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giovedì 21 maggio 2015

Dall'accoglienza alla detenzione. Dopo i dinieghi -sempre più numerosi- sulle richieste di protezione, le questure decideranno chi internare nei CIE per un anno.


Verso la tempesta perfetta del sistema di accoglienza/detenzione . Una autentica follia sfruttata a fini elettorali. Sulla legittimita' ne discuteremo presto nelle aule di tribunale. I terroristi certo non viaggiano sui barconi. Quali comunicazioni sono intercorse tra la polizia segreta tunisina e la Digos ? Occorre una indagine parlamentare anche per sapere questo? Chi riparerà il danno fatto dai titoli dai giornali e dalle foto in prima pagina ?

" Allarmante il tema della detenzione dei richiedenti asilo nei CIE che la proposta di decreto prevede di estendere sino a 12 mesi per quanti presentano un ricorso contro il diniego alla loro domanda di protezione. Sul punto il Tavolo chiede di limitare fortemente sia i tempi sia le fattispecie per il trattenimento nei CIE, disponendo una chiara esclusione delle situazioni vulnerabili e prevedendo che in caso di ricorso con accoglimento dell’istanza sospensiva all’espulsione il richiedente sia ricevuto nelle strutture ordinarie di accoglienza"

http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2015/05/i-4-punti-della-mancata-riforma-del.html 

http://www.lapresse.it/cronaca/sbarchi-tavolo-asilo-preoccupazione-per-decreto-sull-accoglienza-1.704800

E' importante he la maggior parte dei richiedenti asilo che per provenienza geografica, secondo gli standard delle diverse commssioni,es. nieriani e egizziani, tunisini ed algerini, rischia il rigetto senza neppure la concessione dello status di protezione umanitaria, nomini al più presto un avvocato ed elegga domicilio presso il suo studio, in modo che, anche se non dovesse trovarsi nel paese di origine, al momento della notifica di un atto che lo riguarda possa preparare e presentare il ricorso secondo quanto deciso tra gli operatori.

http://www.camera.it/leg17/682?atto=170&tipoAtto=Atto&leg=17&tab=1

http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0170.pdf&leg=XVII#pagemode=none

http://documenti.camera.it/apps/nuovosito/attigoverno/Schedalavori/getTesto.ashx?file=0170_F001.pdf&leg=XVII#pagemode=none

In vista l'esplosione del sistema di accoglienza. Come e peggio del 2011 quando le strutture di accoglienza vennero trasformate per decreto, in qualche giorno, in centri di detenzione amministrativa. Oggi il sistema dei CIE può contare su circa 700 posti in tutta Italia, mentre i richiedenti asilo denegati, inclusi quelli che ci sta rimandando indietro l'Europa, potrebbero essere anche diverse decine di migliaia. Si corre il rischio che molti CIE o centri polifunzionali fin qui dedicati all'accoglienza, tornino a funzionare come centri di detenzione, come in origine. Continua anche il "turismo" dei migranti da un centro ad un altro. Tutte le decisioni a Roma, manca, almeno in Sicilia, un tavolo di coordinamento regionale.

 MIGRANTI. Del progetto di contrada Milo si parla dal 2002: un grande centro di identificazione ed espulsione con 206 posti letto e a prova di evasione. Doveva sostituire i due già presenti, ma né Kinisia né il Serraino Vulpitta saranno smantellati.

http://www.autistici.org/zonarischio/index.php?pagina=migranti&id=253&singola=1

Succedeva a Manduria ( Puglia) nel 2011

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/03/18/visualizza_new.html_1527632047.html

A Lampedusa nello stesso anno ( 2011) a settembre, bruciava il centro di primo soccorso ed accoglienza, trarsformato periodicamente in centro di detenzione dal quale si vietava uscire, queste le conseguenze allora,

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/brucia-il-cpa-di-lampedusa-il-sindaco-il-centro-non-puo-ospitare-piu-nessuno/158767/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/20/brucia-il-cpa-di-lampedusa-il-sindaco-il-centro-non-puo-ospitare-piu-nessuno/158767/

Succede ancora oggi a Gradisca d'Isonzo ( Gorizia) dove il CIE è ubicato vicino al Cara, situazione analoga a Caltanissetta Pian del Lago.

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2015/05/11/news/rifugiati-dalla-sicilia-all-ex-cie-si-rischia-di-avere-un-cara-da-500-posti-1.11402860

 Alla fine decideranno solo le questure "puntando" su quei migranti che, in caso di conferma del diniego da parte del giudice potranno,  essere più facilmente rimpatriati per effetto degli accordi bilaterali di riammissione, magari con il supporto dell'agenzia Europea Frontex per la gestione dei voli collettivi.

http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2015/05/i-4-punti-della-mancata-riforma-del.html

Rimane sullo sfondo la questione della libertà personale delle persone che si rifiutano di rilasciare le impronte digitali, ma è un'altra questione che sta spingendo verso una detenzione amministrativa anche per i richiedenti asilo, ed addirittura anche per coloro che non hanno avuto ancora la possibilità di formalizzare la propria richiesta di protezione, spesso ritardata di diversi mesi rispetto alla prima volontà espressa verbalmente dopo lo sbarco. Alcuni modelli C 3 che vanno nelle Commissioni sono del tutto in bianco, al punto che viene da chiedersi se c'era un terprete. Molti migranti che hanno fatto richiesta di protezione nei CIE non ricordano neppure di avere compilato questo modello formale, che però alla fine risulta sempre immancabilmente sottoscritto dall'interessato. Di certo le persone non possono essere trattenute, come avviene nei CPSA di Pozzallo e Lampedusa, al solo fine di ottenere, con le buone o con le cattive, il consenso per il prelievo delle impronte digitali.

http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2014/12/IDENTIFICAZIONE.-OBBLIGHI-E-FACOLTA.pdf

https://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/54e7099c0b80ee68150053c8/Nota_UNHCR_sul_recepimento_delle_Direttive_2013.32.UE_e_2013.33.UE.pdf





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Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


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