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domenica 28 dicembre 2014

Il ministero dell'interno attacca la Marina militare perchè effettua troppi salvataggi "con i vecchi protocolli" (Mare Nostrum). Alfano vorrebbe che non si risponda alle chiamate di soccorso ?


Ennesimo capitolo della penosa chiusura "progressiva" dell'operazione Mare Nostrum, un'attacco durissimo sferrato dal ministero dell'interno ai vertici della Marina che continuano ad ordinare gli interventi di salvataggio dopo le chiamate di soccorso, anche se si tratta di imbarcazioni che si trovano molto più a sud delle 30 miglia imposte dall'Unione Europea alle missioni operative TRITON dell'agenzia FRONTEX.

" I tecnici del Viminale accusano la Marina: applica i vecchi protocolli. L’Ue investe 2 milioni e 900 mila euro al mese. Ma senza risultati"

http://www.corriere.it/cronache/14_dicembre_28/sbarchi-8-mila-immigrati-mese-88f15422-8e6d-11e4-9f4a-a1bebd9fbc0e.shtml

Pensavano che due navi di Frontex posizionate poco a sud di Lampedusa e Malta, fermassero le partenze verso l'Italia ? Chi, al ministero dell'interno, attacca in questo modo la Marina militare, che continua ad effettuare interventi di ricerca e salvataggio in adempimento degli obblighi internazionali di salvataggio in alto mare, si pone contro le Convenzioni internazionali di diritto del mare e contro il minimo senso di umanità che sarebbe imposto anche a chi svolge una delicata attività di governo. Evidentemente anche Alfano e il ministero dell'interno riesentono dell'effetto Salvini. I venditori di morte ed i loro impreditori politici hanno successo, in questo momento di crisi e di caduta di ogni legame di solidarietà. Ma non vinceranno. Neppure con l'aiuto dei "tecnici del Viminale".

Per chi volesse approfondire sull'ennesimo bluff europeo chiamato TRITON e targato FRONTEX

http://www.dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/12/continuano-i-salvataggi-di-mare-nostrum.html

http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/wp-content/uploads/2014/12/licastro.pdf


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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