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giovedì 30 ottobre 2014

Le frontiere mobili del Mediterraneo - Convegno internazionale a Palermo - 3 e 4 novembre 2014

ECCO UNA PRIMA SINTESI DEI LAVORI DEL CONVEGNO, AD APRLE 2015 UNA PUBBLICAZIONE AGGIORNATA

http://mediterraneanhope.wordpress.com/2014/11/12/le-frontiere-mobili-del-mediterraneo/

                             
                  LE FRONTIERE MOBILI DEL MEDITERRANEO
                             Paesi di transito e rotta libica

Il Convegno si svolgerà a Palermo il 3 ed il 4 novembre 2014, presso la sede del Dottorato di ricerca in “Diritti Umani: Evoluzione,Tutela e Limiti”, a Piazza Bologni 8, nell’aula Sturzo.  

Programma 
Lunedì 3 novembre 2014 ore 15
Saluto del Prof. Aldo Schiavello, Coordinatore del Dottorato di ricerca in “Diritti Umani: Tutela, Evoluzione e Limiti” dell’Università di Palermo
 Introduzione : Attività di contrasto dell’immigrazione irregolare e tutela dei diritti fondamentali dei migranti nei paesi di transito
Avv. Fulvio Vassallo Paleologo
Associazione L’Altro Diritto - Sicilia
La militarizzazione della contiguità
Prof. Alessandro Dal Lago
Università di Genova
Migranti e profughi nei paesi di transito: il corridoio libico
Dott. Anas El Gonati - Sadeq Institute - Tripoli
Migrazioni forzate e reti criminali in Libia
Dott.ssa Nancy Porsia – Giornalista - Tripoli
L’umanitarizzazione della frontiera. Il controllo dell’immigrazione ai tempi di Mare Nostrum
Prof. Paolo Cuttitta
Università di Amsterdam
DIBATTITO

Martedì 4 novembre ore 10
 Oltre Frontex: le proposte  per l’apertura di canali legali di ingresso in Europa
Avv. Fulvio Vassallo Paleologo
Associazione “L’Altro Diritto - Sicilia”
Dopo Lampedusa: la nuova sfida del diritto d'asilo allo spazio europeo e mediterraneo
Prof. Alessandra Sciurba
Università di Palermo
Il sistema di accoglienza in Italia: fabbrica di marginalità o percorsi di cittadinanza?
Prof. Clelia Bartoli
Università di Palermo
INTERVENTI PROGRAMMATI E DIBATTITO
Considerazioni di sintesi
Prof. Emilio Santoro
Università di Firenze

 
                          Le ragioni ed i temi del convegno
La difficile fase di transizione dopo le rivolte nei paesi del Maghreb del 2011 continua a modificare i rapporti esistenti tra gli stati della riva nord e quelli della riva sud del Mediterraneo anche sul fronte dell’immigrazione  e dell’asilo. Nuovi accordi bilaterali e pratiche di cooperazione di polizia orientati esclusivamente al contrasto dell’immigrazione irregolare concorrono a costruire frontiere sempre più mobili attorno ai migranti che dall’Africa tentano di raggiungere Europa. Dopo l’avvio dell’operazione militare-umanitaria Mare Nostrum da parte dell’Italia, a seguito delle stragi del 3 e dell’11 ottobre 2013, l’Unione Europea non è riuscita a dotarsi di una politica comune capace di salvaguardare la vita dei migranti, a terra come in mare, ed il loro diritto ad accedere allo spazio Schengen per chiedere protezione internazionale. L’aggravarsi delle crisi e dei conflitti nei pesi di transito sta comportando una crescente militarizzazione delle acque e dei cieli del Mediterraneo.
Continua a mancare inoltre qualunque previsione di vie d’accesso legali in Europa  per lavoro o di corridoi umanitari per i richiedenti asilo, che garantirebbero canali di ingresso legale e protetto. Aumenta intanto il numero delle vittime ed aumenta il numero dei migranti costretti alla clandestinità, e dunque a forme sempre più gravi di sfruttamento, o vittime di circuiti criminali. Le pratiche di sbarramento, finanziate dai paesi europei, e l’aggravarsi delle crisi politiche e militari nei paesi di transito, modificano di continuo le rotte ed i movimenti secondari dei migranti e rendono assai critica la situazione alle frontiere marittime e nelle acque internazionali. Frontiere e “zone contigue” che sul mare è sempre più difficile individuare, a fronte della continua evoluzione dei rapporti tra gli stati oltre che per la situazione all’interno dei paesi di transito e nelle zone di partenza dei mezzi diretti verso l’Europa. In questa prospettiva andranno valutate le nuove modalità delle operazione dell’Agenzia europea FRONTEX, ed in particolare la nuova missione TRITON nel Mediterraneo centrale, mentre si assiste ad una crescita vertiginosa delle stragi in mare e delle vittime, morti, dispersi, persone destinate sempre più spesso a restare senza un nome,  esseri umani privati non solo della vita ma della loro stessa identità
Attraverso la Libia arriva in Italia un numero crescente di profughi e sfollati. Dopo la caduta di Gheddafi e la bocciatura della politica dei respingimenti da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo ( caso Hirsi/ Italia) nel 2012, la persistente instabilità che caratterizza i paesi a sud della Libia, e quindi i conflitti interni tra le diverse milizie, stanno aumentando in modo esponenziale il numero dei migranti che da quel paese sono costretti a fuggire verso le coste mediterranee. Proprio a causa di questa grave instabilità le diverse iniziative dell’Unione Europea, con le missioni EUBAM e con il sistema di controllo EUROSUR, non sono riuscite ad instaurare un rapporto di collaborazione con le autorità libiche, ormai frastagliate in una galassia di formazioni rivali, e sono falliti i piani operativi e ed i memoriali di intesa con le autorità provvisorie libiche, come quello sottoscritto nel 2012 dall’ex ministro dell’interno Cancellieri,  per bloccare le partenze.
Gli ultimi tentativi di pacificazione della Libia, che non escludono neppure gli interventi militari, sono proiettati nella prospettiva di un rilancio degli accordi bilaterali al fine di ristabilire i controlli di frontiera e bloccare le partenze, magari dopo l’adesione formale di questo paese alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951.  In questa prospettiva si colloca anche la esternalizzazione delle procedure di asilo, che si vorrebbero avviare in Libia, in base ai criteri più restrittivi della Convenzione di Ginevra, per giustificare poi il respingimento con accompagnamento forzato di tutti coloro che non soddisfano i requisiti della “persecuzione individuale” imposti dalla Convenzione. L’obiettivo primario rimane sempre quello del contrasto dell’immigrazione “illegale”, nell’auspicio generalmente condiviso di una rinnovata “collaborazione” con i paesi di transito. In realtà la parte più consistente di questa “immigrazione illegale” è formata da persone che in qualunque paese democratico avrebbero diritto di accesso al territorio e ad una procedura indipendente per il riconoscimento di uno status di protezione. La Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. La modesta agibilità concessa dalle autorità di Tripoli ad alcuni rappresentanti dell’UNHCR, fino al dicembre del 2013, sembra adesso fortemente ridotta e sono sempre più gravi gli abusi che diversi rapporti internazionali, e le testimonianze di coloro che riescono ad arrivare in Europa documentano in modo inconfutabile.
Si pone quindi il problema di analizzare la costante evoluzione dei rapporti tra l’Unione Europea ed i singoli stati che ne fanno parte con i paesi mediterranei frontalieri, a partire dal cd. corridoio libico che costituisce ancora la principale rotta di ingresso dei migranti che dall’Africa, e non solo, tentano di arrivare in Europa.
Si dovrà verificare in particolare la possibilità di aprire canali di ingresso legale, o altre vie di accesso protetto, anche attraverso visti per motivi umanitari,  nel quadro di nuovi rapporti da instaurare, anche a livello europeo, con le nuove autorità che si potranno costituire della Libia e con i governi dei paesi circostanti. Non si può trascurare infatti il numero sempre più elevato di profughi che, per evitare di restare intrappolati in Libia, partono direttamente dall’Egitto, dalla Turchia o da altri paesi che si affacciano sul Mediterraneo. A fronte di questo movimento migratorio, che si può definire ormai come un “afflusso massiccio di sfollati” e che dovrebbe quindi imporre l’apertura di canali legali di ingresso protetto e le misure di accoglienza previste dalla Direttiva 2001/55/CE, si valuteranno i possibili criteri di condivisione degli oneri a livello europeo, nella prospettiva del superamento del Regolamento Dublino III e del riconoscimento reciproco delle decisioni di accoglimento delle richieste di protezione internazionale nei diversi paesi dell’Unione Europea.

Lasciare morire le persone in mare non è una buona tecnica di dissuasione, adesso lo riconocono anche le Nazioni Unite. 

http://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=15239&LangID=E Europe / Migrants: “Let them die, this is a good deterrence” – UN human rights expert 

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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