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domenica 26 ottobre 2014

La Grecia chiude ai profughi siriani. Ancora respingimenti in Turchia ? Un caso dopo un'altro. Occorre intervenire subito sul governo greco. Tra Malta ed Italia risolto il caso della nave Eleonora Maersk.

  

E' successo all'inizio di quest'anno, ormai tanti hanno dimenticato, ma la storia si ripete e l'impunità continua a coprire i colpevoli nell'indifferenza generale. L'Europa sta a guardare e si limita ad inviare nuove missioni di Frontex.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/grecia-naufragio-farmakonisi-la-guardia-costiera-ha-ucciso-12-migranti/16291
23 / 1 / 2014
I testimoni accusano la Guardia Costiera greca di aver affogato alcuni migranti vicino l’isola di Famakonisi, secondo l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati.
Secondo l’annuncio dell’UNHCR: “Secondo i testimoni sopravvissuti la nave della Guardia Costiera stava trainando una barca piena di migranti a grande velocità verso le coste della Turchia, quando è accaduto il tragico incidente in mezzo al mare agitato. Gli stessi testimoni hanno detto che la gente gridava chiedendo aiuto, visto che nella barca c’erano molti bambini”.
Le organizzazioni internazionali hanno condannato diverse volte la pratica delle autorità greche per obbligare i migranti a tornare in Turchia.
L’UNHCR ha chiesto spiegazioni alle autorità greche sulla “sparizione” misteriosa di decine di migranti per colpa della polizia greca, su casi che hanno causato proteste internazionali contro il governo greco. In altri casi, i residenti delle isole periferiche hanno riferito che i migranti che dovevano essere trasferiti nei centri di accoglienza dei porti non sono mai arrivati.

L’annuncio completo dell’UNHCR
L’UNHCR dopo il naufragio di Farmakonisi esprime la sua preoccupazione per la continua perdita di vite umane in mare. 
Una barca da pesca, a bordo della quale c’erano 28 persone (25 afghani e 3 siriani), inclusi molte donne e bambini, si è ribaltata ed è affondata nella mattina di lunedì 21 gennaio 2014 nelle acque di Farmakonisi. 16 migranti sono stati raccolti dalla Guardia Costiera. Una donna e un bambino di 5 anni sono stati trovati morti vicino la costa turca, mentre altre 10 persone (2 donne e 8 neonati e bambini) continuano a essere dispersi.
Una équipe dell’UNHCR ha visitato martedì 22 gennaio l’isola di Leros dove i sopravvissuti sono stati trasferiti dalla Guardia Costiera e ha parlato con loro e con l’Autorità Portuale.
Secondo le informazioni dell’Autorità Portuale, la barca è stata scoperta dalla Guardia Costiera a mezzanotte di domenica 20 gennaio, ferma e senza luci di navigazione. Tenendo conto della situazione e del maltempo, sono iniziate le operazioni di salvataggio per trainarla fino a Farmakonisi. Durante l’operazione, un gran numero di migranti a bordo si sono concentrati su un lato della barca, che si è inclinata ed è affondata.
Però, secondo i sopravvissuti, la nave della Guardia Costiera stava trainando la barca a gran velocità verso la costa turca quando è accaduto il tragico incidente in mezzo al mare agitato. Gli stessi testimoni hanno detto che la gente gridava chiedendo aiuto, visto che sulla barca c’era un gran numero di bambini.
“L’UNHCR invita le autorità a investigare sulle circostanze nelle quali si è prodotto l’incidente e su come è stato possibile perdere delle vite umane su una barca che veniva trainata”, ha detto Laurens Jolles, rappresentante regionale dell’Alto Commissariato per il Sud Europa.
L’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati ha rivolto un appello ai governi degli altri Paesi europei a lavorare insieme per ridurre le perdite di vite umane nelle traversate pericolose del Mediterraneo e di altre frontiere marittime chiave. L’Agenzia segnala la necessità di un maggior rafforzamento delle operazioni di salvataggio in mare e la creazione di visti per la migrazione legale al fine di evitare i movimenti irregolari su rotte pericolose.
Tratto da:

Ormai da mesi, per effetti della situazione di crisi militare e politica in Libia e per i mutevoli atteggiamenti dell'Egitto nei confronti dei profughi siriani e palestinesi, si assiste ad una intensificazione delle partenze dai porti e dagli aeroporti turchi verso la Grecia e l'Italia. Altri migranti sfidano la sorte cercando di passare in Bulgaria e da lì di entrare in altri paesi dell'Unione Europea.  L'ultimo episodio, nei giorni scorsi, al largo delle coste delle isole di Chios in Grecia, con un "finale di partita" che si è verificato ieri con lo sbarco in Turchia nei pressi di Izmir di 35 siriani, uomini, donne, bambini, e quindi il loro arresto da parte della polizia turca. Speriamo che li rilascino presto e che possano raggiungere un luogo sicuro dove trovare rifugio in Europa. Tutti possono fare qualcosa, anche contribuendo soltanto a fare circolare informazioni su questi casi.


COMUNICATO: LA GRECIA CHUDE AI PROFUGHI SIRIANI. ANCORA RESPINGIMENTI IN TURCHIA?
Nella giornata di venerdì 24 ottobre un'imbarcazione partita dalla Turchia cona bordo 35 persone, di nazionalità siriana, si è trovata in difficoltà a causa di una rottura del motore nei pressi di Chios, un’isola greca a poche miglia dalla costa turca. I naufraghi sono stati tratti in salvo da un mercantile da loro indicato come battente bandiera russa, che avrebbe contattato le autorità greche per chiedere indicazioni rispetto alla possibilità di sbarcare il gruppo di profughi in territorio greco. Sembra tuttavia che le autorità greche non abbiano acconsentito allo sbarco e quindi la nave si è diretta verso la Turchia, precisamente verso il porto di Izmir dove, malgrado le loro proteste ha successivamente fatto scendere i profughi, consegnandoli alla polizia turca. Da quel momento si sono interrotte le comunicazioni con i profughi e nulla è dato sapere rispetto alla loro situazione.
Sembra, per quanto risulta da testimonianze raccolte via telefono, che la polizia turca abbia minacciato i migranti che se non fossero scesi dalla nave, li avrebbe fatti ricondurre in un porto russo, da dove avrebbero potuto essere riconsegnati al governo siriano, notoriamente sostenuto dalla Russia.
Lo sbarco dei naufraghi in un porto turco, risulterebbe essere avvenuto a seguito del rifiuto da parte delle autorità greche, configurando una possibile violazione delle norme di diritto internazionale relative agli obblighi di salvataggio e di sbarco in un “place of safety” (luogo sicuro) ed al divieto di respingimenti collettivi. Se, come sembra, le autorità greche hanno rifiutato l’ingresso in un porto sottoposto alla loro giurisdizione, si è verificato di fatto un respingimento collettivo verso la Turchia, comportamento che è stato sanzionato in altre occasioni da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, fino alla recente sentenza nel caso Sharifi contro Italia e Grecia.
Quando si trovavano ancora in acque territoriali greche i migranti avevano manifestato l’intenzione di chiedere asilo alla Grecia, e comunque la loro contrarietà ad essere ricondotti in Turchia, ed è noto che la rotta delle navi commerciali che operano interventi SAR (ricerca e salvataggio) non è decisa autonomamente dal comandante della nave, ma è imposto dalla centrale operativa della Marina o della Guardia costiera dello stato che è competente come autorità responsabile della zona SAR.
Se la nave russa ha fatto rotta su Izmir in Turchia non è stato per una libera scelta del suo comandante ma per un preciso ordine della autorità greche. Un ordine di respingimento collettivo che le autorità greche hanno impartito in violazione del divieto di respingimenti collettivi, affermato dall’art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo e dell’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.
Come ha osservato la Corte Europea dei diritti dell’Uomo nel caso Hirsi contro Italia, sentenza di condanna del 23 febbraio 2012, “That non-refoulement principle is also enshrined in Article 19 of the Charter of Fundamental Rights of the European Union. In that connection, the Court attaches particular weight to the content of a letter written on 15 July 2009 by Mr Jacques Barrot, Vice-President of the European Commission, in which he stressed the importance of compliance with the principle of non-refoulement in the context of operations carried out on the high seas by member States of the European Union (see paragraph 34 above)”.

La rete che sta seguendo questo caso in particolare, insieme ad altri episodi avvenuti nei giorni scorsi, con particolare riferimento a cittadini siriani sbarcati in Europa:
CHIEDE alla comunità internazionale di attivarsi immediatamente affinché l’incolumità degli uomini, delle donne e dei bambini presenti sulla nave venga innanzitutto garantita e tutelata e che vengano quindi attivate tutte le procedure possibili e previste dalle leggi nazionali ed internazionali;
CHIEDE al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di vigilare, di monitorare e di chiedere conto alle autorità greche di quanto avvenuto al largo delle coste della Grecia i giorni 24 e 25 ottobre e le motivazioni dell’eventuale rifiuto allo sbarco dei migranti in territorio greco;
CHIEDE altresì al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità russe tutte le modalità di recupero, trasbordo e consegna dei migranti;
CHIEDE infine al Parlamento Europeo, alle organizzazioni e istituzioni internazionali di verificare con le autorità turche lo status e l’attuale collocazione dei migranti arrivati in data 24-25 ottobre.
Sono a disposizione materiali, informazioni e dati su quanto avvenuto.
Per contatti:
Yasmine ACCARDO - email: yasmina14@hotmail.it - telefono: + 393406235274 (Italia)
Cinzia GRECO - email: cinzia.greco@yahoo.it - telefono: + 393355829610 (Italia)
Gabriella GUIDO - email: ggabrielle65@yahoo.it - telefono: +393298113338 (Italia)
Galadriel RAVELLI - email: gala.ravelli@gmail.com - telefono: +447903103705 (Inghilterra)
Federica SOSSI - email: federica.sossi@unibg.it (Italia)
Martina TAZZIOLI - email: martinatazzioli@yahoo.it - telefono: +358504623900 (Finlandia)
Fulvio VASSALLO - email: fulvassa@tin.it - telefono: + 393483363054 (Italia)
                                                       
POI DOMENICA 26 OTTOBRE LA NOTIZIA DI UN ALTRO RESPINGIMENTO DALLA GRECIA IN TURCHIA, QUESTA VOLTA IN MARE... DI QUELLI CHE SI POSSONO CONCLUDERE IN TRAGEDIE. 

33 Siriani a  bordo di un gommone si trovavano nella notte del 24 Ottobre tra  Cesme/Turkey  e Chios/Greece. Tra di loro donne una delle quali al nono mese di gravidanza. Dopo circa un’ora hanno visto arrivare la Guardia Costiera Greca che ha portato il gommone in acque turche, quindi ha bucato il gommone ed ha portato via  via il motore, lasciandoli così in mezzo al mare. I siriani li avevano anche avvisati della donna incinta a bordo. I siriani hanno chiamato loro stessi la guardia costiera turca per essere salvati. Ora si trovano ad un posto di Polizia di Cesme in Turchia, dove è stato loro detto che verranno portati ad Izmir e di lì poi rilasciati. Alcuni di loro sono riusciti a fare video e foto dell’accaduto.
In passato respingimenti effettuati dai greci rimandando indietro le barche o sparandogli addosso, si erano conclusi in questo modo, in una occasione simile nei pressi di Farmakonisi, all'inizio di quest'anno, la Guardia Costiera greca ha ucciso dodici persone.

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/grecia-naufragio-farmakonisi-la-guardia-costiera-ha-ucciso-12-migranti/16291

Sui rimpatri di richiedenti asilo che la Grecia ha eseguito anche in Afghanistan

http://w2eu.net/2010/09/13/from-lesvos-to-kabul/ 

La sentenza di condanna della Grecia e dell'Italia, per la violazione degli articoli 3 e 13 della CEDU e dell'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla CEDU, pronunciata dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo il 21 ottobre scorso.

http://euobserver.com/justice/126171 

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-147287#{"itemid":["001-147287"]} 

http://asiloineuropa.blogspot.it/2014/10/sentenza-sharifi-e-altri-contro-italia.html 

I problemi ad Izmir in Turchia sono già comunciati nel 2012. Con la progrssiva chiusura della rotta libica, a seguito dei conflitti tribali e della divisione di quel paese, la rotta dalla Turchia alla Grecia, una delle più pericolose del Mediterraneo ritorna attuale. Adesso ad Izmir c'è pure un centro di detenzione.

http://www.infopal.it/palestinesi-tra-i-superstiti-del-naufragio-avvenuto-al-largo-delle-coste-turche/ 

Nelle isole greche i centri di detenzione per migranti "illegali" , anche se sono profughi di guerra, non mancano, come nell'isola di Symi. Da questi centri, a seconda della nazionalità, si può essere rimessi in libertà entro pochi giorni, o respinti nel paese di origine.

http://greece.greekreporter.com/2014/07/07/shocking-video-from-immigrants-detention-centre-in-symi/ 

 Anche Frontex, che è presente alle frontiere portuali ed aeroportuali, ha il suo carico di responsabilità per i comportamenti delle autorità greche e turche con le quali collabora.

http://frontex.europa.eu/news/frontex-signs-a-memorandum-of-understanding-with-turkey-UBa8Ya

I dubbi della Mediatrice Europea sulle modalità di intervento di Frontex

http://www.ombudsman.europa.eu/press/release.faces/fr/58136/html.bookmark

Rispetto a quello che succede nelle acque tra Grecia e Turchia, la situazione appare ben diversa tra Malta e l'Italia. Ma adesso dovremo vedere cosa succede quando Mare Nostrum sarà ritirato ed arriveranno le navi e gli uomini di Frontex... intanto

Almeno una vicenda che per adesso ha avuto una soluzione positiva, dico per adesso, perché da ora in poi il loro destino ritorna ad essere del tutto incerto per effetto del Regolamento Dublino III.

(ANSA) - PALERMO, 25 OTT - Si sono rifiutati di sbarcare a Malta e dopo dieci ore di trattative tra La Valletta e il governo italiano, la nave 'Eleonora Maersk' con 200 migranti sta facendo rotta verso la Sicilia; a bordo molte donne e bambini, di origine siriana.
La nave mercantile 'Eleonora Maersk', che batte bandiera danese, ha soccorso nel Canale di Sicilia complessivamente 221 migranti. Sta facendo rotta verso Catania e l'approdo nel porto del capoluogo etneo è previsto per domani mattina.





Europe / Migrants: “Let them die, this is a good deterrence” – UN human rights expert

SUCCEDEVA GIA' NEL 2013. RESPINGIMENTI ILLEGALI DALLA GRECIA IN TURCHIA


http://www.bbc.co.uk/news/magazine-22757485

Syrians accuse Greece of 'pushing back' migrant boats

Coastguard signals to refugee boat

Some of the Syrians fleeing the conflict in their country have crossed Turkey aiming for Greece, in order to claim asylum in the European Union. But to get there they have to take to boats - and there have been persistent reports of Greek officials pushing them back into Turkish waters, sometimes with fatal results.
"Everything we would do for our families and our fathers, we do the same thing for these people. We bury them in the Islamic way," says Ekrem Serif-Oamadoglou, as he points to 400 freshly dug graves clustered on the remote hillside.
The cemetery is just outside Sidiro, a Muslim village on the Greek side of the Evros river, close to where it forms a fast-flowing, kilometre-wide barrier between Greece and Turkey.
The 400 dead are all people who have drowned as they attempted to cross the river and slip illegally into Europe. It is only here, at the end, that they find friends in Greece, the members of the local Muslim community who bury them.
"They came from places all over the world, but we regard them as brothers," says Serif-Oamadoglou, the local imam's son. "They came here for a better life, but unfortunately they were unlucky."

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They told me that their boats had been capsized and pushed back by a Greek boat - they say it was the Greek coastguard”
Adib Hachach Syrian in Athens
A large portion of those currently seeking that better life are Syrians fleeing the violence that has riven their homeland.
For two years now TV news crews have filmed lines of mainly women and children making their undignified exit along the dusty roads that lead from Syria into Turkey.
On foot, carrying plastic bags filled with clothes and household items grabbed at the last minute, they are now crossing at the rate of 7,000 a day, according to the UN.
Some stop in the refugee camps which dot the borderlands or try their luck in towns like Gaziantep, 100 km (62 miles) into Turkey and now home to 57,000 Syrians. But those with money move on to Istanbul, the ancient crossroads between East and West and gateway to Europe.
From there migrants until recently travelled to Edirne, a city which sits right on the Evros river. Under cover of darkness, smugglers put them into rubber boats and pushed them off into the dangerous currents.
False leg lies washed ahore on beach
Salwa al-Rajo's family made the journey six months ago as part of a group of 40 Syrians.
They fled Syria because the father worked in government intelligence and the rebels were threatening to kill them - but it is the crossing over the Evros that still gives them nightmares.

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While they tried to cross the river, they drowned - the currents are so strong, as you know”
Maj Gen Emmanouil Katriadakis Government immigration spokesman
Mrs al-Rajo says that, to her horror, when their boat got to the Greek side, the police there separated them and pushed them back.
"We were put into a rubber boat. I didn't know where my children were, or my husband. I was about to fall into the water, I grabbed the policeman's hand, but he knocked me away," she says.
"There was another woman who lost her glasses. She said, 'I can't get in to the boat, I can't see.' The policeman started to beat her up. Her son said, 'Why are you beating my mum? She's an old woman.' The policeman got his gun and put it to his head and said, 'Shut up!' And so they got us in to the boat and pushed us in to the water."
There have been many reports of refugees being pushed back into the river, but Greek police reject the claim.
"There were some cases that, while they tried to cross the river, they drowned. The currents are so strong, as you know," says Major General Emmanouil Katriadakis, the government spokesman on immigration.
"But nothing like this has happened since Operation Shield took effect because now we are present on the river banks and if people are in danger we go to help them."

Find out more

Watch Sue Lloyd-Roberts' film on Our World: Fleeing Syria at these times [BST] on the BBC News Channel: Sat June 8 at 0530 & 2130 and Sun June 9 at 0330, 1430 & 2130.
And on BBC World News at these times [GMT]: Fri June 7 at 2330, Sat June 8 at 1130 & 1630 and Sun June 8 at 1730 & 2230
Her Newsnight film can be seen on the BBC iPlayer and Newsnight website.
Operation Shield was launched last summer to close what was Europe's most porous border. All EU police forces now take their turn in helping the Greeks patrol the frontline.
Now if the river alone fails to stop migrants there are patrol boats full of sophisticated detection equipment, foot patrols and sniffer dogs on the shore, and a formidable fence which was completed a few months ago at a cost of 20m euros (£17m).
So the Syrian refugees must now choose another route.
Starting from Istanbul again, the refugees are taken by road to Turkey's western Mediterranean coast from where it is just 12km (7.5 miles) to the closest of the Greek islands, Lesbos, with the border between the two countries running along the water in between.
If you have money and a European passport it is a pleasant and comfortable ride across the Aegean. If not it is a journey filled with danger.
Raid on refugee boats
1/3
Deysem Siti, head of the Kurdish community in the nearby Turkish city of Izmir, was present as the bodies of 66 drowned Kurdish Syrians were dragged ashore in September 2012.
"These people don't care. They put the women and kids below the deck and locked it. It was a small boat, built for 20 people, they put 110 people in it," he recalls.
"It couldn't carry the weight. It only got 10m from the shore when it sank."
"Thirty-three of them were children, I saw a two-month-old, five-year-old, three-year-old, seven years, there were young women in their 20s. I saw a child, the only survivor of a family of 11 - his father, mother, sisters and brothers were all dead."
The incident is just one of many. Hundreds of refugees are known to have drowned over the last year, but the true total is uncertain because not all bodies are found.
Just a few weeks ago, Adib Hachach, a Syrian who has lived in Athens for 12 years, received a call from the coastguard at Lesbos, to collect the bodies and belongings of his brother Omar, his sister-in-law and their three young children, all of whom had drowned.
Syrian Adib Hachach on the deaths of his brother's family
The remains of the youngest, two-year-old Fatima, have never been found.
Hachach says that he spoke to survivors from other smuggling boats which had set out at the same time.

More from the Magazine

Syrian refugees
Syria's civil war has forced more than a million people to flee, usually with only a small bag of possessions. Brian Sokol, with support from the UNHCR, has photographed some of the refugees holding treasures from their homes.
"They told me that their boats had been capsized and pushed back by a Greek boat. They say it was the Greek coastguard. There were nine on my brother's boat and none survived, so I will never know the truth," he says, sobbing.
Refugee support organisations have been getting many reports of a deliberate "push back policy" by the Greek police and coastguard in which survivors claim boats are shoved from Greek waters back into Turkish ones, a dangerous tactic at sea and at night when most of the smugglers' boats operate.
Amnesty International has collected information on 40 alleged incidents from the Aegean sea and the Evros in recent months.
The Greek police and coastguard robustly deny the claims. On a night patrol with the Greek coastguard, the boat's skipper Lyropoulos Vasilis tells me, "This is a big lie".
The refugees put themselves at risk, he says, by deliberately scuppering their vessels when they see a patrol boat, so that the coastguard will be forced to rescue them and carry them to Lesbos.
Those that make it to the island are met by volunteer doctors who check the new arrivals over, but neither food nor shelter is offered by the authorities.
Syrian refugees clamber ashore, Lesbos
When I visit the quayside where they end up, I see a group of about 40 people, including women and children, left out in the open to spend an uncomfortable night in the rain just metres from the bright lights of Mytilene, one of Greece's most popular holiday resorts.
Their only meal is provided by a soup kitchen which was set up by volunteers on the island to help locals hit by the Greek economic crisis, but which is now pressed into helping those in even greater need.

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Salwa al-Rajo
I abandoned my hijab and I and my daughter wear make-up, so we look European, because we are afraid that the racists will hurt us”
Salwa al-Rajo, refugee
After 36 hours on the island the refugees are allowed to take a ferry to the mainland, but there they face many further hazards.
More than 9,000 Syrians have been arrested and detained in the country over the last two years, and only two out of the hundreds of Syrians who have applied for asylum have been given it - an approval rate of less than 1%, compared with the 90% rate for Syrians applying elsewhere in Europe.
The al-Rajo family ended up in a prison in Greece for several months, after their second attempt to cross the Evros.
The family of six has now been released, but is stranded in a one-bedroom apartment in Athens paid for by members of the Syrian community.
Salwa al-Rajo says that they sold everything they owned in Syria to fund their escape, but have lost all of their money to the river smugglers and another trafficker whom they say swindled them out of 18,000 euros (£15,000) paid in a bid to secure fake passports and passage to Sweden.
The older boys in the al-Rajo family do not dare leave their apartment for fear of arrest.
Al-Rajo and her 17-year-old daughter, Walaa Ulwan, have taken to disguising themselves. Both of them have uncovered heads, the mother's hair is dyed blonde, the daughter's is blonde with pink streaks. They each have garishly painted nails and wear make-up.
"When I first came, I wore the hijab, but people told us that the fascists would attack us because we looked like Arabs and would kill us," al-Rajo explains. "So I abandoned my hijab, I changed my hair colour and I and my daughter now wear make-up, so we look European. We did all this because we are afraid that the racists will hurt us."
Greece's right-wing, anti-immigration party, Golden Dawn, now holds third place in popular support among political parties in Greece.
Beset by a harsh austerity programme, the Greeks have little time for the thousands of Syrians at their door. The truth is that the Greeks do not want the Syrians and the Syrians do not want to stay in Greece. But, having made it to here, they are stuck.
Watch Sue Lloyd-Roberts' full Newsnight report as she follows the journey made by Syrian refugees trying to make their way into Europe




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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