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martedì 13 gennaio 2015

Il sistema di accoglienza italiano verso il collasso. Occorre aprire una procedura di infrazione contro l'Italia e sospendere le riammissioni Dublino. La mappa della vergogna.



A Bari, una proposta che non sembra trovare riscontro 

Aggiornamento dalla Sicilia... blitz della Guardia di finanza nel centro di accoglienza di Pozzallo, un centro che doveva essere di prima accoglienza e soccorso, massimo 72 ore di permanenza, e dove le persone, anche minori, sono rimaste confinate per mesi.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca/2015/01/16/news/immigrazione_blitz_della_finanza_nel_centro_di_pozzallo-105074155/?commenti

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/01/16/immigrazioneindagine-su-centro-pozzallo_68a06761-4d56-42e3-924c-42e9efe9a1b5.html

http://it.peacereporter.net/articolo/30554/Italia,+Pozzallo+il+centro+della+vergogna

http://www.radiortm.it/2015/01/17/cpsa-di-pozzallo-lorefice-m5s-sistema-di-speculazione-sulle-emergenze-umanitarie-la-parlamentare-ragusana-breve-componente-della-commissione-parlamentare-di-inchiesta-sui-cie-ed-car/

Prima erano soltanto singoli casi, ormai da ogni regione italiana si accumulano giornalmente denunce sulla gestione dei centri di accoglienza, dai centri di prima accoglienza gestiti dalle prefetture in convenzione con i privati in base alla legge Puglia del 1995 ( ancora !), fino ai Cara, che si vorrebbe smantellare o almeno ridimensionare, come il mega Cara di Mineo ( attualmente "ridotto" a 3000 presenze, quasi la metà di qualche mese fa) ed ai centri del sistema Sprar. Che fine ha fatto la commissione di inchiesta nominata mesi fa dalla Camera dei Deputati ?

http://www.stranieriinitalia.it/attualita-centri_di_espulsione_e_di_accoglienza._la_camera_crea_una_commissione_

Non si sa più nulla degli sviluppi dello scandalo Mafia Capitale, che pure ha visto il coinvolgimento di personalità assai in vista, anche all'interno delle istituzioni, e le emergenze che si sommano tutti i giorni, oltre alle tragedie che i media utilizzano per rimuovere le cause più prossime della crisi sociale, fanno accantonare presto gli scandali e le denunce che si registrano quotidianamente nel girone infernale dell'accoglienza italiana. Gli organismi istituzionali di monitoraggio, e le organizzazioni collegate con il ministero, visitano solo una minima parte dei centri e non riescono ad arrivare dove occorrerebbe fare chiudere al più presto le strutture e trasferire le persone in centri più dignitosi.

http://www.lettera43.it/esclusive/mafia-capitale-il-business-dei-cara_43675150292.htm

Anche al di fuori del sistema di potere di Mafia Capitale, gli scandali non mancano e sono i corso diverse indagini da parte della magistratura.

http://www.malitalia.it/2014/07/don-librizzi-chi-sapeva-e-chi-monopolizzava-con-il-cie-allorizzonte/

A Roma il razzismo colpisce migranti ed operatori. E non mancano gli emuli, a Grottarossa e a Settecamini.

http://iltirreno.gelocal.it/italia-mondo/2014/11/13/news/tor-sapienza-via-i-migranti-dal-centro-d-accoglienza-1.10303405

http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/grottarossa_lancio_petardi_contro_centro_

http://www.tiburno.tv/component/allvideoshare/video/latest/settecamini-protesta-contro-nuovo-centro-di-accoglienza-per-rifugiati

A Roma succede anche questo, ricevo e diffondo


"Un’altra pagina nera si aggiunge alla storia della speculazione romana sui richiedenti asilo e i rifugiati. Ci troviamo a Viale Castrense, a due passi da Piazza San Giovanni in Laterano, quella del concertone sindacale del primo maggio. In questa struttura vengono ospitati circa quaranta migranti. Si tratta di un CPA – Centro di Prima Accoglienza – una struttura che dovrebbe offrire ai richiedenti asilo la disponibilità di un alloggio, l’assistenza legale nell’iter di presentazione della domanda per ottenere lo status di rifugiato politico, lezioni di italiano, assistenza psicologica e orientamento sanitario.

Servizi simili in parte a quelli dei centri finanziati dai progetti SPRAR, quelli, per intenderci, divorati a Roma dal sistema di Mafia Capitale. Un sistema, quello degli SPRAR, che ha rappresentava il fiore all’occhiello dell’accoglienza in Italia. Fino a quando non è calata anche su questo la scure delle politiche di emergenza, grazie alle quali è possibile aggirare tutte le normali procedure di assegnazione – bando pubblico, requisiti minimi delle strutture – e trasformare strutture fatiscenti in luoghi in cui la dignità umana viene quotidianamente calpestata.

Basti pensare che il solo consorzio Eriches – di cui fino al 2013 faceva sicuramente parte anche la cooperativa “Impegno per la Promozione” che gestisce il centro di Castrense – quello di Salvatore Buzzi, gestisce su Roma 491 posti letto finanziati dal fondo SPRAR con 40 euro a persona. E’ sufficiente fare un po’ di calcoli per rendersi conto degli introiti che queste strutture sono in grado di generare. Soldi che dovrebbero tramutarsi in servizi fondamentali per la dignità delle persone, ma che spesso, anzi quasi sempre, vengono intascati dalle cooperative degli “amici degli amici”. E ai migranti restano le briciole.

A viale Castrense è partita una mobilitazione dei migranti ospitati nel centro. Molti dormono lì da gennaio, in camerate numerose, con i vestiti raccolti per terra in delle buste. “I servizi”, ci raccontano alcuni ospiti del centro, “sono scarsi: l’assistenza legale quando c’è è svolta da personale non qualificato, o da semplici operatori. Un ragazzo appena arrivato sta male, gli hanno detto che l’ospedale era chiuso per le feste, è dovuto andarci da solo ma non parla italiano.”

Il tema principale della protesta è però il cibo. Il servizio catering è fornito da un’altra società, la cooperativa La Cascina, la stessa che ha in appalto molti altri centri d’accoglienza a Roma. Un gigante da migliaia di dipendenti il cui cibo è giudicato “uno schifo, puro e semplice. E’ impossibile mangiare quella roba. Il 24 dicembre abbiamo deciso che non ne potevamo più e abbiamo bloccato il furgone del fornitore, dicendogli di andarsene, che noi quella roba non la mangiamo. E’ arrivata la polizia che ha cercato di metterci paura e ha fatto entrare il furgone, ma noi ci siamo rifiutati di mangiare per giorni. Abbiamo anche detto alla responsabile del centro di non firmare la ricevuta, tanto noi quella roba non l’avremmo più mangiata”.

La protesta sembrava aver prodotto qualche risultato, per due tre giorni la qualità del vitto è migliorata e i ragazzi hanno ricominciato a mangiare. Il tutto è durato pochissimo, tant’è che il 29 è ripartita la protesta, con gli ospiti che hanno tentato di nuovo di non far entrare il furgone de “La Cascina” e la polizia che è tornata davanti al centro per proteggere il furgone e farlo entrare. Ma i ragazzi hanno deciso di nuovo di rifiutare il cibo. Il problema è che i pochi soldi che gli ospiti ricevono per le spese – circa due euro al giorno – non sono sufficienti per acquistare da mangiare fuori dal centro, e anche quando ci riescono sono costretti a cucinare di nascosto dagli operatori, che non glielo consentono. “Non vogliamo cedere perché abbiamo diritto ad un pasto dignitoso, lo stato italiano paga tanti soldi per ognuno di noi, dove vanno a finire? Non possono trattarci come bestie.”

Gli ospiti del centro sono in gran parte richiedenti asilo, molti di loro a marzo dovranno presentarsi davanti ad una commissione per raccontare la loro storia. La commissione valuterà se hanno o no i requisiti per ottenere lo status di rifugiato. Un percorso complicato che dovrebbe essere seguito da personale competente, in grado di aiutarli a comprendere il complicato iter burocratico. “Ma a noi nessuno sta spiegando niente, l’assistenza legale non c’è, o se c’è è fatta male. Come l’assistenza psicologica. Qualche tempo fa un ragazzo disabile ospite del centro ha cercato di suicidarsi, per fortuna non c’è riuscito, ma con un aiuto forse non sarebbe successo.”

http://www.dinamopress.it/news/se-questa-e-accoglienza

Prime vittime i migranti, abbandonati spesso senza mediatori linguistici e senza informazioni legali, privati dell'assistenza sanitaria di base e soprattutto in attesa per un tempo indefinito dell'esito delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale o umanitaria, con decisioni sempre più restrittive da parte delle Commissioni territoriali. Solo in alcuni casi la giurisprudenza riesce a correggere le decisioni delle Commissioni e riconosce il diritto ad uno status legale, ma in questo caso i tempi di attesa per una definitiva stabilità possono prolungarsi per anni.

E poi ci sono i "denegati", quelli che non riescono ad ottenere il riconoscimento dello status di soggiorno, dal giudizio della Commissione territoriale, o perchè non hanno i mezzi o i contatti per fare ricorso, o perchè anche i tribunali non riconoscono loro neppure il diritto alla protezione temporanea. Persone condannate ad un limbo, probabillemente alla clandestinità ed allo sfruttamento, quando non siano espulsi in base agli accordi di riammissione che l'Italia ha stipulato con paesi come l'Egitto, la Tunisia, il Ghana, o la Nigeria.

Tutto questo alimenta una frustrazione enorme all'interno dei centri di accoglienza, una frustrazione diversa da quella vissuta da tanti operatori che comunque cercano di fare del loro meglio per paghe da fame, e spesso devono attendere mesi su mesi per ottenere il loro stipendio. Per tenere "ordine" in situazioni tanto disgregate si diffonde l'uso della violenza, anzi la legge del più forte. E si moltiplicano le piccole mafie interne ai centri che controllano e gestiscono strutture abbandonate da gestori privi di professionalità e di capacità di mediazione. Situazioni che sempre più spesso sfociano in fatti di cronaca nera, ed ancora peggio potrebbe andare in futuro. Siamo davanti a situazioni potenzialmente esplosive e nessuno sembra intenzionato ad intervenire sul serio.

http://www.internazionale.it/reportage/2014/12/03/il-grande-affare-dei-centri-d-accoglienza

L'Italia, l'attuale governo italiano risultano inadempienti rispetto agli obblighi drrivanti dal diritto interno e dalle Direttive dell'Unione Europea in materia di accoglienza dei richiedenti asilo, e le condizioni miserabili del sistema dei centri di prima accoglienza, dei CARA e dei centri Sprar, con le ovvie eccezioni, anche queste sempre più in difficoltà, dovrebbero condurre alla immediata apertura di una procedura di infrazione da parte della Commssione Europea ed alla sospensione delle riammisioni Dublino verso il nostro paese. nel corso del 2014 sono stati 15.000 i migranti arrivati in altri paesi europei e ritrasferiti dalle polizie di questi stati in Italia.

 Le commissioni territoriali sono ancora assai rallentate dalle procedure amministrative che competono alle questure, anche quattro-sei mesi dall'audizione per la notifica dell'esito della decisione della commissione, ed il raddoppio delle stesse commissioni, deciso tardivamente lo scorso anno, non è andato ancora a regime. All'interno dei centri di accoglienza, come si è verificato nel mega cara di Mineo, i migranti rimangono privi di quei documenti di soggiorno che dovrebbero  essere consegnati secondo i tempi e le modalità previste dalla legge. Ritardi che facilitano lo sfruttamento e l'emarginazione di persone che sono condannate al lavoro nero ed, in un numero crescente di casi, alla prostituzione. Sono mesi, anni che denunciamo e le cose stanno ancora peggiorando.

http://www.meltingpot.org/Sicilia-Il-disastro-della-prima-accoglienza-alla-vigilia-di.html#.VLRmZkZ0xsc

Una situazione che si andrà ancora aggravando se a livello europeo, dopo gli attentati di Parigi, verrano prese le decisioni, che si temono nei prossimi Consigli dei ministri dell'interno dell'UE, sulle modifiche al Regolamento sulle frontiere Schengen n.562 del 2006, e se si continuerà a negare ai profughi, anche ai siriani ed agli eritrei come ai nigeriani ed ai maliani, ogni possibilità di ingresso legale e protetto in Europa. Ogni scelta politica che restringe la libertà di circolazione si abbatterà come un maglio sulle vite di persone che vedono nella fuga dall'Italia verso i paesi del nordeuropa la loro unica prospettiva.

Occorre riprendere un monitoraggio diffuso, dal basso, nei centri di accoglienza italiani, sui quali nessuno esrecita un controllo effettivo o riesce a verificare la contabilità con criteri obiettivi e certi, che possano essere successivamente esaminati dalla Corte dei Conti. E vanno  rinforzate le reti di volontari che prestano assistenza sociale, sanitaria e legale, non per sostituirsi alle inadempienze degli enti gestori, ma per restare comunque accanto a persone che sono in estrema difficoltà, spinte alla disperazione da un sistema di accoglienza rimane molto al di sotto degli standard minimi europei.

La Corte Europea dei diritti dell'Uomo e la Corte di Giustizia dell'Unione Europea dovranno essere destinatarie di centinaia di ricorsi, per le gravi inadempienze dell'Italia rispetto agli obblighi sanciti dalle direttive in materia di accoglienza e di procedure per il riconoscimento di uno status di protezione internazionale.

ALTRI ESEMPI  DI CATTIVA ACCOGLIENZA.

Sprar di Carfizzi (KR) - 10 gennaio 2015

Delegazione composta da Yasmine Accardo, Emilia Corea, Francesco Noto.

Il giorno 10 gennaio 2015, a seguito di numerose richieste di aiuto pervenuteci telefonicamente da parte di un gruppo di ragazzi, ci siamo recati presso la struttura gestita dalla cooperativa Agape a Carfizzi (Kr). Si tratta di un progetto SPRAR attivo -  secondo quanto riferito dagli operatori - da agosto 2014. Gli ospiti attualmente presenti sono 36, la maggior parte dei quali provenienti dal Bangladesh, dalla Nigeria, dalla Somalia, dall’Iraq.  All’ingresso del centro siamo stati accolti dai beneficiari del progetto. Dopo avere chiesto loro il permesso di entrare nella struttura, gli stessi ci hanno invitati a spostarci al piano superiore in quanto più tiepido rispetto al piano terra, dove si avvertiva un freddo pungente e dove i ragazzi avevano appena finito di consumare il pasto serale. Dopo pochi minuti sono giunti gli operatori del progetto i quali ci hanno invitati a uscire dalla struttura perché – secondo quanto riferito loro dal tutor SPRAR della provincia di Crotone, Avv. Sergio Trolio – è vietato alle associazioni e ai singoli entrare nei centri che ospitano un progetto SPRAR. Dopo avere discusso con gli stessi e spiegato loro che, non trattandosi di un centro governativo, tale divieto risulta essere incomprensibile abbiamo iniziato a parlare con i migranti.

Molti di loro ci sono apparsi demotivati, depressi, sfiduciati, lo stesso stato d’animo che spesso abbiamo riscontrato nelle persone rinchiuse nei CIE o nei CARA. Quello stato d’animo derivante dalla consapevolezza di essere abbandonati a se stessi, di vivere una serie di giorni, di settimane, di mesi tutti uguali a se stessi, vedendosi negati anche i diritti più elementari come quello di avere a disposizione l’acqua calda per lavarsi o di dormire in un posto caldo. Tanto più grave che ciò avvenga all’interno di uno SPRAR, di un progetto che dovrebbe offrire tutele e diritti sia in termini socio-sanitari che di inserimento sociale nei contesti di approdo a individui in fuga da guerra, violenza e tortura. Durante la visita un ragazzo è andato in escandescenze. Era appena rientrato da Crotone dopo avere accompagnato un altro ospite in ospedale perché nessuno degli operatori si era reso disponibile. La collera, scaturita dal divieto di cenare in quanto fuori dall’orario stabilito per la distribuzione dei pasti, era indirizzata agli operatori del centro i quali, incapaci di gestire la situazione e attraverso una serie di frasi provocatorie (“hai bevuto di nuovo?”),  hanno acuito l’ira del giovane il quale ha iniziato a urlare: “siamo stanchi di essere trattati come bestie, non ce la facciamo più, qui dentro ci viene negato qualsiasi diritto, voglio finire in galera, almeno lì non verrei trattato come un animale”.  Solo l’intervento da parte degli altri migranti ha evitato che la situazione degenerasse con conseguenze fatali.

Per quanto concerne l’assistenza sanitaria è emerso, dai colloqui intrattenuti con gli operatori, che i richiedenti asilo non sono iscritti al S.S.N. Da pochi giorni è stato loro rilasciato il codice S.T.P. nonostante molti siano in possesso di un regolare permesso di soggiorno. Tale provvedimento è giustificato , secondo quanto riferito da un operatore, dalla necessità di usufruire delle visite mediche specialistiche evitando di pagare il ticket sanitario. È stato fatto loro notare che l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale è obbligatoria per gli stranieri in regola con il permesso di soggiorno e che, secondo la circolare n°5-2000 del Ministero della Salute, tuttora in vigore, essendo i richiedenti asilo equiparati ai disoccupati italiani iscritti nelle liste di collocamento, sono esonerati dal pagamento del ticket sanitario. Inoltre, nessuna visita medica specialistica è stata ad oggi effettuata dai richiedenti asilo ospiti della struttura, né gli esami ematologici di routine previsti dai progetti SPRAR, né gli screening infettivologici obbligatori nei casi in cui l’accoglienza sia prevista all’interno di un centro collettivo.

Circa una settimana fa eravamo stati allertati telefonicamente, durante la notte, dagli ospiti della struttura. Uno dei ragazzi si era sentito male ed era richiesto l’intervento di un medico. I numerosi tentativi di metterci in contatto con gli operatori del centro erano stati vani, tutti i telefoni erano spenti. Una situazione assolutamente grave,  anche in virtù del fatto che il centro di accoglienza dista parecchi chilometri dal comune di Carfizzi e che qualsiasi situazione di emergenza non viene affrontata in maniera tempestiva.

Dalle informazioni in nostro possesso e da quanto abbiamo avuto modo di vedere con i nostri occhi, molte delle persone ospiti della cooperativa Agape presentano delle vulnerabilità tali da richiedere, con urgenza, un tipo di accoglienza assolutamente diversa da quella prevista all’interno del centro di accoglienza di Carfizzi. Vulnerabilità che potrebbe  aggravarsi a causa di un contesto assolutamente inadeguato, lesivo della dignità delle persone. Il perdurare di tale situazione espone gli ospiti della struttura al rischio di un crollo emotivo con conseguenze preoccupanti. Per tali motivi, chiediamo al Servizio Centrale per i Rifugiati e agli organi preposti al monitoraggio del progetto di intervenire immediatamente affinchè le persone attualmente ospiti nel progetto di Carfizzi vengano immediatamente trasferite all’interno di altri progetti SPRAR e siano tutelati i loro diritti. Tale richiesta è giustificata anche da una preoccupazione derivante da un atteggiamento velatamente ostile e minaccioso percepito, nel corso della visita, da parte degli operatori nei confronti dei migranti.

Alle ore 20:30 abbiamo lasciato Carfizzi, Tutto attorno il freddo pungente della montagna, il buio , un cielo incredibilmente stellato e il silenzio rotto dalle urla provenienti dall’interno dal ragazzo al quale era stato impedito di consumare la cena. E’ l’accoglienza che non ci si aspetta questa o,  semplicemente, non è accoglienza! Non tutela, non protegge, non sostiene, non aiuta le persone a riallacciare i fili delle proprie esistenze stravolte dalla violenza. Alla mancanza di competenze si può sopperire, talvolta, con un senso di umanità, di solidarietà, di vicinanza alle persone, Carfizzi rappresenta invece il modello di accoglienza che non vogliamo, quella portata alla ribalta delle cronache nazionali negli ultimi tempi. La malaccoglienza, per l’appunto!

Ed a Crotone, in Calabria è successo anche questo : muore un mediatore per meningite.


ma il centro era al collasso già da mesi





Accoglienza a Gradisca d'Isonzo, in un CIE trasformato in Centro di accoglienza (CARA).





Accoglienza in Lombardia, ancora in un CIE riadattato a centro di accoglienza...


Accoglienza nel Lazio, nei pressi di Roma, a Castelnuovo di Porto



Accoglienza in Campania, a Paestum ( Salerno)


                                             
 In Campania girano tanti soldi ma ai migranti succede di tutto           
                                       
 http://www.linkiesta.it/immigrazione-campania-richiedenti-asilo                                                      
Ancora Campania, centro di accoglienza di Varcaturo, provincia di Napoli

 VARCATURO: segnalazione inviata alla fine di Ottobre-nessuna risposta di nessun tipo dalla prefettura. e nulla è cambiato. 

AL SIGNOR PREFETTO DI NAPOLI
Premesso che l’Associazione di promozione sociale Garibaldi 101 è impegnata fin dalla data della sua costituzione in attività di volontariato consistenti nell’assistenza ai profughi ed ai migranti che si trovano a Napoli e provincia e nel monitoraggio delle situazione di accoglienza onde poter assicurare ai soggetti che ne fruiscono una sempre migliore condizione di vita nel rispetto di quanto previsto dalle leggi nazionali ed europee, intendiamo portare a Sua conoscenza quanto di seguito affinché possa verificare ed adottare qualora fosse necessario gli opportuni provvedimenti :
In data 30 ottobre, ricevuta segnalazione da parte di migranti ci siamo recati presso l’hotel Onda del mare in Via Licola Mare-Varcaturo dove sono alloggiati 48 migranti richiedenti asilo.
Si tratta di due gruppi distinti, un primo costituito da migranti di provenienza africana, sia anglofoni che francofoni, che è in quest’hotel da oltre 4 mesi, ed un secondo formato esclusivamente da bengalesi in quest’hotel da un mese e 15 giorni, in grado di interagire solo in lingua madre.
Nella struttura lavorano un unico mediatore anglofono, che svolgendo un po’ il lavoro di un tutto fare, si occupa di varie mansioni: accompagnamento presso questure ed ospedale, mediazione, ascolto.
Vi è un guardiano notturno che parla un po’ francese e sopperisce alla mancanza di un mediatore francofono.
Manca viceversa del tutto un mediatore di lingua bangla.
I migranti inoltre lamentano poi diverse carenze:
1. Non vi è ancora un corso di Italiano;
2. In presenza di malessere fisico la decisione di essere portati o meno in ospedale è affidata alle possibilità dell’unico mediatore, che non riesce sempre a rispondere alle loro esigenze. In particolare, in questo momento vi sono 4 ospiti migranti ammalati, di cui uno con problemi di tosse con sangue, che chiede di poter accedere a cure mediche da oltre un mese. Tutti i migranti hanno comunque effettuato all’arrivo visita generale e prelievo di sangue per le indagini richieste.
Il gruppo di bengalesi non possiede, a quanto pare, ancora una tessera sanitaria
3. Non esiste una figura di riferimento per le necessarie informazioni di base sulle leggi legate alla richiesta d’asilo politico in questo paese e per la mediazione legale .
4. I migranti possedevano fino al 28 ottobre un unico indumento ed un paio di scarpe estive e solo , in seguito ad una loro protesta, hanno ottenuto il cambio richiesto.

Sicuri di poter contare su un Suo sollecito riscontro, nella verifica di quanto denunciato dai richiedenti asilo ivi alloggiati con la eventuale predisposizione delle misure necessarie allo scopo di porre fine ad una situazione che non è rispondente alle prescrizioni di legge, porgiamo i nostri più distinti saluti
Napoli, 30 Ottobre


https://www.facebook.com/garibaldicentouno?fref=nf 
                                                             
 Accoglienza in Puglia



Accoglienza in Puglia a Bari




http://bari.repubblica.it/cronaca/2015/01/09/foto/protesta_immigrati-104583463/1/#1


Accoglienza in Puglia. Il ghetto di Rignano, dagli alberghi alla campagna.
Accoglienza in Sicilia a Pozzallo ( Ragusa): un centro di accoglienza permanente, ma l'accoglienza non "paga".



Accoglienza in Sicilia a Messina, una tendopoli in funzione dal novembre del 2013... tra i litigi di sindaco e prefetto. Prima era fango, adesso  è arrivata la neve. L'alternativa è la caserma dismessa di Bisconte. Le associazioni protestano. Poi arrivano i soldi dal ministero. E ricomincia il balletto delle competenze tra prefettura e comune. Ed anche il sindacato di polizia dice la sua.

http://www.tempostretto.it/news/accoglienza-migranti-dalla-protesta-silp-rimpianto-campo-baseball-cronache-emergenza-quotidiana.html

http://www.gazzettadelsud.it/news//67924/PalaNebiolo-stracolmo---probabile-la.html

http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2014/20140504_video_13155187/00020704-messina-il-centro-daccoglienza-una-tendopoli-allagata.php

http://www.aibi.it/sostegnoadistanza/messina-palanebiolo-migranti-ammassati-in-mezzo-neve-questa-laccoglienza-made-in-italy/

http://www.tempostretto.it/news/anno-2014-citt-confronta-direttamente-col-fenomeno-migrazioni-sbarchi-cifre-polemiche.html

http://www.agoravox.it/Ne-CARA-ne-CIE-Messina-respinga-il.html

Accoglienza in Sicilia in provincia di Trapani, tutto completo, lo dice il prefetto.

http://trapani.gds.it/2014/06/12/tgs-nel-trapanese-centri-d-accoglienza-al-collasso-352038_140303/

http://www.tp24.it/2014/09/19/cronaca/migranti-in-provincia-di-trapani-l-allarme-del-prefetto-falco-vicini-al-collasso/86180

ma gli appalti vanno sempre ai soliti noti, anche se con qualche clausola "particolare"

http://www.tp24.it/2015/01/15/immigrazione/migranti-la-gestione-del-cie-di-trapani-milo-va-a-badia-grande-ma-con-una-clausola/88673

http://www.malitalia.it/2014/07/don-librizzi-chi-sapeva-e-chi-monopolizzava-con-il-cie-allorizzonte/

Accoglienza in Sicilia a Caltanissetta, Pian del Lago, il 2015 si apre con una protesta contro i ritardi nella procedura per il riconoscimento dello status di protezione.

http://www.seguonews.it/cronaca/centro-pian-del-lago-accuse-del-pd-gestione-peggiorata-operatori-e-immigrati-vivono-nel-degrado/

http://gds.it/2014/06/16/scandalo-del-centro-di-accoglienza-di-caltanissetta-oggi-4-in-tribunale-352812_150552/

http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/2-mpcie/116-19-settembre-campagna-lasciatecientrare-ha-visitato-il-cara-ed-il-cie-di-pian-del-lago-a-caltanissetta

http://caltanissetta.gds.it/2015/01/13/immigrati-protestano-a-caltanissetta-bloccata-una-strada_295375/

Accoglienza a singhiozzo... a Siculiana ( Agrigento)

http://www.siculiana.info/2014/07/emergenza-immigrati-siculiana-dopo-la.html

Accoglienza in Sicilia, ad Augusta ( Siracusa)

http://www.savethechildren.it/informati/comunicati/immigrazione__quasi_300_minori_non_accompagnati__in_condizioni_di_accoglienza_critiche_

ancora Siracusa, accoglienza al Centro Umberto Primo

http://siciliamigranti.blogspot.it/2014/11/il-centro-di-accoglienza-umberto-i-di.html

Accoglienza tra proteste e scontri  nel mega Cara di Mineo ( Catania). Come dire rivolte e sagre.

http://www.meltingpot.org/L-eterno-e-immobile-limbo-del-Cara-di-Mineo.html#.VLRoKUZ0xsc

http://www.loraquotidiano.it/2014/11/26/cara-di-mineo-un-affare-da-100-milioni-nelle-tasche-dei-soliti-noti_14346/

http://siciliamigranti.blogspot.be/2014/12/mafia-capitale-mineo-capoluogo.html

 http://www.loraquotidiano.it/2014/12/10/mineo-fondi-del-cara-per-le-sagre-dopo-il-caso-odevaine-lattacco-del-pd_16349/

http://www.qelsi.it/2014/asilo-negato-rivolta-al-cara-di-mineo-un-arresto-e-due-denunce-2/

http://catania.livesicilia.it/2015/01/08/incidenti-al-cara-di-mineo-arrestato-un-altro-nigeriano_324089/

http://www.sudpress.it/il-cara-di-mineo-ramacca-e-il-lucroso-business-degli-sprar/

http://www.sudpress.it/il-cara-mineo-ed-un-fiume-di-milioni-di-euro/












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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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