Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

lunedì 22 giugno 2015

Da Bruxelles ancora annunci di missioni militari in Libia e guerra ai trafficanti, mentre in mare ed a terra i migranti continuano a morire. In Europa mancano sia solidarietà che responsabilità.


Ieri a Milano, nel corso della conferenza stampa tenuta da Renzi ed Hollande dopo la visita all'Expo, sono emerse con grande chiarezza le diverse posizioni tra i due governi sulle questioni dell'immigrazione e dell'asilo. E Renzi non ha fatto mistero di avere pronto un piano B qualora il Consiglio Europeo di Bruxelles, previsto per il 25-26 giugno, continui ad eludere le richieste italiane per una maggiore solidarietà nella condivisione degli oneri derivanti dagli sbarchi di migranti in territorio europeo ( nel quale comunque fanno ingresso in numero crescente anche migranti che viaggiano per vie terrestri).

 http://www.statewatch.org/asylum/obserasylum.htm

http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-med-crisis-council-launch-prel.pdf

http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-council-conclusion-8392-15.pdf

Ancora una volta, dietro l'accordo di facciata buono per le conferenze stampa, e per guadagnare qualche altro punto percentuale nei sondaggi elettorali, un rinvio delle scelte più importanti ed intese solo sul piano degli interventi repressivi, che dovrebbero avere anche una qualche efficacia dissuasiva delle partenze. Un teorema di comodo, che viene smentito da anni, ma che ha avuto un costo enorme in termini di vite umane. Senza accoglienza e canali legali di ingresso vinceranno sempre le organizzazioni criminali. Come sta accadendo in queste settimane, con il ricorso a crudeltà sempre più diffuse, come la separazione dei nuclei familiari prima dell'imbarco e il sequestro a scopo di estorsione di chi non ha più i mezzi per pagare il prezzo della libertà.

 http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/15/migranti-renzi-minaccia-il-piano-b-ma-nel-2011-litalia-costrinse-parigi-ad-accogliere-i-profughi/1779422/

 Da una corrispondenza di GUIDO RUOTOLO - ROMA

Una stretta sulle espulsioni: procedure veloci di rimpatrio da attuare grazie ad accordi economici con i Paesi di provenienza dei migranti. Un potenziamento dei Cie, i centri di identificazione ed espulsione ridotti oggi al lumicino, che verrebbero portati a una capienza di almeno 2.000 posti letto. Un investimento sulle caserme abbandonate da requisire e da rendere praticabili per ospitare centri di accoglienza per richiedenti asilo. E, infine, la volontà di ridiscutere il regolamento di Dublino che prevede che i migranti debbano restare nel Paese in cui vengono identificati, se non ci sarà accordo al prossimo vertice europeo.

Editoriale- Se la Francia parla come madame Le Pen (Martinetti)
Editoriale - Il coraggio di guardare la realtà (Calabresi)

Sono queste le contromisure italiane per fronteggiare la crisi dell’accoglienza dopo le chiusure delle frontiere da parte della Francia e della Germania. Ecco i contenuti del “Piano B” che a poche ore dalle impegnative scadenze europee il premier Matteo Renzi aveva affacciato in una intervista al Corriere della Sera. Da qui l’intenzione di Renzi e del ministro dell’Interno, Angelino Alfano di trattare con i partner europei il superamento di Dublino sul fronte delle quote: stabili nelle percentuali e non volontarie ma «variabili perché il flusso degli arrivi è in crescita».

E così, mentre il governo si prepara ad affrontare la sfida con l’Europa, il capo della Polizia, il prefetto Alessandro Pansa, decide di mandare rinforzi alle frontiere Nord, consapevole che ormai il tema dell’accoglienza dei migranti si sta trasformando in una questione di ordine pubblico.

Al Viminale si fa notare che quello che sta accadendo in questi ultimi giorni ha due responsabili: la Francia e la Germania. «I francesi - denunciano - è vero che non hanno sospeso Schengen ma di fatto l’hanno violata mettendo i gendarmi schierati e bloccando nei fatti la frontiera di Ventimiglia».

Nati con la Turco-Napolitano, i Cie furono nel tempo trasformati in Centri di accoglienza. Ma oggi che si stanno firmando accordi di riammissione, c’è la necessità di dover riattivare quel meccanismo di identificazione necessario per rendere operativi i rimpatri.
All’indomani della Primavera araba, nel 2011, il nostro Paese è riuscito a sottoscrivere accordi bilaterali per la riammissione con l’Egitto, la Tunisia, la Nigeria e poi il Marocco. Solo l’anno scorso, dei 15.000 espulsi, 5.000 sono stati riaccompagnati con voli charter nei loro Paesi d’origine. Complessivamente, abbiamo organizzato 50 charter per l’Egitto e altrettanti per la Tunisia, e una ventina per la Nigeria.

Ieri, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni (che tra l’altro ha ricevuto la telefonata del capo del governo), ha respinto le proposte di Renzi: «L’unico piano B praticabile sono i campi profughi in Libia e fermare le partenze: se Renzi ha in mente qualcosa di diverso sarà inefficace». In queste settimane anche a livello di comunità internazionale è stata evocata l’opzione di apertura di campi profughi in Libia (che resta il cuore dei problemi dopo la caduta di Gheddafi), nei Paesi del Nord Africa. Anche nel documento della Commissione europea si fa cenno a un progetto di centro di accoglienza in Libia ai confini con il Niger.

Ipotesi che per adesso sono sulla carta. In attesa, il Viminale preme l’acceleratore per trovare l’intesa di riammissione con i Paesi dai quali arrivano i migranti per motivi economici, consapevoli, per esempio, che gli eritrei hanno per diritto la protezione umanitaria e che se non vogliono fermarsi nei centri di accoglienza non possono essere fermati.

Due settimane fa è stato sottoscritto un accordo tra il nostro capo della Polizia e quello del Gambia. Forniture, supporti logistici, corsi di formazione in cambio di rimpatri. Ora si sta trattando con Costa d’Avorio, Senegal, Bangladesh. Ma con paesi come il Mali o il Sudan che non vogliono sentir parlare di accordi di riammissione, dovrà scendere in campo la Farnesina. Sono questi i Paesi da dove partono sostanzialmente i flussi migratori per motivi economici che transitano da noi. Solo in questi primi cinque mesi e passa del 2015: 5.725 nigeriani, 3.224 dal Gambia, 2.563 dal Senegal, 2.290 dal Mali, 1.354 da Costa d’Avorio. I centri e la rete di accoglienza dei comuni sono saturi. Se non si sblocca il contenzioso con l’Europa, intanto si apriranno le caserme: 2 in Veneto, una a Civitavecchia, Messina e Brescia".


Oggi da Bruxelles arriva la solita raffica di annunci su missioni navali in Mediterraneo, adesso la chiamano EUNAVFOR MED, missioni che però, prima di diventare realmente operative, con l'ingresso in acque libiche ( fase due) e con eventuali azioni mirate di terra contro i trafficanti di esseri umani ( fase tre), hanno bisogno di un avallo del Connsiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle diverse forze che in questo momento ambiscono a diventare autorità statale.

http://www.abc.net.au/news/2015-06-22/eu-launches-operation-against-migrant-smugglers/6565368

 Nessuna prospettiva concreta di apertura di canali umanitari, come ad esempio con l'abolizione dell'obbligo di visto per le persone provenienti da paesi come la Siria e l'Eritrea, nessuna disponibilità a trattare il tema degli ingressi legali per lavoro, o una diversa e più tempestiva possibilità di ricongiumento familiare.

http://www.ansamed.info/ansamed/en/news/sections/politics/2015/06/22/eu-naval-mission-approved-40000-migrants-to-be-relocated_34fa2acb-ba07-46bd-bfce-186c9d5f6609.html

http://www.theguardian.com/world/2015/may/13/migrant-crisis-eu-plan-to -strike-libya-networks-could-include-ground-forces

Si punta tutto sulla deterrenza militare come fattore dissuasivo delle partenze, ma si nasconde che le rotte migratorie ormai sono in continuo cambiamento, e che solo l'apertura di canali legali di ingresso potrà permettere di contrastare le organizzazioni di trafficanti.

"Italy’s largest aircraft carrier, the Cavour, is spearheading an EU-led naval operation to monitor and then crush migrant smugglers in the Mediterranean.
More than a dozen military assets including warships, helicopters, reconnaissance planes, submarines, and drones are also moving into position near Libya as part of a risky operation called EUnavfor Med.
Belgium, Finland, France, Germany, Greece, Hungary, Italy, Lithuania, Luxembourg, the Netherlands, Slovenia, Spain, Sweden, and the UK are supplying the weapons.
Speaking to reporters in Luxembourg on Monday (22 June), the EU’s foreign policy chief, Federica Mogherini, said the first phase will be launched in the next few days.
“This covers information gathering and patrolling on the high seas to support the detection and monitoring of smuggling networks”, she said.
She noted that the targets are not migrants but “those who are making money on their lives and too often on their deaths”.
The formal announcement comes just two days after World Refugee day".

https://euobserver.com/foreign/129229

http://www.huffingtonpost.it/2015/06/22/via-libera-eunavfor-med_n_7634498.html

 http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-eeas-crisis-in-med-statement.pdf

http://it.euronews.com/2015/06/22/eunavfor-med-la-missione-navale-europea-contro-i-trafficanti-di-essere-umani/

http://www.analisidifesa.it/2015/06/litalia-muovera-guerra-da-sola-ai-trafficanti-libici/

La sparatoria contro un gommone carico di migranti, che oggi ha fatto altre vittime al largo delle coste libiche, non ha ancora una ricostruzione precisa, e forse non l'avrà mai, anche se le numerose navi militari europee presenti in zona dovrebbero avere i tracciati di tutte le imbarcazioni presenti nell'area ( altrimenti che ci stanno a fare?). Certo ben difficlmente la verità verrà fuori dal Centro di prima accoglienza e soccorso di Pozzallo, porto nel quale domani dovrebbero essere sbarcati i superstiti. E come sempre prevalgono i dubbi sulle dichiarazioni rese dai migranti.

http://www.dailystar.com.lb/News/World/2015/Jun-22/303293-one-dead-one-injured-as-migrant-boat-comes-under-fire-off-libya.ashx

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/06/22/immigrazione-spari-a-gommone-migranti-un-morto_8e17007b-9821-4b5f-9e00-a17c70959cfc.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2015/06/22/migrante-un-mortoma-il-corpo-non-ce_37cc2323-3107-4bd7-990d-be3ddf6b8434.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Immigrazione-spari-su-gommone-Abbordati-da-miliziani-libici-un-morto-Ma-corpo-non-si-trova-b3e2b5fc-1727-46b8-aeb7-420142acd218.html

Sembra intanto che, per gli interventi di salvataggio in mare, si utilizzino adesso le numerose unità navali militari presenti a vario titolo a nord della costa libica, mentre dopo la strage del 18 aprile, con più di 800 morti ancora in fondo al mare, non si fa più ricorso alle navi commerciali.

http://www.irishtimes.com/news/ireland/irish-news/total-of-519-migrants-rescued-by-l%C3%A9-eithne-in-latest-operations-1.2258692

http://www.worldbulletin.net/europe/161036/norwegian-ship-rescues-600-refugees-in-mediterranean

Come si era tentato di fare dopo la fine della missione Mare Nostrum, quando nei primi quattro mesi del 2015 l'operatività delle navi della missione Triton di Frontex era limitata a 30 miglia a sud di Malta e di Lampedusa.Una scelta maturata tra Bruxelles e Varsavia ( sede di Frontex) e costata una crescita esponenziale di vittime, meno di 100 nei primi quattro mesi del 2014, oltre 1800 persone negli stessi mesi del 2015. Rimane operativa la missione di Regina Catambrone e di MSF, di fatto il contributo maltese alle operazioni di salvataggio nelle acque del Canale di Sicilia.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Continuano-gli-sbarchi-a-Crotone-in-740-7b93f0c9-15c2-4716-b14a-83b7f2bef0e9.html

Di certo questa ennesima aggressione ad una imbarcazione carica di migranti non è la prima, e non sarà neppure l'ultima. Da mesi le autorità del governo di Tobruk, quello riconosciuto a livello internazionale, e quelle del governo di Tripoli, fanno a gara tra loro per accreditarsi come partner credibili dell'Unione Europea, e degli stati più esposti come Malta e Italia, nelle poltiche di blocco delle partenze che costituisce il vero obiettivo, non sempre dichiarato, di tutta la politica europea sulle migrazioni nel Mediterraneo. Ma i mezzi di informazione descrivono la situazione come se in Libia ci fosse una unica autorità statale.

Libia: "Ue deve coordinarsi con noi" Il numero due dell'Autorità anti-immigrazione della Libia, Mohamed Abu Breida, lancia un messaggio all'Europa. L'Ue deve coordinarsi con la Libia - avrebbe detto all'agenzia Lana - perché colpire i barconi in acque libiche sarebbe una "flagrante violazione della sovranità". I paesi europei poi devono cercare di promuovere progetti economici nei paesi di origine dei flussi migratori per fornire lavoro alle popolazioni locali, ha affermato il vicecapo dell'Authority anti-migranti. La maggior parte dei clandestini che transitano nel paese, ha ricordato Breida, provengono da Somalia, Eritrea e Etiopia. La Libia ha 20 centri di detenzione per migranti illegali, ha precisato l'ufficiale smentendo informazioni circa maltrattamenti dei detenuti, i quali peraltro vengono assistiti nonostante l'Ue "non offra alla Libia alcun sostegno".

 Non si vuole ammettere che centrare tutte le politiche europee sul versante della repressione penale e del contrasto della cd. immigrazione illegale, in gran parte in partenza da un paese privo di istituzioni legali comuni( come carceri, tribunali, forze di polizia, esercito, marina e guardia costiera) significa condannare a trattamenti inumani e degradanti, se non a morte, tutte le persone che si ritrovano ingabbiate nell'inferno libico, alla mercè di bande di trafficanti che approfittano della divisione territoriale e dello stallo del processo di pace patrocinato dalle Nazioni Unite. Sembra intanto volatilizzata la missione EUBAM Libia finanziata dall'Unione Europea, che per anno aveva tentato di privilegiare la politica del blocco delle partenze e delle riammissioni facili, con i risultati che tutti oggi possono constatare. Ma evientemente la lezione non è ancora servita.

 http://www.statewatch.org/news/2015/jun/eu-eeas-interim-report-UBAM-7886-15.pdf

http://www.hrw.org/news/2014/06/22/libya-whipped-beaten-and-hung-tre es 

Se i migranti ( asilanti ed economici) non muoiono prima di arrivare in Europa, ecco pronte le trappole sul territorio europeo. Trattenimento a tempo indeterminato nei centri di prima accoglienza al fine di prelevare le impronte digitali, separazione tra "asilanti" e "migranti economici", per giustificare le procedure di respingimento collettivo senza identificazione individuale e senza la possibilità di fare valere un effettivo diritto di difesa, spesso anche in mancanza di interpreti indipendenti, ma avvalendosi degli interpreti forniti dai consolati dei paesi che effettuano i riconoscimenti sulla base degli accordi bilaterali già stipulati con l'Italia. E tra questi accordi bilaterali che consentono respingimenti collettivi anche gli accordi con la Grecia, con l'Egitto e con la Tunisia. Non viene neanche in discussione la tutela dei soggetti più vulnerabili come le donne, i minori non accompagnati, le vittime di tortura.

http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2014/11/10/news/respingimenti-100237679/?refresh_ce

https://mediterraneanhope.wordpress.com/2015/01/08/le-nuove-rotte-dei-migranti/

 E il centro di prima accoglienza di Lampedusa si riempie all'inverosimile, mentre i tempi di trattenimento amministrativo arrivano fino a quattro settimane senza alcuna convalida giurisdizionale.
La detenzione amministrativa dei migranti irregolari prima che possano presentare una domanda di asilo costituisce a Lampedusa oggetto di una continua sperimentazione. Oltre i limiti dettati dalle leggi, dei regolamenti e dalle Direttive dell'Unione Europea. Arrivano le commissioni di inchiesta ma vengono facilmente aggirate da chi ormai sa bene come non fare vedere la realtà quotidiana di un centro di prima accoglienza che periodicamente diventa un centro di detenzione. Le inchieste delle commissioni e le visite dei parlamentari finiscono, la realtà quotidiana del centro di Contrada Imbriacola rimane sempre la stessa, malgrado denunce ed esposti presentati dalle associazioni indipendenti, che nessuno ascolta.

http://www.fanpage.it/lampedusa-m5s-migranti-trasferiti-per-far-sembrare-in-ordine-il-cie/

Mentre a Lampedusa si sperimentano forme sempre più avanzate di trattenimento amministrativo, continua la pressione sui paesi di transito, in ipotesi anche la Libia "riunificata", per le operazioni di respingimento e di riammissione di quelli che adesso conviene chiamare "migranti economici".

" Infine, dovremmo approfittare dell'esperienza positiva del processo di Rabat, diretto alle rotte migratorie dell'Africa occidentale, e verificare la possibilità di estenderne il modello ad altre regioni africane, soprattutto l'Africa orientale che rappresenta una delle principali rotte di accesso all'UE, partendo dall'iniziativa UE-Corno d'Africa in materia di rotte migratorie per quanto riguarda la tratta di esseri umani e il traffico di migranti (Processo di Khartoum). Al riguardo anche il quadro EUROMED Migration dovrebbe essere sfruttato".

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-14141-2014-INIT/it/pdf

E' probabile che il Consiglio Europeo del 25-26 giugno si concluda con l'ennesimo rinvio per le questioni più controverse, come il reinsediamento dei profughi già riconosciuti dall'UNHCR e la ricollocazione nei diversi paesi europei di quelli già arrivati in Italia ed in Grecia fino al 15 aprile scorso. Manca l'avallo delle Nazioni Unite,manca la disponibilità delle fazioni libiche ad accettare intrusioni militari nel loro territorio, manca una volontà concorde a livello europeo, mancano politiche generalmente condivise anche a livello nazionale. Alla fine le residue proposte europee potrebbero corrispondere ad una buona parte del Piano B previsto da Renzi e richiamato anche ieri in conferenza stampa a Milano di fronte ad Hollande.

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-4957_en.htm

L'adozione di questo piano B potrebbe significare  l'apertura di dieci "Hot Spot" in Italia, di cui almeno cinque in Sicilia, centri chiusi, magari caserme o tendopoli recintate, nei quali detenere i migranti subito dopo lo sbarco al fine di prelevare le impronte digitali e quindi selezionare i richiedenti asilo, con l'aiuto delle squadre eurpee di EASO, l'Agenzia per il supporto ai paesi in difficoltà con l'accoglienza dei richiedenti asilo. Sarebbe come tornare all'esperienza fallimentare dei centri di detenzione temporanea aperti da Maroni nel 2011, a Kinisia (Trapani), a Santa Maria Capua Vetere, e a Palazzo San Gervasio. Tendopoli e caserme chiusi dalle rivolte e dal fuoco prima che dalle decisioni del governo dell'epoca.

http://www.osservatoriomigrantibasilicata.it/287/

Per i migranti definiti come "migranti economici" si dovrebbero preparare i voli di rimpatrio e su questo l'agenzia FRONTEX, in base alle decisioni che si annuciano a livello europeo, dovrebbe essere dotata di ulteriori mezzi, mentre saranno ulteriormente incentivati gli accordi bilaterali di riammissione, magari con paesi che non rispettano i diritti umani. Ecco lo schema che si seguirà, accordi operativi diretti tra l'Agenzia frontex ed i paesi nei quali rimpatriare i cd " migranti economici".

http://frontex.europa.eu/assets/Partners/Third_countries/WA_with_Nigeria.pdf

 Si auspica ancora di concludere accordi con un ritrovato governo centrale libico, esattamente per attribuirgli  quei compiti di arresto in mare e di trattenimento a terra, che appaiono incompatibili con il quadro di violazioni dei diritti umani che tutte le autorità libiche continuano a perpetrare.

http://www.sireas.be/publications/analyse2013/2013-04int.pdf

 E nessuno ricorda che la Libia non ha mai aderito neppure alla Convenzione di Ginevra per la protezione dei rifugiati.

http://www.welfarenetwork.it/libia-amnesty-denuncia-orribili-abusi-che-spingono-migranti-a-imbarcarsi-20150514/

Se queste saranno le risposte dell'Europa, come appare sempre più probabile, e le conseguenti scelte del governo italiano, sarebbe bene che nessuno si ammanti di umanitarismo per giustificare politiche che rimangono esclusivamente orientate alla lotta all'immigrazione "illegale", piuttosto che alla salvaguardia della dignità e della vita della persona migrante. I diritti fondamentali della persona spettano a tutti i migranti, qualunque sia la loro condizione giuridica nel territorio dello sttao, e la distinzione tra richiedenti asilo e migranti economici non appare consona alla situazione che vivono comunque tutti i migranti, prima di partire dalla Libia, ed a quella che in Europa impone il Regolamento Dublino III, che condanna alla clandestinità tutte le persone che non vogliono depositare una richiesta di asilo nel paese di primo ingresso. Persone che sono costrette ad eludere i controlli di frontiera, e dunque a muoversi nel territorio Schengen, esattamente come i migranti irregolari che si vorrebbe espellere o respingere indisciminatamente.

Il piano B sull’immigrazione esiste già: tutte le proposte delle associazioni

Dall’accoglienza locale al regolamento di Dublino, dalle missioni in mare alle ipotesi dell’Agenda Ue, ecco un “contropiano” basato su quanto le organizzazioni del non profit dicono da tempo (spesso inascoltate) per rispondere al muro contro muro dei paesi dell’Ue

16 giugno 2015
ROMA –  Che la tensione sia a livello nazionale che europeo sul tema dell’immigrazione sia alle stelle ce lo dicono le parole del presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che nei giorni scorsi ha minacciato l'adozione di un "piano B" per rispondere al muro contro muro messo in pratica dai paesi oltralpe. Ma chi da tempo chiede un cambio di rotta e propone un piano di scorta rispetto alle decisioni europee sono le associazioni e le organizzazioni nazionali e internazionali che all’Europa chiedono un impegno non più prorogabile. Dai regolamenti europei all’accoglienza, dall’agenda Ue sull’immigrazione agli ingressi legali, il mondo delle associazioni chiede a gran voce soluzioni, mentre l’Unione europea temporeggia sulla strada da prendere.
Primo, superare Dublino IIIPer l’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) è la grande questione di questi mesi: superare un regolamento, spiega Gianfranco Schiavone, “ideologico e inefficace”, ma che volendo, qualora sia messo fuori discussione un suo accantonamento, offre piccoli spazi di azione per allargare le maglie degli ingressi. Possibilità ce ne sono, quindi, anche nel caso in cui a naufragare dovesse essere proprio l’agenda Ue, ma attenzione: tutto è lasciato all’assoluta discrezionalità degli stati. Per questo, spiega il documento dell’assemblea dell’Asgi, occorre “dare immediato avvio ad un serio processo di superamento del Regolamento di Dublino III, in quanto strumento profondamente iniquo nei confronti dei richiedenti asilo, oltre che totalmente inefficace a conseguire gli obiettivi di riequilibrio delle domande di asilo nella Ue”.
Tra le richieste avanzate dall’Asgi, soprattutto per quel che riguarda il ricollocamento e il reinsediamento, anche quella di “tenere conto in primis della volontà dei soggetti interessati”. Sul fronte dell’accoglienza interna, infine, l’Asgi chiede più coraggio alle istituzioni affinché si arrivi ad un potenziamento del sistema Sprar e ad una normativa che prevenga le possibili defezioni territoriali.

Arrivi legali e sicuriPer la Caritas, oltre a rafforzare il sistema europeo di asilo, occorre permettere arrivi legali e sicuri attraverso la concessione di visti umanitari e rivedere il regolamento di Dublino. Secondo Manuela De Marco, dell'Ufficio immigrazione della Caritas italiana, ascoltata a margine del convegno Migramed in corso a Tunisi. "Siamo consapevoli che gli strumenti da adottare sono tanti ma da tempo chiediamo di sperimentare l'ampliamento di canali legali di accesso. Sul fronte interno, per esempio, l'Italia potrebbe utilizzare lo strumento del permesso di soggiorno temporaneo, come previsto dalla direttiva europea 55, già attuata dall'Italia con la legge 85 ma poco utilizzata. Questo è uno strumento utile a far fronte ad arrivi massici di persone e consente di non tenerle nell'irregolarità, soprattutto quando non si tratta di rifugiati".
Sul fronte interno dell'accoglienza, invece, per la Caritas va trovata una collaborazione tra i territori perché "se tutti facessero la loro parte la gestione sarebbe più semplice - aggiunge - e oggi non parleremmo di strutture allo stremo". Vanno poi snellite le procedure per il riconoscimento delle richieste d'asilo, in modo che si possa anche favorire il turn over nei centri di accoglienza.

Rete Sprar più estesaA chiederlo è l’Anci, che suggerisce di cambiare registro anche nella comunicazione, non parlando più di emergenza ma “semplicemente di accoglienza”. Un cambio di rotta che serve, però, anche sui territori: su più di 8 mila comuni italiani, infatti, ad oggi solo 379 hanno aderito come capofila all’interno della rete Sprar. "Fino a quando la distribuzione degli stranieri sarà disomogenea sul territorio nazionale, fino a quando le Regioni non si faranno da tramite fra Governo e Comuni, continueremo a restare in emergenza - afferma Irma Melini, presidente della commissione Immigrazione dell'Anci - e continueremo a lasciare che questa emergenza gravi solo ed unicamente sulle spalle dei pochi Comuni che oggi si fanno carico dell''accoglienza. Per questo la Commissione Anci farà da pungolo costante per le Regioni e per le Anci regionali, affinché si attivino con sempre maggiore efficacia anche rispetto ai parametri oggi utilizzati in modo troppo rigido per l''attivazione della rete Sprar"
Chi ha delle responsabilità, accolgaIl piano B proposto da Gianni Bottalico, presidente nazionale delle Acli, invece, prevede una “maggiore condivisione dell'accoglienza” da cui, spiega, “non possono tirarsi indietro proprio quei Paesi che hanno responsabilità dirette sulle cause che costringono centinaia di migliaia di profughi a fuggire, per come questi Stati hanno agito in Libia o per come agiscono sulla situazione della Siria”. All’Europa, Bottalico chiede “un vero cambio di passo delle politiche di accoglienza, per proteggere le persone e salvare vite umane". Al governo italiano, la richiesta di "affrontare questa gravissima crisi umanitaria attivando una coerente ed efficace politica di intervento in cui legalità e fermezza, condivisione e solidarietà, continuità al posto della logica dell'emergenza, facciano da supporto e premio al generoso sforzo profuso nei salvataggi e da coerente sostegno alle reiterate sollecitazioni alla refrattarie istituzioni internazionali".La priorità è salvare vite umaneIl monito è dell’Unhcr che chiede di dare “priorità al salvataggio di vite umane, anche espandendo e migliorando urgentemente le capacità di ricerca e soccorso”. Per l’Unhcr serve una robusta operazione europea di ricerca e soccorso, la creazione di un programma europeo per compensare le compagnie marittime coinvolte nel salvataggio di persone in mare, l’aumento di alternative legali ai pericolosi viaggi in mare.
Nonostante l’agenda Ue preveda un potenziamento delle operazioni in mare, per il Centro Astalli, però, occorre fare di più. “Si ribadisce ancora una volta che il mandato di Triton è quello di Frontex, cioè il controllo delle frontiere – spiega padre Camillo Ripamonti -. Certamente allargando i controlli a 138 miglia dalla costa permetterà di incrociare quelle situazioni di difficoltà e di intervenire con maggiore rapidità salvando più vite, ma il criterio di fondo è il controllo delle frontiere”.
Sul tema dei mega campi di accoglienza e smistamento, dove esaminare le richieste d'asilo dei profughi, nei paesi di transito, risponde Nabil Benbekthi, funzionario dell'Unhcr Tunisia nel corso dello stesso convegno internazionale Migramed, organizzato da Caritas italiana a Tunisi. "Una falsa buona idea, o meglio una falsa soluzione". Secondo la proposta Ue proprio la Tunisia potrebbe essere uno dei paesi in cui allestire uno dei primi hub per l'esame delle domande d'asilo. "Non credo che questo fermerebbe le partenze - spiega Benbekthi -. I trafficanti non sarebbero minimamente impressionati da questa soluzione”.

Non solo siriani o eritreiUn punto su cui l’intero mondo dell’associazionismo ha subito mostrato di avere le stesse idee è quello che vede, secondo l’agenda Ue, siriani ed eritrei come unici destinatari di un possibile piano di ricollocamento all’interno dei paesi membri. Per padre Ripamonti, presidente del Centro Astalli, si tratta di una classificazione “inaccettabile”. "Lo status di rifugiati deve essere riconosciuto sulla base di persecuzioni personali e non sulla base della nazionalità – spiega Ripamonti -. Fare classifiche tra i paesi da cui accogliere i rifugiati è contro la tutela del diritto di asilo per quanti fuggono da  guerre e persecuzioni. La richiesta d'asilo è relativa alla storia delle singole persone, non alla provenienza. Un richiedente asilo è uguale sia se viene dal Gambia che dall'Eritrea".
Per la Fondazione Migrantes, l’ipotesi contenuta nell’agenda Ue è “discriminante nei confronti dei richiedenti asilo, non è nella linea della storia giuridica del diritto di asilo” e riguarda solo “il 30 per cento dei richiedenti asilo che arrivano sulle coste del Mediterraneo”. Per Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale, invece, “la ripartizione interna delle quote dei rifugiati (contenuta nell’agenda Ue) è il grande bluff – sottolinea –. Abbiamo visto l’anno scorso come a fronte di decine di migliaia di rifugiati provenienti da questi due paesi solo qualche centinaio di persone è rimasto in Italia. Siriani ed eritrei se ne sono già andati dal nostro paese o comunque se ne andranno, è chiaramente una presa in giro”. Posizione troppo rigida dell’Europa su questo punto anche per il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), che esprime le proprie perplessità sulla “selezione dei richiedenti asilo da trasferire in base alla loro nazionalità – solo siriani ed eritrei - quando il quadro internazionale di protezione parte sempre dalla situazione individuale e non da quella dei gruppi nazionali”. Cir che, inoltre, chiede anche di “aprire canali di ingresso legali per dare una risposta effettiva alle crescenti necessità di protezione”

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/485863/Il-piano-B-sull-immigrazione-esiste-gia-tutte-le-proposte-delle-associazioni

0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro