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sabato 23 maggio 2015

23 maggio, giorno della legalità, il sistema di accoglienza italiano rimane fuori controllo e si difende dalle richieste dell'Autorità anticorruzione. Cosa farà la Commissione d'inchiesta sui centri nominata dalla Camera ?


Le denunce sui sistemi di accoglienza paralleli istituiti in Italia non sono mai mancate, ma sembra che i gestori alla fine riescano a sottrarsi a tutte le indagini giudiziarie.

http://www.mediciperidirittiumani.org/osservatorio-sui-centri-di-identificazione-ed-espulsione-cie-per-immigrati/



CARA  di Mineo: un modello di accoglienza incompatibile con la dignità della persona
Audizione di Medici per i Diritti Umani davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui centri per migranti


Roma, 25 Maggio 2015 - I primi mesi del 2015 hanno visto riaccendersi il dibattito sulla questione immigrazione e sulla sostenibilità dell’attuale sistema di accoglienza. Episodi di corruzione come quelli portati alla luce da Mafia Capitale e l’alto numero di migranti in arrivo via mare impongono un continuo monitoraggio delle condizioni di permanenza e dell’efficienza delle strutture attualmente predisposte alla loro accoglienza. A tal fine, nella giornata di oggi Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha svolto un’audizione  davanti alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti in virtù della sua presenza continuativa all’interno del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (CARA) di Mineo, la struttura di accoglienza che ospita in assoluto il maggior numero d’immigrati in Europa.


Da Novembre 2014, un team di MEDU è presente ogni settimana all’interno del CARA di Mineo per raccogliere testimonianze e fornire assistenza medica e psichiatrica ai richiedenti asilo vittime di tortura e di trattamenti inumani e degradanti, all’interno del progetto “ON.TO: Stop alla tortura dei rifugiati lungo le rotte migratorie dai paesi sub-sahariani verso il Nord Africa”. Nello svolgimento della sua attività, il team di MEDU - composto da un coordinatore, un medico psichiatra, una psicologa ed un mediatore culturale, ha riscontrato nel CARA di Mineo numerose e rilevanti criticità che prescindono, nella maggior parte dei casi, dalla gestione contingente e sono piuttosto connaturate al modello stesso  di centro basato su una macrostruttura che ospita dalle 3.200 alle 4.000 persone.


Sovraffollamento. Isolamento della struttura rispetto al territorio. Tempi medi di permanenza di 18 mesi in attesa del completamento della procedura di riconoscimento della protezione internazionale (contri i 35 giorni previsti dalla legge). Mancata iscrizione dei richiedenti asilo al Servizio sanitario nazionale (in contrasto con la normativa vigente). Disfunzioni nella fornitura ed accesso ai servizi di supporto psicologico e legale. Fenomeni di degrado, illegalità e violenza difficilmente gestibili come riconosciuto dalle stesse forze di polizia. Questi alcuni dei problemi più gravi rilevati da MEDU nel centro di Mineo ed illustrati stamani alla Commissione parlamentare d’inchiesta.


L’insieme di tali criticità  si ripercuote negativamente sul benessere degli ospiti, ridotti ad un numero e costretti a lunghe file anche per mangiare e per ricevere cure mediche. La relazione che s’instaura tra operatori e migranti accolti non può che essere squilibrata, con il richiedente asilo costretto in una dimensione passiva e disfunzionale di dipendenza dagli operatori. A maggior ragione, il modello del CARA di Mineo si conferma del tutto inadeguato  ad accogliere i richiedenti asilo più vulnerabili. Le grandi dimensioni rendono particolarmente problematica l’individuazione e la presa in carico delle persone affette da severi disturbi psichici e delle vittime di trattamenti inumani, degradanti o torture – purtroppo presenti in numero assai rilevante tra i migranti forzati presenti nel centro -,  per le quali sarebbe necessario un approccio basato su una maggiore attenzione alla singola persona. D’altro canto, alcune caratteristiche stesse del modello Mineo - condizioni di anonimato, lunghi tempi di attesa e di permanenza, il sentirsi “staccati” dal territorio circostante - rappresentano importanti fattori di rischio per l’insorgenza e l’aggravamento del disagio psichico ed elementi che condizionano pesantemente ogni processo di crescita e di cura.


MEDU ha concluso la sua relazione alla Commissione Parlamentare d’Inchiesta delineando gli elementi chiave di un modello alternativo di accoglienza che sia decentrato e costruito su strutture di dimensioni medio-piccole, distribuite in maniera uniforme in tutte le province ed adeguatamente monitorato. Tale modello permette infatti di costruire un tessuto di relazioni sociali con il territorio ed i suoi servizi, facilitando concreti percorsi di autonomia del migrante, migliorando il suo accesso ai servizi sanitari, psicologici, sociali e legali e favorendo l’individuazione e l’assistenza dei soggetti più vulnerabili. 

LA NOTA DELL'ASGI-SICILIA SUL CARA DI MINEO


Al Ministero dell’Interno

Dipartimento per le Libertà Civili

E l’Immigrazione

 Direzione Centrale per le  Politiche         dell’Immigrazione e dell’Asilo

                                                        Piazza del Viminale, 1


                                                       00184  Roma




Al Sig. Prefetto della Provincia di  Catania
Via Prefettura, 14
95124 Catania

Telefax: : 095/257666
Al Sig. Questore di Catania

gab.quest.ct@pecps.poliziadistato.it

p.c.         Al Presidente della Commissione Nazionale per l’Asilo
via S.S. Apostoli 16 c/o Caserma S. Marcello         00187 Roma

PEC: commissionenazionaleasilo@pecdlci.interno.it
Telefax 06/69000103

p.c.        U.N.H.C.R. Alto Commissariato delle
              Nazioni Unite per i Rifugiati
                                                          Via A. Caroncini, 19
                                                           00197 Roma
Mail:  itaro@unhcr.org
Telefax. 06 80212324 


        p.c.         Al Presidente del Consiglio   dell’Ordine
               degli Avvocati di Catania
              Piazza Verga – 95129 Catania


Telefax. 095/503310



La scrivente Associazione, a seguito di alcune segnalazioni da parte di nostri soci, segnala il perdurare di gravi criticità  nella gestione del C.A.R.A. di Mineo e nelle prassi seguite dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Catania presso il centro di accoglienza.
Al riguardo si premette che, sin dalla creazione del centro di accoglienza sorto presso il “Residence degli Aranci”in Mineo, l’A.S.G.I. ha manifestato la sua contrarietà alla decisione di concentrare un numero così alto di richiedenti asilo, in un luogo isolato e distante dai centri abitati, inidoneo a garantire un effettivo percorso di accoglienza e integrazione, che invece appare possibile perseguire solo con progetti più piccoli come gli SPRAR, inseriti nelle comunità locali e secondo linee e standard uniformi sul territorio nazionale.
Come noto, la creazione del CARA di Mineo risale al periodo dell’esplosione delle cosiddette primavere arabe del 2011, e trova il suo presupposto storico e giuridico  nel DPCM 12 febbraio 2011, con cui veniva dichiarato lo stato di emergenza umanitaria, ai sensi dell’art. 5 della L. n.225 del 1992, al fine di approntare misure straordinarie e urgenti per l’accoglienza, e di contrastare nel contempo l’immigrazione irregolare.
Con successiva ordinanza n.3924 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Prefetto di Palermo veniva nominato Commissario Delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza, adottando ove necessario misure di requisizione di immobili e strutture atte alla realizzazione delle attività di accoglienza.
Con decreto n.16455 del 2 marzo 2011 il Commissario Delegato requisiva la struttura “Residence degli Aranci” . Dopo la requisizione non veniva indetta alcuna gara di appalto per la gestione dei servizi, in quanto la gestione veniva affidata alla Croce Rossa, come previsto dall’art. 3 dell’ordinanza n.3924, secondo cui il Commissario delegato può attivare le necessarie forme di collaborazione per i profili umanitari e assistenziali con la Croce Rossa Italiana, l’U.N.H.C.R. e l’O.I.M..
La gestione del centro veniva affidata alla C.R.I. fino al 30 giugno 2011, e la struttura veniva istituita come C.A.R.A. e CDA con decreto del Ministro dell’Interno del 30 marzo 2011.
Con il decreto del Commissario Delegato n.3246 del 28.06.2011 la gestione del CARA veniva affidata al soggetto attuatore, individuato nel Presidente della Provincia di Catania, sino alla scadenza dello stato di emergenza umanitaria, prorogata fino al 31 dicembre 2012 con il D.P.C.M. 06.10.2011.
Allo scadere dello stato di emergenza la gestione del CARA veniva quindi affidata ad un Consorzio di Comuni del Calatino, costituito con delibera del Comune di Mineo del 20 dicembre 2012.
Appena istituito il centro di accoglienza di Mineo, l’Asgi ha rilevato una serie di criticità e di violazioni dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo ivi accolti, contenuti  nel rapporto “Il diritto alla protezione –studio sullo stato del sistema di asilo in Italia e proposte per una sua evoluzione”,  elaborato dall’associazione e pubblicato nel giugno 2011, nell’ambito del progetto co-finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno.
Nel rapporto si segnalava come, sebbene il centro fosse stato qualificato come C.A.R.A., non risultavano erogati servizi essenziali quali l’assistenza legale,  il servizio di mediazione linguistico-culturale, l’assistenza sociale e psicologica, non era  prevista né la distribuzione delle carte telefoniche né del pocket money. Inoltre venivano ivi trasferiti richiedenti asilo provenienti dal altri CARA per i quali era già pendente la procedura di asilo, in quanto già auditi da altre Commissioni Territoriali e in attesa della notifica delle decisioni, con il conseguente allungamento dei tempi di definizione delle relative procedure, ostacoli ad un effettivo accesso alla tutela giurisdizionale, in quanto le decisioni di rigetto notificate non erano tradotte nella lingua comprensibile al richiedente, e indicavano tribunali non competenti.
Inoltre, veniva riscontrato che i richiedenti permanevano nel centro senza un titolo di soggiorno, in  violazione di quanto disposto dall’art. 20 co.3 del d.l.vo 25/2008, mentre il permesso di soggiorno per richiesta asilo veniva rilasciato solo a coloro che lasciavano il centro.
Infine, veniva segnalato che alla istituzione del centro di Mineo non era seguita una istituzione di una apposita Commissione Territoriale operante presso la struttura, al fine di  esaminare tempestivamente, nei  termini di legge, le domande di protezione internazionale, provocando così una frustrazione dei richiedenti e il frequente scoppio di rivolte e disordini.
Altra criticità segnalata era l’isolamento della struttura dai centri abitati e la mancata predisposizione di idonei e adeguati mezzi di trasporto accessibili ai richiedenti asilo, che sono costretti a recarsi a piedi fino a Mineo che dista dieci chilometri.
L’esistenza di tali carenze e criticità hanno poi trovato conferma nell’esperienza di tutela e assistenza legale prestata dai nostri soci, i quali hanno riscontrato che i richiedenti asilo trasferiti nel centro di Mineo non avevano mai con sé, quindi non risultava loro notificato, il provvedimento del Questore che disponeva l’invio presso il Cara di Mineo, così da rendere impossibile conoscere i motivi dei trasferimenti,  né erano stati informati del loro diritto a richiedere il permesso di soggiorno per richiesta asilo alla scadenza dei termini di legge previsti per l’accoglienza.
Inoltre si riscontrava l’assoluta carenza di informazione e orientamento legale da parte dell’ente gestore del CARA, l’assenza di un locale destinato ai colloqui con gli avvocati, l’assenza di mediatori e interpreti disponibili a coadiuvare gli avvocati nominati dai richiedenti asilo, nei colloqui con i loro assistiti,  destinatari delle decisioni dei rigetti della Commissione Territoriale.
Nello stesso anno 2011 L’A.S.G.I. Sezione Sicilia chiedeva pertanto alla Prefettura di Catania, unitamente ad altre associazioni (tra le quali il CIR e l’ARCI),  la convocazione del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione, al fine di illustrare tali criticità e suggerire proposte per migliorare i servizi erogati dall’ente gestore del CARA. A tale richiesta non ha fatto seguito alcuna convocazione della nostra associazione al  Consiglio Territoriale, né ci risulta sia mai stato convocato un Consiglio Territoriale con all’o.d.g. il Cara di Mineo. La Prefettura convocava invece la scrivente associazione a una riunione tenutasi in data 19 maggio 2011, con all’ordine del giorno “Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara)”; in tale occasione il Vice Prefetto, dott.ssa Polimeni,  informava le associazioni convocate che la Prefettura di Catania non aveva alcuna competenza in merito alle problematiche relative al CARA di Mineo, in quanto la gestione del centro era stata affidata al Dipartimento delle Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio   e al Commissario Delegato per la Regione Sicilia.
            Sempre nel 2011 un gruppo di legali di richiedenti asilo accolti presso il C.A.R.A.,  tra i quali alcuni soci A.S.G.I. , ha segnalato le criticità e le difficoltà di apprestare adeguata tutela legale ai loro assistiti, alla direzione del centro di accoglienza, e in data 14.12.2011 si è svolto un incontro tra i predetti legali e la direzione, cui ha fatto seguito una nota scritta inoltrata al Direttore dell’Associazione Cara di Mineo, con fax del 6.02.2012.
Da allora l’accresciuto numero dei richiedenti asilo presso il CARA di Mineo, ormai giunto a circa quattromila, ben oltre la capienza della struttura prevista dalle autorizzazioni urbanistiche e dal patto territoriale stipulato con i comuni del calatino,  ha aggravato le criticità e le violazioni dei diritti fondamentali da noi sempre denunziati, e sono venute alla luce sconcertanti e drammatiche vicende, che denotano la assoluta inidoneità della struttura, non solo a garantire una accoglienza secondo gli standard prescritti dalla normativa interna e comunitaria, ma persino a garantire le condizioni minime di sicurezza per gli stessi ospiti. Sconvolgenti sono le ultime notizie relative alle indagini in corso, sia quelle aventi ad oggetto la gestione degli appalti e delle risorse pubbliche da parte dell’ente appaltante e del soggetto gestore del C.A.R.A.,  sia quelle relative a  reati che sarebbero stati commessi all’interno del centro, quali il sequestro e la violenza subiti da una richiedente asilo nigeriana, senza che nessun operatore dell’ente di gestione si fosse accorto di nulla; diversi tentativi di suicidio e uno compiuto  all’interno del centro,  le periodiche rivolte dei richiedenti asilo, l’arresto di alcuni richiesti ospiti accusati di far parte di una organizzazione dedita al traffico dei migranti, con base operativa proprio presso il Cara di Mineo,   il recente invio dei sopravvissuti al naufragio del 18/19 aprile presso il centro, ove appunto si sospetta la presenza di appartenenti alla predetta organizzazione criminale.
Ciò premesso la scrivente Associazione segnala il perdurare di gravi criticità e omissioni di atti dovuti da parte dell’Ufficio Immigrazione della Questura presso il CARA di Mineo, in quanto contrastanti con la normativa interna e comunitaria, in particolare:
1.    Omessa adozione e comunicazione dei provvedimenti con il quale il Questore dispone l’accoglienza dei richiedenti asilo presso il CARA.
Dalle segnalazioni dei nostri soci risulta che ai richiedenti asilo ospiti presso il Cara non viene comunicato alcun provvedimento con il quale il Questore dispone l’invio e l’accoglienza presso il Cara di Mineo, né il provvedimento con il quale viene disposta la cessazione della accoglienza presso il centro.
A seguito di istanze di accesso agli atti inoltrate al Dirigente dell’Ufficio Immigrazione della Questura, presso il Cara di Mineo, da parte di alcuni legali dell’ASGI, che qui si allegano, il Dirigente ha dichiarato che tali provvedimenti non vengono comunicati,  in considerazione della situazione di emergenza dovuta all’alto numero degli stranieri presenti nel centro.
Sul punto si osserva che tale prassi è illegittima, in quanto contrasta con la normativa vigente in materia, che prevede che il Questore disponga l’invio del richiedente asilo al CARA solo in determinate ipotesi, tassativamente elencate dalla legge, e la comunicazione al richiedente asilo del provvedimento con la specificazione dei motivi che hanno determinato l’accoglienza.In particolare:
- L’art. 20 comma 2 del d.l.vo 25/2008 a norma del quale “. Il richiedente e' ospitato in un centro di accoglienza richiedenti asilo nei seguenti casi:
a) quando e' necessario verificare o determinare la sua nazionalita' o identita', ove lo stesso non sia in possesso dei documenti di viaggio o di identita', ovvero al suo arrivo nel territorio dello Stato abbia presentato documenti risultati falsi o contraffatti;
b) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato per aver eluso o tentato di eludere il controllo di frontiera o subito dopo;
c) quando ha presentato la domanda dopo essere stato fermato in condizioni di soggiorno irregolare;
3. Nel caso di cui al comma 2, lettera a), il richiedente e' ospitato nel centro per il tempo strettamente necessario agli adempimenti ivi previsti e, in ogni caso, per un periodo non superiore a venti giorni. Negli altri casi il richiedente e' ospitato nel centro per il tempo strettamente necessario all'esame della domanda innanzi alla commissione territoriale e, in ogni caso, per un periodo non superiore a trentacinque giorni.
--Gli artt. 3 e 4 del d.p.r. 303/2004, a norma dei quali “Il provvedimento con il quale il questore dispone l'invio del richiedente asilo nei centri di identificazione è sinteticamente comunicato all'interessato secondo le modalità di cui all'articolo 4, ovvero in lingua a lui comprensibile o, se ciò non è possibile, in lingua inglese, francese, spagnola o araba, secondo la preferenza indicata dall'interessato, e con la predetta comunicazione il richiedente asilo è altresì informato:
a) della possibilità di contattare l'ACNUR in ogni fase della procedura;
b) della normativa del presente regolamento in materia di visite e di permanenza nel centro”;
- L’art. 4 comma  2.del d.p.r. 12.01.2015 n.21, che ha abrogato il precedente regolamento di attuazione di cui al d.p.pr. 303/2004, per il quale “ Qualora sussistano le condizioni per l'accoglienza di cui all'articolo 20 del decreto, l'ufficio della questura, sentito il Dipartimento per le liberta' civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno, invita il richiedente a presentarsi presso il CARA, specificando espressamente i motivi che determinano l'accoglienza”.
La comunicazione del provvedimento di accoglienza presso il CARA assume particolare rilevanza per le conseguenze giuridiche che comporta.
In primo luogo consente di verificare se l’Amministrazione ha disposto l’accoglienza presso il CARA in presenza di una delle ipotesi tassativamente previste dal citato art. 20 d.l.vo 25/2008.
In secondo luogo variano i tempi prescritti per l’accoglienza, a seconda di quale delle ipotesi normativamente previste ricorra: nel caso di cui all’art. . 20 comma 2 lett. a) (accertamento della identità o nazionalità del r.a.)., il termine per l’accoglienza è  di venti giorni;  nelle altre ipotesi di cui alle lettere b) e c) il termine per l’accoglienza è di trentacinque giorni.
Infine, ai sensi dell’art. 19 comma 4 del d.l.vo 150/2011, la proposizione del  giurisdizionale avverso alla decisione di diniego della Commissione Territoriale sospende l’efficacia esecutiva del provvedimento impugnato, nella sola ipotesi in cui l’accoglienza presso il CARA sia stata disposta per l’accertamento e verifica della nazionalità o identità del ricorrente, mentre nelle altre ipotesi di cui alle lettere b) e c) del cit.art. 20 d.l.vo 25/2008, la sospensione dell’efficacia deve essere disposta dal con  provvedimento del Tribunale.
Un’ ulteriore conseguenza della omessa comunicazione dei provvedimenti con cui è stata disposta l'accoglienza del richiedente asilo nel CARA, è la carenza di trasparenza nel centro, sotto il profilo del monitoraggio della  presenza effettiva dei richiedenti asilo, sia in termini di presenza numerica sia di durata effettiva del  periodo di accoglienza per ciascuno di essi: tutte circostanze rilevanti ai fini del controllo della gestione delle risorse pubbliche erogate all’ente di gestione del centro di accoglienza,  corrisposte in misura proporzionale al numero delle effettive presenze nel centro.

2.    Omessa consegna dell’attestato nominativo che certifica la qualità di richiedente asilo
Ai richiedenti asilo ospiti presso il CARA non vengono consegnati nei termini di legge gli  attestati nominativi che certificano la loro  qualità di richiedente asilo. Solo a seguito di espressa richiesta del legale, in alcuni casi è stato rilasciato il documento, quindi ben oltre il termine di tre giorni dalla domanda di protezione,  prescritto dalla normativa in materia.
Si evidenza che nelle missive inoltrate dalla Questura di Catania presso il Cara, ai legali richiedenti l’accesso agli atti,  il mancato rilascio dell’attestato è stato giustificato affermando  che i richiedenti asilo non lo richiedono. Tale spiegazione è in contrasto con la normativa che prescrive il rilascio del documento dalla Questura, senza che sia prevista alcuna richiesta da parte del richiedente asilo. In ogni caso  i richiedenti asilo riferiscono ai loro legali di  non avere ricevuto alcuna informazione legale da parte dell’ente gestore del centro, sul loro diritto di ricevere tale documentazione, sebbene il CARA sia tenuto a fornire il servizio di informazione legale,  comprendente “l’assistenza ed orientamento nel disbrigo delle pratiche amministrative” (V. specifiche tecniche integrative del capitolato relative all’appalto di servizi e forniture per la gestione dei centri di accoglienza per richiedenti asilo).

Sulla illegittimità di tale omissione si richiama la normativa in materia:
- l’art. 6 della Direttiva 2003/9/CE del Consiglio, recante norme minime relative all’accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, secondo il quale “Gli Stati membri provvedono affinchè, entro tre giorni dalla presentazione della domanda di asilo all’autorità competente, ai richiedenti asilo sia rilasciato un documento nominativo che certifichi lo status di richiedente asilo o che attesti che il richiedente asilo è autorizzato a soggiornare nel territorio dello Stato membro”.
-L’art. 4 del d.lvo 140 del 2005, di attuazione della direttiva 2003/9/CE , a norma del quale,  sia nel caso di trattenimento che di accoglienza,  la questura rilascia  entro tre giorni dalla domanda al richiedente asilo  un attestato nominativo che certifica la sua qualità di richiedente asilo.
-l’art.6 della Direttiva  2013/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, il cui termine di recepimento scade il 20 luglio 2015, ricalca tale  disposizione normativa.
- l’art. 26 comma 4 del d.l.vo 25/2008, ai sensi del quale  Il questore, qualora ricorrono le ipotesi di cui agli articoli 20 e 21 dispone l'invio del richiedente nelle strutture ivi previste e rilascia al richiedente un attestato nominativo che certifica la sua qualita' di richiedente protezione internazionale presente nel centro di accoglienza o di permanenza temporanea e assistenza”.
 Il rilascio di tale documento assume particolare rilevanza, sia sul piano dell’ordine pubblico, in quanto consente alle forze dell’ordine di controllare l’identità dei richiedenti asilo ospiti presso il centro, ai quali è consentito circolare liberamente fuori dal CARA nelle ore diurne; sia sotto il profilo dell’accesso ai servizi pubblici (quali l’iscrizione sanitaria provvisoria) e ai benefici di legge (presentazione dell’istanza di accesso al patrocinio a spese dello Stato), che di fatto sono preclusi ai richiedenti asilo privi di tale certificazione.
3.    Omesso rilascio del permesso di soggiorno per richiesta asilo in pendenza della procedura di protezione internazionale
Nei casi seguiti dai legali dell’ASGI è stato riscontrato il mancato rilascio del permesso di soggiorno per richiesta asilo, una volta decorsi i termini prescritti dalla normativa per il completamento della procedura di protezione internazionale (venti o trentacinque giorni dalla presentazione della domanda).
Considerando che il periodo di permanenza presso il CARA è mediamente di oltre un anno dalla presentazione della domanda di asilo, tale prassi arreca grave pregiudizio ai richiedenti asilo, i quali non possono lavorare regolarmente, né essere iscritti a corsi di formazione professionale, né possono essere iscritti al servizio sanitario nazionale. Un ulteriore pregiudizio è la mancata ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in caso di proposizione del ricorso giurisdizionale avverso al diniego della Commissione Territoriale, in quanto l’Ordine degli Avvocati di Catania richiede l’allegazione del permesso di soggiorno all’istanza di ammissione al beneficio.
Si evidenzia inoltre che, in pendenza della procedura di protezione internazionale,  i richiedenti asilo non presentano alcuna istanza di permesso di soggiorno presso la Questura del CARA, in quanto non vengono informati di questo loro diritto, da parte dell’ente gestore del centro, né vengono assistiti nella richiesta del permesso di soggiorno.
Tale prassi è illegittima in quanto in contrasto con quanto disposto dalla normativa vigente, in particolare:
-
·        L’art.  20 co.3 del  d.l.vo 25/2008 dispone che allo scadere del periodo previsto per l’accoglienza è rilasciato il permesso di soggiorno fino alla decisione della domanda;
·        l’art. 11 del d.l.vo 30 maggio 2005 n.140, a norma del quale “qualora la decisione sulla domanda di asilo non venga adottata entro sei mesi dalla presentazione della domanda, ed il ritardo non possa essere attribuito al richiedente asilo, il permesso di soggiorno per richiesta asilo è rinnovato per la durata di sei mesi e consente di svolgere attività lavorativa fino alla conclusine della procedura di riconoscimento.
·        L’ Art. 36 d.l.vo 25/2008  prevede che al richiedente asilo che ha proposto il ricorso ex art. 35 si applica la predetta disposizione normativa.
·        L’art. 4 comma 6 del d.p.r. 12 gennaio 2011 n.21 dispone che “al richiedente ospitato nel CARA, il questore, trascorsi venti giorni nei casi di cui all’art. 20 comma 2, lettera a), del decreto, ovvero trentacinque giorni nei casi di cui alle lettere b) e c) del medesimo articolo, rilascia un permesso di soggiorno per richiesta asilo valido per tre mesi rinnovabile fino alla decisione sulla domanda”.
4.    Omessa erogazione dei servizi di informazione e assistenza legale

Come già evidenziato nel citato rapporto sullo stato del sistema di asilo in Italia, pubblicato  nel giugno 2011, si segnala la carenza di informazione e assistenza legale nel CARA di Mineo. Tutti i richiedenti asilo assistiti dai legali dall’A.S.G.I. riferiscono di non avere ricevuto dall’ente gestore del centro alcuna informazione legale  sulla procedura di protezione internazionale, né assistenza nella preparazione della audizione davanti alla Commissione Territoriale, né  informazioni e assistenza nella richiesta dei documenti che la Questura deve emettere e rilasciare ai richiedenti asilo ( decreto con cui vien disposta l’accoglienza, attestato nominato di richiedente asilo, permesso di soggiorno per richiesta asilo), né è stato messo a disposizione un elenco di avvocati esperti in diritto dell’immigrazione e iscritti nell’albo del gratuito patrocinio.
Ai legali dell’ASGI è stato richiesto via mail da un anonimo “Ufficio legale del Cara Mineo”, senza alcuna indicazione o sottoscrizione di un responsabile o di un legale, informazioni sulle pratiche dei loro assistiti, ed è stato richiesto il deposito di atti presso l’Ufficio della Questura presso il centro. A tali richieste è stato richiesto invano di indicare il responsabile dell’Ufficio legale, in quanto per deontologia professionale e per rispetto della privacy non è consentito ai legali di comunicare ad anonimi i dati relativi ai propri clienti.
Tale prassi contrasta con quanto espressamente disposto:
-        dalla Direttiva 2013/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013, che all’art. 5, che dispone l’obbligo degli Stati membri di informare per iscritto in una lingua comprensibile al richiedente , entro un termine ragionevole non superiore a quindici giorni dalla presentazione della domanda di protezione internazionale, dei benefici e degli obblighi a loro spettanti, e delle organizzazioni o gruppi di persone che forniscono specifica assistenza legale.
-        Dalle specifiche tecniche integrative del capitolato relative all’appalto di servizi e forniture per la gestione dei centri di accoglienza per richiedenti asilo, le quali prevedono un servizio di informazione e orientamento legale, che deve provvedere  alle “informazioni di base sulla normativa in materia di immigrazione ed asilo”,  a  una “informazione sui servizi (socio-sanitario, legale etc.) di cui è possibile usufruire dal momento dell’inserimento nel centro (ivi comprese le modalità e i tempi per accedervi con l’indicazione degli orari e spazi adibiti)”, e al “supporto al richiedente asilo nella ricostruzione della memoria personale e sostegno nel recupero della documentazione relativa alla sua storia, alla preparazione del richiedente asilo per l’audizione dinnanzi alla Commissione territoriale e all’assistenza ed orientamento nel disbrigo delle pratiche amministrative” .
-        Dall’art. 11 del d.p.r. 21/2015 art. 2 comma e), ai sensi del quale,  con decreto del Ministero dell’Interno è approvato lo schema di capitolato di gara di appalto che deve prevedere, tra l’altro, un servizio di orientamento legale in materia di immigrazione ed asilo.
Alla luce di quanto segnalato si invitano le Autorità in indirizzo a voler verificare le criticità e omissioni riscontrate, al fine di adottare gli opportuni provvedimenti di competenza al fine di ripristinare la legalità nel centro di accoglienza CARA di Mineo.
Palermo,    25 maggio 2015


A.S.G.I.  ( Associazione studi giuridici sull’immigrazione)
Sezione Sicilia

Non si è fatta ancora chiarezza sulle modalità dell'assegnazione dell'appalto per la gestione del Cara di Mineo

http://www.ilsettemezzomagazine.it/cara-di-mineo-lappalto-delle-polemiche-una-complicata-partita-a-tre/ 
 
Altre denunce
nel 2012
 http://www.meltingpot.org/IMG/pdf/ASGI_finale.pdf

nel 2013
http://www.cestim.it/argomenti/15politiche/italia/13_05_costidisumani_lunaria_controllo_frontiere.pdf

nel 2014
http://www.sprar.it/images/file/Rapporto_protezione_internaz_2014.pdf

Con la delibera 17 novembre 2014 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 275 del 26 novembre 2014), l'Assemblea della Camera ha istituito una Commissione monocamerale di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti nei centri destinati all'accoglienza e al trattenimento di immigrati. Il testo si riferisce ai Centri di identificazione ed espulsione (CIE), ai Centri di accoglienza (CDA) ed ai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)

http://www.camera.it/leg17/465?tema=centri_di_identificazione_ed_espulsione 

Arrivati a maggio del 2015 si attende di conoscere l'andamento dei lavori della Commissione di inchiesta sui "centri per stranieri", considerato anche che, come si legge nel sito della Camera dei deputati, "si afferma il principio della pubblicità delle sedute della Commissione, ferma restando la possibilità di riunirsi in seduta segreta con deliberazione a maggioranza semplice".

Nel giorno in cui tanti si riempiono la bocca di parole come legalità e trasparenza, lanciando anatemi contro le organizzazioni mafiose, vorremmo comprendere che cosa stanno facendo realmente le istituzioni per controllare tutti gli aspetti legati alla gestione dei centri per stranieri, dunque CIE (ormai con pochi posti, sembra 600 disponibili in tutta Italia), CPSA (Lampedusa, Pozzallo, Cagliari) luoghi di prima identificazione e talvolta di detenzione irregolare, CARA ( come quello di Mineo), CAS ( anche più di 80 in una sola regione come la Sicilia), Centri Sprar gestiti dai comuni, Centri per minori. Una domanda ancora più urgente, alla vigilia dell'adozione di un decreto legislativo che dovrebbe dare attuazione alle Direttive dell'Unione Europea in materia di accoglienza e di procedure, per il riconoscimento dello status di protezione internazionale, un decreto che potrebbe essere firmato da Renzi già nei prossimi giorni, nel quale si prevede l'ampliamento dei casi di internamento nei centri di detenzione, per i richiedenti che abbiamo avuto respinto la propria istanza dalla Commissione territoriale, nelle more del ricorso, sulla base di una valutazione discrezionale affidata ai questori. Una modifica legislativa che, in alcuni Cara, come quello di Mineo, dove ci sono persone che attendono anche due anni per conoscere l'esito della loro richiesta, potrebbe avere effetti devastanti.

http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0170.pdf&leg=XVII#pagemode=none
                                             
 Finalmente scattano le manette in Campania, regione nella quale i gestori intimidiscono da anni chi osa criticarli. In questo caso i magistrati sono arrivati prima delle Commissioni di inchiesta.              

 http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/05/23/lucravano-su-aiuti-immigrati-arresti_71e26881-63cc-4a43-8c51-a6783428cff1.html                                                       

Anche a Messina, dove esiste una tendopoli che si sarebbe dovuto chiudere da tempo, al PalaNebiolo all'Annunziata, dopo il cambio del gestore, occorrerebbe fare chiarezza sui criteri di scelta dei gestori e sull'ubicazione della struttura. Se sarà adottata una normativa che prevede il ricorso più ampio alla detenzione amministrativa anche per i richiedenti asilo, come sembra dopo l'approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, dello schema di decreto per l'attuazione delle Direttive europee in materia di accoglienza e procedure, l'altro centro di accoglienza messinese, la ex caserma Bisconte, potrebbe diventare un luogo di trattenimento e di limitazione della libertà personale dei migranti.

http://www.tempostretto.it/news/accoglienza-migranti-cambia-ente-gestore-centri-messinesi-ispezione-deputato-d-uva.html

Una misura ingiusta, quella decisa dal Consiglio dei ministri ( alla stregua dei principi che limitano la detenzione dei richiedenti asilo e ne sanciscono i diritti di difesa) ed inefficace, considerando che i tempi medi di un ricorso contro i dineghi sono due anni. Va ricordato inoltre che i posti nei centri di detenzione amministrativa italiani sono poche centinaia, e che le persone tra le quali i questori dovrebbero scegliere, con la massima discrezionalità, al limite della violazione della riserva di legge, i richiedenti asilo denegati da internare, sono già allo stato di oggi oltre 30.000. Numero che potrebbe rapidamente aumentare a fronte della valanga di dineghi che stanno pronunciando le Commissioni anche nei confronti di persone che, seppure qualificabili in parte come migranti economici, sono sfuggite all'inferno libico e sono state dunque costrette ad una partenza forzata per salvare la propria vita.

http://www.adnkronos.com/fatti/pa-informa/politica/2015/05/23/immigrazione-troppi-dinieghi-dalle-commissioni-territoriali_I204VeTqmNpnBuXMQiyxjN.html

http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2015/04/le-commissioni-territoriali-alzano.html

Mentre si profila una impennata del numero dei richiedenti asilo denegati con ricorso pendente in giudizio che potrebbero essere internati nei centri di detenzione, nulla sembra cambiare sul fronte dei centri di accoglienza formalmente aperti, ma chiusi per i giornalisti e le associazioni di tutela dei migranti che non sono convenzionate con il ministero dell'interno. Luoghi nei quali non è facile entrare se non si accetta di essere condotti in visite guidate ma nei quali accedervi sembra facilissimo per chi utilizza un badge falsificato o approfitta di un passaggio non sorvegliato nella recinzione. Alla fine nessuno, neppure il gestore, sa quante persone si trovano effettivamente in accoglienza e quanto costano alle casse dello stato. I primi aspetti che la Commissione di inchiesta sui centri, nominata dalla Camera dei deputati dovrebbe andare ad indagare. Anche al fine di verificare la puntuale esecuzione degli appalti e magari anche le modalità della loro assegnazione.

http://www.serviziopubblico.it/2015/04/voti-e-buisness-il-sistema-mineo/

Che fine hanno fatto le richieste del Commissario nazionale contro la corruzione Cantone sull'asegnazione di alcuni appalti per la gestione dei centri di accoglienza?

 http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/03/05/news/cantone_denuncia_fuorilegge_l_appalto_per_il_centro_di_mineo_-108843940/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/20/cara-mineo-anticorruzione-non-vincolante-resta-la-coop-di-odevaine/1699416/

Che partita si sta giocando al ministero dell'interno?

http://www.agoravox.it/Cara-di-Mineo-l-appalto-delle.html

http://www.ilgiornale.it/news/politica/mafia-capitale-coop-aveva-lok-viminale-1131306.html

Una domanda tanto più urgente considerando il muro di omertà che caratterizza queste strutture, nelle quali gli operatori sono sottoposti a pesanti ricatti favoriti anche dal turn over continuo e dai ritardi dei pagamenti, e soprattutto considerando le reazioni del sistema alle richieste di chiarimento del Presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.

http://www.radiortm.it/2015/05/14/mancato-pagamento-delle-retribuzioni-agli-operatori-del-centro-di-prima-accoglienza-di-pozzallo-la-cgil-scrive-al-prefetto/

http://www.repubblica.it/solidarieta/profughi/2015/03/24/news/mafia_capitale-110347840/
 
Sarebbe anche tempo di avere qualche notizia sullo stato di avanzamento dell'indagine su "mafia capitale", avviata dalla Procura di Roma, che stava evidenziando collegamenti tra il sistema dei gestori ed importanti uffici del ministero dell'interno.

http://livesicilia.it/2015/03/13/lappalto-e-quel-filo-rosso-con-mafia-capitale-il-terremoto-al-cara-di-mineo-scuote-ncd_606241/

http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_aprile_07/mafia-capitale-odevaine-mistero-contratto-centro-rifugiati-mineo-9849c374-dce6-11e4-9a2e-ffdad3b6d8a1.shtml

http://www.huffingtonpost.it/2015/03/12/indagati-mineo-castiglione-odevaine_n_6855480.html

http://www.grandecocomero.com/castiglione-alfano-inchiesta-appalto-centro-accoglienza-clandestini/

 La legalità non è un valore astratto che si ricorda solo nel giorno dell'anniversario, ma deve diventare una pratica quotidiana che spezzi le gambe a quanti ancora speculano sul bisogno altrui. Un percorso difficile, ancora lungo, dall'esito incerto, nel quale dobbiamo sentirci tutti impegnati, anche dopo la commemorazione delle stragi di mafia.

Occorre costituire ovunque comitati e coordinamenti di associazioni indipendenti ed avvocati a sostegno dell’accoglienza dei richiedenti asilo, anche dopo i dinieghi, per la difesa legale dei loro diritti e contro il razzismo.

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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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