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lunedì 15 dicembre 2014

La svolta del nuovo Commissario UE all'immigrazione Avramopoulos. Da ministro alla frontiera sul fiume Evros con i militari, adesso apre ai corridoi umanitari. O almeno sembra.


Davvero inattesa la "svolta" del nuovo Commissario UE all'immigrazione, il greco Avramopoulos. Forse è proprio l'aria di Bruxelles. Quando era ministro lo ricordiamo in visita per manovre militari sul confine del fiume Evros, tra Grecia e Turchia, dove il governo greco ha costruito un "muro" per impedire l'ingresso in Grecia dei migranti, che per ora ha permesso il blocco ed il rspingimento di molti profughi siriani, anche grazie alla collaborazione degli agenti inviati da Frontex.

Durante una visita in Romania quando era ministro degli esteri greco, nel  mese di aprile del 2013 Avramopoulos si esprimeva così.

Question on the Schengen Treaty and the measures Greece is taking to confront illegal migration.

D. AVRAMOPOULOS: It is true to say that Greece, being on the front line, on the borders of Europe, and having the longest coastline in Europe - and I think fifth in the whole world - has faced many problems with illegal immigration. We are the first victims of this situation and we have asked our European partners to provide us with their support and their help.

Greece has taken all necessary measures and adopted legislation in order to protect our borders, which are at the same time the European borders. But we are still at the beginning.

Illegal immigration is one of the most complicated problems we have to solve within Europe, because it is not only Greece, it is Europe as a whole: illegal immigrants travel everywhere, from the moment they enter Europe they do not recognize borders and their dream is to reach another destination.

Finally, the anti-illegal immigration policy should never be permitted to turn into a xenophobic, racist policy. We live in a democratic Europe. We are democratic nations, and there are basic principles that we have to respect

T. CORLATEAN: This is an important topic. I fully agree that the issue of migration requires European cooperation. It is not only the burden of a national country, it is the process of cooperation. This is why Romania has already been engaged for a number of years in supporting the different European operations to support Greece in the management of this situation.

We contributed to different Frontex operations, we are contributing to different European operations in the region, because we understand the European Union as a process of cooperation and not dividing lines – not double standards, which we are firmly rejecting, and this is a common approach.

So, we are going to cooperate and to support Greece through the European structures in managing this process. This is why, inter alia, we have already established for a number of years a trilateral forum of cooperation in the region between Romania, Greece and Bulgaria. This forum functions not only at the level of the Ministers of Foreign Affairs – we had the last meeting in Sofia a few months ago – but also at the level of Ministers of Interior in cooperating, inter alia, on combating illegal migration, criminality and so on.

It is important for the region, it is important for the topic that you raised, and I can announce the fact that, based on discussion with the Romanian Minister of Interior today before our meeting, I confirm to the Minister the fact that Romania will host and will make the invitations in September – most probably after the Bulgarian legislative elections that will take place in a number of weeks – to hold this trilateral meeting between the Ministers of Interior from Romania, Greece and Bulgaria so that we can continue to cooperate on combating illegal trafficking, and managing migration.


http://www.mfa.gr/missionsabroad/en/romania-en/news/statements-of-foreign-minister-dimitris-avramopoulos-and-romanian-foreign-minister-titus-corlatean-04042013.html

Dove era Avramopoulos nel 2010 quando la Grecia, con l'aiuto delle pattuglie europee RABIT respingeva i migranti, ritenendoli "illegali" anche se erano potenziali richiedenti asilo ? Provate ad indovinare ...

http://frontex.europa.eu/assets/Attachments_News/fer_rabit_2010_screen_v6.pdf

Ai tempi in cui Avramopoulos era mimistro del governo greco, nel 2011 si organizzavano operazioni congiunte coordinate da Frontex al confine greco turco sul fiume Evros, cosa ne pensava e ne pensa ?

http://frontexplode.eu/2011/01/08/frontex-rabit-operation-watch-the-hunting-of-the-enemy/

A proprosito delle indegne condizioni di trattenimento, anche di minori non accompagnati, nei centri di detenzione greci, risultano dichiarazioni di Avramopoulos quando era ministro del governo greco? Sono ormai tante le condanne riceviute dalla Grecia per quei centri di detenzione disumani, molti dei quali sono in funzione ancora oggi, soprattutto nella regione dell'Evros. Avramopoluos ricorderà alla Grecia l'obbligo ancora inadempiuto di dare attuazione alla direttiva sui rimpatri 2008/115/CE  che prevede il trattenimento amministrativo come ultima ratio ed essclude la detenzione per i richiedenti asilo ?

http://www.globaldetentionproject.org/countries/europe/greece/reference-list.html

Nel 2012 il governo greco alzava il muro sulla sponda del fiume Evros, un muro che costava la vita a centinaia di migranti. Dove era Avramopoulos ?

http://w2eu.net/category/locations/evros/

http://www.swissinfo.ch/eng/new--iron-curtain--in-europe-fights-illegal-migration/40483966

http://www.hrw.org/sites/default/files/related_material/2014_Spain_LettertoEConImmigrationLaw.pdf

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/ue-avramopoulos-commissario-europeo-immigrazione-affari-interni-perplessita-delle-associazioni/

Da quando si è insediato come Commissario UE all'immigrazione, Avramopoulos  non fa che rilasciare dichiarazioni di apertura rispetto alla domanda di ingresso in Europa di richiedenti asilo ed alla necessità di canali legali di ingresso.

http://blogs.wsj.com/brussels/2014/09/30/proposed-eu-migration-commissioner-avramopoulos-talks-the-talk/

http://www.euractiv.com/sections/eu-priorities-2020/immigration-commissioner-denounces-fortress-europe-hearing-308826

http://euobserver.com/justice/125826
 
 Alle dichiarazioni non sono ancora seguiti i fatti, perchè Frontex matiene ancora una vocazione di esclusiva difesa dei confini europei, al punto che un suo rappresentante si è permesso di attaccare la Marina italiana che avrebbe coinvolto mezzi della missione TRITON in operazioni SAR ( Ricerca e salvataggio) troppo vicino alle coste libiche. Dove era il Commissario Avramopoulos? Condivide le critiche di Frontex alla Marina italiana o si dissocia ?

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/12/frontex-critica-litalia-perche-risponde.html

E neppure una risposta o una nota è arrivata da Bruxelles alle richieste dei profughi siriani accampati per tre settimane a Piazza Syntagma ad Atene, in sciopero della fame, neppure dopo che due di loro sono morti, neppure per trovare una soluzione prima dello sgombero forzato da parte della polizia avvenuto questa mattina.

https://greekcrisisreview.wordpress.com/2014/11/20/syrian-refugees-call-for-solidarity-and-asylum/

http://www.guengl.eu/uploads/news-documents/Letter_to_Mr_Avramopoulos.pdf

https://www.opendemocracy.net/can-europe-make-it/matthaios-tsimitakis/syrian-refugees-in-athens-and-consequences-of-fortress-europ

http://www.unhcr.org/cgi-bin/texis/vtx/refdaily?pass=463ef21123&id=54758d6c8

Vedremo nei prossimi giorni se il nuovo Commissario Europeo Avramopoulos sarà capace di fare seguire i fatti alle parole, e se riuscirà ad intervenire sui governi europei, a partire da quello greco, per sollecitare un trattamento più dignitoso per i richiedenti asilo ed una sospensione, anche su base bilaterale, del Regolamento Dublino III, e dunque delle riammissioni, verso la Grecia. Occorrerebbe anzi che, per essere coerente con la richiesta da lui accolta, di far presentare domande si asilo nei consolati dei paesi UE all'esterno dell'area Schemgen, il nuovo Commissario UE Avramopoulos si impegni per realizzare il resettlement ( ritrasferimento) verso i paesi del nordeuropa dei migranti che rimangono ingabbiati in Grecia, come a Malta e Cipro, per gli effetti perversi del Regolamento Dublino III.

Lettera aperta di Barbara Spinelli ai parlamentari europei

28 settembre 2014

RESPINGERE DIMITRIS AVRAMOPOULOS, COMMISSARIO DELLA FORTEZZA EUROPA

 La decisione di affidare a un ministro della Difesa, Dimitris Avramopoulos, la delega a Immigrazione e Affari interni (già l’accostamento di questi due portafogli appare inquietante), suggerisce di fatto una rubricazione dei migranti a pericolo da cui l'Unione si deve guardare. Avramopoulos sembra l’uomo giusto, visto che gli obiettivi strategici che Jean-Claude Juncker gli assegna sono il contrasto dell’immigrazione irregolare, il controllo delle frontiere esterne tramite il rafforzamento di Frontex e delle guardie costiere, il consolidamento della cooperazione con i paesi terzi, incentrata sulla lotta al terrorismo e sugli accordi di riammissione nei paesi d’origine. Ma se la scelta è giusta per Juncker, non può esserlo per chi, nel Parlamento europeo, si batte per una nuova politica dell’immigrazione, rispettosa della Carta dei diritti fondamentali e dello stesso Trattato di Lisbona.

Nella lettera d’incarico al nuovo Commissario, inutilmente si cerca un cenno alle stragi che hanno reso il Mediterraneo un mare di morte, o un riferimento all’apertura di corridoi umanitari che tutelino chi tenta la salvezza da guerre e carestie affidando la propria vita ai trafficanti di uomini e alle mafie. L’istituzione di canali legali è prevista solo per gli immigrati regolari che vengano riconosciuti come competenze o talenti di cui l’economia europea ha bisogno. Nessun riferimento alla Direttiva Europea sulla Protezione Temporanea (2001/55/CE), che garantisce una tutela immediata ai rifugiati, anche quando il sistema di asilo non sappia governare l’intensificarsi degli arrivi. Nessun riferimento alla necessità di riformare il regolamento Dublino III. Nessun accenno alla possibilità di interrompere la collaborazione con i paesi che non garantiscono il rispetto dei diritti umani. Avramopoulos stesso ha dichiarato nelle sue risposte al questionario del Parlamento europeo che la sua priorità numero uno sarà la lotta al contrabbando, non la creazione di vie sicure verso l’Europa per chi fugge da conflitti armati spesso acuiti, o addirittura fomentati, dagli stessi Occidentali.

Ricordiamo alcuni fatti, per meglio sostenere il nostro rifiuto della scelta fatta dal Presidente Juncker.

Il 3 gennaio 2011 – mentre era ancora al governo George Papandreou – il ministero greco per la Protezione del cittadino annunciò la costruzione di una barriera di filo spinato lunga 12,5 chilometri, lungo la frontiera con la Turchia nella regione dell’Evros, allo scopo di ostacolare l'accesso di migranti e richiedenti asilo. La barriera, criticata dalle autorità europee e costruita senza fondi dell’Unione, fu completata nel dicembre 2012. [1]

La fabbricazione della barriera ebbe come risultato una caduta drammatica dei passaggi di frontiera: in precedenza, la regione del fiume Evros rappresentava uno dei principali snodi terrestri per chi migrava o fuggiva verso l’Europa, a un ritmo medio di 250 persone che ogni giorno tentavano l’ingresso in Grecia (provenienti in prima linea da Afghanistan, Pakistan, Armenia, Kurdistan, Iraq, Siria, Somalia, Egitto e Nord Africa).

Prima di esser designato commissario per l’Immigrazione Avramopoulos – che nel 2011 ricopriva l’incarico di ministro della Difesa, per poi passare nel 2012 all’incarico di ministro degli Affari esteri e tornare, nel 2013, alla Difesa – ha sostenuto a più riprese che il muro di filo spinato è una misura necessaria per “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”. 
La Grecia è stata ripetutamente condannata dalla Corte europea per i diritti dell’uomo per il trattamento riservato ai migranti, in aperta violazione di alcuni articoli della Convenzione europea sui diritti dell’uomo (e degli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali sul diritto d’asilo e le espulsioni collettive). Numerose associazioni e Ong hanno denunciato le pratiche discriminatorie e lesive messe in atto dal paese nei confronti di migranti e richiedenti asilo. Nel 2013, Human Rights Watch ha denunciato in Grecia un’ondata xenofoba senza precedenti: in particolare nell'agosto 2012, con il nome di Xenios Zeus (Zeus protettore degli stranieri), ebbero luogo ripetuti rastrellamenti che portarono migliaia di stranieri nei centri di detenzione, in base, secondo numerosi avvocati delle associazioni per i diritti umani, a discriminazione etnica.
Avramopoulos non ha mai fatto mistero di considerare i profughi alla stregua di migranti illegali da respingere. Nel 2013, nel corso di una visita ufficiale in Bulgaria per accordi sulla vigilanza ai confini, disse: “In Grecia abbiamo affrontato un grande problema dovuto al forte flusso di immigrati illegali. L’emergere della questione è ben noto. Di recente, a causa dello svilupparsi degli eventi in Siria, la situazione è peggiorata. Abbiamo dovuto prendere misure, e una parte di queste misure sta già funzionando. Il «muro» nella parte a nord dell’Evros ha già dato i suoi frutti. L’ingresso di immigrati illegali in Grecia, da quella parte, è stato quasi eliminato. Tuttavia il problema non è ancora risolto, perché, come sapete, la Grecia ha confini marittimi che sono al tempo stesso confini d’Europa. Questo è il motivo per cui è stato sviluppato Frontex. Nonostante le misure, il problema sussiste perché non è possibile controllare l’intera estensione dei nostri confini marittimi. […] Comprendiamo sia l’aspetto umano che l’aspetto sociale del problema, tuttavia dobbiamo proteggere le nostre società e i nostri confini. […] Non è un compito che riguardi il ministro della Difesa della nazione, cooperiamo con i ministri specifici, ma questo problema ci ha preoccupati perché una delle sue estensioni riguarda la nostra sicurezza nazionale. Dietro a questi flussi potrebbero nascondersi e svilupparsi reti che riproducono la violenza e, non esito a dirlo, anche il terrorismo”.[2]

Sono numerose le organizzazioni di difesa dei diritti umani e dei migranti che sostengono come le barriere e i fili spinati edificati per chiudere le frontiere esterne della Grecia abbiano enormemente aumentato il flusso dei fuggitivi e migranti che cercano salvezza deviando la propria fuga verso il centro del Mediterraneo, in particolare verso le coste italiane.

Se Jean-Claude Juncker intende trasformare l’Europea in una fortezza, ha trovato l’uomo che può farlo.


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[1] EU Observer, Greeks build fence to ward off asylum seekers, articolo di Nikolaj Nielsen, 7 febbraio 2012 (http://euobserver.com/fortress-eu/18565) .


[2] Completion of Defence Minister Dimitris Avramopoulos' official visit to Bulgaria, 7.11.2013, Hellenic Republic Ministry of National Defence, http://www.mod.mil.gr/mod/en/content/show/36/A37219.
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Ecco alcune recenti condanne della Grecia da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo, per fatti che si sono verificati nel periodo nel quale Avramopoulos rivestiva il ruolo di ministro all'interno del governo greco.  Il nuovo Commissario europeo all'immigrazione non si è mai opposto alla resistenza in giudizio fatta valere dalle autorità greche davanti alla Corte di Strasburgo. Per non dimenticare.

 Dichiarazione di Aire Centre e Amnesty International sulla sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso M.S.S. c. Belgio e Grecia

(24 gennaio 2011)

Il 21 gennaio 2011, definendo il caso M.S.S. c. Belgio e Grecia, la Grande camera della Corte europea dei diritti umani ha deciso a maggioranza che il Belgio e la Grecia hanno violato la Convenzione europea dei diritti umani.

Amnesty International e Aire Centre (Advice on Individual Rights in Europe) considerano questa sentenza una pietra miliare nel cammino verso il miglioramento dei diritti dei richiedenti asilo nell'Unione europea. La decisione conferma che gli stati devono assicurare l'accesso a effettive procedure di asilo e ad adeguate condizioni di accoglienza. Amnesty International e Aire Centre hanno partecipato al procedimento attraverso un intervento di terza parte, in cui hanno espresso profonde preoccupazioni per le condizioni di migliaia di richiedenti asilo in Europa, a causa del mancato rispetto dei loro diritti umani da parte della Grecia e di altri governi europei.

M.S.S. è un richiedente asilo afgano entrato nell'Unione europea attraverso la Grecia, che ha successivamente chiesto asilo in Belgio ed è stato da lì trasferito in Grecia sulla base del regolamento Dublino II (che stabilisce i criteri di determinazione dello stato membro competente per l'esame delle domande), nonostante egli affermasse che in Grecia non avrebbe avuto accesso a una procedura di asilo effettiva e  avrebbe rischiato di essere rinviato in Afghanistan. Dopo il trasferimento in Grecia, è stato detenuto due volte in condizioni terribili e successivamente abbandonato a se stesso.

La Corte ha affermato che la Grecia non ha un sistema di asilo funzionante e, detenendo M.S.S. in condizioni degradanti e lasciandolo in altrettanto degradanti condizioni di vita dopo il rilascio, ha violato l'articolo 3 della Convenzione. La Corte ha inoltre stabilito che, trasferendo M.S.S. verso la Grecia, il Belgio ha violato il principio di non-refoulement (divieto di rinvio di una persona verso un paese in cui potrebbe essere a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani). Infatti, ha argomentato la Corte, quando M.S.S. fu trasferito in Grecia, le autorità belghe sapevano o avrebbero dovuto sapere che non vi erano garanzie che la richiesta di asilo sarebbe stata seriamente esaminata dalle omologhe autorità greche.

  http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4408

http://www.refworld.org/docid/4d39bc7f2.html

http://hudoc.echr.coe.int/sites/eng/pages/search.aspx?i=001-103050#{"itemid":["001-103050"]} 

Altre condanne, recentemente riportate dalla Grecia, da parte della Corte Europea dei diritti dell'Uomo. 

 Al. K. v. Greece (application no. 63542/11)*
The applicant, Al.K. is an Iranian national who was born in 1977. He is an asylum-seeker in Greece.The case concerned in particular the conditions of his detention on the premises of the Soufli and Ferres border posts, together with his living conditions after release.
On 13 November 2010 Al.K. arrived in Greece and was apprehended the next day by border guards.Al.K. claims that he filed an asylum application which was not registered by the authorities. On 17 November 2010 the head of the local police force ordered that he be taken into custody pending a removal decision. Al.K. was then held at the Ferres border post. On 20 November 2010 the police chief ordered his removal and an extension of his custody in the meantime on the ground that he might abscond. On 25 November 2010 the applicant was transferred to Alexandroupoli. He filed a written asylum application. He was transferred to the border post of Soufli. In a decision of 5 March 2011 the police authority dismissed his asylum application. On 20 April 2011 Al.K. lodged an appeal with the Appeals Board; this procedure was still pending at the time when the applicant filed his observations with the Court. He was released on 16 May 2011, two days before the expiration of the 6-month maximum period of detention without trial. Al.K received an asylum-seeker’s temporary residence permit and since his release has been living in conditions of poverty and destitution as a homeless person.
Relying in particular on Article 3 (prohibition of inhuman or degrading treatment) of the European Convention on Human Rights, Al.K. complained about the conditions of his detention at the border posts of Soufli and Ferres, together with his situation of total destitution since his release.
Violation of Article 3 (inhuman and degrading treatment) – as regards the applicant’s conditions of detention
Violation of Article 3 (degrading treatment) – as regards the applicant’s living conditions after his release
Just satisfaction: 6,500 euros (EUR) (non-pecuniary damage)


 Mohamad v. Greece (no. 70586/11)*
The applicant, Husein Mohamad is an Iraqi national who was born in 1993 and lives in Greece.
The case concerned the conditions and lawfulness of the detention of Mr Mohamad, who was an unaccompanied minor at the time of his arrest, at the Soufli border post, pending his removal.
On 15 November 2010 Mr Mohamad was arrested in the region of Soufli for illegally entering
Greece. He was examined by an officer of the European Agency for the Management of Operational Cooperation at the External Borders of the member States of the European Union (FRONTEX). The file showed that Mr Mohamad was born on 1 January 1990. On 17 November 2010 the head of the local police force ordered his removal to Turkey, a country through which he had passed, to be returned from there to his country of origin, Iraq, and he was to be held in custody pending the removal directions. The removal could not be executed because the Turkish authorities refused to receive him. On 19 November 2010 the Greek Council for Refugees informed the head of the local police force that Mr Mohamad’s age had been wrongly transcribed, as his date of birth was given as 1 January 1990 whereas he was really born in 1993. On 17 December 2010, rectifying this error, the authorities granted Mr Mohamad the status of unaccompanied minor and discontinued the removal procedure. The Soufli border post, where he was being held, requested his transfer to a centre for minors. On 5 February 2011 Mr Mohamad attained the age of majority and, without having been transferred to a centre for minors in the meantime, his detention at Soufli was extended. On 4 May 2011 the President of the Administrative Court ordered his release, on the ground that Mr Mohamad claimed to have a brother in Germany and intended to go there. On the same day the police chief granted him 30 days within which to leave Greece.
Relying in particular on Article 3 (prohibition of inhuman or degrading treatment) of the European Convention, Mr Mohamad complained that his status as minor had not been taken into account when he had been held at the Soufli border post. He also complained about his conditions of detention there. Relying on Article 3, taken together with Article 13 (right to an effective remedy), he complained about the lack of a remedy by which to complain about those conditions. Under Article 5 § 1 (right to liberty and security), he complained that he had been arrested and detained in disregard of his status as unaccompanied minor and that when he had reached the age of majority the authorities had extended his detention without taking any steps with a view to his removal.

Violation of Article 3 (inhuman and degrading treatment)
Violation of Article 3 taken together with Article 13
Violation of Article 5 § 1
Just satisfaction: EUR 8,500 (non-pecuniary damage)


http://www.ilmegafono.org/diritti-umani-corte-europea-controsenso-frontex/ 

http://www.icj.org/wp-content/uploads/2012/06/Non-refoulement-Europe-summary-of-the-workshop-event-2011-.pdf 

Anche la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha sanzionato il default del sistema di accoglienza greco stabilendo principi importanti che impediscono i "rinvii automatici" verso i paesi di primo ingresso. Per ogni caso di riammissione in base al regolamento Dublino occorre valutare la situazione del sistema di accoglienza nel paese di ritrasferimento, tenendo conto delle condizioni personali e familiari del richiedente asilo.

La sentenza della Corte di Lussemburgo riguardava proprio il caso di un migrante cittadino afghano che era transitato dalla Grecia prima di raggiungere la Gran Bretagna.

La causa C-411/10
34 N.S., ricorrente nel procedimento principale, è un cittadino afgano giunto nel Regno Unito transitando, in particolare, per la Grecia. In tale ultimo Stato egli è stato oggetto di una misura di arresto il 24 settembre 2008, ma non ha presentato domanda di asilo.
35 A suo dire, le autorità greche lo avevano messo in detenzione per quattro giorni e, al momento del rilascio, gli avevano notificato un ordine di lasciare il territorio greco entro 30 giorni. Mentre cercava di lasciare la Grecia, egli sarebbe stato arrestato dalla polizia e respinto in Turchia, dove sarebbe stato detenuto, per due mesi, in condizioni penose. Sarebbe indi evaso dal suo luogo di detenzione in Turchia e, a partire da tale Stato, sarebbe arrivato nel Regno Unito, il 12 gennaio 2009, presentandovi il giorno stesso domanda di asilo.
36 Il 1º aprile 2009 il Secretary of State for the Home Department (in prosieguo: il «Secretary of State») chiedeva alla Repubblica ellenica, in base a quanto previsto dall’art. 17 del regolamento n. 343/2003, di prendere in carico il ricorrente nel procedimento principaleper l’esame della sua domanda di asilo. La Repubblica ellenica non rispondeva alla richiesta entro il termine fissato all’art. 18, n. 7, di detto regolamento, cosicché, ai sensi di questa stessa disposizione, il suo silenzio veniva equiparato al riconoscimento da parte sua, il 18 giugno 2009, della propria competenza per l’esame della domanda del ricorrente.
37 Il 30 luglio 2009 il Secretary of State informava il ricorrente nel procedimento principale che erano state impartite istruzioni circa il suo trasferimento in Grecia il 6 agosto 2009.
38 Il 31 luglio 2009 il Secretary of State comunicava al ricorrente nel procedimento principale una decisione nella quale si attestava che, conformemente all’allegato 3, Parte 2, punto 5, n. 4, della legge del 2004 sull’asilo e l’immigrazione (trattamento dei richiedenti e altri aspetti) [Asylum and Immigration (Treatment of Claimants, ecc.) Act 2004; in prosieguo: la «legge del 2004 sull’asilo»], la sua denuncia secondo la quale il suo trasferimento in Grecia avrebbe comportato una violazione dei diritti garantitigli dalla CEDU era manifestamente infondata, essendo la Repubblica ellenica iscritta nell’«elenco dei paesi sicuri» di cui alla Parte 2 dell’allegato 3 alla legge del 2004 sull’asilo.



http://www.meltingpot.org/Regolamento-Dublino-il-no-della-Corte-di-Giustizia-dell-UE.html#.VI9VFEZ0xsc 

http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/CoGE_21_dicembre.pdf

E ancora nel 2013 si segnala un altro intervento della Corte di giustizia riguardante proprio la Grecia.

http://asiloineuropa.blogspot.it/2013/06/corte-di-giustizia-ue-causa-halaf.html 

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)
30 maggio 2013 (*)
«Asilo – Regolamento (CE) n. 343/2003 – Determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo – Articolo 3, paragrafo 2 – Potere discrezionale degli Stati membri – Ruolo dell’Alto Commissario delle Nazioni unite per i rifugiati – Obbligo degli Stati membri di invitare tale istituzione a presentare un parere – Insussistenza»

 (omissis) Il sig. Halaf è un cittadino iracheno che ha depositato una domanda di asilo in Bulgaria il 1° giugno 2010.
18      Essendo emerso da una ricerca nel sistema Eurodac che il 6 agosto 2008 egli aveva già presentato una domanda di asilo in Grecia, il 6 luglio 2010 la DAB ha chiesto alle autorità greche di riprenderlo in carico ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, lettera c), del regolamento.
19      Dato che detta richiesta non ha ricevuto risposta entro il termine di due settimane fissato dall’articolo 20, paragrafo 1, lettera b), seconda frase, del regolamento, la DAB ha ritenuto, sulla base dell’articolo 20, paragrafo 1, lettera c), del regolamento, che la Repubblica ellenica avesse accettato la ripresa in carico del sig. Halaf.
20      Con decisione del 21 luglio 2010, la DAB ha quindi rifiutato di avviare un procedimento per il riconoscimento dello status di rifugiato in capo al sig. Halaf e ha autorizzato il suo trasferimento verso la Grecia.
21      Il 1° dicembre 2010 il sig. Halaf ha proposto ricorso dinanzi al giudice del rinvio chiedendogli di annullare la decisione della DAB e di ingiungere a quest’ultima di avviare un procedimento per il riconoscimento dello status di rifugiato. Egli ha in particolare motivato tale ricorso richiamando l’appello lanciato dall’UNHCR ai governi europei affinché cessino di rinviare i richiedenti asilo in Grecia.
22      Il giudice del rinvio s’interroga sulla possibilità di applicare l’articolo 3, paragrafo 2, del regolamento in tale contesto, tenendo conto del fatto che, nel caso del sig. Halaf, non ricorre nessuna circostanza che consenta di applicare l’articolo 15 del regolamento.
23      In tale contesto, con decisione del 12 ottobre 2011, l’Administrativen sad Sofia-grad ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte sei questioni pregiudiziali. ( omissisi)
 
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=137826&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=602582 








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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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