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lunedì 16 febbraio 2015

Stato di guerra e guerra ai migranti. I paesi di transito sbarrano le frontiere e le milizie armate si appropriano dei migranti. Dalle migrazioni forzate alla tratta di esseri umani. Lampedusa da frontiera a retrovia di guerra.


Sono giorni in cui stanno cambiando molte cose. Alcune erano già prevedibili, come la deflagrazione della Libia, dopo anni di politiche insulse e contraddittorie, culminate nel "Processo di Khartoum", opera del governo italiano nel semestre di presidenza dell'Unione Europea. l'Italia è riuscita puntualmente a schierarsi dalla parte sbagliata, come già aveva fatto con Karzai in Afghanistan, ed in Libia adesso ha perduto ogni credibilità. E poi è ormai guerra globale, dalla Nigeria all'Ucraina, dalla Libia alla Danimarca. Una partita difficile, che si gioca su scenari diversi, nei paesi di transito, nelle zone di guerra, nei territori dell'Europa di Schengen, nelle città soprattutto, dove cresce il consenso verso le formazioni islamiste armate. Piuttosto che tra i migranti appena arrivati, i veri rischi per la convivenza pacifica e la coesione sociale si annidano nel tessuto urbano dei paesi occidentali, luoghi di lacerazione crescente anche per effetto di una crisi economica devastante.

http://www.serviziopubblico.it/2015/02/lincubo-e-appena-cominciato/

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/02/14/copenaghensparatoria-contro-autore-vignette-maometto_4251371c-1c64-442d-9059-0811998e751b.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/15/copenaghen-dopo-seconda-sparatoria-sospettato-attentatore-ucciso-polizia/1426608/

In Libia intanto è guerra aperta tra le diverse milizie armate e si avvicina uno scontro, a Misurata, che potrebbe essere cruciale per l'esito finale del conflitto in corso. Dopo le sortite interventste di Gentiloni e della Pinotti, Renzie tira il freno, ma la frittata ormai è fatta.

http://ilmanifesto.info/italia-crociata-la-radio-dellisis-risponde-al-ministro-gentiloni/

http://temi.repubblica.it/limes/perche-la-libia-e-un-caso-disperato/67669

http://www.huffingtonpost.it/2015/02/16/matteo-renzi-libia_n_6691394.html?1424091131&utm_hp_ref=italy

Nel tentativo di contrastare l'avanzata delle milizie islamiste ci si è affidati a regimi dittatoriali, e si è abbandonata  l'opposizione democratica e la nascente società civile che, dopo la stagione delle "primavere arabe" nel 2011 aveva cercato con diverse modalità, dalla Siria all'Egitto ed ancora dalla Libia al Marocco, di costruire una alternativa alle dittature, militari o religiose che fossero. Si è preferito ricorrere al generale Haftar che intendeva "normalizzare" la Libia con i bombardamenti aerei, piuttosto che fornire un supporto effettivo al faticoso percorso di pace avviato dalle Nazioni Unite con i colloqui a Ginevra tra le diverse fazioni che si contendono la Libia. Ed adesso i bombardamenti di Haftar sono supportati dai caccia egiziani.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/29/libia-generale-haftar-bbc-attaccheremo-milizie-filo-islamiche-tripoli/1381065/

http://www.thecairopost.com/news/137789/news/egypt-seeks-international-intervention-in-libya

Adesso lo "stato di guerra" alimenta le spinte più pericolose, dalla prospettiva di un intervento armato in Libia, caldeggiato dai vertici militari egiziani, fino alla caccia al "nemico interno" nei territori dell'Unione Europea, soprattutto dopo i più recenti attentati. I rischi di una islamofobia di massa sono sempre maggiori, e la società civile europea rischia una frammentazione senza precedenti. Perchè ormai gli immigrati e le comunità musulmane sono parte costituente della società europea, non saranno certo eliminabili con bandi o misure di stampo repressivo. La vera sfida oggi sta tutta nella capacità di raccordare, nel rispetto delle differenze, di aumentare la conoscenza, l'ascolto, il confronto, di costruire un fronte unico contro la violenza di qualsiasi matrice sia.

http://www.vitatrentina.it/Politica-Societa/Il-Centro-Astalli-La-paura-si-vince-con-la-conoscenza/(language)/ita-IT

I migranti, in particolare i profughi di guerra come i siriani, o tutti i cristiani intrappolati in paesi musulmani dove spadroneggiano le milizie armate collegate all'ISIS, sono le vittime sacrificali di un gioco molto più grande di loro, persino delle loro tragedie personali e collettive.

http://www.today.it/mondo/isis-guerra-terrorismo-libia.html

Si può davvero dire che siamo nel corso di una guerra globale, di durata indefinibile, con tanti focolai che si possono riprodurre nei paesi più diversi, alimentata dalla crisi economica e dai risorgenti nazionalismi religiosi. In questa guerra le prime vittime sono i migranti, ma nel bersaglio ci sono anche le popolazioni europee, soprattutto quando affidano il loro destino a governanti incapaci di prevedere e di affrontare con tempestività questioni che, se lasciate incancrenire, posono degenerare e diventare disastri irreversibili.

Dietro l'Egitto si schiera la Russia di Putin , che così aggiunge El Sisi ad Assad...

http://notizie.tiscali.it/esteri/feeds/15/02/16/t_01_2015-02-16_1161244303.html?esteri

Le migrazioni sono sempre più migrazioni forzate, ed assumono i caratteri della tratta di esseri umani quando vi sono gruppi armati che negoziano i canali di passaggio delle persone in fuga, sostituendosi ai trafficanti o inserendoli nel loro sistema di dominio armato di territorio. Appaiono sempre più evidenti i rapporti che intercorrono tra i trafficanti e le milizie armate, su scala transnazionale, come se qualcuno mandasse rifornimenti di migranti piuttosto che di armi, che si acquistano con il ricavato del traffico di migranti. Le frontiere a sud della Libia non sono mai esistite davvero, ed adesso sono segnate solo sulla mappa delle organizzazioni terroristiche o criminali che gestiscono le rotte.

http://notizie.tiscali.it/regioni/sicilia/feeds/15/02/16/t_74_20150216_1903_news-_Fuga-massa-dalla-Libia-soccorsi-2164-migranti-24-ore-.html?sicilia&sub=ultimora

http://www.vitatrentina.it/Politica-Societa/Il-Centro-Astalli-La-paura-si-vince-con-la-conoscenza/(language)/ita-IT

In questa situazione non ha più senso di parlare di "contrasto dell'immigrazione illegale" o di "fermare i migranti prima che arrivino sulle nostre coste", magari per tenerli in alto mare per settimane prima di respinerli, come sta facendo l'Australia, e come vorrebbe fare nel Mediterraneo il leghista Salvini.

http://www.cairoscene.com/ViewArticle.aspx?AId=125049-50-Refugees-On-Hunger-Strike-in-Alexandria

Nell'attuale stato di guerra "non dichiarata" in Libia, occorre aprire canali umanitari che consentano un ingresso legale protetto e garantito per coloro che fuggono da guerre e persecuzioni. Occorre sospendere al più presto il Regolamento Dublino III che non garantisce una distribuzione equa dei richiedenti asilo nei diversi paesi europei, al punto che oltre il 70 per cento di loro si concentra in soli 5 paesi UE. Il Regolamento Dublino III ha fallito proprio perchè non si è riusciti ad imporre a tutti gli stati dell'Unione Europea standard di accoglienza dignitosi e procedure che gantissero tempestivamente il ricnoscimento di uno status legale.

http://www.stranieriinitalia.it/attualita-richiedenti_asilo._regolamento_di_dublino_un_fallimento_lungo_dieci_anni_16672.html

Adesso si deciderà probabilmente l'ennesima missione umanitaria per imporre la pace con la guerra, un tipo di missione che è già fallito in Irak ed in Afghanistan, ed in tanti altri paesi del mondo, come ad esempio in Mali ed in Sudan. Alla prevedibile ripresa degli attentati in Europa si risponderà con una ulteriore stretta repressiva che colpirà sia i migranti che le popolazioni civili residenti nei paesi occidentali.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/21/antiterrorismo-isteria-collettiva-islamofobia-e-leggi-liberticide/1356354/

http://www.osservatoriorepressione.info/la-civilta-di-charlie-hebdo-la-barbarie-del-razzismo-dellislamofobia-del-nazionalismo/

Una partita decisiva dunque si gioca anche nei territori europei, sul fronte dell'accoglienza dei profughi, e dell'assistenza ai migranti che comunque hanno diritto ad uno status legale, senza essere scambiati per potenziali terroristi. Anzi, soltanto procedure di identificazione legate ad un rapido conseguimento di un permesso di soggiorno possono evitare fenomeni di clandestinizzazione che avrebbero effetti davvero destabilizzanti. Per contrastare la clandestinizzazione già in atto occorre modificare al più presto il Regolamento Dublino III e consentire una circolazione controllata e legale, potremmo dire "protetta", dei profughi come siriani ed eritrei che arrivano in Europa.

http://www.saluteinternazionale.info/2015/02/migranti-il-regolamento-dublino-sospeso-dalla-corte-europea-dei-diritti-delluomo/

Occorrerebbe anche interrompere le pratiche di detenzione disumana e di respingimento indiscriminato nei paesi di transito, che non costituiscono una garanzia di blocco e di riduzione degli arrivi, ma alimentano circuiti criminali sovranazionali che vedono nei migranti utili strumenti di arricchimento e  di finanziamento per l'acquisto di armi sempre più sofisticate.

http://www.dailynewsegypt.com/2015/02/15/50-refugees-hunger-strike-alexandria/

http://www.yabiladi.com/articles/details/33406/maroc-commission-europeenne-preoccupee-traitement.html

http://sofiaglobe.com/2015/02/16/bulgarians-fears-about-refugees-and-terrorists-are-growing-eurobarometer/

 https://twitter.com/MayarTabakh/status

Migranti abusati anche in Europa, succede in Grecia e non da ora...

https://omniatv.com/blog/5121-immigrants-are-still-brutally-tortured-in-greece

Con la guerra anche i giornalisti liberi diventano un bersaglio, non succede soltanto in Marocco... dove anche raccontare gli abusi subiti dai migranti può diventare un reato.

http://www.yabiladi.com/articles/details/33466/maroc-police-arrete-expulse-deux.html

E intanto Lampedusa torna ad essere luogo di sbarco e si arriva a mille migranti accolti nel centro di prima accoglienza e soccorso. La prima frontiera europea è sempre quella. E presto potrebbe diventare anche una retrovia di guerra.

Più a sud, a mare, al limite delle acque libiche, gli scafisti "diventano" miliziani armati ed impongono la restituzione del gommone sul quale si trovavano i migranti soccorsi dalla Guardia Costiera. Altra benzina sul fuoco alimentato dagli oppositori delle missioni di soccorso nelle acque internazionali al limite delle acque libiche. Ma è lì che sono morte migliaia di persone, ed altre migliaia potrebbero morire ancora proprio in quella zona. Le missioni di soccorso vanno protette, da chi le assalta in armi, ma anche da chi le vorrebbe fermare con la polemica politica e con il populismo.

http://www.stranieriinitalia.it/attualita-lasciateci_il_barcone_._gli_scafisti_minacciano_con_le_armi_i_soccorritori_19591.html

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11756835/Motovedetta-minacciata-coi-kalashnikov-dagli-scafisti.html

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/02/16/news/migranti_ancora_arrivi_in_sicilia_200_attesi_a_pozzallo_fermato_uno_scafista-107448412/

https://www.facebook.com/fulvio.vassallo.3

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/02/15/immigrazione-12-barconi-individuati-a-sud-di-lampedusa.-spari-contro-migranti-in-coste-libia-un-ferito_054dd494-0962-4a02-a0e2-0918d4e41b12.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-il-centro-di-Lampedusa-al-collasso-nicolini-sindaco-sempre-impreparati-4421f8ad-65b0-4f7c-98cc-912578387ef7.html

Ricevo da Silvio Majorino che ringrazio e diffondo:

LA MINACCIA DELL'ISIS: UNA SOLUZIONE ALLA CRISI DEI VALORI EUROPEI?

Assistendo agli ultimi avvenimenti tragici nel canale di Sicilia, le sensazioni e le reazioni che queste suscitano sono le stesse che ormai abbiamo imparato a conoscere in quella che è diventata un'assurda routine: sconcerto, indignazione, rabbia. Ma stavolta stiamo assistendo a qualcosa di diverso, qualcosa che rischia di tagliare le gambe a chi cerca ogni giorno di scuotere le coscienze di tutti: i trecento morti di qualche giorni fa stanno certificando anche la morte dei nostri valori fondanti. Gli arrivi di migliaia di persone in pochi giorni, dove i trafficanti costringono con le armi a lasciare loro i barconi, stanno mettendo a dura prova la tenuta dell'idea di una Unione Europea che sia unione politica e di intenti. L'ennesima, terribile strage del Mediterraneo e questi flussi straordinari (sia nella quantità che nella natura) non hanno ancora modificato la freddezza e l'indifferenza con cui i decisori pubblici, italiani ed europei, stanno affrontando la questione. Una questione che adesso rischia di essere dirottata esclusivamente su un piano di conflitto armato. Paradossalmente però le minacce recenti dell'ISIS dirette proprio all'Italia e le conquiste militari che sta ottenendo potrebbero conferire ai migranti una natura diversa, forse più "solidale".

Solo pochi giorni fa il ministero degli Interni dava il primo schiaffo alla dignità di un paese intero: "la Marina interverrà solo in casi eccezionali".
La dichiarazione è stata rilasciata poco dopo la notizia di 29 morti per assideramento durante il trasporto dai barconi fino a Lampedusa, dichiarazione inopportuna perché pone la morte di 29 persone su un piano di "normale amministrazione". In seguito però le testimonianze dei sopravvissuti alla tragedia parlavano di circa 300 morti, quelli che non hanno fatto in tempo ad aspettare i soccorsi. Quali sarebbero allora questi fantomatici "casi gravi ed eccezionali"? Come si può valutarli? A seconda di quanto è grande l'imbarcazione? A seconda della disponibilità delle navi in quel momento? Forse si aspetta il conteggio finale dei morti per stabilire se in effetti la si può chiamare tragedia.
La frettolosità con cui il nostro governo ha liquidato la questione è davvero inedita, nonostante i livelli di disumanità a cui siamo abituati.
Di certo si mette fine a quel velo di ipocrisia che da sempre copre le dichiarazioni di solidarietà rilasciate all'indomani degli sbarchi di migranti sulle nostre coste.
Finalmente i responsabili escono allo scoperto, ammettendo indirettamente che questi morti sono semplicemente il risultato di un opportunismo politico malcelato negli anni.
In queste ore però il drammatico precipitare della situazione libica ha provocato un esodo (prevedibilmente) biblico verso le nostre coste. Un esodo che costringe il nostro governo ad agire in fretta, lo mette di fronte a dei numeri impossibili da ignorare, tanto più se la paventata ipotesi dell'intervento militare avrà un seguito.

Ma l'aspetto per me più sconvolgente dell'intera vicenda riguarda l'entità che avrebbe la possibilità di cambiare effettivamente il corso di queste stragi, e dietro cui spesso l'Italia si nasconde per giustificare indolenza e inefficienza : l'Unione Europea.
Attenzione, la generalizzazione è voluta, perché Il mio sconforto non si basa sulla sola attività politica o sull'inadeguatezza degli strumenti utilizzati per gestire il fenomeno migratorio, ma sul concetto stesso di Unione Europea. A mio parere infatti questi ultimi episodi, e le conseguenti reazioni a livello continentale, stanno a poco a poco frantumando le fondamenta stesse del progetto Europa. Dal punto di vista politico, ma soprattutto da quello dei valori e degli ideali fondanti.
Questi ideali sono volutamente stati racchiusi in un documento apposito, che è stato posto alla base dello stesso ordinamento comunitario, proprio per certificarne la fondamentale importanza. Questo documento è la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea.
Ciò che afferma subito la Carta sono i diritti legati alla dignità della persona, che in breve sono: dignità umana, diritto alla vita, diritto all'integrità della persona, proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, proibizione della schiavitù e del lavoro forzato.
Queste continue ed evitabilissime stragi ci pongono dunque di fronte a molti interrogativi.
Se le istituzioni europee decidono di non spostare le funzioni di Frontex da semplice pattugliamento delle frontiere a SAR vero e proprio, decidendo consapevolmente che non interessa salvare le vite delle persone ma soltanto respingere eventuali pericoli per l'Unione, dove si trova il diritto alla vita?
Se l'inadeguatezza e l'inefficienza dei mezzi porta alla morte per assideramento di persone che erano già state tratte in salvo, dove si trova la proibizione dei trattamenti inumani o degradanti?
Inoltre abbiamo assistito a dichiarazioni quasi esilaranti, come quella del commissario all'immigrazione Dimitris Avramopoulos che sostiene: "l'Europa faccia di più", come se lui non fosse proprio quell'Europa che deve fare di più. Dopo queste prese in giro, dove finisce il diritto alla dignità umana?
Per capirlo dobbiamo rifarci al concetto di "frontiera". Chi oggi guida l'attività dell'Unione Europea concepisce forse questi diritti come esclusivi dei cittadini europei? Difficile, perché è chiaro che anche tutti coloro che arrivano in Europa debbano avere le stesse tutele, normalmente è questo ciò che accade. Ma allora perché non applicare questi diritti a chi cerca di entrare in Europa dal mediterraneo? Fino a dove il concetto di frontiera europea si può spingere? Da quale punto in poi consideriamo il raggio d'azione dei nostri più importanti valori esaurito?
Il confine è molto sottile, forse per questo si pone molta attenzione nel definire i luoghi dei salvataggi, o dei disastri "a largo della Libia", e raramente "a largo di Lampedusa".
Posizioni che molto spesso coincidono peraltro.

Ma a volte le definizioni dei luoghi diventano definizioni di frontiere, che sono anche frontiere di applicazione dei diritti, soprattutto del diritto/dovere di salvare delle vite. Se la vita viene messa in pericolo "a largo della Libia", se bisogna agire "a largo della Libia" qualunque diritto delle persone decade, i valori fondanti decadono, l'Unione Europea ed il suo bagaglio di cultura del rispetto della vita e della dignità si dissolve. E per di più, in questo caso il processo di dissoluzione sarebbe giustificato. Perché fuori dalle frontiere tutto può accadere, garantendo impunità a chi, a Bruxelles e Varsavia (sede di Frontex), potrebbe evitare ogni giorno questi disastri.
Bastano poche parole: "Libia" al posto di "Lampedusa" per modificare inesorabilmente e a proprio piacimento l'espansione delle frontiere europee. Per modificare la natura di chi solca le onde di 8 metri da persona da salvare legittimamente a potenziale pericolo per la sicurezza europea da sottoporre alle attenzioni di Frontex.
"Frontières extérieures" per l'appunto, l'agenzia che ancor prima delle distanze territoriali definisce effettivamente quali sono le frontiere da difendere, senza sapere esattamente da chi. L'agenzia che pattuglia e controlla, ma non soccorre. Quella che fa contenti i governi nazionali "così l'immigrazione non viene incoraggiata". Da quando Mare Nostrum è terminata i flussi di migranti sono aumentati, nonostante le condizioni del mare e la situazione libica, sempre più drammatica. In questi ultimi giorni in cui l'avanzata dell'ISIS miete le sue vittime anche in Libia, più di duemila migranti al giorno stanno raggiungendo le nostre coste. Spesso costretti a partire dai miliziani libici o dagli stessi appartenenti allo Stato islamico, ormai spinti dall'urgenza di "fare cassa" per finanziare la recrudescenza della battaglia.

Davanti alla durezza con cui governi nazionali e delle istituzioni comunitarie decidono di non modificare in alcun modo le politiche di accoglienza c'è dunque da chiedersi: fino a quando l'Europa continuerà a trincerarsi dietro queste frontiere fisiche e politiche, dietro le proprie certezze, dietro le proprie idee del "noi e loro"?
Probabilmente l'ISIS ci darà una mano.
Forse soltanto adesso, con i proclami anti italiani che questa sta diffondendo dalle radio della neoconquistata città di Sirte, l'Europa si accorge che la Libia è una questione che va affrontata il più presto possibile.
Adesso che la minaccia agli interessi nazionali si fa concreta gli occhi italiani ed europei si girano da quelle parti. Adesso forse sarà più chiaro che i migranti che Frontex vuole abbandonare in mezzo al Mediterraneo rappresentano le prime vittime del caos libico e adesso delle incursioni dello Stato Islamico sul territorio. Sono quelli che muoiono e moriranno per primi, e che cercano di salvarsi da una situazione peggiore di quella da cui sono scappati.
Anche se i dubbi sono molti, con il più ingenuo ottimismo si potrebbe sperare che questa minaccia, ormai diventata comune per i migranti e per l'Italia, porti una concezione diversa dei migranti sempre più disperati: più umana e "umanitaria" e non criminale. È gente che fugge da condizioni proibitive per la vita umana, ma queste condizioni sono sempre state lontane dai nostri occhi, forse adesso che queste condizioni si ripropongono davanti casa nostra le loro ragioni potrebbero essere meglio interpretate.

Forse così l'ipocrisia quella stessa Europa che fino a ieri era sconvolta dagli attentati di Parigi contro la libertà di espressione o dai massacri in Nigeria perpetrati da Boko Haram smetterà di lasciare morire nel suo mare proprio le vittime che fuggono da quel tipo di orrori. Adesso anche dalla Libia, nostro dirimpettaio.
Fino a questo momento abbiamo rinunciato ai valori fondanti delle nostre Costituzioni e della nostra comune "costituzione", che sono i diritti fondamentali, pur di tentare di mantenere in piedi una fortezza fisica e politica assolutamente anacronistica e dannosa per tutti. Che ha permesso soltanto di alimentare quei sentimenti xenofobi e razzisti che ormai mettono radici in tutta Europa.
Col passare del tempo e senza neanche rendercene conto abbiamo acquisito quegli atteggiamenti tipici dei regimi da cui siamo voluti scappare costruendo le basi dell'Unione.

Con un pizzico di "humor nero" che vuole essere una provocazione, si potrebbe sperare che adesso proprio quello Stato Islamico, che rappresenta l'antitesi della libertà e dell'accoglienza, possa mettere l'Europa davanti ai suoi fantasmi. Davanti alle responsabilità di migliaia di morti che si porta dietro da anni proprio a causa del ripudio di quei valori che adesso il nostro vecchio continente vuole difendere da una minaccia esterna. Ma non ci siamo accorti che questi valori, col tempo, sono stati sbiaditi dall'acqua del Mediterraneo.


 Migrants drowned in Mediterranean 'could have been saved'

http://www.bbc.com/news/world-europe-31437971 




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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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