dell’ordine, sono presenti diversi migranti che mostrano segni di lividi, fasciature, tamponi macchiati di sangue ed in particolare una minore presente agli eventi con la madre -o presumibilmente tale anche alla luce delle comunicazioni ricevute- con un braccio fasciato).
Alcuni bambini avrebbero raccontato di aver avuto paura nel vedere i loro genitori spintonati dalla Polizia.
Considerato che:
il Regolamento Eurodac (CE N. 2725/2000) prevede l'obbligatorietà del rilevamento delle impronte digitali di tutti gli stranieri non respinti e fermati dalle Autorità preposte a causa del loro attraversamento irregolare via terra, mare, o aria della propria frontiera in provenienza da un paese terzo.
che detto rilevamento non può essere attuato nei confronti di minori di 14 anni
che detto rilevamento può essere attuato nei confronti degli ultraquattordicenni purchè siano rispettate le salvaguardie previste da:
o Convenzione europea dei diritti dell'uomo
o Convenzione delle nazioni unite dei diritti del fanciullo.
Che la convenzione europea sui diritti dell’uomo espressamente prevede all’art. 3 il divieto di tortura “Nessuno può essere sottoposto a tortura, o ad un trattamento inumano e degradante” (all’uopo rileva e chiarisce la sentenza CEDU Selmouni – Francia di cui al ricorso 25803/94),
Che la convenzione di New York espressamente prevede:
All’art. 3, co 1 che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, “di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi” (dunque anche quelle prese in occasione di procedure identificative seppure da effettuare in periodi particolari come l’attuale, così vessato da emergenze sanitarie e di terrorismo internazionale o stati di guerra esteri) l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente.
o All’art. 19, co 1 gli Stati parti si obbligano ad adottare ogni misura legislativa, amministrativa, sociale ed educativa per tutelare il fanciullo contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche o mentali.
o All’art. 22 gli Stati parti si obbligano ad adottare misure adeguate affinché un fanciullo il quale cerca di ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato ai sensi delle regole e delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabile, solo o accompagnato dal padre o dalla madre o da ogni altra persona, possa beneficiare della protezione e della assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono riconosciuti dalla Convenzione di New York e dagli altri strumenti internazionali relativi ai diritti dell'uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti.
o All’art. 38 gli Stati parti si obbligano a vigilare affinché:
a) nessun fanciullo sia sottoposto a tortura o a pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
o ogni fanciullo anche quello privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana e in maniera da tenere conto delle esigenze delle persone della sua età;
o All’art. 40 gli Stati si obbligano a che ad ogni fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato penale abbia il diritto a un trattamento tale da favorire il suo senso della dignità e del valore personale, che rafforzi il suo rispetto per i diritti dell'uomo e le libertà fondamentali e che tenga conto della sua età;
Per quanto sopra evidenziato e premesso, anche alla luce della gravità e delle ripercussioni che eventuali violenze assistite extrafamiliari possono produrre nella sana crescita psicofisica dei minori (a maggior ragione ove queste fossero perpetrate ad opera di importanti figure di riferimento nella formazione del senso
civico, dello stato della sicurezza e quant’altro ascrivibile al patto sociale sul cui fondamento ed affidamento è possibile il traghettamento del minore verso un età adulta in condizioni di normalità e svolgimento della propria personalità in una società media) con la presente si chiede ai destinatari della presente di voler riferire se i fatti sopra narrati siano realmente accaduti, comunicando la propria ricostruzione degli eventi denunziati dai migranti e sulla presenza di minori di età che avrebbero assistito. Da ultimo si chiede di conoscere notizie più dettagliate in merito alla distribuzione del volantino informativo sull’uso della forza in caso di opposizione al foto segnalamento che sarebbe stato distribuito presso il CARA Sant’Anna e da chi sia stato autorizzato Si rimane in attesa di urgente riscontro.
F.to On. Marilina Intrieri

L'antefatto, la circolare del ministero dell'interno, Dipartimento pubblica sicurezza, del 26 settembre scorso
  
Profughi. Il Viminale: "Foto e impronte digitali vanno prese a tutti, anche con la forza

 da www.stranieiinitalia.it         Martedì 30 Settembre 2014 10:38
Giro di vite sull'identificazione di chi arriva in Italia, per evitare che vada a chiedere asilo in altri Paesi europei. "La polizia procederà in ogni caso"


Roma – 30 settembre 2014 - Profughi e migranti che arrivano in Italia devono essere identificati. Al di là dei documenti che hanno o non hanno in tasca, vanno fotografati e bisogna prenderne le impronte, anche “con la forza”.

Il governo corre ai ripari dopo le proteste di altri paesi europei. La Germania, l'Austria e altri denunciano che troppo spesso quanti arrivano sulle nostre coste, anche salvati da Mare Nostrum, non lasciano le loro generalità, in modo a poter andare a chiedere asilo nel Nord Europa e non, come imporrebbe il regolamento di Dublino, in Italia.

Il giro di vite è previsto da una circolare inviata nei giorni scorsi dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno a prefetti e questori. Dopo aver ricordato che “alcuni Stati membri lamentano, con crescente insistenza il mancato fotosegnalamento di numerosi migranti”, parla della  necessità d’affrontare la situazione emergenziale con rinnovata cura nelle attività d’identificazione e fotosegnalamento dei migranti”.

“Nei mesi scorsi- ammette il Viminale - si è avuto modo di constatare l’oggettiva difficoltà di procedere al fotosegnalamento dei migranti” a causa del “rilevante numero di gruppi soccorsi» dalle navi”. I “tentativi esperiti in tali condizioni” hanno “determinato rilevanti problemi connessi alla sicurezza”.

Ora, “per superare le difficoltà operative riscontrate” si prenderanno subito a tutti foto e impronte.  “”Prescindendo dalla puntuale identificazione sulla base dell’esibizione del documento di viaggio, se posseduto”o anche “dall’inesistenza di motivi di dubbio sulla dichiarata identità “, la circolare dispone infatti che “lo straniero deve essere sempre sottoposto a rilievi foto dattiloscopici e segnaletici”.

I diretti interessati verranno informati della novità con un volantino multilingue (arabo, eritreo, inglese francese e italiano) distribuito dagli operatori di Mare Nostrum. “Il rifiuto di fornire le proprie generalità e di farsi fotosegnalare – spiega – costituisce reato e determina la denunzia all'autorità giudiziaria. In ogni caso la polizia procederà all'acquisizione delle foto e delle impronte digitali, anche con l'uso della forza se necessario”.

Per l'Italia questa decisione è comunque un'arma a doppio taglio. Da un lato tranquilizza i nostri partner europei togliendo loro alibi per non aiutarci nel fronteggiare l'emergenza nel Mediterraneo, dall'altro ci obbliga a garantire l'accoglienza a molte più persone rispetto ad adesso, visto che tanti non potranno più far perdere le loro tracce diventando un problema di altri.

Alcune conseguenze:

http://lacittanuova.milano.corriere.it/2014/10/18/emergenza-profughi-i-siriani-denunciano-violenze-nel-rilevamento-impronte/ 
  
Emergenza profughi: i siriani denunciano violenze nel rilevamento impronte
Samar ha gli occhi lucidi ma cerca di non farli vedere alla figlia di 7 anni. Perché piange questa madre siriana, in fuga dagli orrori della guerra, al mezzanino della Stazione Centrale di Milano? Risponde Amgad, un giovane di 27 anni qui accanto a lei, anche lui di un villaggio vicino a Homs: «Ci hanno preso le impronte digitali». Per questo non possono più fare domanda di asilo politico nel Nord Europa, dove vogliono andare quasi tutti i profughi sbarcati nell’ultimo anno, perché là hanno parenti e migliori condizioni di integrazione.
In base all’Accordo di Dublino, la domanda si può invece presentare solo nel primo Paese europeo in cui i polpastrelli sono stati schedati. Per Amgad e Samar, l’Italia. Cioè esattamente dove non vogliono stare.
Amgad racconta che a Taranto, una volta sbarcati, le forze dell’ordine hanno preso le impronte con la forza:
«Non volevamo, ma ci hanno preso con le braccia dietro la schiena e strattonato. Così». E per mostrarlo, afferra la dita di un suo compagno e le schiaccia con rabbia sulla transenna vicina. Intanto, Samar ha smesso di tentare di nascondere le lacrime alla figlia, non riesce a trattenerle.
A Milano come nei centri del Sud, non è l’unico caso di violenza denunciato dai profughi siriani. Giovedì, a Pozzallo (RG), in duecento erano in sciopero della fame per protestare contro il rilevamento coatto delle impronte nel centro di prima accoglienza all’interno del porto. Di “accoglienza” in realtà c’è ben poco: tramite WhatsApp, hanno inviato alla rete di attivisti che li sta aiutando, foto di schiene con lividi ed ematomi. La polizia avrebbe detto: «Con le buone o con le cattive prenderemo le vostre impronte». Del resto, nell’allegato alla circolare “Emergenza immigrazione, indicazioni operative”, inviata il 25 settembre dal Ministero dell’Interno alle questure italiane, si legge:
«In ogni caso la polizia procederà all’acquisizione delle impronte digitali, anche con l’uso della forza se necessario».
Venerdì 10 ottobre, nel Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) allestito nell’ex aeroporto militare di Isola Capo Rizzuto (KR), un altro gruppo di siriani era in sciopero della fame. Tra di loro, 32 donne e 21 minori. Mentre era rinchiusa con il figlio di due anni, N., via WhatsApp, mi ha detto:
«Sono entrate più di dieci persone nella stanza con i manganelli, donne e bambini hanno iniziato a urlare, due sono svenute».
Sui social network, alcuni attivisti, anche loro in contatto con i cosiddetti “ospiti” del centro, hanno parlato di un pestaggio. Il senatore Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato, ha chiesto che «ne sia controllata la veridicità». «Già  in passato – continua – si erano manifestate numerose critiche nei confronti della gestione del Cara (la Confraternita della Misericordia, ndr) e delle condizioni di vita degli ospiti. Il mese scorso, nello stesso centro, è morto un profugo pakistano in circostanze ancora da verificare». I deputati Chaouki e Bossio hanno presentato un’interrogazione al Viminale, dopo che anche Save The Children, l’Unhcr e il Garante dell’Infanzia della Regione Calabria hanno segnalato la denuncia dei profughi siriani.
Da Isola Capo Rizzuto, i profughi hanno mandato una registrazione audio. Si sente un militare italiano che, per convincerli a dare le impronte, chiede all’interprete di tradurre in arabo: «Dopodiché possono andare dove vogliono». Non è esattamente così. Come Amgad e Samar, potranno lasciare l’Italia solo illegalmente, affidandosi ai trafficanti per attraversare le frontiere interne europee, ma il finale è già scritto: arrivati alla meta, le loro domande di asilo saranno respinte e dovranno tornare in Italia. Tutto per colpa dei polpastrelli schedati.

Oltre alla denuncia di violenze fisiche, ci sono anche quelle contro il diritto internazionale. Giovedì, all’aeroporto di Orio al Serio, vicino a Bergamo, sei siriani sono stati fermati perché arrivavano dalla Grecia con passaporti falsi (unico modo che avevano per uscire dalla Siria).
 Uno di loro era un oppositore politico di Assad condannato a otto mesi di carcere in patria, due volevano raggiungere le mogli in Germania. A due avvocati presenti a Orio su richiesta dei siriani, è stato negato il permesso di incontrarli. Alle 5 del mattino di ieri, quattro sono stati rispediti in Grecia, nonostante alcune sentenze della Corte Europea dei diritti dell’Uomo abbiano recentemente sospeso i rimpatri verso lo Stato ellenico; gli altri due sono stati lasciati “liberi” di tentare di andare verso il Nord.
Questi fatti, come altri di cui abbiamo parlato qui, dimostrano come da fine settembre siano cambiate le modalità di “accoglienza”. Il 9 ottobre, Alfano lo ha spiegato così: «La polizia italiana ha stretto ancora di più i bulloni dell’organizzazione». Tradotto, l’Italia ha messo fine a quella pratica, contraria al diritto europeo ma rispettosa della “libertà” di scelta dei profughi (oltre che più conveniente economicamente per l’Italia), per cui a chi fuggiva dalla guerra veniva informalmente permesso di attraversare la Penisola senza lasciare traccia nel database europeo dei polpastrelli. Secondo alcuni commentatori, i bulloni di Alfano e le denunce di violenza delle tanti madri come Samar sono il prezzo da pagare per un accordo politico non scritto: l’Italia prende le impronte di chi sbarca, in cambio l’Europa finanzia l’operazione Triton che permette di pensionare Mare Nostrum.



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Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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