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martedì 14 aprile 2015

Dopo lo sbarco a terra, che cosa succede ai profughi fuggiti dalla Libia ? La programmazione affidata alle prefetture non regge. Occorrono canali umanitari anche verso l'Europa e una nuova capacità di governo dei sistemi di prima e seconda accoglienza.



Riprendono gli sbarchi, continuano le politiche emergenziali. Non solo in Sicilia.

http://m.repubblica.it/mobile/r/locali/palermo/cronaca

Malgrado la diminuzione relativa degli arrivi nei primi mesi del 2015, rispetto all’anno precedente, continua la gestione di stampo meramente emergenziale degli “sbarchi” di migranti (tra cui numerosi minori non accompagnati, donne in stato di gravidanza e richiedenti asilo provenienti dall’Egitto e dalla Siria). Per mesi, che sarebbero stati preziosi per ristrutturare centri di prima accoglienza, per fare partire le nuove strutture di accoglienza SPRAR gestite dai comuni e per mettere in sicurezza i soggetti più vulnerabili, i minori stranieri e le donne vittime di violenza non si è costruito un vero sistema di accoglienza nazionale. Mesi nei quali si sono allungati i tempi per le procedure di asilo, senza organizzare un sistema di prima accoglienza, ma utilizzando a questo fine strutture del tutto improprie, non destinate a questa delicata funzione. Si sono moltiplicate le tendopoli, le palestre o i palasport, destinati alla prima accoglienza con distese di materassi posati per terra, con un sistema vorticoso di trasferimenti, adesso anche da un capo all’altro della penisola, e con la crescita a dismisura della popolazione di richiedenti asilo confinati nel mega Cara ( Centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Mineo e negli altri Cara siciliani. E le proteste dilagano ovunque.

http://www.strettoweb.com/2015/04/reggio-100-immigrati-arrivati-ieri-ricoverati-palestra-pellaro-ripulita-per-loccasione-foto/267408/

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/03/05/news/cantone_denuncia_fuorilegge_l_appalto_per_il_centro_di_mineo_-108843940/

Dal 2013 denunce che non hanno avuto seguito

http://www.strill.it/citta/2013/08/accoglienza-minori-stranieri-il-garante-dellinfanzia-intrieri-denuncia-venti-sono-scomparsi-da-isola-capo-rizzuto/

Sono aumentate anche le attese per formalizzare le richieste di asilo, fino a tre mesi ed oltre, nei quali i migranti sono stati abbandonati in un limbo giuridico senza alcuna informazione certa sul loro futuro.
Le fughe continue dai centri siciliani, anche di minori non accompagnati, confermano il desiderio di molti migranti di trasferirsi al più presto in altri paesi europei, ma sono anche frutto del fallimento, se non dell’assenza, di un sistema regionale di prima accoglienza, e costituiscono prova inconfutabile di una situazione ancora peggiore rispetto all’estate del 2011 (cd. Emergenza Nordafrica) gestita dalla Protezione Civile. Dopo che i compiti di coordinamento sono stati affidati alle prefetture è mancata una vera capacità di programmazione a livello regionale ed i Tavoli regionali di coordinamento, soprattutto in alcune regioni come la Sicilia, hanno funzionato poco e male. In alcune regioni come la Sicilia ha fornito risposte migliori l’organizzazione sanitaria, soprattutto nella fase della prima accoglienza, ma una volta uscite dalla barriera dei porti le persone sono rimaste troppo spesso in condizioni di abbandono anche dal punto di vista sanitario. Non si è rilevato che le condizioni fisiche, e soprattutto psichiche, dei migranti che arrivavano da paesi sempre più in preda a guerre e scontri tribali, apparivano sempre peggiori, con un elevato numero di vittime di stupro tra le donne ed i minori non accompagnati, ed in goni caso con gravi disagi psicologici per le violenze alle quali erano stati comunque costretti ad assistere, oltre che per le atrocità subite durante i trasferimenti. Molti hanno trovato, dopo il salvataggio in mare e lo sbarco a terra, un sistema di accoglienza che non è stato in grado di fare fronte alle loro esigenze. Il disagio dei primi mesi è poi diventato frustrazione e rabbia, ed ormai non si contano più le proteste e gli episodi violenti, in qualche caso anche tra i migranti stessi o tra questi e gli operatori. Una situazione che occorre affrontare con urgenza.
Il pur auspicato alleggerimento dell’isola di Lampedusa ha comportato un maggiore afflusso sull’intero territorio nazionale senza che vi corrispondesse un incremento di centri di accoglienza stabilmente strutturati con personale adeguato in possesso delle necessarie professionalità . E di questi avrebbe avuto bisogno un territorio che è particolarmente esposto agli arrivi di persone in fuga da conflitti sempre più gravi, come i Siriani, attraverso l’Egitto, gli stessi egiziani e ancora altri potenziali richiedenti asilo ( es. somali ed eritrei) in arrivo dalla Libia e dalla Tunisia. L’emergenza non è data soltanto dal numero delle persone che arrivano, ma dalla mancanza di un sistema di accoglienza. Le scelte dei singoli prefetti, che hanno predisposto piani di accoglienza a livello provinciale, puntando soprattutto sulle tendopoli, si sono dimostrate alla prova dei fatti, del tutto inadeguate. Il meccanismo di trasferimento in altre regioni italiane è partito troppo tardi, nella seconda metà del 2014, e non ha ancora alleviato la situazione di emergenza, anche dal punto di vista sanitario, che è stata scientificamente prodotta nelle regioni come la Sicilia, la Calabria e la Puglia più esposte agli sbarchi. L’Italia, durante il semestre di presidenza dell’Unione Europea, non è riuscita ad ottenere una modifica del Regolamento Dublino che inchioda nel primo paese d’ingresso dell’area Schengen i richiedenti asilo, anche quando hanno familiari già legalmente presenti in altri paesi UE, a fronte della lentezza e della farraginosità, oltre che dall’incerto esito delle procedure di determinazione di una ulteriore competenza prevista dal Regolamento Dublino.
Tutti i provvedimenti amministrativi, soprattutto le assegnazioni alle strutture ed i trasferimenti, continuano ad essere decisi dalle singole prefetture di concerto con i vertici del ministero dell’interno, sulla base di disponibilità che tengono conto della possibilità di attrezzare tendopoli o strutture alberghiere, persino ospizi e case per anziani, ritenuti economicamente meno “convenienti” dei migranti, dal punto di vista degli enti gestori. Il rapporto tra prefetture ed enti gestori rischia di alimentare un pericoloso business in quanto non esistono sistemi efficaci di monitoraggio e le prefetture, al di là dei requisiti formali che richiedono, non riescono a verificare quotidianamente le modalità di gestione dei centri. Le indagini avviate dalla magistratura con l’inchiesta “Mafia Capitale” hanno cominciato a svelare soltanto la punta di un iceberg, ma i gestori sono sempre gli stessi e non si ha certezza sui tempi e sull’esito dell’inchiesta. Questo accresce ulteriormente la situazione di incertezza che si respira dentro e fuori i centri di accoglienza variamente denominati ( e gestiti). Le proteste degli immigrati non possono diventare soltanto una questione di ordine pubblico

http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/735206/Crotone--protesta-degli-immigrati-del.html

E’ immediatamente necessario attivare effettivamente i tavoli di coordinamento regionale con i prefetti, le questure, l’ANCI regionale e con i comuni nei quali trovano accoglienza i richiedenti asilo ed i profughi. Va assicurata una gestione umana, in linea con gli standard europei, della prima accoglienza, senza ingolfare il sistema dei centri Sprar gestiti dai comuni con persone appena sbarcate dopo essere state soccorse in mare. Vanno istituiti osservatori provinciali indipendenti per verificare la correttezza della gestione e le modalità di erogazione dei servizi.
Occorre velocizzare al massimo il lavoro delle Commissioni territoriali competenti a decidere sulle domande di asilo, che ancora, malgrado l’aumento delle sedi e del numero dei componenti, non sono ancora riuscite a smaltire l’enorme arretrato che si è accumulato, con anni di attesa per i richiedenti asilo. Per i Siriani andrebbero adottate misure di protezione temporanea che consentano loro rapidamente, a domanda, il conseguimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, e un documento di viaggio valido per tutti i paesi dell’Unione Europea. Si potrebbe pensare poi a visti di ingresso validi per tutti i paesi europei, per ragioni umanitarie, in modo di salvaguardare le vite dei migranti forzati e di contrastare le organizzazioni di trafficanti ed agevolatori di vario tipo che prosperano sullo sbarramento degli accessi.
Vanno contrastate tutte le forme di sfruttamento e di lavoro servile, con la individuazione di soggetti e modalità operative credibili per garantire l’inserimento sociale di coloro che ottengono il riconoscimento di uno status di protezione, internazionale ( asilo o protezione sussidiaria) o umanitaria ed esprimono la volontà di restare in questa regione, e nel contempo garantire la tutela dell’unità familiare dei profughi con familiari regolarmente residenti in altri paesi europei ed agevolare il sollecito ricongiungimento come prescritto dal Regolamento Dublino.
Occorre istituire un apposita task force mista, articolata a livello regionale, con agenti istituzionali ed esponenti delle associazioni maggiormente impegnate in questo settore, per contrastare il fenomeno della tratta di esseri umani e la diffusione del grave sfruttamento lavorativo, coinvolgendo attivamente la società civile con iniziative di formazione e di informazione, come richiesto anche dalla Direttiva 2001/36/UE, recentemente attuata anche nel nostro paese
Allo stato della vigente legislazione nazionale e regionale vanno individuati percorsi per portare all’autonomia il maggior numero degli immigrati accolti nei centri di accoglienza, promuovendo occasioni di integrazione ed avviamento al lavoro legale, contrastando lo sfruttamento del lavoro nero attorno alle strutture di accoglienza CARA, chiudendo strutture ormai ingovernabili come il CARA di Mineo (Catania), dove si verifica, anche per il blocco del turn-over, la presenza di oltre quattromila persone, alcune delle quali neppure censite. Anche in questo caso il governo regionale e quello nazionale non possono continuare ad ignorare la gravità dei problemi creati da una struttura enorme che grava su un territorio assai povero di servizi e di occasioni di lavoro nella legalità. Non basta lanciare campagne di immagine, o censurare le notizie sui tentativi di suicidio o sulle violenze subite dagli “ospiti” del centro di Mineo per dimostrare che in quella struttura, progettata per alloggiare militari americani, vada tutto bene. Una dimostrazione impossibile, come i fatti stanno dimostrando, malgrado il dispendio delle iniziative propagandistiche, persino con la produzione di video.
Rispetto alla situazione dei minori non accompagnati, occorre che le Regioni si rivolgano allo Stato perché provveda ad erogare con la massima tempestività le somme dovute ai Comuni, sulla base degli accordi stabiliti con i diversi governi, trattandosi di competenze dello Stato centrale. Si deve impedire che nelle regioni di primo arrivo, come la Sicilia, si prosegua con la prassi secondo la quale il collocamento dei minori avviene, da parte dell’autorità di polizia, o delle Prefetture, direttamente presso le strutture di accoglienza, al di fuori di qualsiasi piano regionale, e spesso senza il preventivo intervento del giudice minorile, senza un previo accordo con gli enti locali territorialmente competenti. Il garante nazionale per i minori dovrebbe accertare le condizioni reali di accoglienza nelle strutture che vengono utilizzate con le più diverse tipologie e spesso senza il personale richiesto dalle convenzioni. Dovrebbero essere sottoposti a continua verifica i raccordi tra i centri di accoglienza, le strutture scolastiche ed i servizi sanitari presenti sul territorio, per evitare che si ripetano i casi di abbandono già segnalati nel corso del 2014 in diverse regioni italiane. Sulle strutture di accoglienza per minori andrebbe effettuato un monitoraggio continuo, affidato ad associazioni ed enti indipendenti, non legati agli enti gestori e non convenzionati con il ministero dell’interno, una attività essenziale per non disperdere risorse pubbliche con grave danno per gli operatori e per i migranti, una attività doverosa che fin qui si è svolta solo in rare occasioni. Le strutture IPAB che sono state utilizzate in Sicilia, spesso non risultano idonee all’accoglienza di minori stranieri fortemente traumatizzati.
Un aspetto ulteriore è poi quello dei minori non accompagnati richiedenti asilo rispetto ai quali, nonostante la norma ponga chiaramente in capo al Ministero dell’Interno la responsabilità, non ci sono certezze di sorta in merito alla copertura dei costi di presa in carico prima dell’entrata nel circuito SPRAR.

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VSRSauSweK60HVE3

 In questi casi le Regioni dovrebbero rivolgere ai competenti ministeri la richiesta di una maggiore programmazione degli interventi e di una sollecita copertura delle spese sostenute dagli enti locali, l’attivazione di strumenti di mobilità, anche a livello internazionale, quando si tratti di garantire il ricongiungimento familiare come prescritto dal Regolamento Dublino.
Occorre in definitiva che l’Italia si metta in regola con un sistema di accoglienza corrispondente alle prescrizioni delle direttive dell’Unione Europea in materia di protezione internazionale, di accoglienza e di procedure. Solo in questo modo si potrà chiedere una modifica delle politiche europee in materia di immigrazione ed asilo, con la riapertura di canali legali di ingresso, la revisione del regolamento Dublino in modo da rispettare la libertà di autodeterminazione e l’unità dei nuclei familiari dei richiedenti asilo, la riconversione delle missioni Frontex a finalità di ricerca e salvataggio.
Fulvio Vassallo Paleologo
L’Altro Diritto - Sicilia

http://www.corrieredellemigrazioni.it/2015/04/06/dove-vanno-i-profughi/

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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