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venerdì 24 aprile 2015

L'Unione Europea risponde alle stragi aumentando i fondi per respingere e contrastare l'immigrazione "illegale". L'Italia insiste sul processo di Khartoum per esternalizzare il diritto di asilo e per ottenere un mandato ONU per interventi militari in Libia. Verso la guerra. Il Regolamento Dublino non si tocca, non esiste più l'Europa.



http://www.abc.net.au/news/2015-04-24/malta-holds-funeral-for-migrant-shipwreck-victims/6417290

Le decisioni annunciate e le linee politiche promosse dal governo italiano e parzialmente recepite dall'Unione Europea produrranno tante altre di queste stragi che all'opinione pubblica non sarà permesso neppure vedere. Ecco le bare, segnate con i numeri, delle vittime recuperate in mare e sbarcate di gran fretta a Malta dopo l'ultima strage,  la tragedia dell'immigrazione più grave di sempre. Questi morti devono essere dimenticati presto, occorre pensare soltanto agli scafisti ed ai droni. Forse le bare potrebbero spostare qualche voto, meglio nasconderle.

http://www.cronachediordinariorazzismo.org/sos-sterminio-in-mare/

Dal vertice straordinario di Bruxelles nessuna decisione di rilievo per una maggiore solidarietà europea in materia di immigrazione ed asilo. 

http://migrantsatsea.org/2015/04/23/text-of-draft-european-council-statement-via-statewatch/ 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-dal-vertice-Ue-risorse-triplicate-per-Triton-Mandato-a-Mogherini-su-missione-41af6df1-2b40-48c0-a4df-869eb34610ec.html 

http://www.hrw.org/news/2015/04/23/eu-mixed-messages-boat-migration 

 Renzi vanta un successo inesistente, ma ormai ci sta abituando, è sempre lo stesso copione, in ogni campo. In vista un vertice euroafricano di cui in Italia non scrive nessuno. E' il processo di Khartoum che procede inesorabile, anche se in Sudan governa un criminale di guerra. E altrove si moltiplicano le dittature. ma sono tutti utili per fermare le partenze dei migranti verso l'Europa.

https://euobserver.com/justice/128440

http://www.bfmtv.com/international/migrants-l-ue-va-tripler-son-budget-de-sauvetage-en-mediterranee-880524.html

http://www.theguardian.com/world/2015/apr/22/eu-borders-chief-says-saving-migrants-lives-cannot-be-priority-for-patrols?CMP=share_btn_tw

http://www.independent.com.mt/articles/2015-04-23/local-news/Special-migration-summit-in-Malta-between-EU-African-Union-and-key-countries-this-year-6736134366

http://www.maltatoday.com.mt/news/national/52183/eu_to_step_up_cooperation_against_smuggling_networks__euafrica_summit_to_be_held_in_malta#.VTna_VIcRsc

Grande mistificazione europea. Triton promossa dall'agenzia Frontex non e' una grande missione umanitaria come Mare Nostrum. Il budget e' li stesso di quello impegnato dalla sola Italia lo scorso anno, i contributi degli stati rimangono ridicolmente bassi e su base volontaria, e soprattutto rimane "nei limiti operativi delle missioni Frontex" e dunque sara' rivolta alla caccia ed alla individuazione degli scafisti. O alla intercettazione dei barconi per bloccarli ed eventualm...ente respingerli, se i paesi di transito collaborano. Alla frontiera greco turca Frontex fa gia ' operazioni di "push back" :respingimento. Sempre nell' ottica di creare "zone di sicurezza" in Libia e campi di raccolta in Sudan e in Niger, garantendone la sicurezza con "interventi militari mirati". Magari anche con i droni come quelli che hanno ucciso Giovanni Lo Porto. Siamo in guerra. Ma la Francia apre a qualche centinaio di siriani, a condizione che il Regolamento Dublino non si tocchi. Siamo in guerra anche contro l'umanità e la solidarietà, anneghiamo in un mare di menzogne e di strumentalizzazioni elettorali. Occorre reagire, ognuno con i mezzi che si ritrova. A partire dai canali di comunicazione.

http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/esteri/2015/04/23/news/renzi_conferenza_migranti-112687577/?ref=m%7Chome%7Ccentro%7Cpos_2

http://www.independent.com.mt/articles/2015-04-23/local-news/Tackling-the-immigration-issue-requires-money-big-money-Martin-Schulz-EP-president-6736134361

La disinformazione di massa dilaga: le navi da guerra diventano "traghetti per clandestini" e non manca ci diffonde in rete indisturbato messaggi sui forni crematori per gli immigrati, questo alla vigilia del 25 aprile. Titolo fuorviante, i "traghetti" promessi sono navi da guerra pronte all' intervento militare. Altro che salvataggi. E poi Cameron parla di sbarco " nel porto piu' vicino" e non in un "porto sicuro " ( place of safety) come prescrive il diritto internazionale. Dunque una missione illegale orientata alla guerra. Bravo Renzie...

http://www.imolaoggi.it/2015/04/23/cameron-2-navi-per-traghettare-clandestini-in-italia-no-asilo-in-gb/

Non basta osservare che si tratta di siti xenofobi, sono tantissimi a pensarla in questo modo, ieri in una scuola di Palermo i ragazzi ripetevano come un  mantra queste affermazioni false e razziste. Non è stato facile portarli ad un confronto con i dati reali. Il danno prodotto da questi siti è devastante.

 Ecco il Cameron vero, questa la posizione inglese rispetto all'operazione Triton di Frontex

http://www.euractiv.com/sections/uk-europe/cameron-operation-triton-failure-314031?hootPostID=8791d0bc2f7879e9665d79cde0b8f950



SOS-STERMINIO IN MARE
         
Oltre 900 morti nel Mediterraneo nella notte tra sabato 18 aprile e domenica, a 60 miglia dalle coste libiche. È il più grande sterminio in mare dal dopoguerra. Questo è un giorno di svolta. A partire da oggi occorre mettere la parola urgenza, al posto di emergenza. Bisogna dare alla realtà il nome che merita: siamo di fronte a crimini di guerra e sterminio in tempo di pace.

Il crimine non è episodico ma ormai sistemico, e va messo sullo stesso piano delle guerre e delle carestie acute e prolungate. Il Mar Mediterraneo non smette di riempirsi di morti: cominciò con il naufragio di Porto Palo, il giorno di Natale del 1996, con 283 vittime, seguito tre mesi più tardi dal naufragio della Katër i Radës, in cui oltre cento profughi albanesi annegarono nel canale di Otranto. Lo sterminio dura da almeno 18 anni: più delle due guerre mondiali messe insieme, più della guerra in Vietnam. È indecenza parlare di “cimitero Mediterraneo”. Parliamo piuttosto di fossa comune: non c’è lapide che riporti i nomi dei fuggitivi che abbiamo lasciato morire.

Le azioni di massima urgenza che vanno intraprese devono essere, tutte, all’altezza di questo crimine, e della memoria del mancato soccorso nella prima parte del secolo scorso. Non sono all’altezza le missioni diplomatiche o militari in Libia, dove – anche per colpa dell’Unione, dei suoi governi, degli Stati Uniti – non c’è più interlocutore statale. Ancor meno lo sono i blocchi navali, gli aiuti alle dittature da cui scappano i richiedenti asilo, il silenzio sulla vasta destabilizzazione nel Mediterraneo – dalla Siria e l’Iraq  alla Palestina, dall'Egitto al Marocco – di cui l’Occidente è responsabile da anni.

          Le azioni necessarie nell’immediato, eccole:

1. Urge togliere alle mafie e ai trafficanti il monopolio sulle vite e le morti dei fuggitivi, e di conseguenza predisporre vie legali di fuga presidiate dall’Unione europea e dall’Onu. I trafficanti non sono la radice del male, ma un suo sintomo.

2. Urge organizzare e finanziare interventi di ricerca e salvataggio non solo lungo le coste europee ma anche in alto mare, come faceva Mare Nostrum e come ha l’ordine di non fare Triton - anche se rifinanziata. Questo, nella consapevolezza che la stabilizzazione del caos libico non è ottenibile nel breve-medio periodo.

3. Urge che gli Stati europei collaborino lealmente a tale scopo (art. 4 del Trattato dell’Unione), smentendo quanto dichiarato da Natasha Bertaud, portavoce della Commissione di Bruxelles: “Al momento attuale, la Commissione non ha né il denaro né l’appoggio politico per predisporre un sistema di tutela delle frontiere, capace di impegnarsi in operazioni di search and rescue”. Risorse che invece si trovano per operazioni di polizia europea (Mos Maiorum, Amber Light, Jot Mare)  e per le spese militari. Una frase che ha il cupo suono dell’omissione di soccorso: un reato contro la persona, nei nostri ordinamenti giuridici.

4. Occorre che l’Onu stessa decida azioni d’urgenza, e che il Consiglio di sicurezza fronteggi il dramma con una risoluzione. Se i crimini in mare somigliano a una guerra o a carestie nate dal tracollo diffuso di strutture statali nei paesi di transito o di origine, non vanno esclusi interventi dei caschi blu, addestrati per il search and rescue. I soccorsi e gli aiuti agli affamati e sfollati sono una prassi sperimentata delle Nazioni Unite. Sia oggi applicata al Mediterraneo.

5. Occorre rivedere al più presto i regolamenti di Dublino. Con una sentenza del 21 ottobre 2014 (Ricorso Sharifi contro Italia e Grecia), la Corte europea dei Diritti dell’uomo pone come condizione essenziale per procedere al trasferimento l’aver positivamente verificato se il migrante corra il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti. Si tratta di un vero e proprio obbligo di derogare ai criteri di competenza enumerati nelle norme di Dublino.

6. Con la medesima tempestività, occorre tener conto che i paesi più esposti ai flussi migratori sono oggi quelli del Sud Europa (Grecia, Italia, Cipro, Malta, Spagna): gli stessi a esser più colpiti, dopo la crisi iniziata nel 2007-2008, da politiche di drastica riduzione delle spese sociali (che  includono l’assistenza e il salvataggio di migranti e richiedenti asilo). Il peso che ingiustamente grava sulle loro spalle va immediatamente alleviato.

7. Occorre pensare a un sistema di accoglienza in Europa che garantisca il diritto fondamentale all’asilo, con prospettive di reinsediamento nei Paesi disponibili, nel rispetto della volontà dei rifugiati.

8. . Infine, la questione tempo. È finito il tempo della procrastinazione, e delle ambiguità che essa consente. È dall’ecatombe di Lampedusa che Governi e Parlamenti in Europa preconizzano un’organica cooperazione con i paesi di origine e di transito dei fuggitivi, al fine di “esternalizzare” le politiche di search and rescue e di asilo. Il Commissario all’immigrazione Avramopoulos ha addirittura auspicato una “cooperazione con le dittature”, dunque il ricorso ai respingimenti collettivi (vietati dalla Convenzione di Ginevra sullo statuto dei Rifugiati del 1951, art. 33, e dagli articoli 18 e 19 della Carta europea dei diritti fondamentali). Non c’è tempo per costruire dubbie relazioni diplomatiche – nei cosiddetti processi di Rabat e Khartoum – perché i fuggitivi sono in mare qui e ora, e qui e ora vanno salvati: sia dalla morte, sia dalle mafie che fanno soldi sulla loro pelle e riempiono un vuoto di legalità che l’Unione deve colmare senza più rinvii. È adesso, subito, che bisogna organizzare un’operazione di salvataggio dell’umanità in fuga verso l’Europa.

Barbara Spinelli, eurodeputato, gruppo GUE-Ngl
Alessandra Ballerini
Sandra Bonsanti
Lorenza Carlassare
Erri De Luca
Roberta De Monticelli
Maurizio Ferraris
Stefano Galieni
Domenico Gallo
Paul Ginsborg
Daniela Padoan
Francesco Piobbichi
Marta Pirozzi
Annamaria Rivera
Alberto Vannucci
Fulvio Vassallo Paleologo
Guido Viale
Libertà e Giustizia

Per adesioni: sos.sterminioinmare@gmail.com


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro