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lunedì 26 gennaio 2015

Da dove è partito l'ordine di aprire il fuoco sulla "nave madre" che il 9 novembre 2013 è stata affondata nel Canale di Sicilia?


Arriva un'altro video sul blocco in acque internazionali (e sul sucessivo affondamento) di una "nave madre" da parte di una fregata della Marina Militare, che aveva aperto il fuoco sul peschereccio poco dopo il trasbordo dei migranti su un'altra imbarcazione. Anche questo è stato diffuso dal segretario del Pdm (Partito diritti dei militari) che proprio per quegli spari aveva chiesto le dimissioni dei "vertici militari" responsabili dell'operazione.

http://www.meltingpot.org/Mitragliate-al-barcone-dei-presunti-scafisti-spunta-un.html#.VMYNLUZ0xsc

Siamo nelle prime settimane dell'operazione Mare Nostrum, avviata il 18 ottobre 2013. Una fase caratterizzata da grosse polemiche sulla individuazione della linea di comando dell'operazione, e da una pressante attività di indagine della procura di Catania sulle navi madre, su quelle navi che si ritenevano essere il principale mezzo di arrivo dei migranti in Sicilia, generalmente vecchi pescherecci che partivano dall'Egitto e che sarebbero rientrati nei porti di partenza dopo avere trasbordato su altre imbarcazioni più piccole i migranti poi arrivati sulle coste siciliane.

Il 9 novembre del 2013, nel Canale di Sicilia, da una fregata della Marina Militare partirono una serie di raffiche per fermare la fuga inoffensiva, ormai in acque internazionali, di un peschereccio con a bordo 16 persone, tra cui anche tre minorenni, tutti di nazionalità egiziana, poi arrestati con l'accusa di "associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina". Nessuno degli arrestati era armato e dal peschereccio non era partito nessun colpo di arma da fuoco. Nè si poteva sostenere, come in altre occasioni è stato fatto,  che le manovre del peschereccio in fuga avrebbero messo a repentaglio il mezzo inseguitore, trattandosi di una fregata militare molto più grande, bene armata e anche assai più veloce dell'imbarcazione inseguita, quindi in grado di raggiungere e speronare ma non certo di essere raggiunta e speronata.

I fatti andrebbero accertati risalendo a chi aveva autorizzato od ordinato il ricorso all'uso delle armi, e non solo sulla base di questi filmati, fatti circolare in momenti di conflitto all'interno delle catene di comando che da terra decidono sui comportamenti dei mezzi militari in mare quando intercettano imbarcazioni coinvolte nel traffico di esseri umani. Un accertamento della verità necessario soprattutto dopo la fine dell'operazione Mare Nostrum, quando fatti  simili potrebbero ancora ripetersi, mentre non appare ancora chiaro il riparto di competenze tra i mezzi navali dell'Agenzia europea Frontex, presente nel canale di Sicilia con l'operazione TRITON, ed i mezzi della Marina militare e della Guardia Costiera italiana.

Va ricostruita dunque per intero la catena di comando che quel 9 novembre 2013 ha deciso materialmente la condotta che sarebbe stata tenuta dalla fregata italiana in acque internazionali per "fermare" l'imbarcazione degli scafisti egiziani in fuga. Come andrebbe fornita qualche notizia sulla sorte dei procedimenti penali che ne sono seguti, delle eventuali condanne o dei proscioglimenti, se ce ne sono stati. Bisogna valutare davvero le "regole di ingaggio" delle navi della Marina Militare, ma anche le catene di comando e le responsabilità dei vertici politici, militari e giudiziari. Appare difficile pensare che operazioni di tale gravità siano condotte con decisioni affidate esclusivamente al comandante della nave militare italiana chiamata ad intervenire, così come appare altrettanto dubbio che il peschereccio sia successivamente affondato "per le avverse condizioni meteo". In realtà dallo stesso video diffuso in rete dal Partito dei diritti dei militari (PDM)  risultava anche un tentativo di traino, poi concluso con l'affondamento del natante, probabilmente per le vie d'acqua aperte vicino all'asse dell'elica dai colpi sparati da parte della nave della Marina.

In questo momento la Marina Militare italiana è sotto attacco perchè effettuerebbe ancora troppi salvataggi di migranti nelle acque del Mediterraneo centrale, spingendosi fino a 40-50 miglia delle acque libiche e dichiarando gli eventi di ricerca e soccorso ( SAR ) dopo le chiamate di aiuto che arrivano dai barconi.

Occorre dunque fare chiarezza, senza strumentalizzazioni che scarichino su qualche comandante della Marina Militare, o sui marinai, magari gli stessi che hanno salvato e continuano a salvare migliaia di vite, responsabilità che invece risalgono ai vertici delle catene di comando che hanno dato gli ordini di ricorrere anche all'uso delle armi per "fermare" in acque internazionali le navi madre in fuga verso i porti di partenza.

http://www.unita.it/italia/marina-militare-massimo-1.559528

http://catania.meridionews.it/articolo/10559/immigrazione-la-marina-spara-sugli-scafisti-operazione-coordinata-da-procura-di-catania/

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Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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