Powered by Blogger.

Archivio blog

Search

domenica 7 giugno 2015

Davanti alla costa libica soccorse oltre 4000 persone, ma i libici si riprendono decine di migranti ricondotti a terra come "illegali". In un video la disperazione di donne condannate alla violenza.


Mentre un ministro inglese dal ponte di una nave da guerra rilancia l'urgenza di una decisione comune dell'Europa per bloccare le partenze, con il consueto argomento della lotta ai trafficanti, al momento l'unica possibilità di fuga dall'inferno libico, decine di profughi, tra i quali molte donne ed esuli eritrei vengono intercettati in mare e ricondotti a terra da un gommone della "guardia costiera libica". Ad attenderli altri giorni, forse mesi, di violenze ed abusi.

http://m.repubblica.it/mobile

Dopo le proposte della Commissione al Consiglio ed al Parlamento Europeo si attendono le decisioni del Consiglio dei ministri convocato a Bruxelles il 15 giugno, in vista del Consiglio Europeo programmato per il 25 giugno, che dovrebbe adottare le decisioni definitive sul Piano di azione proposto dalla Commissione e sulle decisioni collegate contro il traffico di esseri umani e per un inasprimento dei sistemi di rilevazione delle impronte digitali, già previsti dal Regolamento Eurodac. Tutte decisioni in senso repressivo, che dovrebbero avere un effetto dissuasivo, per bloccare le partenze, senza alcun riguardo per le centinaia di migranti ostaggio in Libia, persone che nessuna autorità statale protegge, donne che vengono abusate quotidianamente, giovani uccisi solo a scopo dimostrativo, tragedie che sono davanti agli occhi di tutti ma che tanti fanno finta di non vedere.

http://www.dailymail.co.uk/video/news/video-1189939/Libyan-coast-guards-rescue-150-migrants-en-route-Europe.html?ITO=1490&ns_mchannel=rss&ns_campaign=1490

I numeri dei salvataggi al largo delle coste libiche mettono in crisi la credibilità e la stessa praticabilità dei progetti europei di reinsediamento di rifugiati dai paesi terzi di transito in Europa (resettlement) e di redistribuzione (relocation) tra i diversi paesi di quelli che sono riusciti ad essere soccorsi e sono stati quindi sbarcati in Italia.

http://www.abc.net.au/news/2015-06-07/more-than-3500-migrants-rescued-in-mediterranean-authorities-say/6527678

4000 migranti soccorsi in un solo giorno, ma lo stesso era avvenuto nelle settimane precedenti, dimostrano che è in corso un afflusso massiccio di sfollati (dalla Libia e non solo) che imporrebbe una autentica missione internazionale di salvataggio e l'immediata adozione delle misure previste dalla Direttiva 2001/55/CE o in alternativa, ove l'Unione Europea continuasse a non decidere, dall'art. 20 del Testo Unico sull'immigrazione 286/98. Permessi di protezione temporanea con documenti di viaggio senza passare dal vaglio delle commissioni territoriali per tutti coloro che riescono a fuggire dalla Libia ed ingressi protetti legali dai paesi terzi, anche con l'esenzione dell'obbligo del visto per i cittadini di alcune nazionalità, come siriani, eritrei e somali. Tutti coloro che fuggono dalla Libia hanno diritto ad una protezione temporanea. I migranti in Libia sono sempre più spesso oggetto di sequestri. Non solo eritrei cristiani, anche molti etiopici.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Libia-86-migranti-eritrei-cristiani-rapiti-da-Isis-87a23667-4efa-4db6-af1a-09cad6ea2129.html

Tutto il resto è ipocrita umanitarismo, progetti bellici che mascherano dietro i propositi di lotta ai trafficanti precisi interessi di influenza economica, soprattutto sul mercato delle fonti energetiche e delle armi. L'Unione Europea attende ancora ( e probabilmente attenderà ancora a lungo) la copertura del Consiglio di sicurezza per una missione militare in Libia che rimane priva di basi legali e di contorni operativi definiti.

Intanto in Libia sempre più a rischio i diritti umani, ma questo non sembra interessare le gerarchie militari, i ministri dell'interno, i capi di governo, e  purtroppo anche le opinioni pubbliche dei paesi europei ancora alle prese con una crisi economica di sistema che al di là dei dati di comodo forniti da chi governa appare ormai irreversibile. La guerra tra poveri e la disinformazione di regime non permettono neppure quella sollevazione che si dovrebbe verificare in un qualunque paese civile davanti ad abusi tanto evidenti a danno delle persone migranti. Gli occhi delle donne che sono state riportate in Libia dovrebbero dire agli europei molto di più delle "analisi rischi", delle attività di intelligence e di scambio delle informazioni che, per i generali ed i capi di governo, rappresenta l'unica risposta ad una tragedia che ormai è diventata un fenomeno strutturale, sembrerebbe generalmente accettato, nelle nostre società. La barbarie non si arresterà certo in Libia.

0 commenti:

Posta un commento

Presentazione

Un blog perché la cronaca quotidiana non diventi assuefazione, per contrastare la rimozione di problemi che sono prodotto di scelte politiche e di prassi amministrative che si nascondono dietro le retoriche dell'emergenza e della sicurezza. Prima di Lampedusa, prima dello sbarco, cronache di viaggi che spesso terminano in tragedie, poi notizie raccolte nei luoghi di sbarco e di accoglienza, dove si diffonde la detenzione informale e dove i diritti fondamentali dei migranti vengono compressi da una discrezionalità che si sottrae a qualsiasi controllo giurisdizionale, infine testimonianze di viaggio verso altri paesi, per trovare quel futuro e quella dignità che lItalia non garantisce più. E dunque fatti, persone, non numeri o dati, un racconto quotidiano che diventa memoria, ma anche impulso per modificare, in Italia ed in Europa, il quadro legislativo e le procedure applicate.


Diritti sotto sequestro