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martedì 27 gennaio 2015

Proseguono i respingimenti di egiziani dall'aeroporto di Catania verso Il Cairo. La stampa italiana tace, ed anche le organizzazioni umanitarie convenzionate con il ministero rimangono in silenzio.


Da anni denunciamo i respingimenti, spesso respingimenti collettivi, dall'aeroporto di Catania verso il Cairo.

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Dopo-la-segregazione-altri.html#.VMbNgUZ0xsc

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2014/08/riprendono-le-prassi-illegali-di.html

Si tratta di operazioni di polizia di frontiera, su ordine dei vertici del ministero dell'interno, che convolgono migranti appena sbarcati dopo essere stati salvati nelle acque del Canale di Sicilia. Fino a qualche tempo fa almeno la stampa locale riferiva qualcosa, magari con la notizia dell'arresto del solito "presunto scafista". Adesso occorre leggere i giornali stranieri ed andare a fare qualche ricerca in rete per scoprire come i diritti fondamentali delle persone di nazionalità egiziana che sono sbarcate in Sicilia possano essere impunemente violati. Diritti che spettano a tutte le persone, diritti fondamentali, come il diritto alla vita ed a non subire trattamenti inumani o degradanti. Diritti che spettano anche agli immigrati irregolari, che non sono "illegali", come vengono chiamati. Illegali sono le prassi applicate nei loro confronti.

http://www.thecairopost.com/news/134606/news/24-egyptians-deported-from-italy-after-arriving-illegally

Le norme del diritto internazionale, le Direttive dell'Unione Europea che prevedono il diritto di chiedere asilo per qualunque persona entri, sia pure irregolarmente, nel territorio nazionale, lo stesso Regolamento sulle frontiere Schengen n. 562 del 2006, che prevede modalità di identificazione compiute ed individuali, sono violati in base agli accordi bilaterali stipulati a partire dal 2001 tra Italia ed Egitto, successivamente specificati da numerose intese operative di polizia.

 Il Regolamento CE n. 562/2006 stabilisce che i cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea che debbano fare ingresso o debbano uscire dal territorio dell’Unione siano sottoposti, nel pieno rispetto della loro dignità umana e senza alcuna discriminazione, a “verifiche approfondite”. In particolare, all’art. 3 lett.b) e previsto che il Regolamento “si applica a chiunque attraversi le frontiere interne o esterne di uno Stato membro senza pregiudizio dei diritti dei rifugiati e di coloro che richiedono protezione internazionale, in particolare per quanto concerne il non respingimento” ed al successivo art. 13 precisa che “il respingimento può essere disposto solo con un provvedimento motivato che ne indichi le ragioni precise” e che “il provvedimento e adottato da un’autorita competente secondo la legislazione nazionale ed e di applicazione immediata”.
 
La Suprema Corte di Cassazione, sezione prima civile, nella sentenza n. 26253 del 15 dicembre 2009, nel ribadire il pieno diritto di accesso alla procedura di asilo da parte del richiedente bisognoso della protezione internazionale, ha sancito che le autorità di polizia hanno l’obbligo tassativo di astenersi dall’assumere provvedimenti di espulsione o di respingimento che possano impedire l’accesso alla procedura di asilo. La Corte di Cassazione ha ribadito che “dal predetto quadro normativo emerge incontestabilmente che il cittadino extracomunitario giunto in condizioni di clandestinità sul territorio nazionale e come tale suscettibile di espulsione ex art. 13 c.2 lettera A del d.lgs 286/98 abbia il diritto di presentare istanza di protezione internazionale e che l’Amministrazione abbia il dovere di riceverla (inoltrandola al questore per le determinazioni di sua competenza) astenendosi da alcuna forma di respingimento e di alcuna misura di espulsione che impedisca il corso e la definizione della richiesta dell’interessato innanzi alle commissioni designate in ossequio al dettato di legge”.

Quanto queste procedure di rimpatrio risultassero sommarie, e a carattere collettivo, lo ammetteva lo stesso ministro dell’interno Maroni in una audizione alla Camera del 7 aprile 2011, nella quale affermava testualmente“ sul fronte, poi, dei Paesi di origine abbiamo sviluppato una serie di iniziative per bloccare i flussi e per effettuare i rimpatri. Abbiamo rafforzato le intese già valide con l’Egitto. Sono pochi i cittadini egiziani arrivati, ma con l’Egitto l’accordo bilaterale funziona benissimo: i cittadini egiziani arrivano, vengono immediatamente riconosciuti dalle autorità consolari e il giorno dopo vengono rimpatriati”. In un solo giorno dunque le autorità consolari Egiziane, attraverso un esame sommario da parte degli interpreti, provvedevano ( e provvedono ancora oggi) a fornire i documenti di viaggio dei migranti da respingere senza procedere ad una identificazione individuale, che avrebbe richiesto tempi più lunghi.

 Il 30 aprile 2013 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e Save the Children – che dal 2006 operano come partner nell’ambito del progetto Praesidium finanziato dal Ministero dell’Interno – dichiaravano “di non avere la possibilità di incontrare e informare sui loro diritti i migranti egiziani e tunisini giunti in Italia via mare”. Secondo quanto riferito in un comunicato, “come già accaduto più volte, anche oggi alle organizzazioni è stato negato l’accesso ai 78 migranti egiziani sbarcati a Siracusa, tra cui 25 minori non accompagnati. Le organizzazioni, così come stabilito anche dalla convenzione con il Ministero dell’Interno, avevano richiesto di poter incontrare i migranti a conclusione delle ordinarie operazioni da parte delle forze dell’ordine e prima che fossero adottati provvedimenti sul loro status giuridico ed eventuali misure di allontanamento dal territorio italiano. Secondo lo stesso comunicato “dall’inizio dell’anno sono stati centinaia i migranti egiziani e tunisini rimpatriati senza avere avuto la possibilità di entrare in contatto con le Organizzazioni umanitarie, che svolgono un’importante attività di tutela nei confronti di persone bisognose di protezione tra cui rifugiati, vittime di tratta e minori non accompagnati. Una problematica sollevata anche da Francois Crepeau, Special Rapporteur per i diritti delle persone migranti presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, al termine della sua missione in Italia dell'ottobre 2012. L’UNHCR, l’OIM e Save the Children, pur comprendendo l’importanza di esercitare il legittimo controllo delle frontiere nell’ambito di flussi migratori misti, ribadiscono la necessità di tutelare i diritti di tutti i migranti indipendentemente dal loro Paese di origine, e chiedono nuovamente alle autorità che venga concesso alle Organizzazioni di svolgere pienamente le attività di tutela previste dal proprio mandato”.

Esistono poi i rimpatri volontari, per coloro che hanno paura di essere rimpatriati con espulsioni ed accompagnamenti forzati, ma riguardano generalmente immigrati presenti da molti anni nei paesi europei.

http://www.thecairopost.com/news/57563/news/iom-helps-illegal-egyptian-immigrants-return-home

 In molti casi i migranti che subito dopo lo sbarco vengono respinti dall'Italia verso l'Egitto sono persone evidentemente molto giovani, che vengono allontanati dal territorio nazionale entro pochi giorni dal loro arrivo ,senza accertamenti approfonditi sulla loro effettiva età. Ma ormai non si lamenta più nessuno. nessuno ha tenuto conto dei rapporti che da anni denunciano tutte le irregolarità nelle procedure di allontanamento forzato dall'Italia.

http://www.epim.info/wp-content/uploads/2014/04/CIR-Access_to_protection2014.pdf

Nessuno dei respinti riesce ad esercitare i diritti di difesa prima di essere allontanato dal territorio italiano, ed una volta giunti al Cairo sono consegnati direttamente alla polizia della dittatura militare, con le ovvie tragiche conseguenze per quanti vengano ritenuti, a torto o a ragione, appartenenti alla Fratellanza musulmana o soltanto oppositori politici. Anche nei paesi di origine non è facile ricorrere ad un avvocato. In Egitto, in particolare, sono stati arrestati avvocati, giornalisti, anche blogger che difendevano i diritti violati dalle forze di polizia.

http://www.refugeelegalaidinformation.org/post-deportation-monitoring-network

 Ma ormai il dittatore Al Sisi è un grande alleato per i paesi occidentali, e la vita delle persone respinte da Catania non conta evidentemente nulla per i vertici militari e politici che decidono queste vere e proprie deportazioni. Come non conta per nulla la vita di chi protesta in Egitto e viene ucciso dalla polizia. Alla fine gli affari sono affari ed un nugolo di imprenditori italiani vola in Egitto.

http://www.huffingtonpost.it/2015/01/25/egitto-scontri-anniversario-primavera-araba_n_6542018.html?utm_hp_ref=ital



http://arablit.org/2015/01/26/a-letter-in-my-purse-from-slain-poet-shaimaa-el-sabbagh/

http://www.agi.it/en/business/news/italian_business_delegation_to_visit_egypt-201501261742-eco-inw0003



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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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