Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

lunedì 23 febbraio 2015

Frontex proroga la missione TRITON ma non definisce regole di salvataggio e abbandona i migranti in mare, dal Marocco alla Turchia. Quando occorre arrivano anche i teoremi sulle "navi fantasma".Push Back Frontex!


Le ultime decisioni sull'impiego di Frontex nel Canale di Sicilia non modificano gli assetti di contrasto dell'immigrazione "illegale" che caratterizzano questa agenzia fin dalla sua istituzione, per Frontex si tratta solo di "immigrazione illegale", anche quando c'è gente da salvare in mare o da ammettere in Europa come potenziale richiedente protezione internazionale.

http://www.ragusaoggi.it/51975/-triton-bruxelles-e-roma-contro-i-migranti

La dotazione di mezzi e risorse umane, come del resto il ridotto budget mensile, appaiono del tutto inadeguati a garantire su una zona di mare tanto ampia, non solo la sicurezza dei migranti, ma le stesse funzioni di "contrasto dell'immigrazione illegale", che pure si vorrebbero attribuire a Frontex ed all'operazione TRITON.  Si potrebbe dire la proroga del nulla, una ennesima operazione di immagine, dopo gli errori contenuti nelle analisi dei rischi presentate dall'Agenzia. Non si ascoltano neppure gli appelli dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. I contenuti della proroga comunicati da Bruxelles sono del tutto vaghi, come rimane vago il mandato attribuito a TRITON e la sua stessa consistenza in termini di uomini e di mezzi.

http://www.programmaintegra.it/wp/2015/02/unhcr-lue-deve-ricostruire-unoperazione-di-ricerca-e-soccorso-nel-mediterraneo/

http://www.imolaoggi.it/2014/12/12/richiamo-di-frontex-alle-navi-militari-italiane-troppi-salvataggi/

 http://www.internazionale.it/notizie/2015/02/21/frontex-indagine-immigrazione

http://www.euractiv.it/it/news/sociale/10779-immigrazione-ue-prolungamento-triton-e-fondi-a-italia.html

Appaiono del resto fuorvianti le polemiche sulla "militarizzazione" del Canale di Sicilia, nel corso del 2014 o, di converso, su una asserita funzione attrattiva che si sarebbe verificata per effetto della missione Mare Nostrum. I marinai italiani hanno salvato decine di migliaia di vite che senza di loro sarebbero andate distrutte, su questo non è possibile negare l'evidenza. La vera militarizzazione del mare, e dei territori di frontiera, è in corso adesso che Mare Nostrum è stato ritirato, e non si vede. Semmai di Mare Nostrum andava criticato, ed è stato criticato a suo tempo, l'impiego di agenti di polizia inviati dal ministero dell'interno a bordo delle navi, per identificazioni e indagini sommarie subito dopo le azioni di salvataggio, azioni che sono al limite delle regole di procedura e che non sembra abbiano contribuito a ridurre gli sbarchi, o a fare scontare le pene che si meritavano agli scafisti, quasi tutti espulsi dopo pochi mesi dalle condanne (salvo i casi nei quali si sono verificati morti e dispersi). Le catene del traffico si sconfiggono soltanto aprendo canali legali di ingresso ed offrendo alternative concrete a chi non sceglie di partire per vivere meglio, ma è costretto alla fuga per salvare la vita propria e della famiglia.

 Ovunque si moltiplicano gli "incidenti" in mare, vere e proprie stragi quotidiane ai danni di persone che nella maggior parte dei casi, se giungessero vive nello spazio dei paesi Schengen, avrebbero diritto ad una equa procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e ad uno status legale di soggiorno, quantomeno alla protezione umanitaria o temporanea.

 http://en.enikos.gr/society/23735,Eight_dead_six_rescued_in_latest_migran.html

http://www.thelocal.es/20150130/at-least-six-dead-in-shipwreck-off-melilla

Continuano a sommarsi le richieste di blocco dei porti libici, adesso soprattutto da parte dei partiti di destra, proseguono le espulsioni sommarie verso l'Egitto, anche di scafisti condannati e subito allontanati dal territorio nazionale.  E si moltiplicano gli allarmi su infiltrazioni di terroristi tra i migranti, addirittura sulla rotta verso la Sardegna.Tutti da verificare, ma utili a seminare il panico e la xenofobia tra la popolazione. Qualcuno ricorda con rimpianto anche Gheddafi, dimenticando gli infami accordi tra Italia e Libia che tra il 2009 ed il 2010 produssero i respingimenti collettivi poi condannati dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo. Vero è invece che dopo la caduta di Gheddafi l'Italia ha affidato la propria rappresentanza in Libia all'ENI piuttosto che proporre, anche nel semestre di presidenza dell'Unione Europea azioni concrete per una politica di conciliazione delle opposte fazioni che si contendevano da tempo la leadership. Fino al punto di accogliere con freddezza la richiesta che proveniva proprio dalle parti in conflitto, di una mediazione affidata a Prodi. Una richiesta che oggi appare difficile da soddisfare con qualche probabilità di successo, ma che lo scorso anno non ha trovato risposta, forse anche perchè qualcuno che ci governa temeva di essere oscurato e che un successo della mediazione avrebbe potuto rimettere in discussione i nostri equilibri interni.

http://www.videolina.it/video/servizi/77776/isis-l-allarme-dell-ugl-polizia-sardegna-impreparata.html

http://www.radiortm.it/2015/02/21/pozzallo-espulsi-dallitalia-sei-scafisti-egiziani/

Intanto nei paesi di transito i profughi in fuga rimangono nella morsa delle milizie armate e delle autorità di polizia, senza nessuna possibilità di accedere a canali umanitari per un ingresso legale e protetto in Europa.

http://nena-news.it/i-migranti-prigionieri-di-karmooz-da-112-giorni-detenuti-in-egitto/

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/11427306/Migrants-tell-of-deepening-chaos-in-Libya-Everyone-is-armed-now.html

http://www.msf.org/article/gallery-transit-denied-stranded-cold-serbia

Le proposte ragionevoli come l'attivazione delle misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE in tema di afflusso massiccio di profughi ai quali riconoscere rapidamente la protezione temporanea, salvo il riorso a forme diverse di mobilità in Europa ed il riconoscimento di altri status di protezione, o di asilo, rimangono isolate.

http://www.independent.com.mt/articles/2015-02-22/local-news/Malta-could-request-activation-of-EU-Directive-on-imminent-mass-influx-of-people-Metsola-6736131032

Assai critica, anche se desta meno allarme della rotta dalla Libia, la situzione tra la costa turca e le isole greche del Dodecanneso Kos e Symi in particolare. Di certo i grossi cargo non partono più, la polizia turca li blocca, dopo la "bufala" delle navi fantasma, cavalcata da chi voleva esacerbare l'opinione pubblica contro i "cattivi scafisti" facendo dimenticare le responsabilità politiche che si celavano dietro questa ennesima campagna di disinformazione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/01/blu-sky-m-arrestati-scafisti-traditi-dai-selfie-dalla-chat/1309209/

http://www.leccenews24.it/cronaca/blue-sky-arrestati-i-quattro-presunti-scafisti.htm

https://www.fidh.org/International-Federation-for-Human-Rights/europe/15756-frontex-between-greece-and-turkey-the-border-of-denial-the-deployment-of

http://www.agoravox.it/Report-migrazioni-2014-Tutti-i.html

http://www.lindro.it/0-politica/2014-03-04/121215-ceuta-frontex-e-il-problema-frontiere

RICEVO DA MIGREUROP ED INOLTRO
Push Back Frontex!
Contre la nouvelle politique meurtrière de non assistance en mer.
Dans sa lettre du 9 décembre 2014, Klaus Rösler, directeur de la division opérationnelle de Frontex, a demandé au ministre de l’intérieur Italien, la marine et les gardes-côtes, de ne plus secourir les migrantEs naufragéEs. Après la fin de l'opération de la marine italienne, MARE NOSTRUM, qui à sauvé plus de 120 000 personnes, et alors que l'opération Triton de Frontex commence, Rösler a attaqué les autorités de Rome, qui assignent des navires qui « sortent de l'espace opérationnelle de Triton » afin de secourir les bateaux en détresse. Cela « ne correspond pas aux plans opérationnels » et tout les SOS ne nécessitaient pas d'agir, à ajouté Rösler.
Étant l'un des dirigeants de Frontex, il cible la responsabilité des gardes-côtes Libyens qui, comme on le sait, n'existent plus depuis plusieurs mois à cause du conflit armé. Autrement dit : Klaus Rösler a appelé sans aucune ambiguïté, depuis sa haute position dans l'agence européenne pour les frontières, de laisser les nombreuses et nombreux réfugiéEs mourir lors des situations de détresse en mer.
Frontex existe depuis exactement 10 ans maintenant. Déjà depuis ses opérations en mer en 2006, l'agence tient une politique agressive de dissuasion. Afin d'embellir sa réputation, Frontex à suivi ces derniers années les conventions liées aux réfugiéEs, les droits de l'humain et les lois en vigueur en mer. Maintenant, encore une fois, cela prouve que ce n'était qu'une façade, une campagne de communication fallacieuse pour une agence qui, depuis 2005, est une force motrice du régime européen aux frontières. En dehors des opérations en mer et sur les frontières terrestres, Frontex joue un rôle majeur dans l'armement et l’entraînement des forces de police aux frontières, la délocalisation des frontières avec la coopération des pays non membres de l'UE, la participation au système de surveillance des frontières EUROSUR, l'opération de contrôle Mos Maiorum, en même dans que dans les déportations brutales.
Dans la crise que traverse actuellement la méditerranée centrale, Frontex désire s'assurer que les 25 bateaux et 9 avions de l'opération Triton ne soient employés que sur la zone des 30 miles autour de la cote italienne. Le but non dissimulé de Triton est de réduire l'arrivée sur les cotes européennes et de dissuader les réfugiéEs de la mer. Durant les derniers mois, Watch the Med* à récemment démarré un téléphone d'urgence pour les migrantEs, afin d'appuyer les sauvetages de plusieurs bateaux qui ont précisément eu lieu dans la zone que Frontex demande de ne plus couvrir.
Les équipes de relais téléphonique ont été directement en contact avec des naufragéEs qui seraient mortEs si la politique d'abandon de Frontex avait été appliqué. Cette situation nécessite une réponse des sociétés civiles et de tous les mouvements sociaux : Stoppons ces politiques inhumaines, défendons les droits des réfugiéEs et migrantEs !
De plus, c'est par pure moquerie que Frontex, en Janvier 2015, à accusé les passeurs de « cruauté d'une nouvelle dimension » quand les différents équipages de ce qu'on appel des « bateaux fantômes » ont abandonnés leurs postes pour éviter d’être criminalisés. Sans aucun doute, il y a des gens sans scrupules qui profitent du commerce de la migration en mer méditerranée, cependant, il est clair que ce commerce, ainsi que les milliers de morts en mer sont une conséquence directe de la politique européenne aux frontières.
Tout cela serait du passé si demain, les personnes migrantes et réfugiées pouvaient simplement acheter un billet d'avion ou de ferry, et voyager aussi sereinement et au même prix que les touristes.
Tant que la liberté de circulation ne sera pas appliquée à toutes et tous, les morts en mer ne pourront être prévenues que si les gens en détresse sont rapidement sauvés, quelque soit leur localisation, même dans les eaux Libyennes ! Nous demandons le retrait immédiat de cette directive meurtrière de Frontex. Notre but est de transformer la zone Euro-méditerranéenne, caractérisé par un régime aux frontières meurtrier, en zone de solidarité, de droit à la protection et à la liberté de mouvement.
* http://www.watchthemed.net
Premieres signatures :
Networks Afrique-Europe-Interact, Borderline Europe, Welcome to Europe, FFM, Berlin; All Included, Amsterdam, Flüchtlingsrat (Refugee Council) Hamburg, Stiftung (foundation) :do
Below and as attachment, the final English and German version of the Frontex call. And we want more signatures, so please ask other groups and organisations!
Conni
Push Back Frontex!
Against a new dimension of left-to-die-policy at sea
In a letter from the 9th of December 2014, Klaus Rösler, director of Operations Division of Frontex, called upon the Italian Ministry of Interior, the navy and the coastguards to stop the current practice of rescuing boat-people in distress at sea. After the termination of the Italian navy operation Mare Nostrum which rescued the lives of more than 120.000 people, and at the beginning of the Frontex operation Triton, Rösler attacked the authorities in Rome for assigning vessels to move “into zones outside the operational area of Triton” in order to assist vessels in distress. This “would not correspond to the operational plan” and not every SOS-call needed to be acted upon, Rösler continued. As one of the directors of Frontex, he points to the responsibility of the Libyan coastguards which, as is known, do not exist for many months anymore due to renewed war-like conflicts. In other words: Klaus Rösler has unambiguously appealed from a top position of the EU border agency to let many refugees and migrants die in situations of distress at sea.
Frontex was founded exactly 10 years ago. Already since its first operations at sea in 2006, the agency stands for an aggressive politics of deterrence. In order to polish its tarnished reputation, Frontex purported in the past years to observe refugee conventions, human rights and the law of the sea. This now, once again, proves to be a merely cosmetic measure, a dishonest image campaign for an agency that, since 2005, acts as the driving force of the EU border regime. Besides the operations along the sea- and land-borders, Frontex is a significant part of the training and technical armament of border police forces, the externalisation of borders through cooperation with third countries, the creation of and the participation in the border surveillance system EUROSUR, the border control operation Mos Maiorum, as well as brutally executed charter-deportations.
In the current crisis in the central Mediterranean Sea, Frontex wants to enforce that the 25 vessels and 9 airplanes of operation Triton would be employed only within the 30-mile-zone off the Italian coast. The explicit aim of Triton is the reduction of arrivals at European coasts and the deterrence of boat-refugees. Over the last months, WatchTheMed’s* recently launched alarm phone for migrants has supported the rescue of several boats that were located precisely in the zone that Frontex demands to abandon. The hotline-teams have been in direct contact with boatpeople who would no longer be alive if Frontex’s left-to-die policy would have been applied. The situation necessitates a determined response of civil societies and all social movements: Let us stop these inhumane policies, let us defend the rights of refugees and migrants!
Moreover, it is sheer mockery that Frontex, in January 2015, accused people smugglers of a “new dimension of cruelty” when several crews of so-called ‘ghost ships’ abandoned the vessels to avert criminalisation. Without doubt, there are unscrupulous profiteers of the lucrative trade of escape via the Mediterranean Sea. However, it is clear that the business with illegalised entry and the thousandfold death at sea are products of the EU border regime. Both could become history by tomorrow if refugees and migrants were able to simply buy ferry- and plane-tickets and travel as safely and cheaply as tourists.
As long as the freedom of movement for all is not a reality, deaths at sea can only be prevented if all people in distress are rapidly rescued everywhere, also off the coast of Libya! We demand the immediate withdrawal of the murderous Frontex order. We aim for an Euro-Mediterranean space that is not characterised by a deadly border regime but by solidarity and the right for protection and freedom of movement.
* http://www.watchthemed.net
First signatures:
Networks Afrique-Europe-Interact, Borderline Europe, Welcome to Europe, FFM, Berlin; All Included, Amsterdam, Flüchtlingsrat (Refugee Council) Hamburg, Stiftung (foundation) :do
Push Back Frontex!
Gegen eine neue Dimension des Sterbenlassens auf See
In einem Brief vom 9.12.2014 fordert Klaus Rösler, Direktor der Abteilung "Einsatzangelegenheiten - Operations Division" von Frontex, das Innenministerium, die Marine und die Küstenwache Italiens auf, die aktuelle Praxis der Seenotrettung von Bootsflüchtlingen einzustellen. Nach Ende der italienischen Marineoperation Mare Nostrum, die mehr als 120.000 Menschen das Leben rettete, und zu Beginn der Frontex-Operation Triton greift Rösler die Behörden in Rom dafür an, dass Schiffe nach wie vor die Anweisung erhalten, sich in „außerhalb des operativen Gebietes von Triton liegende Zonen“ zu begeben, um dort Booten in Seenot Hilfe zu leisten. Das „entspreche nicht dem operativen Plan"und nicht jedem SOS-Ruf sei zu folgen, so Rösler weiter. Als einer der Direktoren von Frontex verweist er auf die Verantwortung der libyschen Küstenwache, die es bekanntermaßen aufgrund neuer kriegerischer Konflikte seit Monaten nicht mehr gibt. Mit anderen Worten: Klaus Rösler hat von höchster Stelle der EU-Grenzschutzagentur unmissverständlich dazu aufgerufen, Flüchtlinge und Migrant_innen in Seenot massenhaft sterben zu lassen.
Vor genau 10 Jahren wurde Frontex gegründet. Bereits seit ihren ersten Einsätzen auf See in 2006 steht diese Agentur für eine aggressive Abschreckungspolitik. Um ihren angeschlagenen Ruf aufzupolieren, gab Frontex in den letzten Jahren vor, Flüchtlingskonventionen und Menschenrechte sowie Seerechtsverpflichtungen einzuhalten. Dies erweist sich nun erneut als reines Facelifting, als verlogene Imagekampagne für einen Apparat, der seit 2005 als treibende Kraft des EU-Grenzregime agiert. Neben den Einsätzen an den See- und Landgrenzen gehören dazu die Ausbildung und technische Aufrüstung der Grenzpolizeien, die Vorverlagerung der Grenzen (Externalisierung) durch die Kooperation mit Drittstaaten, die Schaffung und maßgebliche Beteiligung am Grenzüberwachungssystem EUROSUR, an der Kontrollaktion Mos Maiorum sowie nicht zuletzt an den brutal durchgeführten Sammelabschiebungen.
In der aktuellen Zuspitzung im zentralen Mittelmeer will Frontex durchsetzen, dass die 25 Schiffe und 9 Flugzeuge der Operation Triton nur innerhalb der 30-Meilen-Zone vor der italienischen Küste eingesetzt werden. Ausdrückliches Ziel von Triton ist, die Zahl der Ankünfte an europäischen Küsten zu reduzieren und Bootsflüchtlinge abzuschrecken. Während der vergangenen Monate hat das vor kurzem gegründete Watch the Med-Alarmtelefon für Migrant_innen[1] Rettungsaktionen mehrerer Boote unterstützt, die sich genau in der Zone befanden, aus der gemäß Frontex keine Hilferufe mehr angenommen werden sollen. Die Teams der Hotline waren in direktem Kontakt mit Bootsflüchtlingen, die nicht mehr am Leben wären, wenn Frontex‘ Politik des Sterbenlassens angewandt worden wäre. Diese Situation erfordert eine entschiedene Antwort der Zivilgesellschaft und aller sozialen Bewegungen: Stoppen wir diese unmenschliche Politik, verteidigen wir die Rechte der Flüchtlinge und MigrantInnen!
Darüber hinaus ist es der pure Hohn, wenn ausgerechnet Frontex Anfang Januar 2015 den „Schleusern“ eine "neue Dimension der Grausamkeit" vorwirft, weil bei mehreren sogenannten „Geisterschiffen“ die Crew verschwand, um ihrer Kriminalisierung zu entgehen. Zweifellos agieren skrupellose Geschäftemacher im lukrativen Handel mit der Flucht übers Mittelmeer, doch klar ist: das Geschäft mit der illegalisierten Einreise und der tausendfache Tod auf See sind zu allererst Konsequenzen des EU-Grenzregimes. Beides könnte morgen Geschichte sein, wenn Flüchtlinge und MigrantInnen sich gewöhnliche Fähr- und Flugtickets kaufen und damit so sicher und kostengünstig wie Touristen reisen könnten.
Solange diese Bewegungsfreiheit für alle nicht durchgesetzt ist, kann das Sterben auf dem Meer nur verhindert werden, wenn weiter überall, auch vor der libyschen Küste, Menschen in Seenot sofort gerettet werden! Wir fordern die sofortige Zurücknahme der mörderischen Frontex-Anordnung. Unser Ziel ist ein euro-mediterraner Raum, der nicht von einem tödlichen Grenzregime geprägt ist, sondern von Solidarität und dem Recht auf Schutz und auf Bewegungsfreiheit.

0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro