Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

martedì 21 ottobre 2014

La Corte Europea dei diritti dell'Uomo, dopo cinque anni, condanna l'Italia e la Grecia per i respingimenti da Ancona a Patrasso. I respingimenti continuano. Occorrono ancora denunce e ricorsi.


La Corte Europea dei diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia e la Grecia per i respingimenti arbitrari  di migranti afghani, sudanesi ed eritrei, eseguiti nel 2009 da Ancona a Patrasso.
Una sentenza importante anche per quello che dice in tema di applicazione del Regolamento Dublino III. Una sentenza che l'attuale governo italiano non potrà ignorare. Ma che tuttavia sia la Grecia che l'Italia potrebbero impugnare davanti alla Grande Camera della Corte di Strasburgo. Un ricorso che dipende tutto dalla volontà del governo attuale. 
  Ovviamente ne parla solo, e poco, la stampa estera, tutti vorrebbero le mani libere nell'eseguire respingimenti indiscriminati in frontiera e molti giornalisti, come peraltro i giudici italiani e le organizzazioni convenzionate con il ministero dell'interno, fanno finta di non vedere.

http://euobserver.com/justice/126171

http://politicalpress.eu/2014/10/judgment-sharifi-v-italy-and-greece-expulsion-of-afghan-migrants-from-italy-to-greece/ 

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-147287#{"itemid":["001-147287"]} 

  
http://www.thelocal.it/20141021/european-court-rules-against-italy-over-boat-migrants

http://www.meltingpot.org/No-ai-respingimenti-dall-Italia-alla-Grecia-storica.html#.VEbLJEYcRsc 

http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2014/10/nessun-respingimento-puo-essere.html

 Il ricorso alla Corte europea è stato possibile per il lavoro assiduo e rischioso di una rete di associazioni e volontari (coordinati da Alessandra Sciurba) e avvocati  (avv.  Ballerini di Genova e avv. Mandro di Venezia) che hanno fatto arrivare a Strasburgo la documentazione necessaria raccolta a Patrasso dopo l'esecuzione dei respingimenti, ed hanno mantenuto i contatti con il maggior numero possibile dei ricorrenti, nel frattempo dispersi dalle forze di polizia. Un impegno esemplare che andrebbe proseguito nei casi di respingimento arbitrario in frontiera che si continuano a verificare.

Un articolo di Alessandra Sciurba racconta la storia ed i drammi di coloro che sono riusciti a fare arrivare a Strasburgo la loro voce. Il successo di oggi è per tutti loro, soprattutto per quelli che sono stati dispersi, come polvere nel vento, prima del riconoscimento della responsabilità delle autorità italiane e greche. 

http://www.meltingpot.org/Caso-Sharifi-et-al-v-Italia-e-Grecia-La-Corte-di-Strasburgo.html#.VEbKr0YcRsc 

Nella maggior parte dei casi, dopo i respingimenti in frontiera, marittima o aeroportuale, non è possibile mantenere i contatti con le persone che vengono allontanate, spesso arbitrariamente, dalla polizia, e dunque non si possono proporre ricorsi per ristabilire la legalità ed il rispetto delle regole e delle garanzie imposte dal regolamento Frontiere Schengen n.562 del 2006, dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, dalle Direttive europee in materia di asilo e di rimpatri forzati, dalla normativa interna di attuazione e dal Testo unico n.286 del 1998. Anche Frontex, che è presente alle frontiere portuali ed aeroportuali, ha il suo carico di responsabilità.

http://frontex.europa.eu/news/frontex-signs-a-memorandum-of-understanding-with-turkey-UBa8Ya

La Grecia, malgrado la condanna appena ricevuta a Strasburgo,starebbe per  eseguire oggi un respingimento collettivo, vietato dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU, nei pressi dell'isola di Simi, verso la costa turca, distante pochi chilometri. E su quella frontiera marittima Frontex è presente in forze.  L'Italia, per respingimenti del tutto simili, allora verso la Libia, è stata già condannata dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo il 23 febbraio 2012 ( caso Hirsi ed altri).
Cosa succederà dopo il primo novembre, nel mediterraneo centrale, con l'operazione Frontex Plus denominata TRITON ?

http://www.meltingpot.org/Italia-condannata-dalla-Corte-europea-dei-diritti-dell-uomo.html#.VEZ18EYcRsc

I respingimenti dalle frontiere marittime dell'Adriatico, ed adesso anche aeroportuali, verso la Grecia ( e la Turchia), continuano ad essere effettuati senza garantire alle persone i diritti minimi di difesa, senza un accertamento rigoroso dell'età ( dunque sono respinti anche minori non accompagnati) e con la certezza dei trattamenti disumani e degradanti che le autorità greche praticano ancora oggi.

Per quanto riguarda l'Italia, da alcuni aeroporti, in questi ultimi giorni, sono stati eseguiti respingimenti illegittimi verso la Grecia e la Turchia, anche a danno di profughi siriani.

http://www.meltingpot.org/Bergamo-I-respingimenti-dei-siriani-verso-la-Gregia.html#.VEZbsEYcRsd

Si troverebbe ancora in Turchia la giovane donna siriana malata di cancro, respinta arbitrariamente dalla polizia di frontiera di Roma Fiumicino alcuni giorni fa, dopo essere arrivata, seppure con documenti falsi, in Italia da Istanbul con il marito, già asilante in Europa. I tentativi per farle ottenere un visto di ingresso dall'ambasciata italiana in Turchia sono finora andati a vuoto. Anche in questo caso le autorità italiane hanno violato norme CEDU, come l'art, 13 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo, sui diritti di difesa e ricorso, che l'Italia, come accerta la condanna odierna, ha certamente violato nel caso Sharifi.

http://www.senatoripd.it/doc/8386/manconi-una-risposta-urgente-per-un-caso-umanitario.htm

Nel giorno in cui apprendiamo della sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Sharifi, il pensiero va ai tanti ricorrenti che nel 2009 sono stati raggiunti a Patrasso e che non sono arrivati vivi fino ad oggi.  Nell'estate del 2009 la polizia greca, alcuni mesi dopo il ricorso, sgomberò violentemente il campo "informale" di Patrasso, distrusse documenti e beni personali e eseguì numerose deportazioni.

http://www.stranieriinitalia.it/briguglio/immigrazione-e-asilo/2009/luglio/vassallo-patrasso.html

http://www1.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200907articoli/45794girata.asp

Da allora la maggior parte dei ricorrenti è stata dispersa, e solo quattro sono riusciti a restare in contatto con i loro avvocati ed a ottenere giustizia  dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

L'impegno per il futuro sarà quello di denunciare ancora i respingimenti sommari verso la Grecia, o verso altri paesi, restare accanto alle vittime ed impedire che questi abusi possano proseguire. Assai forte anche il rischio di respingimenti a catena e di riconsegna dei migranti alle forze di polizia di paesi che non rispettano nè l'integrità fisica nè i diritti fondamentali delle persone.

Questi i motivi del ricorso Sharifi e altri, presentato nel 2009 alla Corte di Strasburgo

  DAL COMUNCATO STAMPA DELLA CORTE DEI DIRITTI DELL'UOMO DI STRASBURGO, IN DATA 21 OTTOBRE 2014

"The European Court of Human Rights delivered today its Chamber judgment1 in the case of Sharifi and Others v. Italy and Greece (application no. 16643/09).
 
The case concerned 32 Afghan nationals, two Sudanese nationals and one Eritrean national, who
alleged, in particular that they had entered Italy illegally from Greece and been returned to that
country immediately, with the fear of subsequent deportation to their respective countries of origin,
where they faced the risk of death, torture or inhuman or degrading treatment.
The Court held, by a majority, concerning four of the applicants, Reza Karimi, Yasir Zaidi, Mozamil
Azimi and Najeeb Heideri (also known as Nagib Haidari), who had maintained regular contact with
their lawyer in the proceedings before this Court, that there had been:
a violation by Greece of Article 13 (right to an effective remedy) combined with Article 3
(prohibition of inhuman or regarding treatment) of the European Convention on Human Rights on
account of the lack of access to the asylum procedure for the above-named applicants and the risk
of deportation to Afghanistan, where they were likely to be subjected to ill-treatment;
a violation by Italy of Article 4 of Protocol No. 4 (prohibition of collective expulsion of aliens);
a violation by Italy of Article 3, as the Italian authorities, by returning these applicants to Greece,
had exposed them to the risks arising from the shortcomings in that country’s asylum procedure;
and, a violation by Italy of Article 13 combined with Article 3 of the Convention and Article 4 of Protocol No. 4 on account of the lack of access to the asylum procedure or to any other remedy in the port of Ancona.
The Court held, in particular, that it shared the concerns of several observers with regard to the
automatic return, implemented by the Italian border authorities in the ports of the Adriatic Sea, of
persons who, in the majority of cases, were handed over to ferry captains with a view to being
removed to Greece, thus depriving them of any procedural and substantive rights.
In addition, it reiterated that the Dublin system – which serves to determine which European Union
Member State is responsible for examining an asylum application lodged in one of the Member
States by a third-country national – must be applied in a manner compatible with the Convention:
no form of collective and indiscriminate returns could be justified by reference to that system, and it
was for the State carrying out the return to ensure that the destination country offered sufficient
guarantees in the application of its asylum policy to prevent the person concerned being removed to
his country of origin without an assessment of the risks faced".

 
 http://politicalpress.eu/2014/10/judgment-sharifi-v-italy-and-greece-expulsion-of-afghan-migrants-from-italy-to-greece/

Già  nell'ottobre del 2009 l'UNHCR era intervenuto sul caso Sharifi e altri contro Italia e Grecia, sostenendo in pieno le ragioni dei ricorrenti.  Da allora sono continuanti i respingimenti sommari alle frontiere marittime, ed oggi questi respingimenti arbitrari avvengono anche alle frontiere aeroportuali, violando ancora gli articoli 3, 13 della CEDU.
Ci sono voluti cinque anni per arrivare alla sentenza di condanna ed i governi italiani, con i suoi agenti a Strasburgo, hanno fatto tutto il possibile per negare l'esistenza stessa dei ricorrenti e per infangare gli avvocati che avevano presentato il ricorso. Ci vorranno libri per raccontare queste vicende sino in fondo.

http://www.refworld.org/cgi-bin/texis/vtx/rwmain?docid=4afd25c32

Le posizioni della Corte Europea dei diritti dell'Uomo sui respingimenti collettivi di stranieri. Oggi continuano anche dagli aeroporti italiani.

http://www.echr.coe.int/Documents/FS_Collective_expulsions_ENG.pdf

Da anni i rapporti internazionali denunciano i respingimenti arbitrari dai porti dell'Adriatico. La polizia continua impunemente ad eseguirli. Nessuno dei respinti farebbe richiesta di asilo. La stessa argomentazione usata nella difesa svolta dal governo italiano davanti alla corte di Strasburgo nel procedimento Sharifi.

http://www.proasyl.de/fileadmin/fm-dam/p_KAMPAGNEN/Flucht-ist-kein-Verbrechen/humancargo_01.pdf

http://www.mediciperidirittiumani.org/porti-insicuri-rapporto-sulle-riammissioni-dai-porti-italiani-alla-grecia-e-sulle-violazioni-dei-diritti-fondamentali-dei-migranti-nov/

http://www.hrw.org/es/node/112512/section/6

https://www.compas.ox.ac.uk/fileadmin/files/Publications/Research_Resources/Flows/Schaub_Addressing_Humanitarian_problems_07_02_.pdf

http://www.amnesty.org/en/news/greece-stop-unlawful-and-shameful-expulsion-refugees-and-migrants-2014-04-29

http://sociale.regione.emilia-romagna.it/documentazione/pubblicazioni/atti-di-convegni/immigrazione/i-confini-dei-diritti-le-identita-invisibili-di-rifugiati-e-richidenti-asilo/intervento-fulvio-vassallo-paleologo-ravenna

Ai tempi dell'operazione congiunta Mos Maiorum, dal 13 al 26 ottobre 2014, ma le forze di polizia italiane avevano cominciato prima, continuano le identificazioni violente nei posti di frontiera, negli aeroporti e nei centri di accoglienza. La circolare ed il foglietto informativo diffusi dal ministero dell'interno ed usati in questi giorni parlano chiaro: la polizia è autorizzata "all'uso della forza" per il prelievo delle impronte digitali, di tutti, donne, minori e vittime di torture e abusi compresi.
Molti fuggono e non vogliono neppure presentare denuncia. I parlamentari non possono stare ad attendere che siano sempre le vittime a presentare denuncia. Magari  per avere riconosciuto tra altri cinque anni il loro diritto. Anche questi sono "trattamenti inumani e degradanti" che potrebbero essere denunciati alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo per la violazione dell'art.3 della Convenzione europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo. Ma anche in questo caso non sarà facile fare arrivare i ricorsi alle corti internazionali.

 http://www.meltingpot.org/Identificazioni-umanitarie-Violenze-sul-corpo-dei-migranti.html?var_mode=calcul#.VEZurkYcRse





0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro