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sabato 15 novembre 2014

Aumentano gli ostacoli per i siriani in fuga dalla guerra e dalla dittatura. Alle tradizionali rotte libiche si affiancano altre rotte più ad oriente. Partenze anche dall'Egitto e dalla Turchia.


Per la sofferenza delle famiglie siriane non c'è mai fine. Ma sono a rischio anche gli eritrei e molti altri potenziali richiedenti asilo. In Afrca non vale più neppure la Convenzione di Ginevra.
Sempre a rischio di deportazione i siriani che si trovano in Egitto. l'Europa non apre corridoi umanitari, non concede visti per protezione temporanea , non applica la direttiva 2001/55/CE sull'accoglienza in caso di afflisso massiccio di profughi  e non modifica il Regolamento Dublino III. Per molte famiglie siriane le vie di fuga si chiudono nei paesi confinanti.

Una denuncia di Amnesty International sul rischio di deportazioni di siriani dall'Egitto verso altri paesi.

http://www.amnesty.org/en/news/scores-syrian-and-palestinian-refugees-imminent-risk-deportation-egypt-2014-11-14

Intanto a Damasco il regime uccide e tortura. ma qualcuno pensa ancora alla possibilità di rimpatriare i siriani in fuga.

http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2014/11/14/siria-ong-18-uccisi-nelle-ultime-ore-in-regione-damasco_6f3511c9-6124-4f26-a0b2-709570172302.html

Nei paesi di transito peggiora la situazione dei siriani e dei palestinesi. Ricevo e diffondo dalla rete MIGREUROP

EU Red Cross Societies concerned about the situation of refugees fleeing Syria and the lack of access to international protection in the EU
Volunteers from the Syrian Arab Red Crescent continue providing support to civilians inside Syria. Photo: IFRC
The crisis in Syria has reached its fourth year of existence and the situation has turned into a humanitarian disaster of appalling dimensions. More than 10.8 million Syrians are in need of humanitarian assistance in their own country, including 6.45 million internally displaced people, half of them children, struggling to survive amid the fighting. A further 3.2 million people have fled Syria since January 2012, seeking refuge in Lebanon, Turkey, Jordan, Iraq and Egypt. Thousands more families have left for countries further afield. Today the humanitarian situation continues to deteriorate rapidly in large parts of the country, with neighbouring states struggling to welcome and protect those who flee.
Relief distribution for refugees in Vrazdebna centre, Sofia, Bulgaria.
Photo: Dimitrina Popova, Bulgarian Red Cross
Red Cross Societies in the European Union (EU) are becoming increasingly concerned both about the situation within countries neighbouring Syria and the difficulties that Syrian refugees are encountering to access international protection in the EU. Indeed, only very few refugees fleeing Syria have managed to find their way to Europe; many more have lost their life trying to reach much needed protection, while others have to go through additional hardship and trauma on route to safety, even though they have already experienced their fair share of danger, loss and injury.
Building on the Red Cross EU Office position papers on the Right to Access to International Protection (November 2011) and on Legal Avenues to Access International Protection in the EU (February 2013), EU Red Cross Societies and the International Federation of Red Cross Red Crescent Societies (IFRC) adopted a position on the Access to international protection in the EU for people fleeing Syria, in October 2014.
This position paper sets forth the following six recommendations:
  1. Ensure that people fleeing Syria have access to asylum procedures in the EU.
  2. Consider visa applications from people fleeing Syria in a protection sensitive way.
  3. Facilitate family unity in Europe for people fleeing Syria.
  4. Offer emergency resettlement to the most vulnerable people fleeing Syria.
  5. Review refugee status determination procedures and reception conditions for people fleeing Syria.
  6. Do not return people to Syria and its neighbouring countries.
The following two maps designed by the Belgian Red Cross illustrate the difficult journey of people fleeing Syria in order to reach safety in EU countries. They also present the situation in Syria’s neighbouring states, which are welcoming the majority of those that have fled the war-torn country. These maps show how the EU is lagging behind in providing much needed support to extremely vulnerable persons, often families with children, who have fled Syria and are in dire need of international protection.
Source: Belgian Red Cross, 2014



Source: Belgian Red Cross, 2014


More information on the Red Cross Red Crescent Syria operation is available here
Related documents:

Nelle acque internazionali del mediterraneo centrale, a sud di Lampedusa e di Malta, nella giornata di venerdì 14 novembre sono stati operati tre interventi di salvataggio, affidati prevalentemente a navi mercantili. Non si può stare ad attendere che intervengano le ( per adesso invisibili) unità di Frontex Plus ( operazione Triton) che se ne stanno, ammesso che ci siano, a 30 miglia dalle coste italiane e maltesi. Dunque praticamente in porto.

 Mare Nostrum mantiene adesso una configurazione di "uscita morbida" dall'operazione, come affermato da Alfano, fino al 31 dicembre 2014, con sole 4 navi nei pressi di Lampedusa. 

Sembra ci siano in navigazione molte altre imbarcazioni su rotte diverse, da sud e da oriente, ed i mezzi militari o la guardia costiera non sono più in grado di provvedere sollecitamente agli interventi di salvataggio. 

Occorre un intervento coordinato degli stati responsabilili delle zone SAR (  ricerca e salvataggio), dunque di Cipro, Grecia, Malta, Italia, ed un esame congiunto delle domande di asilo con la distribuzione dei naufraghi nei paesi europei nei quali hanno legami sociali o familiari.

https://www.agi.it/palermo/notizie/immigrati_oltre_700_soccorsi_da_mercantili_in_acque_libiche-201411141954-cro-rt10171 

Presto potrebbero essere ritirate anche quelle ( si parla di fine dicembre). Non si ha notizia della presenza di nuovi mezzi Frontex Plus coinvolti nell'operazione Triton,  a parte un gommone, una motovedetta e forse un paio di aerei ricognitori. Ma non c'è alcuna notizia ufficiale. Di certo Mare Nostrum non era certo un fattore di attrazione, come qualcuno lo aveva definito. Oggi, malgrado l'arretramenti  delle navi italiane nelle acque del Canale di Sicilia hanno lanciato l'allarme almeno sette imbarcazioni, ma potrebbero essere di più.

A getti improvvisi la rotta libica si apre e poi si chiude, non dipende solo dal meteo, ma delle condizioni di passaggio dei migranti attraverso un paese diviso tra milizie e tribu'. Un passaggio pericoloso che viene evitato spostando i punti di partenza più ad oriente, ci si imbarca dall'Egitto ed anche dalla Turchia, oppure si tenta di entrare in Europa attraverso le frontiere aeroportuali, con visti di ingresso falsificati. Per chi non ha denaro, come per molti bangla e subsahariani l'unica possibilità di fuggire dalla Libia sono i barconi della morte. Sempre più spesso affiorano cadaveri davanti alla costa libica, ma in Europa questo non dà fastidio a nessuno. A molti basta che mare Nostrum non sia più un "fattore di attrazione".

Dal comunicato ACNUR di oggi 14 novembre


1. In forte crescita il numero di rifugiati e richiedenti asilo eritrei in Europa, Etiopia e Sudan

2. Nuovi esodi nell’est, nel sud e nell’ovest della Libia



1.  In forte crescita il numero di rifugiati e richiedenti asilo eritrei in Europa, Etiopia e Sudan

Nei primi 10 mesi del 2014 il numero dei richiedenti asilo eritrei in Europa è quasi triplicato. Anche in Etiopia e Sudan, Paesi confinanti con l’Eritrea, il numero dei rifugiati eritrei è notevolmente aumentato.  Finora, durante quest’anno, circa 37.000 Eritrei hanno trovato rifugio in Europa, rispetto ai circa 13.000 giunti nello stesso periodo lo scorso anno. Molti richiedenti asilo, tra cui la gran parte degli eritrei che sono arrivati attraversando il Mediterraneo, hanno trovato ospitalità in Svezia, Germania, e Svizzera.  L’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Italia ha riferito che il 22% delle persone arrivate via mare sono eritrei, un totale di circa 34.000 persone per quest’anno. Dopo i siriani, gli eritrei rappresentano quindi la seconda nazionalità negli arrivi via mare in Italia. 

Molti degli eritrei che sono arrivati in Europa hanno viaggiato, inizialmente, attraverso l’Etiopia e il Sudan. Anche questi Paesi hanno vissuto una drammatica crescita nel numero degli arrivi, fra i quali si contano moltissimi minori non accompagnati.  Più di 5.000 eritrei hanno attraversato l’Etiopia solo durante il mese di ottobre, rispetto alla media di circa 2.000 arrivi al mese registrati dall’inizio dell’anno.  Circa il 90% di coloro che sono arrivati a ottobre ha tra i 18 e i 24 anni. 78 minori sono arrivati da soli.  Il trend sembra continuare con più di 1.200 eritrei che sono arrivati in Etiopia nella prima settimana di novembre. 

A partire dall’inizio del 2014, l’UNHCR ha anche assistito a un marcato aumento nel numero degli arrivi in Sudan. Quest’anno, più di 10.700 eritrei hanno trovato rifugio in Sudan, una media di più di 1.000 arrivi al mese.

Attualmente ci sono più di 216.000 rifugiati eritrei in Etiopia e in Sudan. Il Sudan ospita i rifugiati eritrei da più 40 anni, una delle situazioni di rifugiati più protratte nel tempo di tutta l’Africa.  Gli eritrei hanno cominciato ad arrivare in Etiopia dal 2002, dopo la conclusione del conflitto tra i due paesi.  I recenti arrivi dimostrano la fuga da una campagna di reclutamento obbligatoria e da un servizio militare spesso a tempo indeterminato. 

In Etiopia e Sudan un crescente numero di rifugiati, per lo più giovani, sono scoraggiati a causa della carenza di servizi e della mancanza di opportunità di indipendenza nei campi profughi. I limitati fondi rimasti per il programma in favore dei rifugiati eritrei in entrambi i Paesi ha determinato carenze nell’istruzione secondaria e post-secondaria, così come nella formazione professionale e nelle opportunità di lavoro. Privati di ogni possibilità di costruirsi un futuro migliore e percependo che in questa situazione non hanno nulla da perdere, molti rifugiati cadono preda di trafficanti senza scrupolo e mettono la loro vita in pericolo tentando la pericolosa traversata del Mediterraneo su imbarcazioni sovraffollate e prive di qualsiasi misura di sicurezza. L’UNHCR teme che i rifugiati che oggi arrivano in Etiopia tenteranno di proseguire il loro viaggio.

E’ necessario promuovere l’istruzione e migliorare le possibilità di sostentamento per i rifugiati nei Paesi confinanti con l’Eritrea, al fine di evitare che le persone si spostino semplicemente per disperazione. Allo stesso tempo, l’UNHCR esorta l’Europa a intensificare gli sforzi per fornire alternative legali credibili alle pericolose traversate e per proteggere le persone dai rischi corsi durante le traversate con i trafficanti. L’intervento collettivo deve mantenere una decisa capacità di salvare le persone in mare e incrementare alternative più sicure per la salvezza dei rifugiati, compreso un reinsediamento potenziato, altre forme di accesso umanitario e programmi di sponsorizzazione privata. L’UNHCR sta esortando i governi europei a fare di più per facilitare la riunificazione familiare e ad usare programmi come i visti per studenti o per lavoro per i rifugiati.


Informazioni aggiuntive:

Nei primi 10 mesi del 2014, 36.678 Eritrei hanno trovato rifugio in 38 Paesi Europei, rispetto ai 12.960 nello stesso periodo lo scorso anno. Molte richieste di asilo sono state presentate in Svezia (9.531), Germania, (9.362) Svizzera (5.652) e Olanda (4.113). Finora, le autorità italiane hanno registrato 342 domande di asilo da parte di eritrei.  

Il Sudan è il principale Paese di asilo per gli eritrei con 109.594 rifugiati alla fine di ottobre 2014. 10.701 persone sono arrivate a partire dall’inizio dell’anno, compresi 1.259 nel mese di ottobre. Gran parte dei rifugiati si trova nei campi situati nelle regioni aride ad est del Paese (Gaderef and Kassala), e un piccolo numero è stato collocato nella capitale Khartoum.

L’Etiopia è il secondo principale Paese di asilo con 106.859 rifugiati eritrei, tra cui 1.591 minori non accompagnati alla fine di ottobre. La maggior parte vive in quattro campi profughi nella regione del Tigray e nei due campi situati nella regione di Afar, nel nord-est dell’Etiopia 


2. Nuovi esodi nell’est, nel sud e nell’ovest della Libia

Gli intensi combattimenti tra gruppi armati rivali in Libia nelle città di Bengasi e Derna ad est, così come quelli a Ubari a sud e Kikla a ovest, stanno alimentando l’esodo forzato della popolazione. Solo nello scorso mese, almeno 106.420 persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, il che significa che da maggio sono oltre 393.400 le persone sfollate a causa della violenza.

Nel mentre, l’insicurezza sta ostacolando le operazioni umanitarie. Le organizzazioni umanitarie stanno ancora cercando di stimare l’effettiva portata dell’esodo.  L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha confermato i resoconti delle ONG partner in base ai quali 56.500 persone avrebbero lasciato Bengasi nelle scorse settimane (tra cui 2.500 Tawurgha che si erano rifugiati nella città dopo essere fuggiti in seguito alle prime ondate di violenza nel 2011). Un numero ancora maggiore di persone, è fuggito da Derna (a circa 170 km da Tobruk). I comitati di crisi locali nel sud-est del paese confermano che circa 11.280 persone sono fuggite dai combattimenti in corso a Ubari, mentre nelle regioni ad ovest gruppi di civili affermano che 38.640 persone, tra cui molte donne e bambini, sono state costrette a lasciare le loro case a causa delle lotte a Kikla. 

Gli sfollati libici sparsi in 35 paesi e città e hanno urgente bisogno di alloggi, cure mediche, cibo, acqua e altri beni di prima necessità. Gli scontri più violenti sono avvenuti a Bengasi, da dove le persone sono fuggite verso le città vicine di Ajdabiya, Al Bayda e Misurata. Queste città stanno raggiungendo il limite delle loro capacità d’accoglienza degli sfollati. Ad Al Marj sono state chiuse le scuole, così da avere più spazio per coloro che non hanno possibilità di essere ospitate dalle famiglie locali. Anche Al Bayda e Tobruk si stanno adoperando per accogliere la crescente ondata di persone sfollate (provenienti da Derna e da Benghazi) in cerca di un alloggio.  Anche a Tobruk le scuole sono state chiuse in modo da poter ospitare gli sfollati.

L’UNHCR esprime forte preoccupazione per la situazione di circa 2.500 Tawurgha che a metà ottobre hanno abbandonato i loro campi a Bengasi, e che si trovano ora in parchi, scuole e parcheggi presso Ajdabiya e dintorni, con solo dei teli di plastica sottili e qualche tenda per ripararsi dalle intemperie.

I venti e le piogge previsti nei mesi invernali saranno particolarmente duri per le donne, i bambini e le persone anziane che non dispongono di abiti caldi, stufe, tende isolanti e alloggi.

I convogli umanitari attraverso le frontiere sono l’unico modo per fare entrare gli aiuti. Attraverso questi convogli,l’UNHCR e i suoi partner hanno fornito assistenza a circa 19.000 persone sfollate ad agosto e settembre, ma affrontano difficoltà nel finanziamento e di accesso.

L’UNHCR esprime preoccupazione anche per il benessere di circa 14.000 dei 37.000 rifugiati e richiedenti asilo registrati (quasi la metà proveniente dalla Siria) in Libia che sono bloccati nelle zone di conflitto o non sono in grado di reperire cibo per sé e le loro famiglie. In tempi di guerra, i rifugiati, i richiedenti asilo e i migranti spesso vengono guardati con sospetto e subiscono l'ostilità rivolta agli stranieri. Senza alternative, in molti si sono imbarcati irregolarmente verso l’Europa. Nel 2014, più di 156.000 persone sono arrivate in Italia via mare – oltre l’85%  è partito dalla Libia.

L’UNHCR ha pubblicato ieri il suo position paper sui rimpatri in Libia, che esorta tutti i Paesi a consentire l’accesso ai propri territori ai civili in fuga dalla Libia e sollecita tuti gli Stati a sospendere i rimpatri forzati nel paese fino a quando le condizioni di sicurezza e di rispetto dei diritti umani non saranno in netto miglioramento.

 Il documento è disponibile all’indirizzo: http://www.refworld.org/docid/54646a494.html



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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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