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venerdì 17 aprile 2015

Nel CIE di Milo a Trapani la prima accoglienza diventa detenzione amministrativa e si sperimentano nuove pratiche di contenimento e di schedatura. Il disumano non è solo in mare.




NO ALLA DETENZIONE DEI NAUFRAGHI APPENA SBARCATI DOPO IL SALVATAGGIO. DA PROFUGHI AD INTERNATI NEL CIE DI MILO (TRAPANI)

La provincia di Trapani è stata da sempre territorio di sperimentazione di nuove pratiche di detenzione amministrativa e di selezione discriminatoria tra i migranti che sbarcavano sulle coste siciliani o che venivano rinvenuti sul territorio senza documenti regolai, magari lavoratori agricoli impegnati nelle campagne o pescatori tunisini imbarcati sui pescherecci di Mazara del Vallo.

A Trapani veniva aperto nel 1998 il primo centro di permanenza temporanea ed assistenza (CPTA) in Italia, quel famgerato Serraino Vulpitta nel quale nel 1999 scoppiava un incendio che nessuno riusciva a spegnere in tempo, causando la morte di sei immigrati. Una vicenda che è rimasta senza colpevoli sul piano penale, ma che ha comportato la condanna dello Stato italiano  a risarcire oltre cento mila euro a ciascuno dei due sopravvissuti.

http://www.meltingpot.org/Diritti-sotto-sequestro-Lo-Stato-italiano-condannato-a.html#.VTDX41IcRsc

A Trapani si è consolidato un sistema di accoglienza che al suo vertice ha visto cumulare nella stessa persona il ruolo di componente di commissione territoriale per le richieste di asilo e di operatore attivo e determinante del sistema di accoglienza. Ed è in corso in questi giorni un procedimento penale, nel quale l'ASGI si è costituita come parte civile, a carico di chi abusando di queste posizioni  ha commesso vari reati di natura sessuale. Il procedimento penale procede su vari fronti, ma quel sistema di accoglienza è ancora intatto, e l'omertà sembra l'unica regola alla quale rispondere.

http://www.loraquotidiano.it/2015/01/28/trapani-don-librizzi-a-giudizio-abusi-sessuali-sui-migranti_23179/

 http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/53314

http://livesicilia.it/2015/03/30/concussione-e-violenza-sessuale-al-via-il-processo-a-don-librizzi_611605/

A Trapani nel 2011 si sperimentò la detenzione amministrativa in tendopoli nel campo di Kinisia, alle porte della città, un esperimento che oggi qualcuno a Roma vorrebbe ripetere, dopo l'acclarata incapacità di chi doveva provvedere per tempo a dotare l'Italia di un vero sistema di prima accoglienza. Un esperimento finito male, con la chiusura del centro dopo una fuga di massa. Diritti sotto sequestro allora, diritti sotto sequestro ancora oggi.

http://www.parlarecivile.it/argomenti/immigrazione/centro-di-accoglienza.aspx

http://www.cestim.it/argomenti/25cpt/2011_08_dossier_monografico_cie_federazione_chiese_evangeliche.pdf

In questi giorni a Trapani si sta sperimentando una nuova pratica di accoglienza/detenzione nel centro di identificazione ed espulsione di Milo, dove fino a poche settimane fa erano trattenute poche decine di migranti in attesa di espulsione.

http://frontierenews.it/2012/06/cie-filmato-esclusivo-che-riprende-le-violenze-nel-centro-di-milo/

http://www.lagazzettatrapanese.it/cie-affaire-2-quando-un-cie-basta-a-creare-gerarchie/

http://www.tp24.it/2015/01/15/cronaca/migranti-la-gestione-del-cie-di-trapani-milo-va-a-badia-grande-ma-con-una-clausola/88673

 Di fronte a questa ennesima "emergenza" sbarchi qualcuno ha deciso di portare in quella struttura recintata da cancelli e mura, sotto un ferreo controllo di polizia, persone che avrebbero bisognodi assistenza medica, psicologica e legale che solo un vero centro di accoglienza può offrire. Dalla struttura non filtra nulla, ma si può facilmente comprendere quello che sta accadendo al suo interno, ed oggi pomeriggio a Trapani è previsto lo sbarco di altre centinaia di persone.
Riferiscono le agenzie di informazione : "In cento saranno trasferiti nel Cie di Trapani, per gli altri il Viminale non ha ancora comunicato la destinazione"

http://www.lettera43.it/cronaca/immigrazione-sbarcate-a-trapani-586-persone_43675167068.htm 

Ci finiscono pure i testimoni delle stragi dopo essere stati ascoltati dalla polizia, ma solo "temporaneamente".  "I quattro naufraghi, dopo essere stati ascoltati dalla polizia, sono stati trasferiti temporaneamente nel Cie di Milo (Trapani)".

http://www.lasicilia.it/articolo/trapani-il-racconto-dell-ennesimo-naufragio-41-mort 

http://www.today.it/cronaca/migranti-superstiti-strage-barcone.html 

Secondo notizie diffuse in rete da cittadini solidali. La fuga come unica prospettiva.
"Giovani profughi che non vogliono andare nei centri di accoglienza, appena sbarcati a Trapani, percorrendo a piedi pericolosamente l'autostrada, hanno rischiato di essere travolti nei pressi dello svincolo di Alcamo ovest!"

 Nel CIE di Milo sembra che si stia cominciando a sperimentare nuove pratiche di detenzione amministrativa nei confronti di potenziali richiedenti asilo, una ipotesi che rientra anche tra le "novità" della Direttiva in 2013/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale (rifusione). Una direttiva che dovrebbe essere attuata in Italia entro il 20 giugno prossimo, ma che a Trapani si sta anticipando negli aspetti peggiori, senza quelle garanzie e quegli standard minimi di rispetto dei diritti umani che pure l'Unione Europea impone.

http://www.camera.it/leg17/465?tema=asilo

https://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/54e7099c0b80ee68150053c8/Nota_UNHCR_sul_recepimento_delle_Direttive_2013.32.UE_e_2013.33.UE.pdf

 Nel centro di identificazione ed  espulsione di Milo è presente un nucleo di polizia specificamente destinato al prelievo delle impronte digitali, e dunque si può ritenere che tutti i migranti trasferiti a Milo subito dopo lo sbarco vengano sottoposti al prelievo forzato delle ipronte digitali, a differenza di quanto avviene nelle altre città di sbarco dove si effettua solo il fotosegnalamento e non si compromette la possibilità di chiedere asilo in un altro paese europeo.

http://www.meltingpot.org/Circolare-Ministero-dell-Interno-Rilevamento-impronte.html#.VTDvsFIcRsc

Nessuno ancora ha modificato il Regolamento Dublino III, e per molti migranti il prelievo delle impronte digitali in Italia equivale alla condanna a vivere in un limbo per anni, anche perchè l'Italia non rispetta gli standard di accoglienza europei ed ha tempi medi delle procedure per il riconoscimento dello status che vanno ben oltre i termini previsti dalla legge ( anche diciotto mesi).

http://www.zeroviolenza.it/editoriali/item/67140-regolamento-dublino-il-viminale-%E2%80%9Ctutti-identificati-anche-con-la-forza%E2%80%9D

http://lacittanuova.milano.corriere.it/2014/10/18/emergenza-profughi-i-siriani-denunciano-violenze-nel-rilevamento-impronte/

http://scuolasuperioreavvocatura.it/wp-content/uploads/2014/11/19.-Identificazione-e-fotosegnalamento.pdf

Occorre chiudere il centro di Milo ed impedire che sia usato impropriamente per la detenzione amministrativa, seppure temporanea, di persone appena sbarcate, magari sotto il ricatto ( è già successo in tante situazioni) di essere separati dai propri familiari, persino dai figli, se non acconsentono al rilascio delle impronte. Violenze psichiche che spesso si sono trasformate in violenze fisiche anche per effetto della circolare del 26 setembre 2015, adottata dal Ministero dell'interno, con un allegato che poi si è tentato di fare scomparire, nel quale era evidente l'invito rivolto alle forze di polizia all'"uso della forza" nel prelievo delle impronte digitali. Sul punto richiediamo a tutti di rispettare la legge, come ha sollecitato anche l'ASGI in un suo documento, e di non commettere i reati di violenza privata o di sequestro di persona allo scopo di ottenere con "l'uso della forza" il prelievo delle impronte digitali.

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2014/12/IDENTIFICAZIONE.-OBBLIGHI-E-FACOLTA.pdf

Ricordiamo infatti che la legge prevede varie sanzioni nei confronti di chi si rifiuta di rilasciare le impronte digitali ma non consente nè l'uso della forza, dunque il ricordo alla violenza, nè la detenzione amministrativa, quindi la limitazione della libertà personale, che può essere praticata dalla polizia soltanto nei limiti dell'art. 13 della Costituzione e degli articoli 13 e 14 del testo unico 286/98 in materia di immigrazione, e sulla base di provvedimenti scritti , notificati regolarmente e convalidati dal magistrato.

http://www.meltingpot.org/Dall-accoglienza-alla-detenzione-amministrativa-gli-effetti.html#.VTDagFIcRsc

http://www.ricercagiuridica.com/sentenze/sentenza.php?num=4089

http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/cossiri.pdf

 Occorre soprattutto evitare che nei confronti di persone già duramente provate da una traversata nella quale hanno visto la morte e dalle torture subite nei paesi di transito si applichino trattamenti inumani e degradanti, vietati dall'art. 3 della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'Uomo.

Per questo invitiamo tutti coloro che raccolgano testimonianze sugli abusi subiti dopo lo sbarco a terra o nei centri di detenzione trasformati impropriamente in centri di accoglienza, non succede solo a Trapani, di denunciare immediatamente questi abusi in modo da individuare e punire i responsabili, oltre che  tutelare le vittime.

L'Associazione l'Altro Diritto Sicilia e l'ASGI sezione siciliana richiederanno in giornata un incontro urgente al prefetto di Trapani per discutere queste questioni. Invitiamo con la massima urgenza altre associazioni e parlamentari a monitorare la situazione della prima accoglienza in provincia di Trapani, e nel centro di identificazione ed espulsione di Milo in particolare, allo scopo di impedire il verificarsi di abusi e violazioni di legge e di salvaguardare i diritti fondamentali che spettano a qualunque persona si trovi sul territorio dello stato indipendentemente dal suo stato giuridico ( art. 2 del T.U. 286/1998 in materia di immigrazione).


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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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